Cornetto&Cappuccino – Awa Ly e all’improvviso è musica
Parigi-Roma solo andata. Incomincia così l’avventura di Awa Ly, artista franco-senegalese che ha da poco inciso il suo primo disco ufficiale insieme all’amico e cantante Massimo Giangrande. Modulated, questo il nome del progetto, è una raccolta di dodici brani dal ricercato sapore internazionale che vanta la partecipazione di personalità del calibro di Fabrizio Bosso, Tuck and Patti e Greg Cohen.
Incontriamo Awa al termine di un concerto romano, stanca ma non ancora a corto di energie, con tanta voglia di raccontarsi e raccontarci come questo suo sentirsi “cittadina del mondo” le abbia regalato, e noi speriamo questo sia solo l’inizio, tanti piccoli grandi successi.
Nata e cresciuta a Parigi, ha la fortuna di conoscere la lingua e la cultura italiana in seguito ad un breve soggiorno-studio nelle splendide colline toscane. Entusiasta dell’esperienza liceale, dopo la laurea in Economia decide di fare ritorno nel Bel Paese per iniziare da Roma un percorso lavorativo. E dato che oltre all’amore anche il successo arriva all’improvviso, smessi i panni della stagista, si ritrova in un batter di ciglia prima davanti ad una cinepresa, diretta dalla bravissima Cristina Comencini nel ruolo di Veronique per il film “In bianco e nero”, e subito dopo sui palchi, ma questa volta nella veste della cantante dal futuro promettente.
Da Parigi a Roma. Raccontami questo viaggio.
Venni in Italia con il progetto Leonardo e arrivai a Roma per fare uno stage di sei mesi. Lavoravo a Cult Network Italia e mi occupavo di programmazione sul cinema d’autore. Finito lo stage passai a Sitcom dove invece mi occupavo di sviluppo internazionale.
Di tanto in tanto alcuni amici musicisti mi coinvolgevano nelle jam session dei locali romani e questo ha consolidato la voglia di intraprendere la carriera di cantante. Le prime attività di rilievo iniziano con l’etichetta discografica indipendente Eko Music, che promuove il brano “tu verras” che diventa la sigla della trasmissione Demo di Radio Rai Uno. Contemporaneamente nasce la prima formazione Deeper Blue e da qui iniziano numerose collaborazioni fino ad arrivare a Massimo Giangrande.
Roma mi ha stregato… rispetto a Parigi ha ritmi più umani. Ovviamente anche la Francia offre tante opportunità ma a chi mi chiede come mai ho deciso di vivere in Italia, rispondo che qui ho trovato un equilibrio a cui difficilmente saprei rinunciare.
Influenze senegalesi?
Nell’utilizzo della voce e negli strumenti presenti durante i live…per esempio uso cora e tama.
Tantissimi senegalesi mi scrivono per dirmi che sono molto contenti di ascoltare la mia musica perché è ricca di influenze….che parlano dell’Africa.
Il tuo rapporto con la musica: come e quando nasce? Che generi ami ascoltare?
La passione per la musica mi accompagna fin dai tempi dell’asilo, ma mai avrei pensato di vivere e di sostenermi economicamente di sola musica. Lo testimonia il fatto che ho studiato e frequentato l’università.
Per quanto riguarda i miei gusti musicali…devo ammettere che sono fortemente eclettici…ascolto veramente di tutto ad eccezione dell’heavy metal. La Musica mi parla tutta o quasi (sorride…).
I nomi di quali cantanti?
Sono cresciuta ascoltando musica anglosassone, africana e afro-cubana.
Per esempio…Youssou N’Dour, Ismaël Lo, Sting, Ben Harper, Pino Daniele, Barbara Eramo, Massimo Giangrande, Sergio Caputo con il quale peraltro ho avuto il piacere di collaborare, Fabio Concato …ma ce ne sarebbero altri…
A proposito di Massimo Giangrande…com’è nata la vostra collaborazione?
Massimiliano Bruno è la persona che ci ha fatto incontrare diversi anni fa alla fine dello spettacolo L.E.T liberi esperimenti teatrali, al Teatro Cometa off in cui Massimo in quel periodo curava la parte musicale. Poi venne ad un mio concerto in un locale di S.Lorenzo, il Tumbler, e da lì nacque questo sodalizio artistico che devo ammettere ci sta dando belle soddisfazioni.
Il primo brano con cui abbiamo iniziato è stato “Fade out” e poi “All around me”.
Cosa mi dici di Modulated?
“Modulated” è un Pop’n’ Folk con molte contaminazioni. Sono 12 brani interamente in inglese. Massimo ha curato gli arrangiamenti e la registrazione. I testi sono sprazzi di vita quotidiana a volte trattati in modo arrabbiato, altre volte in modo dolce, ma sempre con una velata melanconia di fondo.
Duetteresti con?
Ben Harper…non ho dubbi. Ho avuto modo di incontrarlo lo scorso anno qui a Roma e sono riuscita a fargli avere i miei brani. Il giorno dopo ci siamo rivisti nella trasmissione della Dandini e mi fece i complimenti perché li aveva già ascoltati. Quindi sono convinta che nella vita tutto può succedere.
Cosa mi racconti della tua esperienza di attrice?
Sono esperienze importanti e formative che senza dubbio ripeterò avendone occasione. Non ho mai studiato recitazione, né seguito dei corsi “riparatori” prima delle riprese ma sono sempre stata molto naturale…e questo è merito anche dei due grandi registi che mi hanno diretto…Cristina Comencini nel film In bianco e Nero e Daniele Luchetti in La nostra vita.
Ma se un giorno dovessi scegliere tra cinema e musica, non esiterei neanche un istante (con le mani mi indica che la scelta ricadrebbe sulla seconda opzione).
Cosa ne pensi delle vicende dei mesi scorsi dei migranti di Rosarno?
Mi intristisce parecchio constatare che ancora oggi in Italia, un Paese bellissimo con una storia e una cultura invidiabili, ci siano dei forti tabù nei confronti di chi ha la pelle nera. Nei primi del ‘900 gli italiani sono stati emigranti e sfido chi non abbia in famiglia uno zio d’America. Gli italiani non possono avere una memoria così corta…altrimenti rischiano di sembrare un cane che si morde la coda. Vorrei si potesse affrontare tutto con serenità. Le mie non vogliono essere parole utopistiche ma ferma convinzione che con l’amore e con l’arte ci si possa “unire”. E’ anche questo il messaggio che voglio trasmettere con la mia musica.
Teodora Malavenda











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