Fight for your relax, non fare

venerdì, 26 febbraio, 2010
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Parte 1 – Fight for your relax, bisogni visiologici

Nella prima parte di questo scarna teorizzazzione dell’ del non far nulla ci siamo concentrati sui bisogno fisiologici dell’uomo. Ricapitolando: il bisogno di dormire, l’ del buon respiro, la goduria del gusto e la necessità del far finta di esercitare l’udito.

Le capacità umane come ben sappiamo possono andare ben oltre l’esercizio delle attività necessarie alla sopravvievenza.

Nella lingua italiana, anche se spesso in maniera scorretta, si usa il verbo fare per indicare un’infinità di azioni diverse. La cosa che non tutti sembrano sapere è che sappiamo anche non fare, ma ce lo scordiamo molto spesso rinunciando ad una allettante metà della mela delle capacità umane.

Dunque, per riappropriarci del nostro al non facendo possiamo annoverare, in base al libro di Veronique Vienne, 6 diverse modalità:

  • l’arte di aspettare – “Prenditi tempo per aspettare: così facendo, creerai la base per i tuoi ricordi”. Indugiare nel presente ci permette di non lasciarci andare in sciocchi e inutili isterismi tipici dell’attesa di qualcosa che sta per succedere o che succederà. Quando aspettiamo un autobus, una visita medica o un amico in ritardo non scrutiamo l’orizzonte e non guardiamo ogni 3 minuti l’orologio sperando che le lancette vadano più velocemente di quanto fanno in realtà. L’attesa è un momento del presente che va vissuto come tutti gli altri. Facciamoci avvolgere dai pensieri più assurdi, contiamo le luci che abbiamo intorno, battiamo il piede al ritmo di una melodia che non esiste se non nella nostra fantasia.

  • l’arte di fare il – Il corpo umano, così come il mondo intero, è per la maggior parte costituito da acqua. Per questo motivo non esiste attività umana più naturale che immergersi nell’acqua. Quando ti immergi nell’acqua hai l’impressione di essere molto più leggero perchè non subisci per intero l’effetto della forza di gravità grazie a quella coltre di grasso al di sotto della nostra cute che ci permette di rimanere a galla come un mammifero marino qualunque. Ma l’acqua, sia essa il mare, una piscina o la nostra vasca da bagno.

  • l’arte di rimandare – “Soffocare gli impulsi produttivi è un’attività pesante tanto quanto cedere e agire“. Gli esseri umani, come appena detto, sono in gran parte formati d’acqua e come questa tendono a vagare qua e la appena si trovano in un ambiente libero da pressioni. Oltre alla vasca da bagno ambienti del genere se ne trovano ovunque. Ogni volta che devi fare qualcosa prova a rimandare, fare questo ti consentirà di calarti in un ambiente libero, ti consente di vedere posti che altrimenti non avresti mai visto o ti consente di sbrigare faccende che avevi rimandato da tempo. Fai attenzione, però. Non rimandare mai tutto al fine settimana, rischi di ingolfarlo di impegni creando un’ulteriore forma di obbligo. “Tenta di perdere tempo quando capita”; quando è il momento di pulire la cucina, ricordati di leggere l’ultimo capitolo del libro che stai leggendo ma prima di arrivare alla fine fermati, usa l’arte del respiro per non affannarti e metti a posto il cassetto della biancheria. Non ti dare degli obblighi da portare per forza a termine. Se puoi, cerca di soffocare gli impulsi produttivi della tua mente ma se questo ti risulta troppo pesante, distraiti. Pensa ad altro.

  • l’arte di – Un ottimo modo per trovare le motivazioni per rimandare senza meta qualche attività è saper poltrire. Non solo a fine giornata, quindi, ma sempre, quando ci va. Trova un piano orizzontale comodo e sprofondaci dentro lasciando vagare il tuo cervello, riportandolo sulla terra. “Il bacino è la struttura ossea più pesante del nostro corpo, lo è molto più della scatola cranica. Una volta che è appoggiato su un qualche ripiano basso, è come se tu avessi gettato un’ancora“. Osservare e pensare al mondo da 60cm da terra ti fa cambiare punto di vista e, letteralmente, prospettiva. Riesci ad osservare angolini del mondo e del tuo salone completamente sconosciuti come quella ragnatela che non avevi mai visto nell’agolino lì in alto a destra. Mi raccomando, se ti viene voglia di levarla trova immediatamente una valida motivazione per rimandare questo evento.

  • l’arte di – “Sbadigliare è piacevolmente poco faticoso ed è – un mistero per la scienza – contagioso“. “Lo sbadiglio è un esercizio per riprendere tono adatto a persone naturalmente, e ingiustificabilmente, pigre” Perciò, mi raccomando, spalanca la bocca più che puoi, scardina le mandibole e stirati proprio come in una sessione intensa di yoga. Lo sbadiglio libererà un  invisibile ma possente flusso di energie represse che attaversano il tuo corpo e ti proverai, anche solo per un attimo, un momento di vera piacevolezza.

  • l’arte di sonnecchiare – “Se hai troppo da fare, concediti un pisolino” per poi ritornare al mondo dopo qualche minuto con una visione rinnovata della vita. Distendersi può essere considerata un’attività produttiva a tutti gli effetti in quanto contribuisce a creare le fondamenta per i tuoi successivi momenti di lucidità.

Siamo partiti, nella prima parte di questo piccolo saggio, dal sonno e finiamo con l’arte del sonnecchiare.

E’ chiaro a tutti e ci sono numerose prove scientifiche che affermano che la carenza di sonno provoca un grave deterioramento della coscienza: fatica, incapacità a concentrarsi, allucinazioni tattili e visive.

La carenza di sonno genera anche tutta una serie di brutti e sconvenienti avvenimenti micro e macro sociali. Dunque, se credi in un mondo migliore e vuoi fare qualcosa per raggiungere questo obiettivo: rilassati!

La pratica del relax consiste nella riappropriazione diretta di un sacrosanto diritto umano e bisogno naturale che potrebbe portare a quantità enormi di benefici nella vita civile di qualunque paese. Questa pratica però non è come una manifestazione pubblica: una fiammata e via. Occore che tutti i giorni, in ogni momento utile, il relax venga spinto ai suoi massimi livelli ed esercitato secondo le soggettive esigenze individuali.

Siate rivoluzionari. Riposatevi!

Alessio Neri

Fonti:
- Internazionale, n829, anno 17
- L’arte di non far nulla, Veronique Vienne e le foto di Erica Lennard

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Un Commento »

Denise dice:

In questa società il riposo è accettato solo nella misura in cui è funzionale alla produttività. Il riposo, l’ozio, l’inazione, l’abulia, la pigrizia, sono tutti impulsi umani che spezzano la catena del diktat produttivo e per questo sono accettati solo nelle forme moderate conciliabili con il lavoro. Il disoccupato per oltre un certo periodo è malvisto, chi non ha un preciso compito da svolgere è sospetto e deprecato. Si tratta di atteggiamenti di rottura di cui la società ha paura, immersa com’è nella produttività trasfigurata in valore morale.
L’inazione è declassata a feria agostana; essa è crociera, balneazione, alberghi, cioè è accettata solo nella misura in cui è produttiva.

Per quanto riguarda il sonno, studi non poco autorevoli hanno dimostrato che quello che scrivi alla fine non è dimostrato, e che è solo una questione di “ritmi circadiani”, cioè di abitudine. C’è l’esempio di Leonardo da Vinci, che dormiva per circa 20 minuti 4 o 5 volte al giorno: non esisteva “la notte di sonno”. Il suo esempio è stato imitato con successo, contribuendo a sfatare il mito che dormire poco faccia male; anzi, il sonno polifasico (a più fasi) distribuito nel corso della giornata, è più efficace: il sonno breve lo è, perché concentra tutti le fasi neurali del sonno in breve tempo.
Addirittura, questi studi ribaltano l’idea diffusissima e ormai consolidata delle famose 8 ore di sonno: meno si dorme, meglio è. A sostegno di questi studi ci sono anche alcune statistiche che mostrano un rapporto di inversa proporzionalità tra la longevità e la scarsità di sonno: pare che gli individui abituati a un sonno superiore a 8-9 ore campino meno di persone abituate a dormire 5-6 ore.
:D

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