Cornetto&Cappuccino – Incontro con Simone Pucci
Dal primo scambio di battute è facile intuire l’interesse, la competenza e la passione di questo giovane artista per il panorama artistico internazionale. Risponde alle domande con una prontezza disarmante come se già le conoscesse e si fosse preparato da casa le risposte.
Simone Pucci è attivo come artista, vj e videomaker. Ha realizzato videoclip, sculture, performance live audiovisive e installazione site-specific. Nel 2009 ha partecipato al Celeste Prize, nella sezione Installazione&Scultura, con un mosaico di lego raffigurante uno screenshot del famoso gioco Mario Bros. Lo scorso novembre si è esibito nella splendida cornice di Palazzo Riso (Palermo) in occasione dell’inaugurazione di Essential Experiences, una mostra dal raffinato sapore internazionale, che ospiterà fino a maggio oltre venti tra i maggiori artisti del panorama contemporaneo.
Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo Toolbox, realizzato insieme agli amici musicisti Federico De Benedictis e a Federico Ortica. Si tratta di un progetto audiovisivo creato interamente a partire da suoni ed immagini “raw” catturati e campionati nel magazzino degli attrezzi di una falegnameria.

Parliamo dei tuoi lavori.
In cantiere ci sono un paio di progetti che spero si concretizzino presto…ovviamente il problema principale è reperire fondi. In questo momento sto trattando l’acquisto di una mia scultura da parte del comune di Perugia, questo mi darebbe i soldi necessari da investire in una performance a cui sto lavorando da un po’ di tempo.
Nel caso andasse a buon fine avrei un mio pezzo acquisito da una collezione pubblica il che conferirebbe un minimo di riconoscimento al mio operato, e anche una sorta di referenza per una galleria che voglia ospitare i miei lavori.
Il significato di questa scultura?
Beh in realtà io prediligo comunicare, come diceva il mio mitico conterraneo Alberto Burri, “Esclusivamente attraverso l’opera stessa” . Non mi piace l’arte con il libretto delle istruzioni. Quando vado ad una mostra prendo il catalogo all’uscita…cerco di mantenere un punto di vista più spontaneo e inconsapevole possibile, altrimenti sarebbe come andare nel trenino degli orrori sapendo dove sbucano i fantasmi. Mi posso limitare a descriverla… si tratta di una comune formica, realizzata tecnicamente come un prodotto industriale, nera, lucida, in qualche modo similare a certi lavori di Koons. Dal punto di vista scultoreo mi piaceva l’idea di realizzare un soggetto non umano molto voluminoso, fondamentalmente figurativo che si reggesse su esili zampe…ma a volte non mi piace, lo ritengo un lavoro molto accademico. In realtà preferisco altre creazioni in cui c’è una maggior componente “pop” come il mazzo di chiavi con scooby-doo.
Per quanto riguarda il significato, è da ricercare nella natura stessa della formica… è solo un ingigantimento di un entità “di poco conto”.
La performance a cui sta lavorando…ci daresti qualche anticipazione?
Ti descrivo un po’ l’idea…si tratterebbe di creare 15 mega palle da biliardo gonfiabili, disporle a triangolo all’alba sulla superficie del lago Trasimeno e lasciare che la corrente le disgreghi. Quello che resterebbe della performance sarebbe una video documentazione dell’accaduto…mi sto informando per riuscire a far sorvolare la zona e quindi avere anche una ripresa aerea. Quello che mi piace di questo progetto è l’intangibilità e l’ estemporaneità dell’intervento che non produce oggetti ma solamente sensazioni.
Si tratta anche di una sorta di omaggio a Claes Oldenburg e al suo lavoro esposto a Munster nel ’77
Toolbox come nasce?
Tutto è nato all’inaugurazione della personale che ho realizzato a Perugia nell’ambito di “Perugia arti contemporanee“.
Abbiamo allestito un live set multimediale per l’occasione insieme a due amici e compositori di musica elettronica Federico Ortica e Federico De Benedictis. L’iniziativa è stata molto apprezzata e noi ci siamo molto divertiti nel realizzarla, così abbiamo deciso di renderla più organica, senza snaturarne l’essenza ovvero mantenendo una forte dose d’improvvisazione. Abbiamo quindi lavorato su un tema e lo abbiamo contestualizzato nel magazzino di una falegnameria. Per due giorni abbiamo campionato suoni e movimenti, suggestioni, polvere, vetri scalpelli e tutto ciò che in qualche modo produceva un suono o un riflesso. Passati i due giorni abbiamo separatamente rielaborato questo materiale utilizzandolo in una sorta di ready-made, riassemblandolo, in maniera mi piace dire “analogica”.
Nei tuoi progetti ti avvali del computer …cosa ne pensi dell’arte associata alla tecnologia?
Bella domanda…allora a me piace intendere l’uso della tecnologia nella realizzazione di qualcosa di artistico alla stregua di qualsiasi altro espediente tecnico. Non sopporto la presunzione di chi sostiene che l’utilizzo del multimedia faccia sì automaticamente che l’arte possa essere considerata “contemporanea” o quantomeno attuale. Viceversa non ritengo che l’utilizzo di una tecnica antica, olio o scultura marmorea ad esempio, renda un oggetto obsoleto, vedi Cattelan.
Il modo in cui l’artista impiega la tecnologia è a mio avviso sempre “metaforico” o “sperimentale” e la video arte è molto distante dalla computer grafica.
Invece per Palazzo Riso (in occasione dell’inaugurazione di Essential Experiences ) cosa hai realizzato?
In quell’occasione avremmo dovuto presentare toolbox, ma uno dei due ragazzi era all’estero e il contesto del vernissage non era così adatto a quel tipo di rappresentazione. Abbiamo optato per una soluzione installativa a discapito di un esecuzione live… beh diciamo che ci siamo divertiti un bel pò!
“Essential Experiences” è una mostra assolutamente fantastica. E’ difficile confrontarsi con la mole e la qualità di artisti presenti. Ho avuto il piacere di conoscere Gunter Uecker (presente con un’opera meravigliosa)che mi ha persino fatto i complimenti. Ma la cosa più interessante è la presenza di ragazzi giovani all’interno dell’organizzazione che mi hanno trasmesso un entusiasmo e una passione molto forti per il mondo dell’arte…il tutto sotto la guida di una fantastica Antonella Amorelli che ha fortemente voluto e ottenuto la concretizzazione di questa realtà.
La soluzione installativa in cosa consisteva?
Abbiamo utilizzato dei pannelli di polistirolo e degli stecchini da spiedino con cui abbiamo creato una sorta di fregio che ho poi mappato creando un contrasto con il barocco circostante. Un risultato decisamente interessante.
Pensi che l’arte contemporanea sia provocatoria?
Se per contemporaneo si intende l’arte del nostro tempo penso che a volte lo sia, come penso che lo sia stata anche in passato. Non posso pensare che il putto di Caravaggio che si gratta il fondoschiena non sia provocatorio.
Il nome di qualche artista che reputi interessanti?
E’ difficile parlare di artisti… a parte i mostri sacri una delle cose che adesso mi viene in mente e che mi colpì particolarmente è stato il maggiolone di Damian Ortega che vidi qualche anno fa all’Arsenale.

Il Maggiolone di Damian Ortega
Ti piace la fotografia?
Si molto.. mi piacciono Weston, Adams, Man Ray. Mi affascina Erwin Wurm e le sue One-Minute Sculpture…mi piace il suo modo concettuale di utilizzare la possibilità di fermare l’attimo. Mi piacciono Botto e Bruno e il loro romantico approccio all’archeologia industriale. Faccio fatica a parlare della fotografia come entità a sè stante…apprezzo gli artisti “crossover” ovvero che toccano i vari campi in maniera trasversale e funzionale alla loro comunicazione.
Teodora Malavenda












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