Pena Di Morte Per L’Informazione Su Internet
Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale. (Mussolini)
I Tempi cambiano, passano anni, decenni, ciò che è stato detto in passato viene reinterpretato per confermare le proprie opinioni, ma spesso si ripresenta più odierno che mai nelle normali dichiarazioni di oggi. Mussolini nel ventennio ridusse e abolì quasi totalmente la libertà di stampa, vietando di svolgere la professione di giornalista, per non creare danni al regime e per non far “ascoltare” al popolo i presunti oppositori alle sue idee. Oggi la maggior parte dei giornali prendono finanziamenti politici, sono vicini ai partiti e espongono, chi più chi meno, realtà di convenienza e di parte. Tutti devono dar conto ai proprietari, ai finanziatori, che oggi come allora sono banche, ma anche movimenti e come detto partiti. Un mondo che si è sviluppato in maniera sempre più presente e libera è l’informazione su internet. Questo mondo è ormai immenso, dove si trova di tutto, dove è possibile trovare le vere informazioni e la realtà non artefatta a convenienza, di ciò che realmente accade.
Negli ultimi tempi si sta parlando molto di libertà d’informazione e giornalistica nel nostro paese, tra i pro e contro.
Naturalmente, anche la politica ha cominciato da qualche anno a dedicarsi alla questione; già nel decreto sicurezza di luglio è stato inserito un apposito comma che stabilisce il diritto di rettifica in tutti gli articoli su internet, da parte di chi può essere chiamato in causa in questi. Adesso per non farci mancare niente, si sta discutendo al Senato la modifica alla legge sulla stampa del 1948. Questo disegno di legge, n. 881 presentata l’8 Maggio 2008 è l’emblema dell’ignoranza in materia di nuove tecnologie e del mondo del web o con molta più probabilità, una proposta scientemente voluta dai nostri politici per limitare l’informazione nel nostro paese.
Tale proposta del 2008 prende il nome dai loro relatori, nientepopodimeno che Gaetano Pecorella, uomo novus della politica italiana (da 16 legislature,circa 40 anni al parlamento) noto per le sue nozioni e conoscenza del mondo internet (?!). Famoso ai più soprattutto per il trasformismo politico, da Potere operaio e Democrazia Proletaria a Forza Italia e PDL e, inoltre, per la contestatissima Legge Pecorella del 2006, sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Questo Ddl Pecorella – Costa (altro relatore), prevede l’inserimento di un ulteriore comma all’art. 1 della legge 8 Febbraio 1948 n.47, che prevede appunto che: «Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti internet aventi natura editoriale».
Per chi conosce un minimo il web, può facilmente capire il disastro che si preannuncia con questa legge, se applicata. In Italia vige tutt’ora la legge sulla Stampa 47/1948, promulgata addirittura dall’Assemblea Costituente. Questa legge regolamenta tutta la produzione di stampe e stampati con vari mezzi tipografici o meccanici utili per la pubblicazione. Prevede la registrazione dei giornali presso le cancellerie, la presenza di un proprietario, di un direttore responsabile. E’, inoltre, sottoposto a responsabilità civile, pene per diffamazione e riparazione pecunaria. Adesso la prima domanda che viene in mente è: come si fa a utilizzare o riutilizzare una legge preistorica (senza dubbio utile allora) applicandola alle ultime generazione e innovazioni on line del web 2.0 e dei blog?
Anche nel sondaggio proposto da LiberaReggio sul nostro sito, il 73% dei votanti si informa tramite internet in generale. In generale appunto vuol dire non solo tramite grossi siti informativi dei quotidiani, ma anche i blog e i piccoli siti – simil LiberaReggio per intederci – che cercano nel loro piccolo di fare informazione. Questa legge rappresenterebbe, se passasse, una vera e propria legge bavaglio, danneggerebbe in maniera irreversibile l’informazione del nostro paese, che già come libertà d’informazione non è messo bene, visto la 73° posizione nella classifica di Freedom of the Press 2009 globale e visto il declassamento a “Paese Parzialmente Libero”, come penultimo paese nel gruppo della Western Europe, seguito solo dalla Turchia.
Illuminanti queste recenti dichiarazioni di Dario Fo sulla Libertà di Stampa:
Biasimabile oltre che realmente dannosa, tale legge è anche ambigua e non chiara nella parte che dice “… si applica ai siti internet aventi natura editoriale”. Non stabilisce cosa si intende per natura editoriale, quindi con un interpretazione letterale, si può far rientrare in tale ottica anche un blog che commenta, o introduce un’informazione o addirittura un’opinione su un avvenimento di attualità politica. Con la parificazione di questi “contenuti multimediali” alla carta stampata, inoltre, si inseriscono anche le relative sanzioni pecuniare legate ad essa. Le denuncie per calunnia e relativo risarcimento danni, che per un grosso quotidiano possono essere irrilevanti, per un singolo blogger o per un blog collettivo senza lucro (che non prende finanziamenti statali o di partito), possono irrimediabilmente mettere la parola fine a tale esperienza. E ancora, con il passaggio di tale emendamento, chi scrive online solo per passione, non ci penserebbe più di una volta a inserire un informazione (anche se vera) che vada a “offendere” la già tenue suscettibilità dei nostri politici? Nella migliore delle ipotesi spero, che quantomeno questo disegno di legge venga modificato, per non costringere i blogger e gli appassionati, di trascorrere i prossimi mesi a giocare ai videogame col proprio pc, invece che fare informazione!
Gimes
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