Fight for your Relax, bisogni fisiologici

mercoledì, 24 febbraio, 2010
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Dormite poco durante la settimana e pensate di poter recuperare il perso sonnecchiando il fine settimana? Non serve. O meglio, non basta!

Secondo uno studio del 2003, del Walter Reed army institute of research:

“Ci vuole almeno una settimana per smaltire gli effetti negativi, cognitivi e , della mancanza di sonno”

Gli scienziati hanno scoperto che il sonno di recupero non consente di recuperare “del tutto”. Addirittura una settimana di dormite regolari e abbondanti potrebbe non far recuperare completamente quanto perso nei 5 giorni lavorativi e di poco sonno.

In un’altra ricerca simile, sempre dello stesso centro di ricerca, viene fuori che

“ci si riprende più in fretta da una settimana di sonno scarso se questa è preceduta da un accumulo ottenuto dormendo dieci ore per più notti”

Dunque una bella dormita non basta a recuperare una settimana intensa, però se dormite tanto prima e tanto dopo allora il sonno forse lo recuperate. Non sono sicuro della necessità di svariate ricerche scientifiche per giungere a conclusioni simili ma sempre meglio essere sicuri anche se il futuro è spessissimo difficile da prevedere. Se possedete questa dote, però, allora potrete aspirare al corretto.

E’ importante sapere queste cose soprattutto dal momento in cui consideriamo che viviamo in un mondo in cui lo stress da frustrazione e da poco sonno sono all’ordine del giorno. In una grande città questo si nota semplicemente uscendo di casa la mattina per andare a lavoro; insulti, risse sfiorate e portate a compimento, malanove lanciate, come giavellotti pesante e affilati, a chiunque ti sta attorno sono un chiaro sintomo di menti rovinate che possono essere ammirate sia in mezzo al traffico, che nei mezzi pubblici.

Se volete davvero sentirvi riposati, rilassati dovete “impegnarvi” ogni giorno. Sembra un contro senso ma il “non far nulla” è un arte. Come ogni arte questa va esercitata costantemente e con passione. Per prima cosa, provate a non fare nulla. Anche solo 5-10 minuti al giorno, almeno per incominciare. Abbandonatevi alla condizione indefinita di chi non vuole fare le mille cose che ci sono da fare. Abbandonate ogni pensiero al dopo e godetevi il momento. Dovete fare la spesa? Cucinare? Pulire? Dopo. Adesso dovete solo respirare.

Secondo Veronique Vienne, esistono svariate modalità di non far nulla che possono essere suddivise fondamentalmente in due grandi livelli di pratica quotidiana: una base, e una più avanzata che non si limita al semplice esercizio delle funzioni fisiologiche necessarie alla sopravvivenza del corpo umano.

Appunto, nella prima categoria da considerare, possiamo collocare:

  • l’arte del respirare: ogni volta che potete, respirate profondamente e senza sforzo considerandola come un’attività nella quale non si prende l’aria, ma si butta fuori l’anidride carbonica (meglio se pensate che poi quella che emettiamo noi viene riassorbita dalle foglie delle piante che la lavorano nel processo di fotosintesi clorofilliana e grazie alla quale producono l’ossigeno… il problema, forse, è quando le piante scarseggiano proprio perchè non ci rilassiamo mai..). Semplicemente, vi riempirete i polmoni al semplice scopo di svuotarli subito dopo, e così via. Respirare prondamente è sempre stata considerata una cosa benefica: quando superi una crisi, tiri un di sollievo, quando ci si gonfia il petto, ci sentiamo indotti a pensare che il “dolore” venga raccolto nei polmoni per poi, appunto, essere buttato fuori.

  • l’arte di gustare: “L’unico modo per placare il desiderio è buttarsi!” E’ una frase fatta ma bisognerebbe mangiare lentamente e non solo perchè fa bene allo stomaco. Fa soprattutto bene alla mente! Quando mangi lentamente, gusti il tuo cibo, boccone per boccone facendo attenzione anche alla sensasione tattile che viene stimolata con il contatto con le labbra mentre nello stesso attimo il nostro naso stimola il nostro cervello per godere del profumino che abbiamo sotto i baffi (non è un modo di dire maschilista). Il risultato di tutto ciò è passare un attimo indimenticabile che spesso può portare la persona più taciturna a diventare un poeta che decanta le lodi di quanto ha appena masticato (o che sta continuando a masticare).

  • l’arte dell’ascoltare: l’apparato uditivo umano è un complesso sistema perfettamente equilibrato nel suo corretto funzionamento. Quando ti trovi in una discussione non è necessario che parli se vuoi comunicare. Se sei al bar con dei noiosi conoscenti o in riunione a lavoro, siediti in disparte e ascolta. Sii l’ascoltatore ufficiale. Seguire ogni singola parola di uno scambio verbale è una faticaccia. Il nostro cervello non è in grado di rispondere a tutti gli umpulsi mandati dall’orecchio. Infatti, in tempo reale, ricostruisce e riempie i buchi tra le parole, corregge errori gramamticali, tende a terminare prima frasi, supponendo e dunque interpretando (come quando digitate mezza parola su google e lui ve ne scrive una sotto con la stessa combinazione di lettere, ma magari diversa da quella che scriverete due battute dopo). Questo fenomeno si chiama “restauro dei fonemi“. Capite anche voi che tutto questo ricostruire è un lavoro inutile che rischia di appesantire il nostro già compromesso processore. Dunque limitatevi ad ascoltare vagamente, non ricostruite, non partecipate alla conversazione. Il silenzio può comunque contribuire in tanti modi a condizionare l’esito della conversazione.. oppure contribuisce ad aumentare la confusione. Non è detto che questo sia una cosa negativa.

Alessio Neri

..continua..

Fonti:
- Internazionale, n829, anno 17
- L’arte di non far nulla, Veronique Vienne e le foto di Erica Lennard

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