Cornetto&Cappuccino – Caffè con arte
Oltre all’immagine c’è il materiale con cui essa viene espressa. Questa frase, a mio avviso, riassume in breve lo stato dell’arte contemporanea.
Sta per concludersi la prima decade del nuovo millennio e gli addetti ai lavori devono sempre più fare i conti non solo con le qualità estetiche delle opere prodotte ma soprattutto con il mezzo espressivo utilizzato per dare loro una propria fisionomia.
Si spazia dall’impiego dei mezzi tradizionali fino all’uso dello zucchero (vedi Vik Muniz) o della polvere, materiale quest’ultimo prediletto da Scott Wade. Questa insaziabile voglia di sperimentazione investe trasversalmente tutte le arti e quando ho sfogliato per la prima volta i lavori del giovanissimo Luca Patanè, ho intravisto la trasposizione in chiave fumettistica delle opere del duo Andrew and Angel-Sarkela Saur.
I due signori americani si sono fatti conoscere per l’uso atipico che fanno del caffè: utilizzano questa bevanda al posto dei colori e alle gallerie prediligono le caffetterie come spazio espositivo.
Anche il disegnatore Luca Patanè esordisce nel 2008 con un fumetto al gusto di caffè.
Classe 1984, attualmente vive e lavora a Latina. Dopo gli studi di grafica pubblicitaria scopre la passione per l’illustrazione e per la Bande dessinèe. Per Tunuè ha pubblicato il “graphic novel” Ti sto cercando presentato in occasione del Napoli Comicon 2008.
“L’uso del caffè è nato pian piano. Cercavo un tratto veloce quasi come se fosse uno story board, quindi un qualcosa di non definito ma sommario. Sommario non voleva dire confuso, anzi, cercavo di rendere la scena chiara tracciando meno linee possibili. Il caffè mi ha stupito, fin da subito riusciva a donare vita alla china, donava la tonalità e quel calore che doveva richiamare le ambientazioni della Sicilia, di Lampedusa e della Puglia”.
Ci incontriamo alla prima edizione della 24hour italy comics reggina e tra un disegno e l’altro mi concede un’amichevole intervista.
Qual è stato il tuo primo disegno?
Avevo quindici anni quando disegnai il mio primo fumetto. Ho ereditato questa passione da mio padre, un irriducibile collezionista del genere.
Qual è stato il tuo percorso di studi?
Dopo il diploma in grafica pubblicitaria conseguito a Catania sono partito per il Belgio dove per tre anni ho frequentato l’Accademia di St. Luc de Liege. Un’esperienza molto formativa.
C’è un autore in particolare che ha influenzato il tuo “percorso artistico”?
Più di uno. Andrè Franquin (conosciuto per i fumetti di Gaston Lagaffe e Marsupilami), Jean Giraud e Hugo Pratt.

Come nasce l’idea di un fumetto?
Stabilita la tematica, la sviluppo con lo sceneggiatore (Giovanni Marchese). Insieme studiamo il personaggio e l’ambientazione da conferire alla struttura.
Com’è cambiato nel tempo il tuo rapporto con il disegno?
Sono partito da uno stile umoristico per arrivare all’astrattismo con tratti di disegno minimalista. Il segno è maturato: molto più colore e meno linea.
Che strumenti utilizzi per i tuoi disegni?
Pennino e caffè o carboncino elettronico. La scelta della tecnica da utilizzare è legata alla storia da narrare. Per Nessun ricordo le bozze sono state fatte manualmente per poi utilizzare photoshop e cercare di creare un tratto di pennello più simile possibile al carboncino.
Il messaggio che trasmetti nei tuoi disegni è sempre a sfondo sociale. Più una scelta o un’esigenza?
E’ una scelta dettata dall’esigenza di riscattare il sud e i suoi abitanti dalla condizione socio-economica in cui versano ormai da parecchio tempo.
Luca Enoch e Tito Faraci…cosa ne pensi?
Sono dei miti da cui ci sarebbe molto da imparare.
Questa è la tua prima 24 hour: cosa ne pensi di questa manifestazione?
Sono davvero felice che sia stata organizzata a Reggio Calabria. A Roma o a Milano eventi simili sono all’ordine del giorno. Promuovere la cultura al sud è una bella scommessa. Il merito è dell’Associazione Sismi a cui vanno i miei più sinceri complimenti. I ragazzi hanno fatto un gran bel lavoro.

Un consiglio da dare ai più giovani?
Disegnare molto e copiare altrettanto per memorizzare il tratto. Io copiavo i disegni di Giorgio Cavazzano.
Il nome di un personaggio tuo e il nome di un personaggio non tuo al quale sei legato?
Alì, mio figlio artistico…è la mia prima creazione ufficiale e poi Gastone Lagaffe, una sorta di Fantozzi alla francese.
Pittore preferito?
Michelangelo. Gli studi di anatomia li ho fatti sui suoi libri.
Anticipazione sui lavori futuri?
Work in progress. Ma nessuna anticipazione in merito. Siamo scaramantici.
“Io non leggo fumetti, mi limito a guardare il ritmo delle immagini e ad individuare i particolari più particolari” (Luca G. Patanè).

Teodora Malavenda






Giovane rampante catanaese, gran professionista e compagno di grasse risate!
lo consiglio a tutti quest’autore!
Bella persona e disegnatore originale. Torna a trovarci!
[...] destinati a diventare oggetti da collezione. Questo si conferma infine il mese di Luca, qui potete trovare l’intervista rilasciata a Teodora Malavenda per LiberaReggio.org in occasione [...]
imparato molto