L’Italia verso il nucleare. Dov’è la convenienza?
Anche l’Italia si sta avviando verso il nucleare fortemente voluto dal governo Berlusconi e sostenuto da altre forze politiche importanti come quella guidata dal leader Pier Ferdinando Casini. E’ stato dato il via libera per l’individuazione dei siti che ospiteranno le centrali nucleari. In particolare, il Consiglio dei ministri ha approvato due schemi di decreti legislativi. Il primo riguarda la “localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché misure compensative e campagne informative”. Il secondo concerne il “riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”.
L’immagine di seguito riporta le possibili sedi degli impianti indicate alcuni anni mesi fa.
Una mappa più precisa verrà resa nota a Marzo, dopo le prossime elezioni regionali. I siti verranno scelti in base a dei parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche quali la sismo-tettonica, la distanza da aree abitate, la geotecnica, la disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, la strategicità dell’area per il sistema energetico e le caratteristiche della rete elettrica, i rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.
I territori che ospiteranno questi impianti potranno usufruire di un beneficio economico su base annuale da corrispondere anticipatamente per ciascun anno di costruzione dell’impianto; l’aliquota è pari a 3.000-4.000 euro per ogni MW sino ad una potenza di 1.600 MW, “maggiorata del 20% per potenze superiori”. Inoltre, sono previsti dei compensi per le Province e i Comuni che ospiteranno i prossimi impianti. In particolare, le imprese e gli abitanti delle zone in questione non avranno solo sconti nella bolletta elettrica ma anche in quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l’Ici.
Ma il nucleare è così vantaggioso come dicono?
Sembrerebbe proprio di no. I costi necessari per gestire un progetto di questo tipo sembrano molto elevati. Infatti bisognerebbe includere le spese per lo stoccaggio delle scorie e la dismissione di centrali obsolete. Inoltre il funzionamento delle centrali dipende dall’isotopo dell’uranio, l’uranio 235, che è solo lo 0.3% dell’uranio totale. Quest’ultimo, oltre ad essere un elemento in esaurimento (e quindi il suo costo aumenta), non è presente in Italia e quindi siamo costretti a comprarlo dagli altri paesi rimanendo così dipendenti dall’estero come per il gas e il petrolio. A tali costi bisogna aggiungere quelli degli aiuti statali e delle agevolazioni che verranno date alle popolazioni dove verranno costruite le nuove centrali.
Solo qualche anno fa il prof. Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, in un’intervista pubblicata dal quotidiano Repubblica, affermava che: “ non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni…. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”. A proposito dei costi del nucleare Rubbia dice: “Sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”. Riguardo alla sicurezza delle nuove centrali il professore, infine, ribadisce: “Non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali “.
Dopo Chernobyl vi sono stati vari incidenti più o meno gravi, noti e documentati in tutto il mondo, come dimostra anche graficamente questa mappa.
Quale alternativa al nucleare?
Nel deserto del Nevada è stato costruito un impianto per la produzione di energia solare. Esso produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. In Italia e in Europa non abbiamo deserti per ospitare questi grossi impianti però, secondo Rubbia, possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere in Africa e trasportare energia nel nostro Paese.
Infine alla domanda sul perché non si ricorre ad un sistema energetico di questo tipo, il professore risponde: “Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.
Se il nucleare non conviene all’Italia per problemi di dipendenza dall’estero e costi economici elevati, oltre i noti problemi di esposizione a seri pericoli ed inquinamento, perché attuare questo progetto? Non potremmo incentivare il risparmio energetico, la produzione mediante fonti rinnovabile come il geotermico? Non potremmo aumentare i fondi per la ricerca (che in Italia scarseggia) in attesa di nuove tecnologie?
Carmelo Corrente








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