Pillole di Storia – Michael Schumacher





C’è chi corre perché ha denaro e sponsor, c’è invece chi è povero e deve attendere l’occasione giusta.

Quando l’occasione si presenta sotto forma di un pilota che viene arrestato per rissa… allora proprio devi cogliere l’attimo visto che non capita facilmente. Se l’esordio, poi, è sul circuito più impegnativo dell’intero Mondiale… rischi di bruciarti subito se non dai buone impressioni.

michael-schumacher-pho1991, Spa Francorchamps, Belgio. Tra le prime file c’è una vettura verde, sponsor 7up – una sorta di Sprite della concorrenza – sarebbe la vettura di Bertrand Gachot. Un pilota medio, nulla di eccezionale, un pilota da Jordan. Non quel giorno a Spa. Infatti, Gachot è in cella per una rissa scatenata con un taxista, al suo posto c’è un giovane tedesco. Dai natali in quel di Kerpen, vicino Spa anche se in Germania, ha trascorso l’infanzia sui kart, solo perché i genitori gestivano un impianto, certamente non è ricco, anzi…

Quel tizio sconosciuto, risponde al nome di , ovvero, per chi fosse stato sulla Luna negli ultimi 18 anni, il pilota più vincente dell’intera storia della Formula Uno. correrà quella sola gara, nemmeno con troppa fortuna, con la Jordan: partenza sotto la pioggia, prima curva – il tornantino della Source – e giù verso l’Eau Rouge… purtroppo per il giovane si rompe il cambio e la sua gara dura poche centinaia di metri.

Tanti saluti, quindi? Niente affatto.

Un geometra di Cuneo, dalla vista lunga, capisce che quel ragazzotto ha i numeri per diventare un ottimo pilota, dalla gara successiva lo ingaggia per sostituire in Benetton, Roberto Moreno. Inizia allora l’era Schumacher in Benetton. I risultati saranno 2 titoli mondiali, nel 1994 e 1995, stracciando qualunque concorrenza. Si confronterà con il più grande, Ayrton Senna. Saranno scintille.

Magny Cours, 1993. Al via, dopo poche curve, Schumacher sbaglia clamorosamente e finisce addosso a Senna. I due hanno un acceso confronto con il brasiliano che lo catechizza su come comportarsi, riprendendolo anche in seguito a dichiarazioni un po’ irrispettose sulla vittoria di Senna ad Interlagos. I due si sono immediatamente capiti, la sfida del futuro avrebbe visto contrapposti Schumacher e Senna a lottare per i Mondiali. Se non che in mezzo capita un anno che non dovrebbe esistere per la Formula Uno: 1994.

I fatti di Imola rivoluzionano il mondo delle corse, cambiamenti in corso d’opera ridefiniscono le vetture, inizia una nuova era per la Formula Uno, quella della sicurezza a tutti i costi. Schumacher ha tutto, nel 1995 bissa il titolo del 1994, non ha avversari e corre per la vettura migliore: cosa desiderare in più? Perché cambiare?

1996, l’Avvocato Agnelli – celebre per le sue frasi ad effetto e mai banali – disse: “Questo Schumacher speriamo valga quel che è costato, perché non è costato un tozzo di pane”. Il presidente Montezemolo, dopo l’arrivo nel 1992 in , capisce che deve creare una squadra vincente, il miglior pilota con i migliori tecnici, coordinati da un capo come Jean Todt.

Inizia l’avventura di Michael da Kerpen. Nei test in previsione del 1996, Schumacher esclama dopo aver provato il V12 Ferrari, “come avete fatto a perdere il mondiale l’anno scorso con questo motore?”. La strada è lunga e difficile, la Ferrari non è affatto competitiva, non è la Benetton e nemmeno la Williams, così il mondiale del 1996 viene vinto da un pilota onesto ma anonimo e poco incisivo, uno che ha sempre sofferto Schumacher: Damon Hill, figlio d’arte del più celebre e vincente Graham.

Due lampi in quel 96. Barcellona, diluvio universale come mai si era visto. Schumacher a bordo della sua Ferrari demolisce gli avversari andando a vincere doppiando quasi tutti i piloti, è la prima vittoria del tedesco a bordo di una monoposto del Cavallino. Secondo flash, Monza. Con la versione modificata della F196 vince in Brianza portando l’entusiasmo del popolo Ferrari alle stelle.

Arriva il 1997, è il momento giusto per puntare al titolo, sono oramai 18 anni che in Ferrari non si conquista il Mondiale Piloti, l’ultimo fu Jody Scheckter nel 1979. E quel Mondiale Schumacher arriva realmente vicino a vincerlo. Jerez de la Frontera, qualifiche del sabato, tre piloti, i primi tre, con lo stesso identico tempo. Alla domenica, Schumacher sembra poter vincere la gara, però, al secondo pit stop, un treno di gomme non è prestazionale come dovrebbe. Jacques Villeneuve, suo rivale quella stagione e figlio del compianto Aviatore Gilles, rimonta fino a tentare l’attacco al tedesco. Jacques entra fortissimo in un tornante, probabilmente sarebbe andato lungo, però, Schumacher resiste, in maniera dura, scorretta, non vuole lasciar passare il canadese e consegnare il titolo. La resistenza con ogni mezzo costa il ritiro insabbiato a Michael, il mondiale è di Villeneuve.

Le polemiche divampano in Italia e nell’ambiente della F1. Schumacher è scorretto, antisportivo, non è da Ferrari dicono i piazzisti da bar. Il tedesco si prende la sua squalifica dal Mondiale 1996 e l’azzeramento dei punti per quell’anno, in silenzio. Sarà il 1998 l’anno della rivincita.

Ultima gara, testa a testa con quello che sarà l’avversario per tanti anni: Mika Hakkinen. Si corre a Suzuka, già teatro di epici scontri e assegnazioni di mondiali nel passato. Al via, la vettura di Schumacher si spegne in griglia, come da regolamento dovrà partire in ultima posizione. Un’impresa disperata il recupero. Hakkinen è in testa tranquillo verso la vittoria, il tedesco rimonta furiosamente posizione su posizione, sembra potercela fare quando, ad un tratto, in rettilineo esplode la gomma della sua Ferrari. E’ finita, anche il 1998 lo vede sconfitto nella lotta per il titolo.

Il 1999 sarà l’anno del grave incidente – l’unico effettivamente rilevante nella carriera di Schumacher in F1 – che gli costerà lo stop per molti gran premi, a causa della frattura di tibia e perone a Silverstone.

Rientra in Malesia, pista nuova, nella quale dà subito la paga a tutti conquistando la pole position ed aiutando Eddie Irvine – secondo pilota Ferrari – a lottare per il mondiale, sebbene anche quell’anno ad avere la meglio sarà Hakkinen.

Si entra, così, nel nuovo millennio.

Michael-Schumacher2000, una vettura sviluppata sull’esperienza degli anni, un progetto vincente da subito, questo serve al tedesco per lottare, magari una vettura non perfetta visto che ci mette del suo per colmare le lacune. A Suzuka, ultima gara dell’anno, il tedesco deve arrivare davanti ad Hakkinen per vincere il titolo. Per l’intera gara il finlandese è davanti al tedesco, poi, al secondo pit stop si ferma prima l’uomo McLaren. Schumacher è in pista, effettua due giri velocissimi su tempi da qualifica, rientra ai box… non resta che attendere.

Cambio gomme e rifornimento, riparte dalla pitlane, lunga, interminabile, via il limitatore… e’ davanti!

Ce l’aveva fatta, quei due giri a tempo record avevano consentito – su una pista umida per l’arrivo delle prime gocce d’acqua – di guadagnare il margine necessario per sopravanzare Hakkinen. Gli ultimi 15 giri tengono incollati in una domenica mattina di fine ottobre milioni e milioni di appassionati alla tv, al freddo di Maranello dopo la lunga notte Rossa d’attesa. All’ultimo giro, ultima curva, riprendendo le parole di Gianfranco Mazzoni, Schumacher è del mondo.

21 anni dopo Jody Scheckter i colori dell’arcobaleno tornano sulle insegne della casa di Maranello. Il tedesco era riuscito nell’impresa. Aveva portato al titolo la Ferrari dopo 21 anni.

Il 2001 sarà l’anno della riconferma, come il dominio assoluto seguito nel 2002 e 2004. Solo nel 2003 ebbe qualche intoppo nella conquista dell’iride. Nel 2004, invece, Schumacher e Barrichello vinsero tutte le gare tranne una, monopolizzando il mondiale.

Ma non solo titoli mondiali è stato Schumacher.

E stato un perfezionista, della preparazione fisica, tecnica, dello sviluppo. Ha introdotto stili di guida che in tanti negli anni hanno copiato, era in grado di regolare curva per curva il bilanciamento ideale nella frenata. Ha avuto la grandissima dote di correre le gare su ritmi da qualifica, memorabile quella corsa in Ungheria quando fece un pit stop in più degli altri (tre) e girando su tempi astronomici vinse la corsa quando tutti dicevano sarebbe stato impossibile.

È stato il maestro delle pole position, come Senna. Sull’acqua è stato imbattibile. Memorabile lo scontro con Coulthard nel 1998 a Spa. Primo sotto il diluvio, girava 7 secondi più veloce del secondo in pista, per una manovra scorretta dello scozzese (rallentò palesemente in rettilineo) Schumacher lo tamponò rientrando ai box su tre ruote. La furia lo portò nel box McLaren (con un impotente Domenicali che cercava di fermarlo) per cercare il duello con Coulthard.

Schumacher è anche quello che vinse un Gran Premio di Imola dopo che al sabato, al termine delle qualifiche concluse primo, prende la Ferrari stradale, carica su moglie fratello e cognata e va in Germania per salutare la madre morente. Riparte nella notte di domenica per far rientro a Imola sempre in auto e corre, stracciando ogni avversario dal primo all’ultimo giro.

Un pilota da molti incompreso, non un campione per tutti, Schumacher dovevi capirlo, quella sua missione di vincere e solo con quella vittoria la consapevolezza di aver fatto tutto.

Schumacher o lo amavi o lo odiavi, molti gli rinfacciarono il suo non parlare italiano. Ecco, Lauda parlava si italiano, a modo suo… sbagliando provando. Schumacher no, non era immaginabile per lui, perfezionista assoluto, fare qualcosa sommariamente, tanto per. Milioni e milioni di tifosi Ferrari vi risponderanno che non ci sarà altro pilota in grado di dare le emozioni regalate da Michael da Kerpen.

Per questo quel settembre del 2006, quando, dopo l’ennesimo vittorioso Gran Premio di Monza dominato davanti al suo pubblico decise di annunciare l’addio, in molti hanno pianto. Come in molti si sono accesi di gioia alla notizia quest’anno di un suo possibile rientro. Ma qui parliamo di storia, non facciamo i veggenti.

A chiusura, il ritiro nel 2006. Interlagos, forse la gara più bella dell’intera carriera. Recuperi in serie, da ultimo a quasi ai margini del podio, sorpassi uno dietro l’altro, avversari annientati.

Questo è stato Michael Schumacher per molti, un eroe dello sport motoristico.

Fabiano Polimeni

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