Rai Per Una Notte: l’informazione si libera
Diciamolo chiaramente: per quanto il presidente Berlusconi e i suoi fidati alleati ricorrano frequentemente alla formula “il popolo è dalla nostra parte, perché abbiamo vinto le elezioni”, e per quanto gli italiani siano per indole un popolo facilmente suggestionabile dal fascino di certe personalità forti (che di solito restano in voga per una ventina di anni), da un po’ di tempo per le strade e per le case tira un’aria pesante.
Milioni di Italiani si interrogano da tempo alla ricerca di risposte. “Ma questo benedetto popolo…ne farò parte anche io?”. In effetti, al di là dei proclami e delle supposizioni, resta il fatto che una consistente fetta di elettorato non ha scelto Berlusconi, e non è un piccolo particolare (…).
Nella democrazia la metà non rappresentata non può valere meno della metà rappresentata. E se il governo non gli piace, ha tutto il diritto di sentire la voce di chi lo critica, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Chi invece ama il Presidente, d’altro canto, resta irremovibile, dato che ciò che piace di lui non è la politica, oggettivamente discutibile, ma il carisma, la grinta, le barzellette, le scappatine con le escort, i superpoteri, la virilità presunta e la capigliatura reale.
E mentre la politica italiana si confonde appresso a par-condicio prima create e poi condannate, a manie di persecuzione, a leggi espressamente dedicate e a perdite di consenso, in un clima da campagna elettorale davvero impietoso, la libera informazione che resiste, che non si inchina al sovrano, cerca inevitabilmente spazi lì dove con ogni mezzo cercano di porre barriere e censure.
Faziosi? Di parte? E chi non lo è? Il problema non è essere di parte, ma magari essere sempre da una parte differente: quella di chi comanda.
A me non da fastidio l’informazione libera, neppure se è partigiana, neppure se è militante, anzi l’auspicio è che si crei un sano bilanciamento tra le parti, affinchè il povero Emilio Fede non venga lasciato solo ad ipnotizzare pensionate nel tardo pomeriggio.
Se esiste una sola persona, normodotata a livello intellettivo, che ha cambiato la sua preferenza in cabina elettorale dopo aver visto Anno Zero o Ballarò, io sono pronto a rimangiarmi ogni parola detta e a chiedere scusa mortificato per le mie supposizioni.
Rai Per Una Notte è stata una mossa prevedibile, inevitabile, sacrosanta, in un’epoca in cui chi pensa di poter limitare l’informazione, la satira o la critica, finisce per subirne danno e beffa.
Chi mai avrebbe potuto cambiare la sua opinione politica dopo aver visto il monologo di Luttazzi? Voglio risposte sincere.
E’ stato imbarazzante ma liberatorio, esagerato ma necessario, volgare ma contestualizzabile, come sfrentati sono stati gli applausi alle sue battute anatomico-fecali che, in altre circostanze, avrebbero suscitato più di una polemica anche tra i più laici e smaliziati.
Sono gli effetti indesiderati di un controllo sull’informazione non perfettamente riuscito ma percepito da quei milioni di italiani che non invidiano Berlusconi per le donne che può avere, né per i soldi che può gestire, e non lo mitizzano per la sua sfacciataggine e il suo atteggiamento da dittatore in cattività.
E mentre la campagna elettorale arriva alle sue ore finali, attendiamo con ansia non tanto gli esiti e le proiezioni, quanto un reale cambiamento nella politica di questo paese e delle sue regioni, augurandoci che al più presto i fatti concreti realizzati dai governi siano più forti ed eloquenti delle parole dei giornalisti che, legittimamente, esercitano il loro diritto di critica.
Per adesso non è così, se una trasmissione televisiva è tanto temuta da far mobilitare un intero apparato.
Nicola Casile





Condivo la tua opinione, e soprattutto la necessità della libertà di informazione e satira e di un cambiamento nella politica. Ma per quanto riguarda l’intervento di Luttazzi, purtroppo non si tratta solo di volgarità (che tra l’altro a me piace e fa ridere), quindi la critica che posso fare verso la sua metafora, non nasce da una moralista ma da una femminista che cerca di vigilare e controllare il sessismo in tutte le sue forme e in tutti i suoi linguaggi (e quindi anche quello della satira). Io mi sono sentita molto offesa dalla satira di Luttazzi. Se ti va puoi leggere quello che ho scritto sul mio blog, anche se credo sia più significativa la lettera che è stata mandata alla redazione di anno zero che puoi trovare a questo link: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article6138
Vacrigistina.