Pillole di Storia – Enrico Berlinguer
“Compagne e compagni,
vi invito a impegnarvi tutti,
lavorate tutti casa per casa,
strada per strada”
Sono le ultime parole pronunciate da un grande personaggio della storia politica italiana, apprezzato non solo dai suoi elettori ma capace di catturare l’attenzione anche di chi era avverso al suo partito. Sono le ultime parole di Enrico Berlinguer.
Era il 1984, il segretario del Partito Comunista Italiano si trovava a Padova per un comizio elettorale quando, appena terminato il proprio discorso ai compagni riuniti per ascoltarlo, venne colto da un ictus. Scompare così, a 62 anni, il leader più amato dalla sinistra italiana, un grandissimo personaggio che ha saputo parlare alla società, interpretando tematiche che sono divenute poi centrali per la politica italiana.
La forza dirompente di Berlinguer può essere identificata con un episodio: formatosi alla scuola della FGCI, forzatamente costretto ad uniformarsi alla linea filosovietica di Togliatti, ebbe la forza di non allinearsi alle conclusioni della Conferenza dei partiti comunisti nel 1969, marcando quella che voleva essere una separazione nella linea politica condotta sino ad allora. L’ascesa alla segreteria del partito avvenne nel 1972, fu l’inizio della consapevolezza di una svolta anche internamente al PCI. Serviva costruire una linea comunista slegata dall’URSS, linea che portò ad un consenso inimmaginabile, se confrontato con i risultati elettorali di chi è subentrato a Berlinguer: oltre il 34% di preferenze, questo fu il risultato della linea politica d’apertura. Linea politica che ebbe nella questione morale e nel compromesso storico, due eccezionali momenti di cambiamento della politica italiana, come la si conosceva sino ad allora.
Con la questione morale, Berlinguer volle portare in risalto il problema – già allora presente, anzi è meglio dire il problema italiano per eccellenza – dell’utilizzo della cosa pubblica per tornaconti privati. L’appello ad un’etica della classe dirigente venne lanciato da chi, per ragioni evidentemente storiche, non era mai stato a capo della gestione dello Stato, ritenendo quello un punto privilegiato per additare i comportamenti di quella che oggi conosciamo come “casta”.
Tangentopoli dimostrò che, sebbene molti anni dopo la scomparsa di Berlinguer, i sospetti di comportamenti poco “morali” esistevano anche internamente al PCI-PDS. Poi l’altro grande tema che stravolse la concezione post bellica della politica: la possibilità di una convergenza di forze moderate e forze di sinistra per superare l’empasse generata dall’effettivo emergere della questione morale sollevata da Berlinguer.
Qui si innesta un altro grande personaggio della politica degli anni 70, Aldo Moro. Era l’interlocutore giusto per portare avanti una trattativa in quella che era la DC delle correnti. Far partecipare il PCI nelle decisioni di governo purché si andasse avanti superando le tensioni sociali che caratterizzavano quel periodo (siamo sul finire del 1970, il terrorismo, gli scioperi nelle fabbriche, la crisi energetica facevano dell’Italia una polveriera). L’accordo per un sostegno esterno del PCI al nascente governo Andreotti del 1978, prevedeva un’astensione o consenso, non opposizione alle decisioni. Se non fosse che, appunto, non era un governo Moro, bensì Andreotti.
Così la compagine di governo creata ad hoc dal grande manovratore, presentando elementi non ben visti dal PCI, generò un cambiamento degli accordi: il previsto sostegno cadde proprio in dirittura d’arrivo. L’evoluzione di quei giorni, marzo 78 fu repentina: presentazione del governo Andreotti prevista il 16 e stravolta dal rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, qualcuno non accettò tra i terroristi quel tentativo di accordo tra Berlinguer e parte della DC.
L’enorme senso di responsabilità di Berlinguer portò comunque al sostegno del governo per fronteggiare l’attacco brigatista: ancora una volta veniva confermata la statura del leader comunista. Questa è solo una pillola di quella che è stata la storia di Enrico Berlinguer, un comunista sano, un pezzo di storia d’Italia.
Alla sua morte, nel 1984 furono milioni – esatto, milioni – le persone accorse ai suoi funerali, su tutti il presidente della Repubblica d’allora, amico fraterno di Berlinguer e Presidente forse più amato tra tutti, Sandro Pertini. Queste le sue parole quando da Padova portò il corpo dell’amico sull’aereo presidenziale a Roma:
“Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”
Enrico Berlinguer, “il più amato”.
Fabiano Polimeni




…qualcuno era comunista perchè Berlinguer era una brava persona…
vero, hai pienamente ragione