Pillole di storia – John Fitzgerald Kennedy

lunedì, 26 ottobre, 2009
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johnfk, Texas (Stati Uniti). È la mattina del 22 Novembre 1963 e tutta una comunità attende il presidente John Fitzgerald . A bordo della vettura presidenziale, percorre le strade che portano a Dealey Plaza, con la moglie Jacqueline al proprio fianco.

Uno, due, tre. Sono i colpi di fucile che vengono esplosi e che colpiscono in rapida successione il presidente uccidendolo ad appena due anni dalla sua elezione. Scompare così, a 46 anni l’emblema di molte generazioni, il simbolo di una nuova America, di un nuovo mondo.

JFK ha costruito la propria leggenda su eventi storici, idee rivoluzionarie; purtroppo, anche il momento della sua uccisione è stato altrettanto contornato da aloni di mistero, trame, intrecci per ricostruire l’effettivo svolgimento dei fatti.

lhoswaldUn nome su tutti va ricordato: Lee Harvey . 24 anni, operaio, quello che diventerà poi, secondo attente ricostruzioni dei fatti, il probabile capro espiatorio dell’omicidio Kennedy. I fatti della mattina del 22 Novembre vedono andare al lavoro – presso la Biblioteca di Dallas – dopo aver preso il proprio fucile. Dal sesto piano dell’edificio, secondo la ricostruzione ufficiale della Commissione Warren che indagò sull’uccisione del presidente Kennedy, Lee Harvey avrebbe esploso 3 – 4 colpi (è in dubbio che sia stato sparato il quarto colpo), di cui due a segno sul corpo del presidente. Fin qui la ricostruzione “ufficiale”.

L’analisi dei fatti slegata dall’inchiesta Warren, parla invece della folla – come si può immaginare numerosa visto che era il presidente a fare visita – che al primo colpo di fucile si volta in direzione di una collinetta e non verso l’edificio della biblioteca, sesto piano, dove Oswald avrebbe esploso i colpi. Quindi, esisterebbero almeno due postazioni di tiro e non una sola. Secondo elemento, la distanza di sparo dalla biblioteca alla vettura in movimento avrebbe richiesto abilità di tiro che Oswald non possedeva, oltre che una velocità di caricamento che non avrebbe consentito di esplodere i colpi nella successione in cui si sono svolti i fatti (tra il secondo e il terzo colpo passano appena 5 secondi).

La teoria più accreditata è che non sia stato solamente uno il soggetto a sparare, quindi Oswald come risulta dalle conclusioni dei lavori della Commissione Warren. Qualcuno era dietro alla collinetta verso la quale tutti si voltarono all’esplosione del primo sparo. Chi sparò? Mistero. Alle risultanze balistiche fanno da riscontro altri dettagli sugli orari che non coinciderebbero con gli eventi.

L.H. Oswald fu parte di un , lo stesso che costò la vita al presidente Kennedy. Arrestato e tradotto in cella, Oswald venne ucciso due giorni dopo da Jack Ruby, losco figuro legato ad ambienti mafiosi.

La vicenda Kennedy si circonda di un alone di mistero che non è mai stato pienamente dissipato, a Dallas in quel 23 novembre erano in molti a poter volere la scomparsa del sogno di Kennedy. La vicenda dei missili a Cuba, successiva alla Baia dei Porci, è emblematica di come il pensiero kennediano fosse lontano dalle spinte interne statunitensi a quel tempo.

Con i servizi militari pronti a spingere per un attacco missilistico che avrebbe scatenato una guerra con l’Unione Sovietica, saggiamente il presidente Kennedy opto per la strada della diplomazia, certamente una scelta che ai sostenitori del partito della guerra non andò giù. Ancora la politica estera in Europa, quando tenne il discorso a Berlino contro la costruzione del muro, con la celebre frase Ich bin ein Berliner (Io sono un Berlinese) rende bene la caratura del personaggio, delle idee, dell’innovazione che portava in un periodo storico come i primi anni 60.

Infine, il . In quel 1963 Kennedy aveva pianificato la ritirata di parte della legione straniera insediata in , dimostrando che non era nelle intenzioni l’avvio del conflitto. Fatto fuori il presidente, Lyndon Johnson – vicepresidente sino alla morte di Kennedy e subentratogli alla guida degli – si fece conferire i poteri per dichiarare la guerra al . Un presidente pacifista, non allineato alle logiche guerrafondaie. Un uomo nuovo, troppo presto.

Oggi, l’eredità morale di quel pensiero, gli Stati Uniti la assegnano all’attuale Presidente Barack Obama. Ma questa sarà la prossima puntata del nostro viaggio nella del novecento.

Fabiano Polimeni

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