Pillole di storia – Barak Hussein Obama
Oggi, anziché narrarvi la storia, la scriviamo.
4 Novembre 2008, Barack Hussein Obama diventava il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America. Un anno, un anno da quel novembre in cui il partito democratico conquistò gran parte degli stati chiave per la battaglia contro John McCain. In un’America piegata dalla crisi economica, affossata da dieci anni di governo Bush, da migliaia di vittime al fronte mandate a combattere una guerra d’interessi (quelli economici e militari, non certo di difesa del territorio nazionale dagli attacchi terroristici), la sfida di Obama appariva come l’ancora alla quale attaccarsi per non sprofondare ancor più giù.
Ha conquistato l’elettorato statunitense ed ancor di più ha affascinato l’Europa. Indimenticabile resterà il discorso prima delle elezioni 2008 a Berlino, oltre un milione di persone calamitate dal carisma del candidato presidente, quasi a sottolineare l’europeismo di Obama. Rafforzato, questo ruolo di ideale guida del mondo, dall’attribuzione alcune settimane fa del Premio Nobel per la Pace: da molti ritenuto affrettato se confrontato ai risultati ottenuti dal presidente, da altri considerato l’investitura ufficiale per continuare sulla strada di apertura verso il mondo, di dialogo nei fronti caldi del conflitto israelo palestinese, della tensione iraniana, della collaborazione con Russia e Cina.

Cosa ha prodotto questo anno di presidenza Obama?
Idee rivoluzionarie innanzi tutto. Ha portato la Rete alla Casa Bianca, ha parlato di tecnologia in una fase storica nella quale è imprescindibile; ha parlato di necessità di ridurre le emissioni inquinanti, aderire al protocollo di Kyoto. Soprattutto, però, la grande battaglia è quella che combatte contro le lobbies, i repubblicani e parte dello stesso partito democratico: una importante riforma sanitaria.
Laddove Clinton fallì, Obama spera di ridefinire un nuovo livello di assistenza sanitaria minima per quei trenta milioni e oltre di americani che sono privi di un’assicurazione. Su questa riforma, Obama gioca buona parte del proprio successo di questo primo anno di governo, può farcela e sarebbe una svolta storica immane per gli USA. Diritti civili, poi. Dove l’Italia è rimasta al palo, gli USA sono andati avanti: l’omofobia è stata classificata al rango di reato federale, da noi non è passata nemmeno la proposta di legge di renderla aggravante di un reato.
L’economia statunitense sembra possa riprendersi, con i risultati positivi dopo un anno di continui ribassi trimestrali del PIL, tuttavia, molti criticano la politica economica del governo specialmente sulle norme varate da Geithner (Ministro del Tesoro succeduto a Paulson). Obama avrebbe dovuto osare maggiormente incidendo sui meccanismi di Wall Street.
Barack Hussein Obama è già parte della Storia, starà a lui riuscire ad imprimere con forza le grandi idee che ha trasmesso e comunicato in questo periodo, tanto maggiore sarà la forza con la quale inciderà con il suo cambiamento, tanto indelebile resterà il nome del primo presidente afroamericano della storia americana. Sul palcoscenico Mondiale, tutti sono attratti dal carisma del leader nero, con tanta tanta tristezza là dove personaggi di questa levatura mancano. In Italia come siamo messi?
Fabiano Polimeni






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