La ndrangheta minaccia Reggio Calabria, l’intervista di Caffè News Magazine





Di seguito l’ di Simone Aversano al sottoscritto uscita ieri su Caffè News Magazine sulla e le recenti vicende accadute tra e Rosarno.

21 gennaio 2010, il Presidente della Repubblica Giorgio è in visita istituzionale a Reggio Calabria per portare il forte messaggio di presenza dello Stato soprattutto dopo i recenti fatti di Rosarno. L’attenzione delle forze dell’ordine, dei giornalisti e della politica è tutta rivolta agli incontri che il Presidente ha in programma, alle parole che pronuncerà, ai gesti di cui si renderà autore. Tutti pronti ad osservare, giudicare, descrivere quello che succederà in un clima generale di speranza e di rinascita, di uscita da un brutto periodo in cui si sono fatte sentire le voci dell’illegalità e dell’inefficienza dello Stato, proprio qui in Calabria.

E invece qualcosa va storto, arriva una pesante interferenza che costringe a rimandare ad altra data l’occasione di distensione degli animi, nella politica e fra i cittadini di questa terra nelle mani della criminalità organizzata. Nella zona dell’aeroporto, lungo il percorso che Napolitano avrebbe dovuto compiere al ritorno dalla sua visita, viene ritrovata fra negozi e abitazioni un’automobile, regolarmente parcheggiata, non chiusa e con un finestrino semiaperto. All’interno, due fucili, due pistole, due ordigni rudimentali e una tanica di benzina. Che significato ha questo avvenimento?

Subito si mobilitano le forze dell’ordine, i giornalisti si spostano in parte dai luoghi della visita presidenziale per raccontare cosa è successo e che cos’è quell’auto, la politica distoglie per un attimo l’attenzione dal clima di rinascita per esprimere il proprio rincrescimento verso questo grave fatto. Si parla di attacco della ‘ndrangheta, forse di minaccia proprio al Presidente Napolitano, forse soltanto di intimidazione della criminalità organizzata locale per ricordare chi comanda sul territorio.

Mentre proseguono le indagini degli inquirenti per scoprire gli autori e i moventi dell’insano gesto, Caffè News Magazine ha intervistato Alessio Neri, responsabile del magazine giovanile online .org. Reggino e a stretto contatto con i fatti della criminalità locale, Alessio Neri ha risposto alle nostre domande sui significati dell’auto carica di armi ritrovata a Reggio Calabria, cogliendo l’occasione per fare il punto sulla potenza criminale della mafia delle ‘ndrine poco tempo dopo i fatti di Rosarno.

- Dalla cronaca dei giornali abbiamo appreso nei dettagli di quanto è successo a Reggio Calabria durante la visita del Presidente Napolitano: ci riferiamo all’automobile che i carabinieri hanno ritrovato carica di armi. Cosa sai dirci di più come cittadino di Reggio che ha vissuto questa vicenda?
Mi trovo, per motivi di lavoro, a Roma e quindi non ho vissuto la visita del Presidente a Reggio in prima persona. Posso dire, però, che sono venuto a sapere del ritrovamento molto prima che qualunque testata ne parlasse, perchè tra i miei contatti Facebook una persona che abita lì di fronte ha scattato delle foto e le ha pubblicate prima ancora che sul posto si recassero i giornalisti. Inizialmente era stato dato un pre-allarme autobomba e infatti queste persone si erano preparate per essere evacuate. Posso anche dire che tra le prime persone che hanno visto quelle foto c’era anche il proprietario del negozio di fronte al quale è stata trovata l’automobile, che ha commentato le immagini con grande stupore e paura. A titolo puramente di cronaca, credo possa essere un utile elemento considerare che l’automobile è stata trovata quando gli esercizi commerciali erano chiusi per la chiusura pomeridiana, quindi nessuno avrebbe potuto vedere, anche solo per caso (eccetto gli inquilini delle abitazioni immediatamente adiacenti o dei passanti), chi aveva lasciato quell’auto lì. Credo possa essere un elemento utile nel considerare “la dinamica” generale dell’evento.

- Come responsabile del sito LiberaReggio.org, e quindi come persona a stretto contatto con il giornalismo e la politica di quella zona, sinceramente ti aspettavi la possibilità di un simile “attacco”?
Se si sia trattato di un attacco non lo so, ma dovremmo ben definire verso chi, eventualmente, è stato rivolto. Se consideriamo la cittadinanza reggina, attacchi di questo genere se ne vivono settimanalmente, dunque non si è trattato di una novità. Se consideriamo, invece, un possibile attacco al Presidente Napolitano… beh non me lo sarei mai aspettato.
Si tratta di un periodo di interlocuzione e di “comunicazioni”, altrimenti ci sarebbero già stati dei morti sul campo. La mia opinione è che si tratti di un messaggio, più che di un attacco.
Se è permessa una digressione, vorrei dare una mia interpretazione del messaggio, visto che la ‘ndrangheta è un’organizzazione che fa delle valenze simboliche un grande strumento di comunicazione e che, quindi, usa scientificamente alcuni simboli ogni volta che si palesa in pubblico. Dati i luoghi e le modalità del ritrovamento mi viene da pensare che due fucili con le canne segate (mozze) a mo’ di “lupara” diano un’identità inequivocabile a chi ha lasciato quell’arsenale lì.
Le pistole, gli ordigni esplosivi e la tanica di benzina con i fiammiferi attaccati potrebbero voler dire che chi le ha lasciate lì è in grado di uccidere, di distruggere e fare stragi e di continuare ad opprimere la popolazione del territorio incendiando negozi, automobili, eccetera. Infine, il fatto che abbiano lasciato l’arsenale vicino all’aeroporto, lungo il tragitto che avrebbe percorso il Presidente della Repubblica (e che era ovvio che sarebbe stato controllato nei minimi dettagli), potrebbe voler dire che sono in grado di compiere quelle azioni delittuose, così simbolicamente rappresentate, ovunque. Anche dove passa il Presidente della Repubblica.

- I giornali nazionali non hanno esitato a dire che si è trattato di un messaggio della ‘ndrangheta che avverte tutti su chi comanda il territorio. Anche il Procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso è dello stesso avviso. Tu credi che ciò sia del tutto vero? O anche questa è una verità in qualche modo “usata” per coprire intrighi ben più oscuri e pericolosi?
Sono d’accordo con il Procuratore Antimafia Pietro Grasso sul fatto che le armi fossero un messaggio ma credo che più che alle istituzioni, il messaggio fosse rivolto alla politica. Non dimentichiamoci che la campagna elettorale per le elezioni regionali sta partendo in questi giorni. Sul tavolo ci sono le questioni che riguardano l’uscita della Regione Calabria dalla società per azioni Stretto di Messina, la costruzione di una centrale a carbone nel territorio di Saline Joniche, il rilancio del porto di Gioia Tauro. Tanto per fare qualche esempio.

- La ‘ndrangheta è più forte oggi o ieri a Reggio? I fatti di Rosarno hanno cambiato qualcosa secondo te?
Nell’ultimo anno sono stati sequestrati decine di milioni di euro in denaro e in beni mobili e immobili alle ‘ndrine, ci sono state decine di operazioni di polizia con centinaia di arresti tra cui quelli di un paio di esponenti di primissimo piano a livello provinciale (quindi anche delle famiglie di ‘ndrangheta operanti all’estero). Per esempio: Pasquale Condello che ora dovrebbe scontare 4 ergastoli e qualcosa… Il Condello è stato arrestato a casa sua, nel suo quartiere, nella periferia sud di Reggio.
Penso che nonostante l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura ancora oggi i boss latitanti possano vivere nelle loro abitazioni senza che nessuno, pur conoscendone bene le “gesta”, possa denunciarli alle autorità.
La forza di tutte le mafie è la paura che incute nel resto della popolazione che ne condivide il territorio. Questa forza la ‘ndrangheta la possedeva già nella seconda metà dell’800 ed è tutt’ora intatta. Provare per credere…
I fatti di Rosarno hanno acceso dei riflettori, sono stati mandati dei nuovi messaggi che non sono facilmente leggibili anche per noi cittadini informati. Sabato 23 gennaio a Rosarno si è svolta una manifestazione contro le mafie alla quale hanno partecipato numerose scuole del territorio con i loro alunni, non c’era nessun vessillo politico. Se questo genere di mobilitazioni della popolazione continueranno sul territorio allora vorrà dire che qualcosa i fatti di Rosarno l’hanno cambiato davvero…

- Come cittadino che si impegna per il proprio territorio, quale categoria sociale o produttiva temi possa subire maggiore influenza da parte dell’attività mafiosa della ‘ndrangheta, oggi come oggi?
Oggi come ieri, le fasce più povere e meno acculturate della popolazione, gli affaristi e i potentati economici, i politici di ogni ordine e grado sono in condizione di subire la paura esercitata dalla ‘ndrangheta e quindi essere influenzati nelle loro azioni. Possono essere facilmente sedotti con grandi quantità di denaro o con favori di ogni genere.

intervista di Simone Aversano

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