No Mafia Day: Reggio Calabria resta a casa
13 marzo a Reggio Calabria: No Mafia Day. Ennesima manifestazione antimafia promossa in questa città, ennesima conferma di quanto sia complicato scalfire il diamante con le unghie.
Negli ultimi dieci anni ho partecipato a svariate iniziative contro la mafia, la ‘ndrangheta e il pizzo, sia come manifestante che come organizzatore, ma bisognava attendere il 2010, l’anno della bomba alla procura, della rivolta degli schiavi a Rosarno e delle intimidazioni ai giornalisti locali per registrare l’adesione più imbarazzante e vergognosa.
C’è chi da subito la colpa alla pioggia, in verità una pioggia molto lieve; altri fanno notare che la scarsa adesione, soprattutto di reggini, è dovuta alla manifestazione che contemporaneamente si svolge a Roma (…); e qualcuno ricorda che allo stadio gioca la Reggina. Il fatto è che il settanta percento dei partecipanti al corteo vengono dalla Sicilia, dal resto della Calabria, dalla Puglia e qualcuno persino dal Lazio, dalla Romagna…
L’appuntamento era alle 15 a Piazza Garibaldi.
I più puntuali sono stati alcuni noti politici, candidati per le imminenti elezioni regionali, accompagnati da un manipolo di cinque o sei giovani militanti del loro partito che gli ronzano attorno. In questo periodo pre elettorale i candidati con i loro fedelissimi si aggirano per la città elemosinando voti, presenziando anche alle assemblee condominiali, promettendo aiuti, favori, considerazione e offrendo cene, a prescindere dal colore della loro parte politica.
C’è anche una formale e ristretta delegazione dell’amministrazione comunale.
Per la verità tra patrocini concessi ma mai richiesti dagli organizzatori, partecipazioni solo sulla carta, rivendicazioni e puntualizzazioni, non si è bene capito chi, e i che misura abbia preso parte attivamente all’iniziativa.
All’inizio sembrava ci fossero più bandiere che persone. Alcuni militanti di qualche sigla politica ne tenevano in mano più di una.
Per fortuna dopo un po’ sono arrivati i siciliani con i loro striscioni, seguiti da gruppi di altri partecipanti che lentamente confluiscono verso la stazione centrale.
E’ il momento della partenza in direzione Lungomare e il numero totale di persone coinvolte si aggira intorno alle poche centinaia, mentre la pioggia gradualmente diminuisce.
Contiamo i nostri concittadini ad uno ad uno, mentre in testa al corteo a dare energia e consistenza ai cori ci sono giovani e meno giovani con accenti poco familiari.
E’ bello constatare come persone provenienti dal nord Italia vengano ad insegnarci la resistenza alla mafia. Un fatto emblematico ed eloquente, anche se occorre ricordare che, malgrado l’apatia generale e la rassegnazione diffusa, in questa terra c’è chi si spende quotidianamente in prima persona per la causa. Ma probabilmente non è abbastanza, fin tanto che la resistenza non si elevi a rango di sentimento popolare.
Si parte, compatti, e dalla Villa Comunale alcuni fotografi scattano foto per poi restituire le immagini a qualche giornale o sito locale.
Giunti a Piazza Italia, di fronte a Palazzo San Giorgio, facciamo la sosta più lunga, ma i ripetuti inviti alla partecipazione rivolti a gran voce alla gente che scruta curiosa da una distanza di sicurezza, risultano inutili.
Lungo il Corso Garibaldi, facce di indigeni con risatine inebetite viaggiano in senso contrario, mostrando eventualmente disapprovazione, e probabilmente non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi in una città come Reggio, se non fosse per il fatto che stavolta non si tratta di una manifestazione politica ma del No Mafia Day.
La Reggio bene, quella dei circoli culturali, quella antimafiosa, civile e progressista non è presente, mentre una giovane ragazza con il megafono scandisce a gran voce i cognomi di alcune note famiglie malavitose. Naturalmente non è una nostra conterranea.
A Piazza Duomo siamo decimati, mentre sul palco si susseguono importanti testimonianze di impegno serio contro la mafia e la ‘ndrangheta. Fortunatamente gli applausi fanno più rumore del silenzio, almeno in questo frangente. Ma la delusione è percepibile, e dal palco qualcuno non ci mette troppo a ricordare che Reggio non ha aderito: “parliamoci chiaro, qui di Reggio non c’è nessuno!”.
E ci si ritrova a ripetere sempre le stesse cose, a fare sempre le stesse considerazioni…
Povera città, città che si affaccia all’Europa, città metropolitana, città in crescita; città i cui giovani continuano ad emigrare con un tasso in crescita, generando un esodo su cui le statistiche più recenti sono molto chiare; città umiliata da politiche statali e locali indegne, privata dell’acqua corrente in gran parte dei suoi quartieri, beffata dai lidi e dal Tapis Roulant; città sedata da promesse inutili, irrealizzabili e fantasiose che parlano di ponti magici e centrali a carbone.
E in queste condizioni, oserei dire vegetative, cosa aspettarsi quando si presenta un’occasione del genere?
La partecipazione, il senso critico, la coscienza civile e l’indignazione non sono virtù ma motivo di vergogna da queste parti.
I reggini amano farsi pilotare su binari morti. Vogliono promettere voti in cambio di favori, vogliono farsi i fatti loro, stare tranquilli, fiutare spazzatura, spendere mille euro di serbatoio per l’acqua e andare allo stadio.
Popolo miserabile, che si sente quasi orgoglioso dello schifo che ci identifica in tutto il mondo, che non ama ribellarsi ma che vive nella paura e nell’intimidazione permanente, che paga il pizzo, che subisce scorrettezze, ingiustizie e sopraffazioni, che si rassegna in modo disinvolto alla logica mafiosa, fino a considerarla quasi un patrimonio culturale, uno strumento di equilibrio sociale.
Al No Mafia Day i reggini non hanno aderito, e quelli che lo hanno fatto, se pur volenterosi, non potevano considerarsi un campione rappresentativo.
Naturalmente saranno in molti ad irrigidirsi per queste parole, ma c’è un momento in cui fare finta che tutto vada un po’ meglio non serve a nulla. Bisogna fare i conti con la realtà dei numeri, perché è l’unico modo per ripartire correggendo gli sbagli e drizzando il tiro. La stragrande maggioranza dei miei cittadini non sente di doversi ribellarsi alla mafia, non ne avverte la necessità, non ne capisce il senso, ed io non posso biasimarli, perché da noi è tutto così normale. E’ normale chiedere raccomandazioni; è normale dover pagare il doppio delle tasse se si ha un’attività commerciale; è normale avere timore di pronunciare nomi, di inimicarsi con qualcuno.
E poi diciamocelo chiaramente: il vero test si è tenuto il giorno prima del No Mafia Day. “Al funerale di un noto mafioso erano il 2500” ricorda dal palco Antonino Monteleone.
Nella vita si fanno scelte…e noi abbiamo fatto una scelta di campo.
Un plauso va agli organizzatori, che si sono dati da fare ai limiti delle loro possibilità, e nella speranza che alla prossima occasione ci sia il cielo sereno, non ci resta che amarezza.
Nicola Casile
foto di Andrea Delfino







E’ proprio questo il problema della Calabria e dei calabresi. Al funerale dei boss per rispetto ci vanno in migliaia. Come racconta Monteleone. Fino a quando?
saluti
Ho ripreso il post sul sito. per quello che può servire. complimenti
Amare, ma sante parole.
IL VERO MADE IN ITALY E’ LA MAFIA
La pura verità. Ho copiato il post sul mio blog, con qualche piccolo commento aggiuntivo.
Ottimo articolo, anche se non mi è piaciuto molto il pezzo in cui critichi i politici canditati.
Io c’ero alla manifestazione, come sono stato a quelle fatte negli ultimi due anni, a molte con le “le mani” nell’organizzazione e ti posso assicurare che i candidati di quei partiti ci sono sempre stati, anche se non c’erano elezioni “vicine” o lontane.
Invece di preoccuparci di quelli che c’erano, preoccupiamoci di chi, invece di stare in piazza a dare l’esempio contro la mafia (Scopelliti) era al teatro Cilea a commemorare (il – a torto o ragione, non importa – latitante) “Benedetto” Craxi.
Non posso che condividere le tue parole… il No Mafia Day di Reggio Calabria ha mostrato la vera lotta alla mafia che si fa nella nostra regione, senza le apparenze istituzionali e tra l’indifferenza dei cittadini che si nascondono dietro la paura e non alzano la testa… Reggio, Calabria non stare a guardare, scendi in piazza a manifestare!!!!!!!!!!
non sono l’autore del pezzo ma credo proprio che nicola sappia bene che alcuni di quei candidati di cui parla nell’articolo ci sono sempre e ci sono in maniera onesta e sincera
il discorso è un altro dal mio punto di vista. è così difficile scendere in piazza senza bandiere di partito? e se proprio le devi portare almeno inonda le strade, mobilita tutti i tuoi! Se vengono in 4 gatti solo per far vedere le bandiere un po’ secca chi non è un elettore convinto.
per quegli altri che non c’erano per quanto mi riguarda io ho manifestato anche contro di loro e non perchè non li voto (tanto non voto neanche gli altri che c’erano) ma perchè quelli sono i più compromessi.
(A)lessio
Guarda, ho letto con interesse l’articolo, per quelli che sono stati i fatti, si attiene alla verità. Per quel che riguarda le opinioni, le riflessioni fatte su quella evidente mancanza dei reggini, e delle associazioni e movimenti del territorio, è perchè a nessuno evidentemente interessa questo tipo di antimafia alla jovanotti. Si possono fare sfilate e manifestazioni su molti ambiti, ma la mafia è un problema che ognuno di noi vive sulla propria pelle ogni giorno, e che non si può affrontare con un “NO MAFIA DAY” non so quanto mediatico, ma scarso soprattutto di contenuti e anche volendoceli cercare, spesso qualunquisti o molto approssimativi. MI chiedo come si possa fare antimafia a distanza, ed oggi il giorno dopo è già tutto uguale a prima. E poi, il popolo viola, non si è sforzato molto di dialogare con il territorio, evidentemente non gli interessava, premeva fare sta cosa il 13 marzo, come e perchè non sembra importare molto visti i risultati ottenuti… oltretutto non conoscono la nostra storia, le nostre tradizioni nel bene e nel male, i problemi che viviamo sulla pelle, pensano che il problema della mafia sia legato solo al pizzo e alle sparatorie, ma invece è connesso a problemi molto più complessi e che sono quelli a fare poi della ‘ndrangheta una delle mafie più pericolose al mondo. Si dovrebbe parlare di “proibizionismo”, si dovrebbe parlare della mafia dei burocrati, della massoneria, della collusione estesa a tutto, sono argomenti molto complessi e ci si gioca in credibilità. Basta con le frasi di Peppino Impastato, rese banali da persone che dovrebbero guadagnarsela prima la credibilità, e poi giocarsela. Basta con la “solidarietà incondizionata” a questo o quel magistrato o procuratore. Questa come quella dei “ragazzi di locri” non è antimafia, aiutano solo la mafia a conservarsi meglio, non vedo fini, non vedo un progetto, siamo contrari a questo e quello… e quindi? Sta mafia come la combattiamo? Senza i movimenti e le associazioni, senza la gente, senza aver costruito nessuna identità, si va solo secondo me, come don chisciotte contro i mulini al vento. Io alla manifestazione ci sono stato da curioso, e per scelta e un pò per protesta non ho partecipato al corteo. Speriamo solo che serva a imparare qualcosa, a tutti.
Chiudo qua, mi spiace non so quanto errori/orrori abbia digitato, ma ho scritto di fretta, spero il pensiero, la riflessione, sia chiara, ed è comunque il mio umile e modesto punto di vista… Ciao!
io penso che le persone hanno una loro coscienza individuale che prescinde dalla formazione del consenso che ne deriva da attività politico-sociali che DEVONO essere sviluppate quotidianamente.
I problemi strutturali e culturali forse non li conoscono quelli di fuori ma noi si. Il fatto che loro vogliano comunque far puntare i riflettori qui, chi ci sta sempre dovrebbe farla da padrona.
Purtroppo non posso fare a meno di pensare alle persone che sono venute da fuori. per quanto poche sono persone di buone intenzioni. Su un èpullman arrivato da bari con 50 persone 2 sono dirigenti-animatori gli altri sono persone che pensano che si debba fare qualcosa.
Noi che sappiamo bene come stanno le cose come dici tu dovremmo istradarli appena scesi dal pullman e invece li abbiamo lasciati girovagare un po’ sperduti e fuori dal contesto in cui si trovavano.
Se fossero stati inondati dai movimenti e dalle persone per bene reggine avrebbero imparato e capito qualcosa. la scaletta dei discorsi dal palco l’avrebbero avuta ancora in mano gli organizzatori ma i contenuti e i volti della manifestazione sarebbero stati quelli che sarebbe stato giusto che fossero stati. Ovvero i volti e i modi di chi ci sta tutti i giorni sul territorio.
Per quanto riguarda le massonerie e le altre questioni “non locali” beh non c’è niente da aggiungere… fanno tutti parte dello stesso gioco.
Grazie per il punto di vista, noi li apprezziamo
(A)lessio
ps. comunque credo proprio che le critiche non siano indirizzate a chi non c’è stato questa volta, ma a chi non c’è mai…
la lotta deve essere resistenza quotidiana, lello ha ragione
ma una volta all’anno c’è un test, formale, e anche se non mancano mai le contraddizioni, il test è un indicatore importante
dal palco ho sentito anche io la retorica, dei fascisti buoni antimafiosi, del w falcone e borsellino, e anche a me da un senso di fastidio
ma un NO MAFIA DAY borhese è il primo step…se nn funziona quello, figurati la resistenza quotidiana, che presuppone strumenti di coscienza molto più importanti
cintra solo in parte,ma viritavvillu, a giorni la procura di Paola dovrà effettuare i carotaggi a Serra D’Aiello….virumu chi nesci
http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html
Trovo molto sagge le riflessioni di ANTONIO CAMPOLO . Un ottimo punto di partenza per un antimafia su basi analitiche autoctone – non quelle banali e compiacenti dettate dall’esterno – ma levate dal territorio e dalle esigenze ( e interessi ) della gente di Calabria.
No Mafia day sabato 13 a Reggio Cal., una riflessione: abbiamo partecipato sabato al no Mafia Day , abbiamo sentito tanti giovani gridare il loro desiderio di libertà, la loro rabbia, il disgusto, e anche invitare la gente ad unirsi, ad uscire dalle case, dalle loro piccole certezze…
Ma dove erano tutti gli intellettuali, i salotti “bene”, la scuola, , una certa chiesa (non tutta), le associazioni antimafia (quelle foraggiate), gli enti preposti al controllo della cosa pubblica , i commercianti taglieggiati, gli studenti (futuro creativo della società) , i disoccupati, gli operai che saranno licenziati a breve, e , soprattutto, la popolazione civile che si lamenta sempre di questa società degradata e opprimente?
Naturalmente tutta questa società per “bene” è in attesa che qualcuno gli tolga le castagne dal fuoco, giammai farebbe uno sforzo, lascerebbe l’ amata e lobotomizzante TV per uscire fuori, in strada ad esprimere un senso di solidarietà, di appartenenza, di voglia di riscatto. Meglio una vita da topi , meglio criticare e snobbare dal chiuso del loro nulla.
Una società , quella reggina, (con le dovute eccezioni per fortuna) assopita e scostante, indifferente se non complice quando non è mossa da un immediato e personale tornaconto. Una società sul piano della consapevolezza culturale antropologicamente regressa
Personalmente non amiamo -ma non giudichiamo-un certo modo di esprimere il dissenso con l’invettiva che hanno allontanato qualche esponente della maggioranza cittadina, piuttosto preferiamo il dibattito ed esporre con argomentazioni (che pur non sono mancate al No mafia Day) le ragioni del dissenso. Ma in una società dell’informazione e della comunicazione imbavagliata , della politica demagogica e populistica, a volte le ragioni del dissenso trovano sfogo solo attraverso l’urlo e, a tratti, l’invettiva. Poca cosa tutto sommato, in un paese dove dalla sera alla mattina si possono stravolgere le regole della democrazia a suon di decreti come quello salva liste di questi giorni.
L’urlo si è tramutato in slogan rimati e ritmati-sintetici ed efficaci- e non è mancato l’appello: ossia l’elenco dei morti per mano di mafia per il loro coraggio esemplare come Peppino Impastato, il giudice Livatino, Falcone, Borsellino..e tanti altri, per ogni nome un urlo corale e toccante: presente!.
Dall’altra parte della barricata, il destinatario vero rimane quel mostro -non tanto alieno da ognuno di noi- la mafia , nei suoi tentacoli viscidi che si intrecciano con la politica, l’economia, il potere , gli attentati, gli omicidi, il pizzo, il terrore e l’oppressione….ma tutto ciò è troppo sgradevole, irritante, quando si vive da insignificanti tubi digerenti…
D’altronde già Pericle aveva esposto una verità difficilmente confutabile nel suo epitaffio del 430 A.C. : “Qui ad Atene noi facciamo così! Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e c’è stato insegnato a rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa; ci è stato insegnato a rispettare anche quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso.
Un uomo che non si interessa allo stato non lo consideriamo innocuo ma un uomo inutile e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti siamo in grado di giudicarla”.
Alla luce di tutto ciò ad aver incassato un flop-l’ennesimo- è proprio la società reggina salottiera, sensibile( si fa per dire) al progresso, all’arte, alla cultura, ai diritti civili. E proprio a proposito di diritti civili, basta andare a vedere sul sito della rete civica quanto poco sia stato osservato lo statuto comunale e il regolamento sul procedimento amministrativo nonchè la figura del difensore civico, mai nemmeno ipotizzata.
In compenso esiste –ed è ben risaltata, tanto da emanare un bando in questi giorni da parte del comune, per un rinforzo del personale, la figura del “garante dei diritti del cittadino privato della libertà personale” , ossia dei delinquenti in carcere.
Se poi qualcuno urla e lancia qualche invettiva, i benpensanti avvolti nel muro di melassa almeno tacciano.
Oggi ho lavorato 6 ore con un ragazzo somalo e un ragazzo del bangladesh. Joel. Mi ha chiesto di dove sono e quando gli ho risposto reggio calabria mi ha detto: dove sono tutti mafiosi? E io gli ho risposto, dove pochi sono mafiosi e dove tanti se ne fottono.
Dimostratemi che non è vero e che ovviamente è il risultato della pratica quotidiana e bla bla bla bla.
A mia pi pari chi iettamu i basi e poi i rassamu dda.
So bene che individualmente siamo tutti sempre pronti e attivi e meno male che sia così.Ma minkia na passiata ad un corteo qualunquista si poteva anche fare, e lo ripeto, perchè avremmo potuto condividere le nostre idee i nostri volantini con chi non conosce la realtà e non l’abbiamo fatto. questo è un dato di fatto.
Invece, i professori dell’antimafia (e della rivoluzione?!?!) sono rimasti a casa esattamente come i qualunquisti.
Io faccio da me, senza lezione (direbbe Faber) e me ne vado ai cortei e alle assemble. Poi c’è chi va ai cortei per scoppiarsi di canne e vino senza sapere di che si parla. Poi c’è chi va solo ai cortei che organizza lui, magari si compromette se va a quelli degli altri e poi ci sono gli indifferenti che non vengono mai da nessuna parte. Dopo ci sono gli opportunisti politicanti e infine ci sono i fetenti.
Io, faccio da me. Senza lezione, mi basta l’esperienza che accumulo giorno dopo giorno visto che non sono un “soggetto politico” ma un “soggetto umano”.
Ok. Posso?
Perché avrei dovuto partecipare? Non partecipare a una manifestazione contro un’entità astratta – o meglio, un’entità concretissima ma presentata in modo astratto/anonimo – non significa non aborrire e voler contrastare il parassitismo mafioso. Per quanto in effetti sia importante far vedere/sentire che esiste una parte di società che lo rifiuta, resta che si tratta di qualcosa di troppo innocuo e senza un obiettivo preciso: nomi e cognomi. Avrei preferito “Manifestazione Contro X e Y” o “a favore di X e Y”che non un generico quanto improduttivo “No mafia day”.Scusate, eh.
hai ragione denise. un innoquo e pressocchè inutile no mafia day che non vuol dire assolutamente niente.
pienamente d’accordo.
mi chiedo però da quando i nostri concittadini sono diventati così forbiti da volere gradi motivazioni, grandi ideali, progetti ecc ecc per fare una cosa.
Si trattava di una passiata con 4 cori. se ci fossero stati i reggini consapevoli sarebbe stata una manifestazione consapevole. di questo genere di reggini c’era penuria e dunque è stata una manifestazione priva di consapevolezza.
D’altronde, quanti risultati ha portato nei territori la teoria degli esperti rivoluzionari? Nessuno.
(A)lessio
Non ho detto che “non vuol dire assolutamente niente”, né mi ritrovo in una presunta “teoria degli esperti rivoluzionari”…ho solo detto che non partecipare a una manifestazione del genere non significa essere dei mentecatti strafottenti. Interessarsi dei problemi della propria terra, protestare e quant’altro, non sono prerogative esclusive delle manifestazioni, specie se così vaghe e “generiche”, come invece sembra trapelare dall’articolo.
dai denise dall’articolo si capisce che ce l’ha con quelli che non ci sono mai.
sono io che ce l’ho un po’ con quelli che ci stanno sempre perchè ritengo che ognuno porta in piazza la sua “piattaforma” derivata dalla propria esperienza personale. Mancando tante anime sono mancati anche tanti contenuti proprio perchè “Interessarsi dei problemi della propria terra, protestare e quant’altro, non sono prerogative esclusive delle manifestazioni” ma della vita individuale e collettiva di ognuno di noi.
(A)lessio
sono disponibile a rinunciare ai metodi borghesi come il NoMafiaDay e a passare all’azione di brigata.
Ma chi decide chi è mafioso e chi no?
Il politico che mi ha chiesto di votarlo in cambio di una raccomandazione è da eliminare?
I malandrini mafiosetti con i motorini sono da eliminare?
E se per uccidere un’albero altissimo partissimo dalle foglie? Potrebbe essere lunga e impossibile.