Immigrazione tra musica, realtà e verità negate.
Paul Polansky, poeta americano, attivista e difensore dei diritti delle popolazioni dei Rom in Kosovo, il 26 febbraio a Reggio Calabria ha raccontato la cruda verità che lui vive e che a noi tutti è negata. L’evento, a dir poco raro, è stato organizzato dalla Società Italiana per l’Educazione Musicale di Reggio Calabria e l’Università della Terza Età e si è svolto presso i locali di quest’ultima.
Presentando, insieme alla Dott. ssa Valentina Confido, interprete e traduttrice, il suo ultimo lavoro “Undefeated”, edito nel 2009 da Multimedia Edizioni, ai presenti è stata raccontata la realtà di uno sterminio che cechi, slovacchi, albanesi, americani, attuano contro la popolazione Rom dei Balcani. Il Kosovo che Polansky ha raccontato attraverso le sue poesie, è una terra senza terra, che non ha più una sua storia ma che lotta per trovare un posto dove poter ricominciare. Non vi sembra un passato già vissuto a metà del Novecento? E, ancora, parla di sterminio di una razza, i cui autori sono quelli che in realtà si fingono portatori di innovazioni culturali, o solutori di problemi di identità nazionale ma che in realtà danno ai Rom una terra-ghetto inquinata dal piombo, luoghi dai quali i militari dell’ONU son tornati ammalati di tumore, e i bambini che lì nascono riportano malformazioni genetiche causate, appunto, dall’inquinamento dell’area in cui sono costretti a vivere.
Comprendete di quale realtà parliamo? Nel 2010 si deve asserire che esiste, nel senso puro del termine, la ghettizzazione degli individui, il mettere il danaro prima che l’esistenza, lo speculare attraverso scopi definiti umanitari. Paul Polansky fa delle proprie esperienze di vita una parola, della parola un’azione. Il suo messaggio-denuncia è frutto di una scelta radicale di esistenza, come si evince dalla sua biografia:
“nato a Mason City, Iowa, nel 1942, frequenta il college alla Madrid University, per poi viaggiare attraverso l’Europa per diventare uno degli scrittori più impegnati nella lotta per i diritti umani nell’Europa dell’est. Poeta, fotografo, operatore culturale e sociale, è diventato negli anni un personaggio mitico per il suo impegno a favore delle popolazioni Rom. Ha anche svolto studi accurati sui campi di concentramento nazisti nei quali venivano trucidate, insieme a quelle ebraiche, intere comunità Rom. Attualmente dirige alcuni progetti di aiuto e salvaguardia di queste popolazioni nel Kosovo e in Serbia. Nonostante egli debba la sua fama mondiale alle sue battaglie a tutela dei Rom kosovari, Polansky è anche un prolifico ed apprezzato romanziere e poeta, che riesce a fondere, nei suoi scritti, l’esperienza di sessantasette anni vissuti intensamente e l’impegno a salvaguardia di una cultura gitana che lo ha toccato nel profondo e che la civiltà occidentale tende a sopprimere. Nel 2004 Polansky è stato insignito del prestigioso Human Rights Award della città di Weimar, in Germania.(…) La poesia di Polansky è fatta da azioni, a volte quasi dei telegrammi scritti con un linguaggio sintetico che riporta un’urgenza, o un’ingiustizia, o, in un centinaio di poesie diverse, mostra le popolazioni Rom, o altri aspetti della vita gitana in luoghi come la Cecoslovacchia o il Kosovo, dove Polansky ha vissuto negli ultimi dieci anni, aiutando gli zingari — intrappolati nel conflitto tra Serbi e Albanesi — portandoli in ospedale quando hanno bisogno di cure mediche, e facendosi carico delle altre necessità della comunità gitana. Ha diretto il restauro del cimitero ebraico di Nish, in Serbia, in un progetto che coinvolgeva musulmani, Rom, ebrei e protestanti uniti nel lavoro da un nuovo spirito di collaborazione. E si può anche dire che tra tutti i poeti americani in Europa, ma anche negli Stati Uniti, Polansky è il più concretamente impegnato nelle cause per i diritti umani che riguardano le vittime dell’olocausto, specialmente quello inflitto alle popolazioni Rom, e questa è una delle ragioni per cui nel 2004 gli è stato conferito il Premio Weimar, il prestigioso riconoscimento tedesco per i diritti umani.”
http://caffeletterariolugo.blogspot.com/2009/10/lunedi-12-ottobre-paul-polanski-caffe.html
Questo scenario crudo e violento, è stato accompagnato dalle musiche che gli esecutori hanno proposto: pagine di musica brasiliana e brani di Astor Piazzolla, scelta esecutiva motivata dal ritorno di un passato ancora purtroppo attuale. Il New Wave Duo (Maria Tramontana – voce; Domenico Sellaro – chitarra) per mandare il messaggio solidale con l’eterogeneità culturale, ha interpretato le tre anime insite nella musica popolare brasiliana, – quella bianca (europea e portoghese) dalla quale ha preso melodia e armonia; quella nera (africana) per il ritmo; quella indio per il carattere- attraverso bosse, bossa nova, samba.
“Heitor Duo” (E. M. – flauto; Antonino Morabito – chitarra) ha invece riproposto attraverso “Histoire du Tango” per flauto e chitarra, la storia di un uomo dai genitori italiani ma nato a Buenos Aires noto al mondo per aver fatto la storia del tango. Si dice che in Argentina tutto può cambiare tranne il tango, ma Astor Piazzolla ha infranto questa regola: inizialmente malvisto, il suo “nuevo tango” che incorporava elementi presi dalla musica jazz, facendo uso di dissonanze e altri elementi musicali innovativi, ottenne dapprima consensi in Europa e in America del Nord, ma la rivoluzione che il nuovo tango portò, fu poi successo perché simbolo di tutti coloro che volevano anche altri cambiamenti nella società argentina.
Immigrazione, tra musica e realtà, che passa da tante parole che come schegge trafiggono il cuore di ognuno che, per necessità di comodo o di scelta, si accontenta di dormire pur di non sopportare ciò che non può e non vuole vedere. Paul Polansky, grazie all’interprete e traduttrice Valentina Confido, ha raccontato la sua vita, dimostrazione fatta da scelte che testimoniano che l’unica arma contro i regimi e contro l’illusione del mondo incantato delle fiabe sia l’azione e la parola, senza fronzoli o perdite di concentrazione rispetto alla cruda ma effettiva Verità, anche quando per farlo è necessario andare controcorrente. Ma, in fondo, Cenerentola per incontrare il suo Principe, non ha dovuto disobbedire ad una regola ingiusta? Ecco, dunque, il potere della libertà dell’Io, nella parola, nel pensiero, nella stampa, e soprattutto nell’azione.
Eliana Moscato








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