Ricostruire è meglio che prevenire: i vantaggi del rimedio tempestivo





Naomi Klein parla del “fascino della tabula rasa”. La shock-terapia come mezzo per riedificare tutto dal punto zero. Si riferisce a quegli eventi traumatici provocati volontariamente da chi sa di poter trarre grande profitto da tutte le dinamiche che si innescano dopo un : perdita di identità, di punti di riferimento, di volontà e di speranza.

Ad esempio una , di quelle pianificate e gestite proprio perseguendo queste finalità. Ma è simile anche a ciò che accade ad un prigioniero durante e dopo una tortura fatta di deprivazioni sensoriali.

Su un terreno trattato a taglio raso, senza neppure più una pianta, è molto più semplice agire per ricostruire secondo i propri interessi, perché il potere non trova ostacoli. E allora un suolo nudo è come una mente svuotata e smarrita: un’opportunità da cogliere in fretta.

I terremoti invece, come le alluvioni e i disastri naturali, sono eventi che si verificano in maniera più o meno inaspettata, nonostante le cause e le colpe che hanno potuto contribuire al loro verificarsi siano a volte evidenti. Non si può tuttavia operare un esatto parallelismo tra un’, ad esempio, e una guerra pianificata e fatta con il chiaro intento di “cancellare”.

Però ci sono dei punti in comune, più che altro dei concetti, e vale la pena analizzarli, per comprendere come nel post-trauma l’economia e la politica agiscano sempre nel medesimo modo, in un’unione sinergica.

Sono i concetti di “cancellazione” e di “”.

I politici hanno esigenze chiare, fatte di voti, di consenso e di controllo. D’altra parte l’opinione pubblica, soprattutto in Italia, (fatta eccezione per una minoranza che ha la fantasia e la possibilità di porsi delle domande) non sembra aver maturato quello spirito critico che è una delle più grandi ricchezze di quella che ingenuamente continuano a chiamare democrazia.

Sarà che da qualche tempo il più importante personaggio politico italiano è Silvio Berlusconi, un diavolo diabolico sfidando il quale un’intera sinistra si è sgretolata rapidamente, quel presidente del consiglio che ha più volte ricordato al paese che chi ha vinto le elezioni ha poteri pressocchè illimitati, al di sopra della giustizia e della costituzione. Noi italiani abbiamo già avuto a che fare con uomini del genere…forse ci piacciono, ci danno quel senso di sicurezza che ci aiuta a sentirci compiutamente inutili e ininfluenti nei processi decisionali.

Noi molte cose non le vogliamo capire, non le vogliamo neppure immaginare.

La ricostruzione serve (…) molto più della . Se i paesi di Giampilieri, Scaletta Zanclea ed i relativi territori fossero stati messi in sicurezza nel corso degli anni, con sobrietà ed operosità, utilizzando le valanghe di soldi pubblici che affluiscono in quelle zone; se i politici locali avessero desistito dal concedere autorizzazioni a costruire case dentro i fiumi, o a disboscare i versanti, o a smottare i terreni; se i governi succedutisi negli ultimi periodi avessero evitato di ricorrere ai condoni e avessero combattuto in maniera più tenace l’abusivismo, probabilmente oggi non dovremmo piangere per altri morti, per altri sfollati, per altri centri abitati spazzati via dal fango e dalla corrente.

a b

Ma se il fatto grave non si verifica, in tutta la sua impattante deflagrazione mediatica, chi si impegna a fare delle nuove promesse? Chi si reca immediatamente sul posto con la faccia di circostanza ed i soldi dei contribuenti? Chi fa ripartire la ricostruzione? E chi consegna le nuove case in diretta tv?

Se il fatto grave non si verifica, nessuno ci fa caso, nessuno può suggestionarsi, nessuno può essere improvvisamente pervaso da quel misero senso di solidarietà emotiva che scatta come una molla quando ci muore la gente accanto, travolta dai calcinacci e dalle mura di un palazzo che nessuno però ha mai denunciato mentre lo costruivano sulla sabbia.

Con questo non intendo fantasticare e avventurarmi in improbabili teorie complottistiche, dato che sono convinto che neppure il peggiore dei politici possa desiderare il verificarsi di tragedie simili, ma non mi resta che constatare come certi eventi rappresentino un’opportunità per molti di loro.

Se a Giampilieri non ci fosse stato neppure un morto, neppure uno sfollato, avremmo fatto la figura di un semplice paese civile, che investe sulla sicurezza senza troppi proclami…e non parlo della sicurezza delle ronde.

Sono scelte, “scelte di campo” come ama chiamarle il nostro capo del governo.

La consegna delle prime case in Abruzzo, con tanto di biglietto di auguri e bottiglia di spumante, è uno dei migliori modi per consolidare il consenso di un popolo che si è ormai abituato a rinunciare ai propri diritti, come ad esempio quelli della sicurezza, e che dunque si aspetta tanto poco dallo stato: la platealità di un rimedio trasmesso in televisione, e un appartamento vale più di una vita spezzata.

Senza voler indagare su quelle che siano, nel dettaglio, le fonti di finanziamento necessarie per realizzare il tanto amato Ponte sullo Stretto, pensate che sia più efficace costruire un’opera imponente, dalla dubbia utilità ma dal sicuro impatto emozionale, o piuttosto mettere in sicurezza silenziosamente tutti i territori a rischio idro-geologico quantomeno nell’area dello Stretto? E cosa è più importante? Qualunque sia la vostra risposta, capirete immediatamente come ciò che è utile per le popolazioni e per i cittadini, elettori di Berlusconi inclusi, non è quasi mai efficace per i politici.

cAmmettiamo per assurdo che un qualsiasi presidente del consiglio, non importa di quale estrazione politica, avesse il culto della personalità e volesse passare alla storia come un “grande presidente”: a tal fine gli sarebbe più utile un piano pluriennale di messa in sicurezza o un grande e tempestivo intervento di ricostruzione una tantum?

Nel primo caso, quali benefici diretti avrebbe lui? E quanti invece i cittadini?

Mi sento maledettamente retorico e a tratti persino qualunquista nello scrivere discorsi così elementari, ma il fatto stesso che gran parte delle persone ancora oggi si ostinino a non arrivarci con la propria testa, mi da la voglia di perseverare nella mia opera.

Fa notizia la ricostruzione dunque, sia quella che è già in corso in Abruzzo, sia quella che si spera inizi presto in Sicilia (evito di ricordare tutti i casi di abbandono e di non ricostruzione, ancora più emblematici nella loro inquietante realtà). Tutti i giornali e tutti i tg ne hanno parlato, sia in Italia che all’estero, ma dipende sempre dai punti di vista, come nel caso del bicchiere mezzo pieno e di quello mezzo vuoto. Evitando dunque imbarazzanti paragoni con gli tsunami, fosse solo per la natura stessa degli eventi in questione, non resta che porci un’ulteriore domanda: siamo la nazione con la più alta velocità di ricostruzione, o la nazione con più morti dopo un o dopo una pioggia intensa?

dLa verità è che la sicurezza e la prevenzione sono invisibili, la dove il linguaggio è ormai ridotto alla riproposizione di immagini ad alto tasso di suggestione, mentre l’intervento post-tragedia è immediatamente evidente, percepito come sommo sforzo di chi, mosso da profondo amore per il proprio paese, investe il danaro pubblico per ricostruire, perseguendo contemporaneamente due finalità: ridare una casa a chi la ha persa e farsi bello agli occhi di tutti. Ma quando si predilige la prevenzione, sono molte di meno le case da ricostruire.

Allora non resta che fare un minuto di silenzio prima del fischio di inizio della partita; non resta che seguire in tv i funerali di stato; non ci resta che un Ponte sopra la testa, una Tav sotto il culo e magari, fatti passare un po’ di mesi, non ci resta che contattare nuovamente il nostro amico consigliere comunale che, in cambio di un pugno di voti, riuscirà a farci costruire una casa sull’acqua, proprio come una palafitta, che poi dopo un’altra alluvione ricostruiamo tutto meglio di prima, riparte l’economia ed usciamo dalla crisi.

Nicola Casile

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