Social network, fonte di informazioni personali gratuite
Il successo del social networking deriva dell’esigenza comune di sfruttare il mezzo tecnologico per coltivare amicizie, ricevere informazioni e pubblicizzare eventi, prodotti, etc.. Il precursore My Space, l’affermato Facebook e il nuovo concorrente Twitter sono tutti esempi di social network che, in questi ultimi anni, hanno caratterizzato la vita “on line” della maggioranza degli utenti. Si parla indubbiamente di un fenomeno di larga scala che coinvolge individui di ogni categoria e di qualsiasi fascia di età. Persino durante il lavoro vi è la tendenza, per chi ha una rete disponibile, di collegarsi al sito del social network per controllare eventuali messaggi in bacheca o per partecipare attivamente alla Home Page. Singolare è il caso del ladro ventiseienne di Albano laziale che, durante il saccheggiamento di un appartamento, non ha resistito alla tentazione di accedere alla chat di Facebook lasciando le credenziali d’accesso in sessione sul computer del padrone di casa, un’ottima traccia per i carabinieri.
Si parla di una “social network mania”. Nel caso di Facebook si stimano circa 300 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 8 milioni solo in Italia, e 5 miliardi di pagine viste ogni singolo giorno. Questo si traduce in un flusso dati di enorme portata che viaggia sulla rete trascinandosi una grande quantità di informazioni personali. A tal proposito verrebbe da domandarsi se questa condivisione di informazioni che caratterizza i social network possa rappresentare una reale minaccia per la privacy degli utenti.
Per rispondere bisognerebbe chiedersi innanzitutto che tipo di dati forniamo alla rete e, in secondo luogo, chi potrebbe essere interessato a tali informazioni e per quali scopi.
Andiamo per gradi. Durante la fase di registrazione sul sito di Facebook l’utente è obbligato a fornire nome, cognome e email mentre il resto delle informazioni sono opzionali. La buona fede invoglia molti utenti ad arricchire il proprio profilo con dati riguardanti gli studi, il lavoro e le preferenze. La disconoscenza degli strumenti di privacy forniti dall’applicativo comporta che spesso l’utente inesperto crea il proprio profilo con un livello di visibilità “aperto a tutti”. Quindi se uniamo gli utenti in buona fede con quelli inesperti creiamo un insieme abbastanza esteso di dati personali “gratis” a disposizione di tutti. Un’altra categoria di utenti che rientra in questo insieme sono i narcisisti, ovvero quelli che tendono a propagandarsi in ogni modo inserendo una grande quantità di foto e di dettagli personali.
Questo grande calderone di dati rappresenta una fonte di informazioni per tutti, in primis gli hacker. Infatti, Facebook, a causa della sua popolarità, è stato più volte al centro di massicci attacchi cyber–criminali realizzati con l’obiettivo di rubare gli account mediante “phishing” o tramite l’utilizzo di virus di tipo “Trojan”. Inoltre, nota la cattiva abitudine da parte di molte persone di utilizzare la stessa password per più siti, diventerebbe facile per un hacker accedere ad un conto corrente “on-line” sfruttando le credenziali di Facebook.
Non tutti sanno che i social network rappresentano uno strumento di marketing per molte aziende. Basti pensare a quei giochini e test con cui l’utente si diverte a trascorrere il tempo. Chi direbbe mai che tali applicazioni sono state ideate per conoscere gusti e tendenze del momento al fine di pianificare opportune strategie di marketing? Esiste perfino un libro intitolato “Come guadagnare con Facebook” di Deni Benati, rivolto a chi si interessa di business, nel quale viene spiegato come analizzare il traffico target di un social network per determinare le esigenze dei clienti e come creare una Page personale per pubblicizzare i propri prodotti.
Un altro esempio di cattiva gestione della privacy nel social network è rappresentato dalla voce “album fotografici”. Ogni mese su Facebook vengono caricate più di 850 milioni di foto che rendono il social network in questione il più grande sito di condivisione di immagini. Per poter effettuare l’upload di un file su Facebook è necessario acconsentire una dicitura che sostanzialmente ci informa che chiunque può appropriarsi delle nostre foto. Le agenzie fotografiche, ad esempio potrebbero scaricare le nostre immagini, “ritoccarle” e rivenderle alle riviste. In tal caso non dovremmo meravigliarci se un giorno, sfogliando un depliant di viaggi, ci capitasse trovare una nostra foto in costume da bagno scattata alle Maldive.
Certamente, per l’utente esperto è facile scegliere, attraverso un filtro, gli amici che possono accedere agli album fotografici ma è anche vero che spesso nelle foto compaiono altre persone ignare di essere sulla rete; viene violato così il diritto alla privacy di queste.
Ma come possono accedere utenti sconosciuti alle nostre foto se impostiamo un filtro “amici”? Vi sono due modi per scavalcare il filtro. Il primo modo è creare un profilo falso con delle foto accattivanti e chiedere l’amicizia ad una persona qualsiasi. Certamente tra i milioni di utenti di sesso maschile ci sarà almeno uno che cederà ad una bella ragazza che chiede di essere “aggiunta”. Una volta ottenuta l’amicizia ci si può espandere con gli amici degli amici. In questo modo un profilo falso con un’immagine di una fotomodella può “sbirciare” tra le foto di tutti. Il secondo modo è rappresentato dai programmi “Photo Stalker” e “Segugio” e dalle loro evoluzioni che sono stati banditi da Facebook e che permettono a chiunque di accedere alle foto di utenti che non rientrano nella categoria “amici”.
Alla luce di quanto detto sinora appare chiaro che i dati forniti da noi stessi al social networking rientrano nella categoria “informazioni sensibili”. I semplici “nome”, “cognome”, “data di nascita” e “luogo di nascita” possono essere utilizzati per creare profili falsi. Inoltre, chiunque volesse informarsi sulla nostra presenza nel social network può rintracciarci digitando i nostri dati su un motore di ricerca. E chi non è abbastanza accorto nell’impostare bene i filtri di sicurezza e di privacy garantiti da Facebook rischia di far accedere degli “spioni” alla propria pagina personale.
Magari possiamo non dar credito alle voci che narrano di un complotto per cui l’organo poliziesco più potente del mondo, la CIA, avrebbe ideato Facebook con l’obiettivo di schedare in un unico database le informazioni di tutte le persone che navigano in rete ma dobbiamo tenere in considerazione la minaccia per la nostra privacy causata da un utilizzo “ingenuo” dei social network.
Carmelo Corrente






Effettivamente non ci si rende conto… di tutte le info personali che inseriamo nella rete e che diventano in un certo senso di “dominio pubblico”.
Adesso almeno oltre ad utilizzarlo so molto più informazioni su uno dei social network più diffusi e utilizzati.
Articolo preciso, ricco di contenuti e scorrevole nella lettura.
Un vostro lettore.
fabio
Concordo con il Sig.Corrente…aggiungerei che purtroppo (o per fortuna…dipende dagli usi) la mania dei social network fa parte di un’evoluzione ben più ampia della rete (Web 2.0) che ha modificato il ruolo dell’utente…da fruitore di servizi ognuno di noi è potuto diventare fornitore di servizi. Basti pensare a Youtube che trasforma l’utente in regista-protagonista dei propri video amatoriali(incoraggiando però molto spesso fenomeni di violenza e bullismo soprattutto tra i giovani). Che dire poi dei blog? Quella del blogger è diventata ormai una professione quasi equiparabile a quella del giornalista. L’aspetto positivo è che ciascun utente può esprimere democraticamente e liberamente la propria opinione. L’effetto negativo è che diventa sempre più difficile rintracciare una notizia fondata nel mare di informazioni non attendibili immesse nella rete.
Congratulazioni per l’ottimo articolo.
Alessandro
Complimenti, condivido le tue idee.
Questo è lo spazio dedicato ai commenti ed io ne avrei qualcuno riguardo all’ articolo del Sig.Corrente … bene, inizio subito e spero di essere il meno prolissa possibile anche se questo articolo aprirebbe le porte a discussioni di più ampio raggio.
Bisogna smettere di dare la colpa ai social network se i nostri dati e informazioni personali viaggiano in web!
E’ pur vero che i social network costituisco o per meglio dire POTREBBERO costituire un lasciapassare gratuito all’accesso alle informazioni personali di milioni di utenti in tutto il mondo, ma è anche vero che i suddetti social network sono dotati di mezzi tramite i quali si può in parte sopperire al “dono” di una foto con me in costume da bagno (scherzo!). In effetti basta accedere alla sezione Impostazioni della propria pagina di Facebook per dare le dovute indicazioni riguardo alle informazioni personali, ai famosissimi album fotografici, messaggi in bacheca, ecc.(per la serie posso stabilire io chi deve sapere e cosa!).
Sì, sì è verissimo che un ragazzotto che si è iscritto a Facebook per conoscere belle ragazze appena vede comparire la foto di una “ragazza delle porta accanto-fotomodella” sconosciuta che chiede la sua amicizia, impiega più o meno tre millisecondi per cliccare su “Accetta amicizia”( il tempo esatto per pensare a cosa ci può fare con una figa da paura del genere … ma il pensiero maschile non è sede di discussione in questo momento!), ma il suddetto ragazzotto non può non essere a conoscenza del fatto che la sconosciuta potrebbe in realtà essere il vicino di casa che vuole conosce le sue abitudini per poterlo sputt….re alla prossima riunione di condominio. E’ come aprire la porta di casa ad un ladro che ha gentilmente suonato il campanello. Quindi sta al ragazzotto non farsi abbindolare!!!
Per le foto in cui appaiono altre persone ignare di essere sulla rete bisogna dire che nulla potrà mai essere fatto a meno che esse stesse non chiedono espressamente di non essere mandate in rete altrimenti passabili di denuncia … non posso impedire alle telecamere del controllo del traffico di fotografarmi se passo col rosso anche se in quel momento dovrei essere al lavoro, né posso impedire di essere fotografata e inserita nelle mappe di Google e quindi di apparire sul corso Garibaldi quando in realtà dovrei essere in via Laboccetta, ecc violando così la mia privacy.
Tutto ciò è dovuto ad una carenza legislativa sulla privacy imperdonabile.
Purtroppo però ci sarà sempre un “guardone informatico” che non avendo nulla da fare progetta programmi in grado di accedere non solo al mio profilo di Facebook ma, cosa più importante, magari al mio conto corrente. E come impedirglielo?
Complimenti per l’articolo!!
Mariangela
Esatto, un bell’articolo.D’altronde come si dice sempre nessuno ti regala nulla, ma davvero si è disposti per giocare con un social netwok a diffondere i nostri dati con leggerezza? è questo il prezzo da pagare per apparire nel web?Serve maggiore consapevolezza dell’utente che ormai si è abituato ad un click per accettare senza nemmeno leggere le clausole e le condizioni!
Mi sarebe piaciuta qualche valutazione che andasse oltre i pur indiscutibili dati di fatto.
@Denise
Sebbene non siano esplicite le valutazioni che intendi, ritengo che queste comunque sono facilmente deducibili dalle righe per il lettore.
grazie per il commento
Carmelo