Ci sono libri… – Africo
Un capolavoro!
Africo di Corrado Stajano, uscito nel 1979 dovrebbe essere una pietra miliare dell’educazione scolastica in tutta la Calabria.
Un racconto unico per la trasparenza con la quale i posti, le persone e le vicende storiche del piccolo paese del versante ionico regino vengono descritti, lì dove la realtà è un’altra, diversa, quasi impossibile da immaginare usando i canoni medi dell’opinione pubblica.
L’autore incomincia il suo racconto da Edward Lear e dalla descrizione che fece dei luoghi del testo nella prima metà del 19° secolo per dedurre che praticamente nulla. Le abitazioni, i volti, le usanze sono rimaste uguali. C’è voluta un’alluvione per far cambiare qualcosa. Tutto, o forse niente?
Stajano descrive magistralmente gli avvenimenti di Africo e dei suoi paesi limitrofi in anni che furono tanto bui quando ricchi di speranze.
Nell’intreccio nazionale di mafie, massonerie, chiesa, gruppi politici e apparati deviati dello stato anche Africo aveva la sua parte. Si giocava una partita piccola, forse, rispetto alle crisi nazionali. Il fatto che questa crisi non sembra essere affatto risolta dopo decenni fa, però, pensare che se pur meno estesa di quella nazionale la perenne crisi “civile” del piccolo paese reggino faccia praticamente parte del DNA degli abitanti.
Tra questi, Stajano riesce a distinguere i due veri protagonisti della vita sociale africota: don Stilo, il cosiddetto prete con la pistola e Rocco Palamara, giovane anarchico, cugino di alcuni affiliati, animatore del circolo di “sovversivi”: “Che Guevara”.
Sono anni di denunce, uccisioni, arroganza e doppio gioco di tutti i maggiori attori sociali della nazione e di Africo. Il tutto gira intorno alle mani di un prete che nella provincia di Reggio tutti conoscono di fama. Era un capomafia e gestiva contatti politici a livello nazionale, soprattutto nel ministero dell’Istruzione visto che riuscì a creare una scuola conosciuta unicamente come diplomificio dalla quale passavano un po’ tutti i cittadini della zona. I collegamenti erano anche con l’estrema destra nazionale e locale se è vero che durante i moti di Reggio, all’Università di Messina venne proposto, dai gruppi di estrema destra, Don Stilo come Rettore dell’ateno.
La controparte non poteva che essere un ribelle radicale e assoluto sovvertitore dell’ordine costituito e di quelle tradizioni la cui diffusione contribuisce a diffondere la filosofia ndranghetista.
Il mastro di ballo nella tarantella, i ragazzi del circolo Che Guevara, non lo sopportavano proprio perchè simboleggiava il potere del capo bastone che è l’unico che decide chi può ballare e forma le coppie. I ragazzi si trovavano nella piazza principale del paese per organizzare “tarantelle selvagge” nelle quali si poteva ballare “senza autorizzazione“.
Denunciava, anche, Rocco Palamara. In piazza e nelle strade sempre, di fronte ai mafiosi ogni volta che questi provavano ad avvicinarlo e anche alla legge quando denunciò i nomi di una serie di aggressori che cercarono di ucciderlo sotto casa e ai quali lui rispose col piombo e con le mani. Il risultato fu che l’unico a finire in carcere fu lui. Più volte fu rinchiuso e una volta riuscì anche a scappare. Evase Rocco e si nascose per molto tempo proprio nelle montagne aspromontane, le stesse che ospitano i latitanti mafiosi e i rifugi nei quali venivano custodite le centinaia di persone che vennero rapite durante la stagione ndranghetista dei rapimenti. Quella che ha preparato l’ingresso nel mondo dell’imprenditoria e degli appalti pubblici.
Questo libro è storia politica, narrazione, testimonianza, documento, inchiesta di un paese che sembra inventato ma che esiste veramente.
Alessio Neri







Sono Rocco Palamara, proprio quello del libro .
Voglio innanzitutto ringraziare Alessio Neri per le sue belle parole nei miei confronti e anche per i suoi impliciti e condivisi intenti : per una Calabria senza mafie .
Concordo con Lui sull’importanza e la bellezza del libro “Africo” ; meritoria opera di Corrado Stajano , che in tempi di oblio letterario sull’argomento sortì una inchiesta che mise a nudo la mafia/ndrangheta di quei primi anni ‘70 con le convivenze politiche, istituzionali e religiose che la supportavano .
Un classico che anticipa di molti anni la letteratura del genere.
Posso aggiungere che leggendolo si potranno scorgere i prodromi del’ incredibile stagione della mafia padrona in Calabria .
Nello stesso tempo , poiché conosco molto bene i fatti raccontati , posso dire (e me ne dispiace ) che il libro va preso con le pinze quando si avventura ad interpretare talune vicende correlate con il carattere delle persone : degli africoti e per esteso dei meridionali : là dove volge forzatamente al negativo , anche a costo di gravi ed evidenti contraddizioni . Non lo trovo adatto pertanto ad un uso didattico .
Perdoniamo comunque a Stajano , per i meriti inizialmente detti , il complesso del piemontese in terra di Calabria e la sua ambizione di emulare con “Africo“ il “ Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi ( con i meridionali che fanno sempre la parte dei deficienti) ; prendendo il buono e scartando il malo del suo libro.
Personalmente anzi io sono molto grato a Stajano specie costatando come anche in tempi di grandi movimenti antimafia, istituzioni predefinite e scrittori specializzati la sua testimonianza su di noi rimane pressoché solitaria. Fosse per gli altri – stranamente , ma non tanto – la storia dei ragazzi di africo continuerebbe a essere misconosciuta.
A dispetto di ciò e data l’occasione posso rivendicare con orgoglio come AVANTI CHE : avanti che si accorgessero i giudici ( pochissimi all’inizio) ; avanti che si muovessero i politici della sinistra istituzionale e i sindacati ; prima che Michele Santoro arrivasse con le sue trasmissioni nelle piazze della Calabria ; e anche prima che alcuni commercianti siciliani si ribellassero al “ pizzo” – AVANTI TUTTI ci muovemmo noi : i “ragazzi di Africo “ a raccogliere la bandiera dei braccianti e dei sindacalisti siciliani del dopoguerra, contro la mafia , o meglio, la ‘ndrangheta che , proprio allora (1969) si stava “mafiosizzando”.
Se posso infine dire qualcosa di me, con tutta la simpatia che merita devo correggere Alessio Neri in fatto di cuginanze : io non avevo parentele importanti con ‘ndranghetisti ad Africo ; men che meno sono cugino di Peppi u Tiradrittu, come qualcun altro prima di lui ha scritto. Inoltre stenterei a riconoscermi nella sua definizione del “ ribelle assoluto“ , in quanto non ho mai rotto con la mia cultura , africota e calabrese in generale ( dell’anarchia ho preso l’idea ma non l’ideologia ) . Nell’ambito della comunità africota rappresentavo certamente il nuovo , il rifiuto della mentalità mafiosa e tante cose ancora, ma non l’azzeramento delle tradizioni in cui constatavo al confronto pratico taluni passaggi validissimi e anche più “comunisti” di quelli rivoluzionari in voga . Non è un caso che nel citato episodio della tarantella in piazza senza mastro da ballo ( di cui in effetti sono stato il promotore nell’ultimo dell’anno ’74 ) abolimmo la figura autoritaria impersonata dal “mastro” ma ballammo la NOSTRA tarantella paesana .
Saluto Alessio e tutti i Riggitani.
Rocco Palamara
Sicuramente non sono riuscito a spiegarmi al 100%. ù
Quando parlavo della sovversione delle tradizioni mi riferivo proprio al fatto che messi da parte quegli aspetti “autoritari” il resto sono sicuramente costumi e cultura da difendere e portate avanti, cosa che faccio anche io ogni volta che posso! Come non ho scritto che i cugini erano importanti ma solo “affiliati” senza mai intendere, come hanno fatto altri per screditarti, che questa parentela potesse essere prova di ndrangheta per te. Anzi!
Inoltre, quando intendo ribelle assoluto mi riferisco proprio al continuare ad essere orgogliosamente Africoto con tutto quello che a livello di immagine comporta. Io stesso di fronte ai fatti di rosarno, duisburg e compagnia bella mi sento sempre più orgoglioso a dire che sono reggino. Non perchè ritengo positivi certi eventi ma perchè penso di essere diverso da quelli, come tanti altri amici e sconosciuti conterranei che sono orgogliosi di essere tali e che non si fermano un attimo nella battaglia contro i fetenti.
Ho sempre considerato Rocco Palamara uno dei massimi esempi di Anti ‘ndrangheta e continuerò a farlo. A maggior ragione dopo questo tuo commento e considerando tutte le parole vuole che si sentono in giro contro la mafia, continuerò ad ammirare un uomo che alle parole ha sempre anteposto i fatti perchè ritengo che sia l’unico modo che abbiamo per tentare di liberarci come popolo e come individui.
Grazie mille per il commento!
(A)lessio
Caro Alessio , sulla positività del tuo articolo non avevo il minimo dubbio , ritengo questa tua risposta come una ulteriore cortesia personale e sinceramente ti ringrazio ancora .
Rocco
Caro Alessio Neri, la ringrazio molto per le sue parole gentili sul mio libro “Africo” pubblicato dall’editore Einaudi nel 1979. Vorrei solo correggere uno dei corrispondenti. Non sono piemontese. Mia madre è lombarda, mio padre siciliano. Non mi sono ispirato per niente, e tantomeno ho voluto emulare, “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Altra storia, altri tempi.
Molte grazie e tanti auguri al Magazine dei giovani Reggini,
Corrado Stajano
Caro Alessio concordo con la tua analisi, ma aggiungo che il diplomificio non aveva valenza locale ma nazionale. Ho vissuto quegli anni nella provincia reggina e l’eco dei fatti narrati ha riempito la mia esistenza e quella dei miei coetanei. Possiamo dire che Maria Stella Gelmini ha seguito una moda? Si!
Ricordo un viaggio in treno di ritorno in Calabria, dopo una gita a Parigi.,i miei compagni di viaggio? Piemontesi diretti ad Africo con in mano qualche Bignami per l’esame.Ho letto il libro nell’anno in cui è stato pubblicato,la D. C. era il partito di maggioranza relativa a livello regionale, e come oggi anche allora molti giovani migravano in cerca di prima occupazione.
Mi piacerebbe iniziare con un caro saluto a Corrado Stajano, anche se forse non c’è aria.
Che uno scrittore della sua levatura , in una discussione sul merito , si rivolge a uno dei principali protagonisti del suo libro ( io, Rocco Palamara) come fosse un anonimo qualsiasi è un controsenso non certo imputabile a incapacità letteraria; In effetti cela un messaggio : “sei stato cattivo con mè ed io nemmeno ti nomino !”. La mia colpa? Aver contraddetto Lisicere sulla supposta “perfezione” del libro “Africo” !
Peccato che Stajano la pigli in questo modo ma io non devo rimproverarmi di nulla dato che la mia critica al suo libro glie l’o fatta prima fra tutti a lui, telefonandogli non appena uscito, nel ‘79.
Lui fa il risentito con me ; ma gli africoti lo sono con lui da 31 anni , per quello che ha detto di loro …qualcuno ha certo sbagliato . Tuttavia io non è in questo punto che mi sono soffermato ( ne intendo farlo ora ) perché tornerebbe a discapito della parte positiva che prevale di gran lunga nel libro ( come ho gia detto ) . Se la “perfezione” non c’è ( purtroppo!) bisogna farsi una ragione… e magari una sana discussione : Senza offesa; come si dice in Calabria .
Rocco Palamara