Stalingrado, l’ultimo singolo di Kento

mercoledì, 3 marzo, 2010
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Solo pochi mesi fa l’artista reggino presentava ai “microfoni” di LiberaReggio il suo nuovo album “ o ” accaparrandosi la simpatia di molti lettori verso la sua musica e il suo pensiero. Adesso ritorna a far parlare di sé con il suo ultimo ”, un pezzo dirompente che fa scintille con il ritmo e infiamma con le sue parole. L’amore per la musica libera da ogni forma di condizionamento, la voglia di lottare contro chi cerca di ridurre l’arte ad un business e la passione per il e per il suo popolo sono le micce che accendono i pensieri di chi ascolta “Stalingrado”.

La presentazione del video ha avuto luogo al “Lyam”, uno dei tanti locali a Roma dove è possibile ascoltare musica live. In collaborazione con un gruppo rap di Torre Annunziata che ha aperto la serata riscaldando il pubblico, Kento è salito sul palco con la carica giusta, trasmettendola al pubblico in maniera limpida come il suono della voce e pungente come i testi delle sue canzoni.

Due ore di concerto sembrano passate velocemente per chi si è lasciato coinvolgere dall’atmosfera che in poco tempo ha pervaso il locale a suon di rime e musica. “Sacco o Vanzetti” e “Stalingrado” sono alcune delle canzoni suonate da Kento, alternate da qualche pezzo eseguito “a cappella”.

Proponiamo a seguire l’ a Kento riguardo il suo ultimo singolo.

Trovo questo singolo molto bello. Sembra essere il pezzo giusto per avere quel successo che meriti. Credi che ci siano tutti gli ingredienti per fare innamorare il “grande pubblico”?
Grazie mille! Però non so quanto la mia sia musica da “grande pubblico”: si tratta comunque di un disco di contenuto nettamente antagonista che non so quanto possa piacere a chi ha votato Emanuele Filiberto a Sanremo… D’altra parte, per fortuna, c’è una serie di radio libere che sta spingendo il mio sound nell’etere e in rete, quindi sicuramente in un certo senso ho già un “grande pubblico”.

A proposito di successo, potresti spiegare cosa intendi quando dici che non credi alle “sirene del successo”? Hai paura che il successo possa cambiare o condizionare la tua musica come è accaduto a tanti altri artisti nel passato?
Significa che non mi fido di chi, promettendo successo, fama e soldi, chiede agli artisti di cambiare e di scendere a compromessi. E’ stato bello, nel 2009/10, far uscire un disco e due video che parlano di lotta, di amore, di morte e di anarchia. E’ stato totalmente e indiscutibilmente fuori dal tempo e nella direzione opposta rispetto alla musica di tendenza. E questa è una scelta che rivendico e che mi rende orgoglioso.

Questo singolo è espressione della tua battaglia contro il potere. La tua arma, come dici nel testo, è la musica. Credi che la musica e, più in generale, l’arte possano essere i mezzi giusti per “svegliare” questa società che si trova da tempo in uno stato di torpore ossessionata dalla ricerca di fama e di potere?
Penso che l’arte non solo possa, ma debba avere questo ruolo di resistenza contro il pensiero unico e la massificazione delle coscienze. Se è vero che “a canzoni non si fanno rivoluzioni”, è anche vero che spesso una rivoluzione è nata da un coro di protesta: una forma di espressione che – se ci pensi – assomiglia molto ad un rap. E secondo me i ragazzi di oggi sono pronti a cogliere questo messaggio anche più delle generazioni passate.

Se anche la musica e l’arte spesso sono corrotte, cosa da la forza ad un’artista per continuare, soprattutto quando si proviene da una realtà non facile come quella del sud Italia?
Sicuramente le radici culturali sono un elemento importante e, come dicevo già in una precedente intervista a LiberaReggio, il fatto che in città siano attive delle realtà antagoniste così importanti (penso all’associazione DaSud, al CSOA Cartella, al movimento NoPonte, giusto per citarne alcune…) dà molta forza alle mie parole e non mi fa mai sentire solo. Pensando alla musica, ovviamente devo citare i miei compari e fratelli Kalafro Sound Power, ma anche i ragazzi di RC Massive, che stanno già facendo tanto per portare il messaggio dell’hiphop dalle nostre parti. Per fortuna Reggio non è solo le bombe alla procura e l’infame connubio tra politica e criminalità, tutti sanno e dovranno sapere anche in futuro che c’è di più.

Nel testo parli di Otis Redding e John Coltrane. Mi viene spontaneo ricollegarli alla tua frase: “La vera musica va oltre le parole“. Il jazz è sempre stata una musica fuori da ogni tempo. Credi che il rap possa superare le barriere politiche e ideologiche che spesso lo rendono un genere di musica troppo di parte?
Io penso che il rap, in astratto, sia uno strumento neutro che poi ognuno può adattare alle proprie esigenze espressive. Di per sè non è buono nè cattivo, quindi non penso che possa essere definito un genere di parte. Quello che è interessante è la grande immediatezza di questo strumento che consente di comunicare in modo molto efficace e la democrazia insita nel fatto che chiunque, tendenzialmente, può prendere un microfono in mano e dire la sua. Per me è più che altro questo, una forma di espressione. E la sua semplicità è la sua forza.

Concludo facendoti un in bocca al lupo e rivolgendoti la classica domanda sui tuoi progetti per il futuro.
Crepi! Per adesso siamo in giro con il tour promozionale: il 12 marzo sarò a Catania e il 13 a Siracusa, quindi se qualcuno vuole passare il weekend in Sicilia sa dove trovarmi. Ci sono tante altre date e sorprese in programma: chi vuole essere aggiornato può andare su www.ilrapdikento.com o www.myspace.com/kentofromcalabria. Grazie mille per lo spazio e per l’attenzione!

Carmelo Corrente

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