Italia, una generazione di neolaureati sulle spalle di mamma e papà





Chi crede che superare brillantemente il corso degli studi universitari ed ottenere la tanto sudata laurea siano un immediato trampolino di lancio per tuffarsi nel mondo del lavoro, si sbaglia! Purtroppo i dati forniti dal consorzio interuniversitario Almalaurea sono chiari.

Il numero di disoccupati rispetto all’anno precedente è in evidente aumento. Non c’è differenza tra di primo livello, specialistici e specialisti a ciclo unico. Il delta relativo al tasso percentuale di non risparmia nessuno. Esso si aggira intorno al 6%.

Appare sempre più chiaro come, a conclusione della carriera universitaria, solo pochi riescono ad inserirsi in tempi brevi nel mercato del lavoro. La maggior parte impiega più di un anno e spesso si accontenta di lavori che non hanno attinenza con gli studi conseguiti. Aumenta sempre più la consapevolezza che possedere un titolo di laurea oggi è equivale ad un diploma di 10 anni fa. Molti sono costretti ad investire ingenti somme di denaro per master costosissimi e a volte inutili. Alcuni tipi di facoltà e di spesso offrono una formazione troppo arretrata rispetto alle richieste del mercato del lavoro. Per cui ci si ritrova a studiare tantissimo, molta teoria inutile, e poi, nel momento in cui ci si ritrova a cercare una collocazione, si rischia di non essere sufficientemente idonei.

Questa non è una novità. E’ da tempo che si cerca di colmare il divario fra la formazione universitaria e l’esigenza delle aziende. Sono state pensate diverse tipologie di lauree, costringendo i docenti a rivedere i programmi e a spezzettare i corsi. Ma il risultato è sempre lo stesso. Quante materie, che non hanno alcun riscontro pratico, sono state inventate al fine di dare docenza a qualche professore senza badare al reale contributo per la formazione dello studente.

Esiste perciò, in primo luogo, un punto di discontinuità fra la preparazione fornita dalle università e le competenze che le aziende vorrebbero da un neolaureato. Per cui ci si ritrova a leggere annunci di lavoro rivolti ai laureati con esperienza di almeno due anni in un determinato campo, con meno di una certa età e con un certo voto. In questo trovo parecchie contraddizioni. In principio, parlando di neolaureato, difficilmente questo può vantare un’esperienza di lavoro di oltre un anno. Se pure conoscete qualcuno che è riuscito a condurre una brillante carriera universitaria e, in parallelo, ad arricchire il curriculum vitae con lavori specializzanti, difficilmente credo possa rientrare con l’età. Altrimenti sarebbe davvero un grande, e complimenti! 110 e lode, esperienza lavorativa di almeno due anni nel settore e meno di 28 anni, complimenti!

Esistono anche aziende che, anche se raramente, puntano sulla formazione dei neolaureati. Però l’offerta di lavoro è molto discutibile. Dei laureati con la laurea specialistica che hanno trovato lavoro, il 52% lo ha fatto passando per contratti di collaborazione o altre forme precarie.

La difficoltà nel trovare lavoro colpisce anche le categorie di neolaureati maggiormente richieste, come gli ingegneri e gli economisti. In generale, la quota di chi è ancora disoccupato un anno dopo avere concluso il ciclo di studi “specialistico” è aumentata di sette punti percentuali. Un dato che non risparmia nessuno tipo di percorso di studio. I dati sono quelli del “Rapporto 2010” di Almalaurea, presentato a Roma e che ha coinvolto 210 mila giovani di tutta Italia.

Contratti a stage, a progetto, d’inserimento, e chi più ne ha più ne metta, spesso per molti anni e con basso livello di retribuzione, sono i più diffusi. Si parla di 1050,00 euro nella migliore ipotesi; gli stagisti spesso godono solo del rimborso spese minimo. Eppure lavorano anche loro, anzi spesso vengono pressati di più rispetto ad altri. Inoltre, considerando che la maggior parte delle aziende risiede nelle grandi città, come Roma e Milano, riuscire a vivere con uno stipendio simile e pagando circa 500 euro d’affitto più spese per una camera credo sia davvero difficile. Provare per credere!

Si parla perciò di una generazione che vive sulle spalle della precedente. Ed è davvero così. Tra disoccupati, neolaureati in cerca di opportunità e lavoratori sottopagati si possono tirare le somme che evidenziano una dipendenza economica da mamma e papà fino a tarda età.

Poi si parla di coppie che convivono, non si sposano e non fanno figli. Al di là della scelta personale, pur volendo, dove sta la sicurezza e la tranquillità per creare qualcosa di importante come una famiglia?

Carmelo Corrente

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