Porchetta batte LuissBarCamp 2 a 0
Ad una prima lettura il titolo di questo post può sembrare un po’ strano ma alla fine della sua lettura avrete competenza completa sul suo significato.
Sabato 21 marzo, nelle aule e tra i corridoi dell’università LUISS di Roma si è svolto il LuissBarCamp09, un-conference di cui vi avevo già parlato perchè vi ha preso parte anche LiberaReggio.org tramite la presenza di Teodora, Nicola e Andrea (che ringrazio di cuore per la loro presenza), oltre che la mia. Nello specifico abbiamo seguito i lavori della sezione 8 intitolata “Tra il linguaggio delle reti e le parole delle persone”.
Ogni intervento degli speaker doveva durare intorno ai 5 minuti per poi dare spazio agli interventi del pubblico che, bisogna dirlo, in pieno spirito barcamp è stato molto partecipe e attivo.
Le principali linee guida che hanno seguito gli interventi hanno riguardato le tematiche tecniche e giudiridiche della raccolta mondiale dei dati privati degli utenti di internet, questo soprattutto in seguito all’intervento di Marco Pancini di Google incalzato da un interessantissimo intervento di Nicola Mattina al quale si sono susseguite varie argomentazioni alle quali, sinceramente, Pancini ha anche un po’ cercato di schivarle non rispondendo in maniera chiara soprattutto riguardo all’impossibilità di sapere se i nostri dati che Google conserva siano “di stanza” in Europa (sotto le cui leggi dobbiamo agire noi italiani) o negli USA (dove le leggi sulla privacy sono profondamente diverse dalle nostre). Alla domanda posta da uno degli organizzatori “Quanti di voi hanno gmail (servizio mail di Google, ndr)?” quasi tutte le mani si sono alzate, e questo dà l’idea di quanto smisurata possa essere il possesso di dati personali da parte della grande compagnia americana.
Ricercatori scientifici, esperti di marketing virale e di user generated content, ma anche svariati interventi sulla sostenibilità finanziaria dell’utilizzo degli strumenti 2.0 e social per un’impresa si sono susseguiti con un ritmo veloce, quasi incalzante.
Anche questo si è dimostrato uno dei punti cardine attorno a cui si è sviluppata la “grande conversazione”. Il discorso si può riassumere sintetizzando l’intervento di un ragazzo del pubblico che ha sostenuto che per l’impresa è inutile mettersi ad utilizzare certi strumenti social, che impongono una definizione ben precisa di quello che vuole essere il rapporto tra azienda e consumatore che, se ci si impegna nel 2.0, non può che essere di tipo dialogico e più o meno paritario. Se questa precondizione non esiste all’interno dei modi di fare dell’impresa, la scelta di entrare nel campo social rischia di diventare economicamente e comunicativamente controproducente. D’altronde i rischi per le imprese derivanti dalla produzione autonoma di contenuti sul web da parte degli utenti sono innumerevoli e a centinaia sono gli esempi che si possono trovare nella breve storia di questi nuovi media. Ci ha pensato “NinjaMarketing” a farci vedere qualche buon esempio, anche abbastanza nasty, di quanto appena detto.
Ritengo che uno dei nodi da sciogliere nei discorsi su questi temi sia proprio questo.
O meglio, mi sento di dire che gli esperti dovrebbero sbrigarsi a capire come fare soldi con queste cose perchè tali strumenti potrebbero essere utilissimi se studiati e usati a fini sociali e no-profit ma se ne parla davvero pochissimo, soprattutto negli ambienti frequentati da chi questi strumenti li conosce davvero bene. Credo sia realistico pensare che, se non si risolve prima il problema della sostenibilità economica della discesa in campo nel web 2.0, purtroppo chi ha le conoscenze e i mezzi per definire strategie, mezzi e best practise in questi campi non si impegnerà con decisione nell’applicare le proprie conoscenze al sociale e dunque nel no-profit. Da discreto osservatore di questi contesti ritengo che questo sia un grave gap che andrebbe colmato quanto prima.
A proposito di sostenibilità, non posso non segnalare l’interessantissimo intervento del nostro Nicola che ha chiesto chiarezza riguardo i termini usati e inflazionati di “sostenibilità” ed “ecosistema” cercando, credo, di farsi risponde che la sostenibilità di cui parlano le compagnie e i ricercatori non riguarda l’ambiente che ci circonda quando il portafogli di chi vuole campare e/o arricchirsi tramite l’uso accurato della rete. Alla sua domanda hanno risposto sia Google che Pizzaleo Antonella Giulia, ricercatrice del CNR e del Politecnico di Torino, ringraziando per l’interessante questione posta all’attenzione ma svicolando parecchio nella risposta.
Questa è stata l’unica partecipazione attiva di LiberaReggio.org durante la giornata anche se non sarebbe dovuta andare cosi…
Avrei dovuto parlare ai barcamper cercando di spiegare come, tramite l’esperienza pratica di LiberaReggio, il linguaggio dell’informazione che veicoliamo dipenda dall’intersezione del nostro punto di vista, degli strumenti che usiamo per comunicare e dall’uso del nostro personale modo di esprimerci nasca un’informazione che abbraccia un nuovo linguaggio, dunque un modo diverso dal solito di approcciarsi con il lettore, ovvero: più informale, soggettivo, di confronto e dialogico, quindi, di come l’informazione nell’ambito degli user generated content si trasformi in conversazione.
Ma niente di tutto ciò è stato detto, aihme.
Mea culpa!
Inspiegabilmente non era possibile avere una scaletta degli interventi da parte dell’organizzazione. Questo fattore unito all’incomprensione sul programma della giornata (pensavo ci fosse una pausa dall’una alle due dopodichè i lavori sarebbero ricominciati…) e ad una gran fame presami intorno alle 13.15 mi hanno “impossibilitato” a tenere i 5 miei cinque minuti di talk. In pratica mentre mi chiamavano io e gli altri eravamo in zona pranzo per cui non ho potuto rispondere alla chiamata… Ho combinato una gran baggianata insomma!
Poco magra consolazione il fatto che il pranzo era offerto, dunque gratuito, dall’organizzazione e lì arriva la spiegazione del titolo. A tenermi lontano dall’aula, appunto, sono stati 2 panini con la porchetta (più un piatto di pasta, un cornetto e un caffè…), ma non so se questa può essere una scusa sufficiente…
Provo a farmi perdonare con il video qui sotto nel quale sono impresse alcune brevi pillole di alcuni interventi della giornata, sapendo che la prossima volta i panini me lo porto da casa!!!
Alessio Neri
ps. – Vorrei salutare anche Francesca Ferrara e Nicola Greco con i quali ho avuto modo di scambiare qualche breve chiacchiera anche se mi sarebbe piaciuto avere modo di scambiarne di più, al prossimo barcamp magari…





La prossima volta il PanchinaCamp (quello autogetsito indipendentemente fuori alla Luiss lo facciamo anche con te oltre che con Nicola Greco e Giorgio Marandola così vediamo se reggi tutte le mie chiacchiere ;D ;P )
Salutoni da Napoli
commplimenti per il servizio raggazzi….
forza calabria…
Caro Alessio,
ti ringrazio, da parte di tutto lo staff della sessione 8, per questo articolo, per il video davvero brillante e per la tua partecipazione in aula!
E’ un peccato che tu non sia riuscito a presentare il tuo intervento, portato con entusiasmo da lontano, ma sono contenta che la porchetta sia stata di tuo gradimento!
Molti barcamper non hanno avuto la possibilità di godere di tanta bontà…poichè le scorte erano tarate su un’ipotesi partecipativa di circa 500 persone, la metà dell’affluenza reale!
Quindi caro Alessio, hai vinto tu…hai colto appieno il senso della formula V=S/T ! Sei stato tanto veloce da battere gli altri sul tempo, aggiudicandoti non uno, bensì 2 panini con la porchetta!
Ti invito sin da ora a partecipare alla seconda edizione del nostro Bar Camp che, ti prometto, offrirà più porchetta per tutti. Tu, però, ricordati di portare un pacchetto di crackers spezza appetito! Non vorrei saltasse nuovamente il tuo intervento!
Gaia, 20alle20
grazie a tutti per “gli attestati di stima”…
Vedremo cosa succederà alla prossima occasione.
…pancia mia fatti… barcamp!
(A)lessio
[...] dai blogger barcampisti del LuissCamp, qui e qui [...]