Ponte sullo Stretto e mucche da mungere [1 - 2]
Questo fine settimana anche a Roma è stata in scena la “cultura” del movimento che si batte contro la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Con la presenza di uno degli autori del libro “Ponte sullo Stretto e mucche da mungere“, Antonello Mangano, e del vice presidente di Legambiente, Sebastiano Venneri si è discusso del libro, del ponte ma non solo. Alla base del testo edito da Terrelibere non vi sono esclusivamente le classiche e consuete motivazioni che spingono migliaia di persone ad opporsi ad una politica delle opere pubbliche scellerata, sprecona e assolutamente speculativa. Il libro veicola l’idea che questo modo di fare le cose alla buona, di abbandonare l’efficientismo per dedicarsi ai proclami mediatici, sia una strategia economica e del consenso ben precisa. Per esempio, secondo Mangano il fatto che l’autostrada A3 sia in perenne costruzione da decenni non è un segno di inefficienza e incompetenza nel fare le cose; si tratta, secondo l’autore, di un lucido sistema che ha bisogno dell’inefficienza per mantenere vivi dei capitoli di spesa statale che vanno a favore delle solite aziende di mafiosi e ndranghetisti. Anche se formalmente l’azienda che si aggiudica gli appalti (General Contractor) non è in odore di criminalità organizzata, il fatto che poi questa possa subappaltare pezzi dell’opera a chiunque voglia è un segnale molto preoccupante. Sembrerebbe quasi che lo stato abbia trovato il modo legale per coprire l’economia criminale e che quindi questa sia libera di arricchirsi mantenendo uno stato di cose assolutamente al di sotto della soglia dell’umana decenza. Un altro esempio di questo stile pubblico/privato dello scempio del territorio viene accennato da Venneri, il quale cita alcune intercettazioni di boss delle ndrine della ionica, di Bova Marina per la precisione, nelle quali uno consigliava all’altro di mettere più sabbia nella mista del calcestruzzo per costruire una scuola e l’altro rispondeva, per niente preoccupato della scuola in costruzione (se andate a Bova Marina fatevi un giro in zona stadio se volete vedere questo edificio…) ma, invece, della sua pompa per il cemento che con tutta quella sabbia si sarebbe rotta.
Insomma, questo è il contesto, molto di massima, in cui il ponte e le sue opere “complementari” vedranno la luce. Pare che si cominci il 23 dicembre (?!?!?!?), con quella che i governanti hanno chiamato Prima pietra ma che si tratta della creazione di una curva nei binari ferroviari che passano da Cannitello, quartiere di Villa San Giovanni.
In realtà, il vero impegno è quello che aspetta tutta la popolazione locale, e i movimenti tutti, giorno 19 dicembre, sempre a Villa San Giovanni, quando si terrà una grande manifestazione nazionale in difesa dello stretto e contro la scellerata costruzione del ponte più sciocco e inutile del mondo.
Di seguito l’intera ripresa della presentazione del libro “Ponte sullo Stretto e mucche da mungere” tenutasi presso il circolo Arci Fanfulla 101 al Pigneto, a Roma.
…CONTINUA…
Alessio Neri
Tutti i nostri video, compresi gli altri quattro che completano questa serie, li potete trovare nel nostro canale YouTube.





Interessantissimo servizio sul ponte sullo stretto di Messina e di Villa.
Il ponte sullo stretto è un’operazione speculativa ed è secondo il mio parere inutile, il governo Berlusconi ha deciso di rovinae la scuola è l’ha fatto, il governo Berlusconi ha deciso che il ponte deve essere fatto, che lo faccia non sono sicuro ma che inizi rovinando ulteriormente il territorio e le casse dello stato.
Ma Berlusconi è Calabrese? No
Chi è in Calabria il rappresentante di berlusconi e massimo esponente influente con la candidatura alla presidenza della regione Calabria che tra l’altro vuole il ponte?
Scopelliti sindaco di Reggio Calabria.
Allora diciamo tutti in coro
NO A SCOPELLITI PRESIDENTE DELLA CALABRIA
Vorrei rammmentare che il progetto definitivo non è ancora stato approvato da parte del CIPE, e inoltre le risorse del ponte sarebbero di provenienza prevalentemente privata (5 miliardi su 6,3, per un importo pari all’80% del costo complessivo – AGI, 7 ottobre). Allo stato non risulta sussistere alcun finanziamento privato per l’infrastruttura. E d’altronde non sarebbe possibile averne, visto che il progetto ancora non esiste, se non nella sua versione preliminare del 2002. Esiste invece una delibera di stanziamento dal parte del CIPE, che impegna il governo a destinare all’opera 1,3 miliardi in più anni,secondo disponibilità di bilancio. Gli unici soldi potenzialmente esistenti per il ponte sono dunque in questo momento di provenienza esclusivamente pubblica: stanziati dal Governo, ma non resi disponibili dal Tesoro, che ha assunto un impegno futuro, imprecisato nei tempi e vincolato alle effettive disponibilità del bilancio pubblico. In altre parole, al momento, in termini reali, non ci sono fondi né privati né pubblici.
Le centinaia di famiglie residenti nella zona della eventuale apertura dei cantieri, non hanno ancora ricevuto alcun avviso di esproprio (non mi pare che si tratti di procedure celeri! Si dovrà avere il tempo di trovare altro alloggio in cui risiedere “previo pagamento dell’indennizzo”?!);
L’arroganza del Presidente del Consiglio e del ministro Matteoli è impressionante: ribadire l’avvio di un’opera del genere nel momento in cui Messina necessita davvero di tante altre cose molto più urgenti significa aggiungere un pesante onere ad una città già “martoriata”, e non solo dall’alluvione;e non mi si dica che il Ponte può far da traino alle altre opere, ciò significa offendere l’intelligenza dei cittadini!
Non si capisce perché è stata posta sotto silenzio la posizione del più importante tra gli ingegneri estensori del progetto (ing. Calzona), che ne propone uno completamente diverso e, a suo dire, più ed economico e di più agevole attuazione, scrivendo un libro in proposito.
Si tratta di un grosso volume che, al di là degli aspetti tecnici non del tutto comprensibili per i non addetti ai lavori, è certamente degno di considerazione.
Non capisco perché i politici, ma soprattutto gli organi di stampa, trascurano di considerare questo problema secondo me affatto marginale.
L’ingegner Calzona, aveva fatto parte degli estensori del progetto preliminare approvato dal CIPE e dal quale si dovrebbe partire per l’attuazione definitiva del manufatto stabile. Adesso sostiene l’esistenza di una faglia nella zona in cui dovrebbe sorgere il pilastro principale dell’opera!
Ora, delle due l’una: o mentiva prima, per motivi che non so immaginare, o mente adesso e allora vuole speculare su un futuro progetto di sempre più dubbia fattibilità!
In ogni caso il tema, merita di essere approfondito e diffuso in ogni suo aspetto da tutti gli organi di stampa, magari con un input da parte dei politici di buon senso.