Invettive violente sui muri della città e del Parco Cartella
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Pubblichiamo un articolo senza una firma perchè così ci è stato chiesto ma invitiamo tutti a leggere, ed eventualmente partecipare con i commenti, quanto scritto e lo facciamo mettendoci il nostro logo perchè penso, non credo presuntuosamente, a nome di tutti noi che gli avvenimenti qui raccontati siano quanto mai riprovevoli. Siamo aperti, ci piace parlare, discutere e confrontarci e cerchiamo di diffondere questa idea della dialettica sociale basata sul confronto di idee proprio contro ogni genere di prepotenza o violenza, anche verbale.
Finalmente a Reggio Calabria la dialettica politica si fa costruttiva e ci si confronta sui temi alti.
Non ci erano riusciti i partiti politici, di ogni colore e sigla, e neppure le associazioni, che malgrado i tanti sforzi profusi avevano sempre trovato un dannato vuoto intorno.
Reggio ha sempre dato l’impressione di essere una città spenta, demotivata, rassegnata al suo stato di coma e disinteressata ad ogni cambiamento, e non sono bastate le iniziative, le manifestazioni, il volontariato e persino il tapis-roulant, grande veicolo di innovazione e ascesa sociale, ha potuto nulla di fronte all’apatia di questa città.
Non sono servite le marce contro la ‘ndrangheta, se è vero che si continua a pagare il pizzo, e contro mura di cemento si sono frantumate le buone intenzioni dei tanti giovani e meno giovani che hanno tentato negli anni di innescare quel fermento ideale e culturale che, al di là dei colori e delle bandiere, avrebbe potuto sbattere in faccia all’Italia (e al povero Antonello Venditti) i frutti di un’auspicabile rinascita!
In pratica una linea piatta, un torpore assoluto fatto di mediocrità e consuetudine, di marginalità e autocompiacimento, persino adesso che neanche il calcio ci da soddisfazioni.
Sembrava così fino a oggi, si, ma a volte accadono cose che lasciano un segno, che grazie a sorprendenti intuizioni di menti raffinate possono far scattare la scintilla del rinnovamento.
Camminavo assopito lungo il Corso Garibaldi quando all’improvviso la mia attenzione è stata rapita da un insolito manifesto, per la verità abbastanza casereccio nell’aspetto e nella forma, che con parole chiare, convincenti ed inequivocabili elevava i toni del dibattito politico riportando a lettere nere un invito, uno slogan ed una minaccia ai nemici. Non ne trascrivo il contenuto e mi limito a mostravi la versione originale.

Abbastanza anacronistico nei simboli e nella terminologia, questo è solo uno dei volantini di stampo fascista che da qualche giorno tappezzano le vie della città, unendosi al resto dei cartelloni e dei manifesti che già conferiscono alle vie reggine un aspetto abbastanza sgradevole, soprattutto quando affissi abusivamente in serie.
Ne sono sicuro, l’intera cittadinanza aspettava da anni questo momento. Sperava che prima o poi qualche patriota, ispirato da solidi valori morali e con consistenti doti spirituali, avrebbe finalmente posto fine all’indegna esperienza di uno spazio sociale proprio a Reggio Calabria, “storicamente nera” come dicono tanti, ripetendo una formula imparata a memoria dai genitori, non sapendo però che il nero non è solo nelle bandiere che sognano di sventolare ma che purtroppo, da sessanta anni e passa, non potrebbero tenere neanche più in camera.
Il nero, scuro, buio, è ben più importante, e impregna quasi indelebilmente una terra bisognosa di riscatto concreto ma bloccata da una mentalità orribile – intimamente legata e generata da una volontà politica che non ha ancora la minima intenzione di avviare positivi processi di progresso – ad una situazione di immobilismo che fa rabbrividire.
Fare il gioco di una parte politica, o prendere le difese di un’ideologia fa sempre correre il rischio di cadere nel retorico, nella faziosità, nell’atteggiamento ottuso da barricata e non aiuta il comune cittadino, quello che non si sente coinvolto in certe vicende, a maturare una giusta comprensione dei fatti.
Dunque occorre essere imparziali per quanto possibile, chiarendo da subito tuttavia che qualsiasi gesto di chi si firma con croci celtiche o svastiche non va assolutamente preso in considerazione come gesto politico, sia perché non esistono più partiti politici che apertamente si ispirano al nazismo e al fascismo (…), sia perché le sigle che ci sono, per la verità decimate a pochi capi in giacca e cravatta e a troppi giovani diseredati, sbandati e poco istruiti facilmente suggestionabili da proclami di violenza e odio, non sono degne di nota e non fanno testo in un confronto democratico che ha la pretesa di definirsi tale. E questo a prescindere dal fatto che il sindaco di turno, chiunque esso sia, decida di concedere spazio e visibilità a questi movimenti.
Non credo di aver scritto nulla di esageratamente radicale fino ad adesso. Mi interessa mantenere un atteggiamento di equidistanza, per quanto l’impresa sia ardua.
I volantini in questione sono riconducibili ad un episodio di vandalismo subito dal Centro sociale Cartella venerdì 6 novembre, e tocca ricordare che non è affatto il primo. Già anni fa si verificò un episodio simile ma quella volta ci furono incursioni con rumorosi fuoristrada, tentativi di incendio e deliri vari.
Si tratta dunque di una rivendicazione, orgogliosamente argomentata con parole che, come tutti possono notare, spiegano in maniera approfondita quali siano le motivazioni di un simile atto, ammesso che le ragioni possano giustificarlo.
(Il passaggio che mi ha fatto sorridere, purtroppo l’unico, è quello relativo alla disinfettazione, riportato quasi a voler consolidare quei luoghi comuni idioti che ancora oggi si rispolverano per screditare qualcuno.)
Ho sempre condannato queste pratiche, qualunque fosse stato il colore della bandiera di chi lo ha promosso e portato avanti, poiché sono convinto, come tantissimi altri, che la strada per le conquiste sociali sia ben diversa. Mi riferisco in questo caso ad altri tipi di lotta, dato che non mi è ben chiaro quale sia la conquista sociale in ballo quando si appicca il fuoco o si imbrattano le mura con le svastiche. E soprattutto mi chiedo quali conquiste sociali vogliano ottenere i fascisti…
Capisco benissimo che il livello culturale della numerosa manodopera neo-fascista a Reggio (non solo a Reggio, ma da noi è più evidente) non sia elevatissimo, e dicendo questo non vorrei rischiare di innescare un meccanismo tristemente noto in anni bui della nostra repubblica, ma purtroppo essendo Reggio una città piccola, non si fa molta fatica a dedurre o evincere certi dati, fosse solo perché ci si conosce di persona. E poi so bene che l’istruzione non è sempre un merito, ma troppo spesso una possibilità (negata). Una manovalanza reclutata nei posti dove la violenza, anche verbale, viene enfatizzata e furbescamente confusa con la sportività: parlo dello stadio e del tifo. Naturalmente si tratta di una microscopica minoranza se confrontata alle migliaia di persone perbene che seguono il calcio, ma non per questo trascurabile. Una manovalanza pressochè gratuita, che si sente onorata di un tale incarico, vista anche la presenza di frasi chiave di facile presa in quanto intuitive e immediatamente comprensibili quantomeno nella loro accezione più elementare.
Ed io con sincerità, pur provando naturalmente un senso di ribrezzo nei confronti di certe parole, non riesco ad accanirmi contro quei ragazzi che si prestano per certe operazioni. Conosco la realtà dei quartieri, so quanto sia difficile il percorso dell’inclusione sociale e mi rendo conto di come la violenza faccia parte integrante della quotidianità di alcuni. Non parlo di violenze fisiche grazie a Dio, anche se in città sono ben note le “sciarre” causate da motivi futili che coinvolgono a macchia d’olio un gran numero di persone in pochissimo tempo; ma mi riferisco anche alla violenza verbale, agli atteggiamenti prepotenti, bulleschi e ignoranti che in poche parole creano quell’humus in cui certe assurde idee ancora attecchiscono. E qui ci sarebbe da fare un lungo e approfondito discorso sulle periferie e sulle scelte dei politici che continuano ostinatamente a promuovere solo ed esclusivamente il centro storico, lasciando allo stato brado il resto della città. Non si spiegherebbe altrimenti come mai i ragazzi fortunati e più istruiti, figli di genitori benestanti che vivono nella Reggio bene, anche nella malaugurata ipotesi in cui simpatizzino per certe esilaranti idee, non si lascino coinvolgere in certe pratiche, almeno in quelle forme. Diciamo che più che altro è una speranza…
Mi inquietano invece quelli che pianificano e progettano questi atti simbolici, che dirigono i lavori sporchi svolti da quelli che, con tenerezza, chiamiamo “figghiolazzi”.
E soprattutto chiediamoci perché il disprezzo per il Centro Cartella prenda le mosse dalla periferia opposta – parliamo di chilometri di distanza – e non dal quartiere di Gallico. Questa per metà è una certezza, per l’altra metà una speranza.
Ma se al limite, limite direi superato abbondantemente, i nostri paladini della giustizia sono liberi di esprimere le loro opinioni, per quanto aberranti esse siano, è altrettanto importante che la gente sappia di cosa parliamo, altrimenti si capisce bene che nulla andrebbe esaminato nella giusta prospettiva.
Nel 2002 a Reggio c’erano tanti spazi pubblici abbandonati a se stessi dopo la loro creazione, alcuni senza essere stati mai neppure inaugurati. Uno di questi era il Parco Cartella, situato a Gallico Marina, a poche centinaia di metri dal mare. Uno spazio allora lasciato al degrado assoluto, con erbe alte, spazzatura, elettrodomestici depositati in pieno stile “Rriggiu”, siringhe (pericolose in quanto possibile veicolo di infezioni), telai di ciclomotori e bottiglie rotte.
In quel periodo un comitato spontaneo di cittadini, non apartenenti alla stessa sigla politica anzi, molti di loro svincolati da qualsiasi simbolo, si sono dati da fare per ripristinare quello spazio e restituirlo alla città.
Hanno fatto questo totalmente gratis, praticamente da volontari, e nessuno di loro aveva finalità precise da perseguire, né politiche né di interesse personale, e dico questo perché ho avuto il piacere e la fortuna di conoscerli personalmente. Fu un periodo molto intenso in cui si raccolsero le firme, si crearono i consensi e si lavorò a mani nude per riqualificare, senza mezzi sofisticati a disposizione, una struttura che in poco tempo riacquisto funzionalità e fu immediatamente operativa.

Mi sembra doveroso ricordare a chi non lo sapesse, che dal 2002 ad oggi il Centro Cartella è stato promotore di iniziative culturali, di promozione sociale e di fratellanza. Sono stati organizzati concerti, in una città che oltre alla discoteca solita dove i ragazzi possono liberamente litigare per sfogare le frustrazioni non offriva molto altro.
Si sono tenute riunioni su tantissimi temi; si è da subito creato un rapporto positivo con gli abitanti del quartiere che anzi, molto in fretta direi, hanno fatto parte integrante dell’organizzazione degli eventi, come tanti altri giovani e meno giovani accomunati dal desiderio di partecipazione.
Si sono susseguite compagnie teatrali, poeti, scrittori locali e non; gruppi emergenti e musicisti più noti come Roy Paci, Akkura, Ulan Bator; si sono composti e organizzati comitati di vario tipo, portando avanti lotte molto spesso utili a tutti, anche se apparentemente non condivise. Ma questo fa parte del gioco, da sempre.

Un luogo di incontro e di confronto aperto a qualsiasi esperienza, a qualsiasi contributo che negli anni si è fatto punto di riferimento per tutti quelli che, in un contesto praticamente impositivo e privo di scelte, cercano valide alternative a prescindere dal partito per cui votano.
Personalmente quello che mi è sempre piaciuto del Centro Cartella è che lo frequentano persone di differenti estrazioni, persona tranquille, pacifiche e curiose, le stesse che poi in altri ambiti portano ulteriormente avanti il loro spirito di servizio e di solidarietà. Ma non solo, ovviamente. Parlo anche di un sacco di gente che occasionalmente ha frequentato il parco per qualche iniziativa in particolare, magari quando la domenica si fa la Fiera delle Autoproduzioni, o quando si espongono prodotti tipici biologici, o quando si proiettano film d’autore.
Non è un covo di terroristi, né il luogo d’incontro dei dotti, né degli illuminati, né tantomeno di un manipolo di arroganti idealisti con la verità in tasca: è un posto che, malgrado il suo orientamento certamente non conservatore o reazionario, dimostra un’insospettabile trasversalità a livello di utenza. Elemento da valutare positivamente nel nostro contesto.
E se negli anni la gente ha frequentato numerosa il Centro Cartella, naturalmente qualcuno si sarà impegnato più degli altri per portare avanti la baracca, per mantenere viva a proprie spese la struttura, per continuare a promuovere confronto e positività.
Tutto questo per gli autori del nuovo attentato indegno deve aver rappresentato un’incredibile allucinazione, suscitando una sorta di paura irrazionale come se si paventasse il reale rischio di “apertura mentale” generalizzata, dato che di questo sono carenti in sostanza i giovani e confusi falchi della notte che hanno affisso certe idiozie sui muri della nostra amata Reggio.

Al Centro Cartella sono stati piantati e curati gli alberi, e solo questo basterebbe come simbolo di un’intenzione sana, in buona fede sicuramente.
Le frasi scritte sui muri della struttura sono puerili, facili, e non mi stupirebbe sapere che gli autori erano pervasi da un senso di adrenalinica soddisfazione nello scriverle.
Ma al di là di ogni considerazione personale, credo che debbano essere prese le distanze in fretta da queste provocazioni, a prescindere dalle proprie idee, perché sono convinto che quelle scritte sui muri non solo non siano patrimonio di nessun cittadino ragionevole, ma soprattutto credo non siano degne di essere chiamate idee, dato il significato nobile che attribuiamo al termine.
Le svastiche si cancelleranno in fretta e la gente continuerà a fare ciò che faceva senza pensarci troppo. I writers saranno sempre più attivi e più numerosi dei fascisti. Al massimo i più partigiani torneranno a vivere il Centro ancora più motivati e rinvigoriti, consapevoli che ciò che fa paura è ciò che può contribuire al cambiamento. Ma anche a chi non fosse interessato al cambiamento io mi rivolgo, purchè sia persona ragionevole e civile, poichè non si debba assistere a pericolose derive e degenerazioni rivivendo momenti tristi di conflitto sterile, quello che non ha dietro opinioni ma solo cecità e idiozia.
E nella speranza che la violenza non esca dai margini di quella cartaccia incollata su tutti i muri, invito gli autori ad argomentare meglio le loro posizioni, ricordandogli che esistono mille altri modi, migliori e più interessanti, per appagare i propri istinti violenti. La boxe, anche il ciclismo, la corsa campestre… Qualora invece avessero voglia di sentirsi partecipi nella vita sociale, attraverso la politica e l’impegno, non resta che dissuaderli vivamente quando si illudono che quella sia la giusta strada.
Ho la pretesa di parlare a nome di tutti i cittadini ragionevoli, qualsiasi sia la loro opinione.
Spero solo di esserci riuscito.

Di seguito uno stralcio di una e-mail che ci è stata mandata:
Lo spazio che occupiamo è la struttura del Parco Cartella, a Gallico (costata all’epoca circa 1,7 miliardi delle vecchie lire) che più di 7 anni fa abbiamo sottratto all’incuria e al degrado in cui era stato abbandonato, e trasformandolo in luogo di aggregazione e di propulsione per battaglie di libertà e dignità, oltre che di promozione artistica e culturale.
Da allora, nonostante appetiti speculativi politico-mafiosi abbiano spesso cercato di mettere le mani su questa struttura, i diversi attentati ed episodi di intimidazione, noi proseguiamo nel nostro impegno.
Ci appare una strana coincidenza che questa serie di intimidazioni segua il lancio della manifestazione contro l’apertura dei cantieri del Ponte, ideata proprio in una partecipata assemblea da noi promossa. Sarà per questo che qualcuno ci vorrebbe morti?
Non certo per celebrare la nostra “fine” ma per ragionare insieme sulla progressiva restrizione degli spazi di agibilità politica, nonché a rafforzare in nostri sforzi in vista della manifestazione del 19 dicembreinvitiamo tutte e tutti a partecipare
all’assemblea pubblica
martedì 17 novembre alle ore 19,00
Via Quarnaro I – Gallico
Invitiamo a partecipare all’assemblea e a solidarizzare con il CSOA Cartella anche tra i nostri commenti se lo ritenete giusto, pur rendendo ben chiara la nostra opinione, ossia che una iniziativa del genere andrebbe svolta oltrei i confini del Centro stesso, proprio per ottenere appoggio e consenso non solo dai soliti sostenitori, se non altro per informare gli ignari. Con questo non intendiamo dire che bisogna essere “amici di tutti”, ma che ci sono volte in cui occorre allargare gli orizzonti rivolgendosi a molte più persone.Altrimenti resta una cosa per pochi, e le cose per pochi a noi non piacciono.
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sono fermamente convinto che la questione sia indissolubilmente legata al dissenso contro contro la costruzione del ponte sullo stretto.
Il 1 dicembre c’è la manif a messina, il 19 manifestazione nazionale a Villa decisa proprio in un’assemblea fatta al CSOA. Il 23 arriva Berlusconi a mettere il primo bullone di un binario morto, chissà se dirà a tutti quelli che abita in mezzo tra il tragitto vecchio e quello nuovo che le loro case verranno distrutte per far posto ad un mostruoso pilone di cemento.
Dicevo, se penso a chi potrebbe andare a genio un’azione del genere mi viene in mente chi ha interesse affinchè l’1,3 miliardi di euro sbloccati dal CIPE vadano in porto, ovvero nelle tasche dei pochi soliti noti, di Impregilo e delle aziende subappaltanti la cui maggior parte saranno di derivazione ndranghetista e mafiosa. In questo momento attirare l’attenzione di Televisioni nazionali, Santori vari, polizia, giornali, magistrati curiosi, ecc non è proprio il momento. Bloccare e ritardare i cantieri rischia di mettere in pericolo delle operazioni economiche da capogiro in favore delle organizzazioni malavitose.
L’uso delle croci celtiche lo leggo come una provocazione, si cerca di intimidire e di scatenare un conflitto sociale tra opposte fazioni che distragga dall’obiettivo unico che è quello di fermare il malaffarre del ponte.
E poi, diciamocelo, a guardare il modo con cui sono state fatte le scritte non c’è niente di fascista, per lo meno di neo-fascisti organizzati. Per fare questa azione avrebbero rinunciato del tutto alla loro identità e prerogative come i caratteri celtici nelle scritte sui muri; come l’ordine e la precisione nei loro volantini (compresa la presenza di parole assolutamente sconosciute ad ogni essere umano alfabeta e non) e, come, la loro contrarietà sempre dichiarata alla costruzione del Ponte sullo Stretto.
Insomma, a mio parere, gli autori o per lo meno i mandanti, vanno ricercati tra le ville dei latitanti e negli appartamenti pseudo-poveri delle famiglie ndranghetiste reggine.
Qualcuno ha urgente necessità di depositare i soldi pubblici del CIPE nei suoi conti in banca e chi vuole fermare tutto questo va intimidito, minacciato, represso.
Esprimo la mia solidarietà totale alle ragazze e ai ragazzi del Centro Sociale A. Cartella di Gallico.
NO AL PONTE!!!
(A)lessio
quelle frasi sono una sorta di format, le ho viste altre volte…e non a caso il nome CARTELLA lo hanno aggiunto a pennarello
tuttavia non ci sono le tipiche LETTERE di stampo neo fascista, per questo io penso che sono stati reclutati figghiolazzi
lisicere sei il solito complottista—-eheheh—a mio modesto parere resta la stupidaggine di “figghiolazzi” sicuramente pericolosetti e frustrati….non hanno un cavola da fare e si sfogano nel peggiore dei modi…i ndrinusi se ne sbattono al cavolo della cartella visto che il progetto è gia andato in porto…i complotti li avrebbero dovuti fare prima non adesso che gia tutto è praticamente deciso!!!!!cmq concludo dicendo poveri neofaSCIstelli vivono in una citta senza acqua e rompono i coglioni ai “comunisti>” ..quando l ideologia allontana le persone dai problemi reali…
Pienamente d’accordo con Alessio. E’ stato un tentativo per intimorire chi come i ragazzi del centro manifestano apertamente il dissenso verso la costruzione del ponte. Questo è il modo di operare della destra estrema ed estremamente ignorante considerando la totale chiusura verso il dibattito data l’assenza totale di argomenti. Aiutiamo questi disadattati dico io, magari regalandogli un’iscrizione annuale ai boy scout… poveretti, hanno solo bisogno di un’identità per non sentirsi soli. La carenza di autostima è una brutta bestia. Mi fanno tenerezza.
Condanno in tutti i modi possibili questi gesti… Però dietro questi gesti vedo più “stortia” che politica. Vedo persone (chi ha attaccato i manifesti) che sarebbero stati cacciati da tutti i circoli di estrema destra e forza nuova del paese. Chi attacca codardamente lo fà solo per paura; ma disegnare la nostra città come ricettacolo di gente di destra,sopraffatta dalla violenza di giovani di quartieri disagiati mi sembra un pò esagerato. Anzi rispetto ad altre città, vedo molto disinteresse alla partecipazione sociale e politica. Inoltre nn credo regga l’interesse per il ponte, nn credo che con 6 miliardi di euro in ballo, in risposta ad una manifestazione si facciano degli stupidi volantini. Viviamo tutti la quotidianità e sappiamo come funzionano le cose, nn prendiamoci in giro, secondo voi la ndrangheta rischierebbe e uscirebbe dal loro mondo sotterraneo per quattro volantini e due scritte sui muri ?? Personalmente ho forti dubbi!
non è che la ndrangheta uscirebbe o che i volantini servono per assicurarsi i 6 miliardi di euri.
il discorso è che ci si prepara a momenti mooolto difficili. oltre la manifestazione, con la prima pietra e l’arrivo di berlusconi… ci saranno un sacco di momenti di tensione. che portano le tv e i giornali e non solo il tg1. Metti che dovesse succedere na cosa tipo con la TAV in cui la protesta all’inizio regge. i cantieri si bloccano, burdelli vari e i sordi non vengono elargiti.
qualcuno ha detto che bisognava farli cacare sotto e questo qualcuno ha cercato di camuffare la cosa.
Almeno, ne ho il forte dubbio soprattutto per la tempistica degli eventi.
Mi dispiace che le distanze materiali mi impediscano di esprimere anche con la mia presenza – non solo spirituale, ma anche fisica -, la mia completa solidarietà ai compagnia del centro sociale cartella.
L’amministrazione comunale è tenuta a prendere posizioni chiare in merito all’avvenuto, rispondendo non solo a chi ha compiuto questi atti così meschini quanto inequivocabili, ma anche a quanti ancora si rifutano di ammetere che stiamo assistendo a una pericolosa ri- fascistizzazione della società, anche a livello locale.
Contro tutti i fascismi.
Giuli
La reale preoccupazione sta nel fatto che i cittadini si stanno muovendo. Dopo il 24 di ottobre ad Amantea niente sarà guardato allo stesso modo. In una riunione organizzata da Comitato De Grazia tenutosi martedì hanno presenziato più di 300 persone provenienti da tutta la Calabria. Si è discusso di innalzare la vertenza ponte a quella di emergenza ambientale calabrese… Capite?!
V
X
Vendetta!
Penso che ormai questi pericolosi facinorosi abbiano preso piede in quanto c’è tanta politica che li nutre. Fino ad una quindicina di anni fa non sarebbero andati in giro con tale disinvoltura…
Ancora una volta una chiara intimidazione di stampo mafioso e fascista. “Chi tocca i fili muore” è questo il senso del messaggio intimidatorio che ‘ndrangeta e fascisti (ancora una volta intimamente legati in una nuova strategia della tensione) hanno inviato ai compagni del Cartella. Nessuna voce che dissente deve essere permessa per non disturbare gli affari dei soliti noti. Il ponte sullo stretto, anzi i lavori a terra che vengono spacciati per opere propedeutiche alla costruzione del ponte , e per i quali è stato nominato commissario straordinario il solito Ciucci, hanno certamente a che fare con queste minacce: ricordiamoci che camion e ruspe sono in mano a questi personaggi.