Fotovoltaico, un semisconosciuto
La conversione fotovoltaica consiste nella trasformazione diretta dell’energia solare in energia elettrica tramite dispositivi a stato solido (celle fotovoltaiche) la cui tecnologia si basa sui semiconduttori (costituiti da silicio), prodotti con metodi affini a quelli impiegati nell’industria elettronica. La tecnologia fotovoltaica appare quella che consente il più efficace utilizzo nel lungo termine e su grande scala delle fonti rinnovabili, soprattutto in Paesi come il nostro, con alti livelli di insolazione ed il cui potenziale energetico fotovoltaico ammonta a 47.000 miliardi di kWh/anno. Se si pensa che il fabbisogno elettrico nazionale si attesta sui 270 miliardi di kWh/anno, è facile intuire che utilizzare una piccola parte del potenziale fotovoltaico potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico del nostro Paese: è quindi evidente che un uso pur limitato di questa tecnologia sarebbe in grado di ridurre significativamente la dipendenza energetica dalle fonti convenzionali.
L’impatto inquinante del fotovoltaico è ridotto ed è legato alla sola fase produttiva dei supporti di silicio: la costruzione dei moduli, infatti, richiede l’uso di tecnologie convenzionali poco inquinanti e la spesa di energia vale, alle latitudini meridionali, circa il 20% dell’energia prodotta nella loro vita utile.
A differenza di altre fonti rinnovabili il fotovoltaico beneficia della indipendenza del luogo di installazione rispetto alla fonte di energia: seppur in misura variabile, sulla superficie terrestre l’irraggiamento solare arriva ovunque, la fonte eolica e quella idrica sono invece limitate a zone specifiche del territorio, in cui tali risorse si concentrano in misura adeguata per consentirne lo sfruttamento, mentre la biomassa va coltivata in siti o comunque trasportata. Da qui un ulteriore pregio del FV: tali impianti sono gli unici idonei ad applicazioni di tipo locale, sono modulari e impiegabili dai milliwatt ai megawatt, e possono risolvere ovunque fabbisogni puntuali non estensivi, capaci di alimentare autonomamente utenze isolate distanti dalla rete elettrica o protette da vincoli, tipo parchi naturali, isole, etc., nonché essere integrati negli edifici di nuova costruzione, secondo la corretta filosofia costruttiva delle architetture “bioclimatiche”, le sole che, per posizionamento, scelta dei materiali costruttivi, integrazione di sistemi energetici, tendono a produrre autonomamente il proprio fabbisogno di energia, svincolandosi da qualunque dipendenza esterna.
Esiste una controindicazione importante alla diffusione del fotovoltaico: il suo costo di produzione è ancora non competitivo con le tecnologie a fonte fossile o rinnovabile matura (idroelettrico, eolico), l’installazione di impianti in cui si desiderino potenze di taglia industriale conduce a grandi occupazioni del territorio: tali assetti sono assai poco attuabili nel nostro Paese, sia per l’evidente mutamento che subirebbe il paesaggio (grandi superfici riflettenti), sia per la difficoltà di reperire ampi siti che siano autorizzabili e non altrimenti destinati.
Giuseppe Rosaci
Fonti
- wikipedia
- Martin A. Green: “Solar cells, operating principles, technology and system applications” Ed. Mc Graw Hill;
- Martin A. Green: “Silicon solar cells, Advanced principle & practice” Ed. Mc Graw Hill ;
- F.Groppi, C. Zuccaro: “Impianti solari fotovoltaici a norme CEI: guida per progettisti ed installatori” Ed. Utet
- www.enerpoint.it
- www.gse.it





…e dunque?
La fonte rinnovabile Sole è senza dubbio una risorsa da valorizzare e su cui puntare, ma sono molto critico sui concetti tanto cari agli economisti come ad esempio la sostituibilità.
Io non mi auguro che si tenti di mantenere gli stessi livelli di crescita passando gradualmente dal petrolio alle rinnovabili.
..scusate la lagnanza, ma mancano dei pezzi?
Mi sembra un buon inizio, e mi permetto di suggerire il proseguio..
- conto energia;
- produzione asincrona (l’elettricità va prodotta ed utilizzata, non si può accumulare);
- parco solare sulla vecchia A3 (Scilla – Reggio)
- solare termodinamico (prototipo archimede by enel+enea)
..vabbò, per ora ‘mbasta, vado a produrre un po’ di C02
SaluTato
@nicola
La sostituibilità non deve necessariamente essere intesa secondo me come semplice sostituzione delle vecchie fonti con le nuove, nella speranza di una continuazione della crescita del PIL. Quest’ultimo è la somma di ogni ricchezza e potrebbe aumentare anche se non si producesse più energia elettrica in generale (ovviamente è un’ipotesi per assurdo ma matematicamente possibile). Il discorso dell’usare fonti del genere al posto di petrolio e carbone implicherebbe comunque un cambio nelle modalità di produzione dell’energia, del suo trasporto e del suo sfruttamento richiedendo, per lo meno nelle nuove costruzioni, anche un certo risparmio energetico e un certo tipo di edilizia che unita al fatto che l’energia non sempre dovrebbe essere trasportata potrebbe effettivamente ridurre i bisogni di infrastrutture e impianti pubblici (per lo meno farli diminuire) con un risultato a medio termine di abbassamento della ricchezza nominale prodotta ma un aumento della ricchezza sociale e diffusa che col PIL c’entra poco ma che influenza le vite di molti…
@tato
si in effetti è un buon inizio, speriamo che il nostro peppe continui su questa scia e che faccia attenzione ai rilievi che hai posto
(A)lessio
@nicola
e dunque….che c’entra la sostituibilità e gli economisti? si parla di complementarietà, di nuove alternative…c’è molto altro di cui parlare sull’argomento rinnovabili, non la butterei su discorsi anti- , è un’altra storia….;)
@tato
meglio essere chiari e trattare una cosa per volta,senza fretta