Speciale NoPonte – Manifestazione nazionale No Ponte: stralci di romantica disillusione

lunedì, 21 dicembre, 2009
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4 Commenti




Lì, in quell’angolo di mondo dove l’ di poter afferrare con una mano l’altra sponda ti induce a sorridere, a sognare, a credere nei valori comuni, nelle istituzioni, nella giustizia, negli uomini.

Lì in quello scorcio di paesaggio dove basta levare gli occhi al cielo per vedere i gabbiani librarsi nell’aria e per credere che la libertà sia di tutti e che tutti possano volare sempre più in alto.

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Lì dove ieri migliaia di giovani e adulti, uomini e donne si erano ritrovati per manifestare il dissenso contro l’ultima grande menzogna imposta loro da quei politici senza anima che strumentalizzano l’ignoranza pubblica per disporre sul tavolo da gioco le carte vincenti: quelle del potere.

Lì dove una voce corale ha tentato di alzarsi in cielo propagandosi come le onde del mare.

Lì dove ieri gli striscioni sfilavano imponenti indossando abiti preziosi, abiti per indossare i quali non occorre moneta, ma solo coscienza e spirito di partecipazione.

Lì dove ieri un No primeggiava su un si, al quale nessuno sa dare spiegazioni. Un No alla realizzazione di un’opera “de costruttivista”. Un No all’impiego inutile di forze. Un No allo spreco delle risorse. Un No al dispiegamento delle fatiche. Un No all’ennesima bugia.

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Lì dove ieri c’era anche Franco , membro del Comitato per la statale 106.

Tutti hanno visto il viso e sentito le parole di chi fino alla fine ha combattuto con grinta e ha urlato a gran voce No, e con quel No ci ha lasciato per sempre, morendo sotto lo sguardo immobile della folla. Una folla che ha imprecato, gridato e supplicato l’intervento tempestivo del pronto soccorso. Forse l’arrivo immediato dell’ambulanza lo avrebbe potuto salvare, ma quell’ambulanza che rappresentava l’ultimo baluardo di salvezza, in quella piazza non c’era.

Gli altri invece c’erano. C’erano i Poliziotti, le camionette e i defender, le guardie zoofile, le motovedette, gli elicotteri…ma l’autoambulanza era assente.

“Non ci sono sufficienti mezzi economici da investire nell’acquisto di mezzi di vitale necessità”.

Il ponte ha mietuto la sua prima vittima, ma di fronte all’impotenza di questa gelida vigilia natalizia, c’è chi ancora sostiene che “il ponte sullo serve per alimentare lo sviluppo della Sicilia e del meridione. Molti suggeriscono di dare quei soldi agli enti locali che come al solito scompaiano nel nulla. Io non ci sto…basta con le ruberie a fondo sperduto”.

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E mi vengono ancora a raccontare che tutto sommato non dobbiamo lamentarci perchè, in confronto alla Cina o ad altri paesi, noi possiamo dire a voce alta di conoscere la libertà. La libertà di navigare su internet senza restrizioni, senza limiti, senza censure (almeno fino a quando non giungeranno alla geniale conclusione che uno squilibrato lancia una statuina in faccia al presidente del consiglio perchè fomentato dal clima di odio che impera, anche on line).

Liberi di scegliere quale giornale leggere, quale canale televisivo guardare, e c’è da ricordare a tutti che le fonti di informazioni rispetto a solo dieci anni fa si sono moltiplicate in maniera impensabile, esponenziale.

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E vanno a chiacchierare, ospiti nelle trasmissioni televisive che odiano e che vorrebbero sopprimere, e ci dicono che siamo degli estremisti, perchè ogni nostra lamentela è pretestuosa, faziosa e non obiettiva quando mettiamo in evidenza i limiti di un sistema di informazione troppo imperfetto.

La mattina del 19 dicembre eravamo in tanti, così tanti da stupirci, ma avremmo voluto essere molti di più. Ognuno di noi ne era venuto a conoscenza grazie a internet, grazie alle mailing list, a facebook (…), a catene di sms; altri seguivano da tempo e da vicino la lotta e dunque si tenevano informati, e spargevano la voce, consapevoli che quel passaparola avrebbe creato una rete, e sarebbe riuscito a coinvolgere molte più persone di quanto tutte le televisioni, private e pubbliche, avrebbero potuto fare.

Peccato però che di quella nazionale contro la costruzione del Ponte Sullo Stretto di non fu data mai notizia, neanche nei telegiornali, neanche alla fine dei telegiornali, forse per non rubare tempo a servizi più importanti come “i regali di moda del Natale 2009″, o ancora “gli sviluppi di qualche infinito processo mediatico”, inutile, che troppi di noi seguono con morbosa curiosità.

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E neppure i grandi giornali hanno ritenuto opportuno concedere il giusto spazio ad una manifestazione nazionale che ha espresso il dissenso, deciso e soprattutto non strumentalizzato, di un’ intera popolazione che non ha intenzione di farsi costruire sotto il naso la piramide del faraone, in un territorio che ha bisogno di altro, e che in ogni circostanza ce lo ricorda.

Ad esempio una sola autoambulanza in una grande manifestazione pubblica, per la quale però è stato impiegato un numero sproporzionato di agenti di polizia, carabinieri, polizia provinciale, elicotteri, canotti, digos, assetto antisommossa e tutto ciò che è necessario per suggestionare l’immaginario collettivo.

Una sola vettura di soccorso assente proprio nel momento del bisogno, uno di quei momenti che possono decidere della vita o della morte di un uomo colto da un improvviso malore.

L’indignazione è generale, è mista alla rabbia, ma più cerchiamo di farci sentire più sembriamo muti e invisibili. Questa è la più grande frustrazione, e di libertà non vogliamo neppure sentirne parlare.

Un paese non è libero se un trans vince un reality show, e non è libero se vengono stampati quotidiani di destra e quotidiani di sinistra. Non è libero se ognuno può muoversi, dire e acquistare ciò che vuole, e non è libero se il presidente del consiglio si augura la vittoria del bene e della libertà come i più grandi eroi dei cartoni animati.

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Una grande voce si è levata, la voce di un popolo sistematicamente marginalizzato, stanco di avere come principale referente la ‘ndrangheta e come unica prospettiva un asse di cemento, tremendamente impattante, utile solo a qualche politico di turno e alla sua voglia di passare alla storia come “quello del Ponte”.

Una grande voce si è levata ma la nazione ha saputo poco o nulla sul grande fermento di questi giorni. Sicuramente meno di quanto non sappia su tutto ciò che è utile per distogliere l’attenzione dai veri problemi.

E il 23 dicembre invece, in mondovisione, sarà trasmessa e diffusa la notizia della prima pietra posta da Sua Maestà, tanto simbolica quanto efficace, e il bene trionferà finalmente sul male, come il Ponte trionferà prepotentemente sul mare.

Teodora Malavenda
Nicola Casile

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4 Commenti »

Salvatore S. dice:

Credo che questo periodo raccoglie mille discorsi…
L’indignazione è generale, è mista alla rabbia, ma più cerchiamo di farci sentire più sembriamo muti e invisibili. Questa è la più grande frustrazione, e di libertà non vogliamo neppure sentirne parlare.

Cheyenne dice:

Concordo con Salvatore, quel pezzo di un articolo davvero ben fatto e nel quale mi riconosco è una sintesi perfetta del sentimento che ci permea tutti.
Aggiungo un sentito “Ciao Franco”!

Davide Modafferi dice:

C’è poco da dire. Qualunque cosa si dica è stata già ripetuta dalle
migliaia di persone che credono in qualcosa e che sono scese in piazza a manifestarlo in quel 19 dicembre anonimo e sconosciuto alla gran parte del popolo italiano. ITALIA? Cos’è ormai l’Italia? Un cumulo di macerie e di frammenti sporchi gettati nel dimenticatoio e creati dall’operato di tutti i politici e i mafiosi che si sono succeduti al potere pubblico e non, nell’arco dell’ultimo secolo. Non possiamo più parlare di spirito patriottico. Non c’è più nulla di patriottico in quest’Italia, non c’è più nulla di vero e sincero. Non è come quelle storielle dei film e dei cartoni animati in cui il bene vince sempre. Il bene adesso è solo quello strumentalizzato da menti calcolatrici così operose da prevedere ciò che porterà del bene al popolo ma che in realtà si traduce solo in più soldi nelle tasche di chi organizza e dispone. La desolazione è invece la sola cosa che resta nelle menti e nello spirito di chi come me e come tutti i calabresi spera di poter continuare a guardare uno stretto come Dio l’ha creato. Chi sa se la Fata Morgana specchierà anche il ponte!!! Io dico che ne sarà così indignata da non manifestarsi più fino alla fine del mondo!!!

Davide Modafferi

peppeuz dice:

complimenti, mi è piaciuto molto l’articolo.
io ero con voi e, ovviamente, sottoscrivo ogni singola parola.

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