Speciale NoPonte – Tanti buoni motivi per dire qualcosa sul Ponte Sullo Stretto Di Messina. Oltre gli slogan e le barricate





1Il è una figura geometrica? Eh si, possiamo tranquillamente affermare che un è solo un perimetro che contiene una superficie. L’estensione del termine e l’attribuzione ad esso di altri significati più complessi passa attraverso la conoscenza del contenuto di un , e già iniziamo a comprendere come ogni sia differente dagli altri.

Questo contenuto è l’, che non è fatto soli di alberi, fiori e farfalle ma di tanto, tanto altro.

Non è affatto una banalità, anzi rappresenta un primo utilissimo elemento di valutazione quando ci si accinge a pianificare e progettare sul territorio. Un territorio può contenere una componente biologica, una componente antropica, può contenerle entrambe contemporaneamente e in differenti percentuali; può contenere laghi, fiumi, canali; può presentare un’orografia caratteristica, a volte del tutto pianeggiante, altre volte totalmente montana, spesso e volentieri articolata.

I confini del territorio li assegniamo noi, in base ai nostri scopi, alla nostra convenienza e ad un minimo di coerenza, quest’ultima indispensabile per ogni tipo di operazione scientifica (ma non solo).

Ma va aggiunto ancora un fattore, importantissimo se si ha l’ambizione di approcciarsi ad un territorio e alla ricerca di alternative per il suo sviluppo o per la sua conservazione con un minimo di credibilità: si tratta della percezione.

E se un territorio con il suo ambiente sono dati fisici obiettivi, generalmente misurabili e monitorabili attraverso indici e indicatori, il paesaggio è quanto di più soggettivo possa esistere, ed è il risultato di un mix fatto di cultura, tradizioni, storia. Sono proprio le persone, ossia gli abitanti del territorio che quotidianamente avvertono il paesaggio, modificano o conservano il paesaggio, ricordano e immaginano il paesaggio.

Solo dopo tutti questi passaggi si può parlare di identità di un territorio, un concetto fondamentale, alla luce del quale operare le scelte con intelligenza, lungimiranza e cautela.

Senza avventurarci nei molteplici usi impropri del termine “sostenibilità”, e delle sue oziose declinazioni in ossimori come sviluppo sostenibile, bisogna tuttavia premettere che, oggi più di ieri, ogni azione capace di mutare un territorio nelle sue caratteristiche va ponderata con molta prudenza, tenendo ben presente il per le generazioni presenti e l’attenzione per quelle future.

E le generazioni presenti hanno esigenze, usi, costumi, tradizioni, produzioni, panorami, lingue…ma anche priorità, emergenze, problemi insoluti.

La pianificazione del territorio non è una scienza in senso , quanto piuttosto la sintesi del contributo di tante discipline, dalla botanica alla statistica, dall’economia all’ingegneria.

E’ un processo che si concretizza in più stadi, concatenati tra loro in sequenza logica ma non privi di inter-collegamenti e particolare attenzione, al di là delle caratteristiche tecniche dei progetti e dei piani, delle varie valutazioni e delle opportunità, va posta nei confronti degli attori locali, dei cittadini, dei rappresentanti dei cittadini, associazioni, consorzi, enti e stakeholders.

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Infatti, non è più immaginabile imporre dall’alto delle decisioni come avveniva un tempo, ma la concertazione, la ricerca di soluzioni eque e rispettose deve essere parte integrante dell’iter pianificatorio.

Detto questo, bisogna comunque tenere presente che le decisioni finali, quelle definitive che poi avranno reali conseguenze, sono opera dei decisori politici, quindi espressione delle volontà politiche. E allora sono la capacità, la buona fede e la sensibilità dai politici a fare la differenza.

Ogni territorio ha una sua vocazione, che prende forma nel presente e dal passato, dalla situazione reale in cui versano la sua economia, il suo livello sociale, il suo ambiente. E anche se le così dette analisi di scenario sono capaci di ragionare in prospettiva, fornendo a volte un’immagine più o meno realistica di come potrebbe essere un territorio dopo la costruzione – ad esempio – di una determinata opera, resta il fatto che l’immagine di come il territorio è adesso è senza dubbio la più reale, la più attendibile e la più loquace.

Ma adesso, dopo questa interminabile introduzione, volevo parlarvi un po’ dello Stretto Di .

Sarebbe noioso, oltre che difficile, discutere in questa sede di tutti gli aspetti prettamente tecnico-progettuali o economico-sociali intimamente legati alla costruzione del , inoltre chi vuole informarsi su questi argomenti in modo più preciso sa dove cercare e cosa cercare.

E’ mia intenzione invece innescare una scintilla di riflessione.

Definirei lo Stretto un panorama mozzafiato, anche visto dalla Sicilia (…), e devo dire che questo è un dato inconfutabile.

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Ma se è vero tutto ciò che ci siamo detti sul paesaggio, allora risulta evidente come in molti, per lo più personaggi distanti da queste terre non solo fisicamente ma anche culturalmente ed emotivamente, percepiscano lo Stretto di Messina in maniera differente.

Una percezione differente da quella dei pescatori di pesce spada; differente da quella dei bagnanti in estate; differente da quella degli abitanti di Reggio, di Messina, di Scilla o di Ganzirri; differente da quella delle coppie che passeggiano romantiche sul lungomare di Cannitello; differente da quella di tutte le persone nate qui e che vedono nello Stretto un elemento caratterizzante di un’intera vita, a prescindere dal fatto che alcuni, magari, non hanno avuto la fantasia o la necessità di rinfrescarsi le idee su tutte le cose che ci siamo raccontati fino ad adesso, e forse per questo riescono ad immaginare un ponte di cemento che unisca le due coste, e non provano neppure un minimo di sgomento.

Solo adesso si capisce quanto la mia lunga introduzione sia utile ad una valutazione personale un po’ meno suggestiva.

Da anni il problema è aperto, e l’opinione pubblica ha preso posizione in maniera chiara e decisa.

C’è chi non è d’accordo con la costruzione del Ponte perché ha il sospetto che non sia un’opera utile alla Calabria e alla Sicilia ma solo a qualche politico con la voglia di passare alla storia come “quello che fece il Ponte”.

C’è chi da anni si batte la costruzione del Ponte perché conosce i flussi migratori di specie attraverso lo stretto e i danni che un’opera tanto impattante potrebbe causare.

C’è chi dice “no” al Ponte perché la popolazione non è mai stata realmente coinvolta nei processi decisionali, almeno nelle forme democraticamente accettabili, e dunque ne fa un problema soprattutto politico.

C’è chi si incazza quando sente parlare di Ponte perché ha visto parte del progetto, ha una minima idea degli impatti ambientali che il Ponte genererà e davvero si chiede come sia possibile devastare un territorio in maniera simile.

C’è chi non è a favore del Ponte perché sa bene come non tutti i luoghi siano equipollenti, e non tutte le opere possano essere applicate allo stesso modo in contesti differenti con un “copia e incolla”, perché la via per lo sviluppo in Calabria e in Sicilia sta nel turismo, nella valorizzazione del territorio e del suo ancora alto tasso di naturalità incontaminata, e non nel passaggio di camion pieni di acqua minerale.

C’è chi ha ben presente la condizione della Salerno-Reggio Calabria e gli viene da ridere al solo pensiero del Ponte.

C’è chi bestemmia quando sente parlare del Ponte perché pur vivendo in una città Metroplitana non ha ancora l’acqua corrente, dato che a quella potabile ha rinunciato da tempo.

C’è chi teme infiltrazioni mafiose nella gestione dei cantieri e nella costruzione del Ponte, e inoltre sa quanto la costruzione di una tale opera possa contribuire ben poco all’incremento dell’occupazione qui al sud.

C’è chi di Ponte non vuole neppure sentirne parlare perché, pur disinteressandosi totalmente di tutte le controindicazioni che comporterebbe, semplicemente non ci sta ad avere ombra sulla sua villa al mare.

C’è chi aderisce alla causa No Ponte perché attualmente la parte politica che gli sta dando da mangiare dice così, ma personalmente ritengo che non siano elementi da biasimare, perché comunque fanno numero dalla giusta parte.

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E poi c’è chi non vede l’ora che ci sia il Ponte. Qualcuno di loro non si fa domande ma appoggia incondizionatamente i comandamenti del Re; altri non hanno idea di cosa il Ponte comporti ma nel loro immaginario il progresso sta nello sviluppo e lo sviluppo sta nel cemento; altri sognano Reggio come Brooklin e la Calabria piena di Casinò; altri invece sin da quando si iniziò a parlarne tentarono di crearsi una teoria, e alcuni devo dire ci sono riusciti con buoni risultati, ma se mi capita di confrontarmi con loro, la discussione sul problema non si evolve mai oltre lo stadio elementare.

C’è chi addirittura tenta di paragonare i famosi Piloni, oggi elementi caratteristici del paesaggio con pizzerie e discoteche omonime, all’imponente impronta di un’opera di cemento che, non dimentichiamolo, non è indispensabile come l’energia elettrica.

E poi c’è da dire quanto i promotori e i sostenitori politici del Ponte, quelli che lo promettono e che lo hanno inserito nel loro programma, siano determinati a realizzarlo nel più breve tempo possibile, minimizzando ed oscurando sistematicamente i fermenti di opposizione e resistenza, utilizzando ogni mezzo, di comunicazione e non, per far passare il Ponte come un’opera ben voluta, amata da tutti e contestata solo dai soliti, pochi facinorosi.

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Provate a cercare su google immagini sullo Stretto di Messina, e ditemi se sono le stesse che avreste trovato quattro anni fa….

Sembrano essere scomparse le foto panoramiche, gli storici scatti suggestivi che conosciamo, ma in compenso si moltiplicano i fotomontaggi e i rendering che raccontano graficamente lo stretto già unito dal Ponte. Un po’ a volerci imporre psicologicamente qualcosa che c’è già, alla quale non serve opporsi. Non sto dicendo affatto che internet sia controllato come avviene in certe nazioni, o che il complotto sia già in atto, ma mi sono andato ad informare su quelli che sono i meccanismi in base ai quali ci si aggiudica le prime posizioni sui motori di ricerca.

E’ evidente come la contraddizione sia forte e palpabile, ma come in ogni cosa, è difficile che tutti la pensino alla stessa maniera, altrimenti non saremmo qui a confrontarci.

Io conosco bene le mie ragioni, so argomentarle con una discreta loquacità e con un minimo di fondamento ma in queste righe mi limito a fare la somma di tutte le motivazioni sopra elencate, quelle dei contrari intendo, dato che questo mio breve pezzo voleva solo spingere altre persone al ragionamento lucido e incondizionato.

Io comunque il 19 sarò alla manifestazione.

Nicola Casile

Ps. – La Rete No Ponte ha attivato un conto Paypal con il quale chiede a chi volesse di fare una donazione, anche simbolica, per sostenere le spese (manifesti, palco spettacoli, pernottamento artisti, convenzioni varie..) dell’organizzazione della manifestazione nazionale del 19 dicembre. Basta cliccare sul tasto qui sotto e seguire la semplice procedura. Come si dice a Reggio: “Senza sordi non si ndi canta missa“.


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