Cornetto&Cappuccino – “La confessione” di Walter Manfrè

venerdì, 11 settembre, 2009
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Un Commento




Ore 21. L’addetta alla biglietteria ci comunica che lo spettacolo a breve avrà inizio.

1Siamo in venti. Dieci uomini e dieci donne. Qualche indiscrezione, un breve scambio di battute e poi tutti sul palco. La curiosità e un pizzico di emozione pervadono le nostre menti. Attraversiamo un lungo corridoio stretto tra due anguste pareti nere per poi ritrovarci sul luogo incriminato. Una grande sala illuminata da una fioca luce funge da fondale scenico, ai lati una fila di dieci sedie poste dietro ad altrettanti inginocchiatoi, sul fondo una scarno immaginario altare.

La prima impressione è quella di voler fuggire per evitare di essere coinvolti in qualche situazione difficile da gestire ma neanche il tempo di esitare che già ci ritroviamo travolti dalla voce penetrante di un prete folle. E’ lui che dà inizio alla . Il prete dalla risata isterica, così mi piace ricordarlo, ci proietta nei labirinti della psiche umana, tanto che facciamo fatica a seguirlo.

Nella mente un groviglio inestricabile di pensieri, un tumultuoso susseguirsi di sensazioni contrastanti ci catturano, e proprio quando crediamo di poter fare un sospiro di sollievo e intravediamo il bagliore dell’alba, davanti a noi dieci confessandi attendono il loro turno nella speranza di ricevere la tanto attesa assoluzione.

Dietro tutto questo c’è la regia di , Direttore Artistico del Festival Catonateatro, nonché regista di spessore e fama internazionale.

2

Una sua definizione di “ della persona”…
E’ una forma di teatro basata sull’uso essenziale di tre elementi: attore, spettatore e testo che interagiscono in maniera non tradizionale…il pubblico è il singolo che è investito di un ruolo che fa parte dello spettacolo stesso…il confessando tiene la palla del gioco….il confessante è indotto a intervenire e a farsi carico delle situazioni della scena, può assolvere o giudicare facendosi carico delle responsabilità.

3Sono trascorsi quindici anni dal debutto presso il Teatro di Taormina de “La Confessione”…in tutti questi anni i si sono evoluti?
I peccati si sono evoluti di pari passo con l’evolversi dei tempi e dei problemi che tale evoluzione comporta e poi si sono accresciuti di numero…abbiamo iniziato con trenta monologhi e siamo arrivati a quattrocento con l’intento di pubblicare l’ “Antologia del peccato mondiale”.
In Italia il peccato più battuto è il sesso, ancora inteso come tabù. In altre nazioni sono ben altri i terreni d’indagine…in Spagna la politica, in Svizzera il suicidio, in Svezia l’alcool.

La sua carriera è iniziata interpretando testi di autori classici e contemporanei per poi diventare regista. Mi vuole parlare di questo passaggio?
Mi sono avvicinato al teatro da bambino quando vivevo a Messina e frequentavo la parrocchia…poi questa passione è cresciuta nel tempo, al ginnasio i professori ci facevano leggere testi classici. Il mio approccio al teatro è stato sempre culturale fin quando non ho frequentato la Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Catania. I testi che interpretavo ad inizio carriera erano i testi degli anni ’70 meno consueti di autori europei.

Il regista a cui è più legato?
Credo di aver imparato molto da Aldo Trionfo, un regista col quale ho avuto il piacere di lavorare solo una volta ma che mi ha lasciato un gran segno.

4

Ha diretto alcuni tra i più prestigiosi attori italiani: Pupella Maggio, Ottavia Piccolo, Paola Pitagora, Sergio Rubini e così via. Ha qualche preferenza?
Tutti gli attori con cui ho lavorato mi hanno insegnato qualcosa. Non parlerei di preferenza ma piuttosto di una simpatia per Pupella Maggio e Paola Borboni. Ho amato anche personaggi meno noti ma forse è preferibile non fare nomi (ah ah ah….).

Crede che il teatro contemporaneo abbia un “ruolo sociale”?
Certamente. Il teatro rappresenta la vita e le proprie idee. Nei miei spettacoli traspare sempre la mia identità politica. Il teatro è la rilettura della società…sarebbe inutile vivere due idee parallele, una in scena e una nella vita reale, non credi?

5Cosa pensa della televisione e del cinema?
Ti dirò, sulla televisione certo non ho apprezzato e non apprezzo tutto lo scempio di anticultura che si sta facendo, ma ci sono cose che mi piacciono…nelle ore notturne (ah ah ah). Il cinema è un’altra cosa, e nel cinema puoi operare delle scelte, ci sono bei film e bel fermento, un sacco di attori magari non necessariamente giovani ma davvero preparati.

Quanto è importante la ricerca nei suoi spettacoli?
Tutto ciò che faccio è una continua ricerca. E’ fondamentale ricercare elementi nuovi da applicare nel lavoro che si conduce. E comunque applico la ricerca anche negli spettacolo tradizionali.

6

Autori preferiti di prosa?
Pirandello, Beckett…

Personaggio politico più detestato?
Ondeggio, cambio. A volte facce del centro-sinistra, a volte facce del centro-destra…dipende. Però ti posso dire che alle ultime elezioni ho votato Marco Pannella.

I prossimi spettacoli che sta preparando?
Sto preparando uno spettacolo di Pirandello che andrà in scena prossimamente al teatro San Babila di Milano. Purtroppo non ci sono date al sud e un po’ mi dispiace perché sono molto legato a Reggio Calabria e ti dirò anche che ci vivrei volentieri… magari un giorno!

Cos’altro vorreste che vi dicessi sullo spettacolo…ogni peccato è stato assolto!

Teodora Malavenda

Un doveroso riconoscimento va a Valerio Strati per la sua bravura e totale disponibilità.

Le foto sono una gentile concessione di Antonio Sollazzo

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Un Commento »

tizio dice:

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