Gli innovatori e i conservatori: Facebook, internet e altre facezie…

lunedì, 12 aprile, 2010
Tags: , , , , , ,
2 Commenti




Chi mi conosce sa quanto ami comprendere alcune nuove , o forse è meglio dire alcuni fenomeni, dai quali generalmente prendo le distanze ma che inevitabilmente finiscono per coinvolgermi.

Non credo che il mio possa essere definito un atteggiamento da snob, e se si presenta come tale è solo in una prima fase, quella in cui mi sento ancora incapace di fronteggiare il nuovo evento con la dovuta razionalità.

Nei limiti delle capacità e delle possibilità che i miei strumenti mi concedono, senza velleità da accademico di sociologia e avvantaggiato da una grande disponibilità di tempo libero, mi diletto ad analizzare i comportamenti dei cosidetti “innovatori”.

In un linguaggio da marketing, si chiamano così quella categoria di fessi che fanno arricchire le aziende acquistando al massimo prezzo il cellulare più nuovo, o il videogame più scintillante, salvo poi accorgersi, pochissimi mesi dopo, che quel prezzo è precipitato ben al di sotto della sua metà, e che quell’acquisto forse non era poi così utile.

E gli innovatori, lusingati dall’essere definiti tali, non li trovi solo dove c’è da pagare in contanti alla cassa. Sono anche in rete, navigano su , dita sulla tastiera e faccia inebetita davanti al monitor…proprio come me e te adesso. In effetti il termine “innovatore” ha molti altri significati, anche meno superficiali, ma una discussione approfondita in materia risulterebbe lunga e noiosa, per questo mi limito a parlarne con ampia licenza poetica.

Sono stati i primi ad avere internet, e poi i primi ad avere la linea adsl; i primi ad usare il glorioso Mirc, una delle prime , ed i primi ad aver installato il primo aggiornamento; dunque i primi ad essersi iscritti al relativo sito, inserendo nome, cognome, indirizzo di posta elettronica ed una bella foto, così da essersi aggiudicati immediatamente la pubblicità quotidiana gratis, direttamente nell’e-mail privata. Che privilegio da innovatori!!

E poi i primi ad utilizzare Messenger, a metabolizzare altrettanta pubblicità fatta di banner lampeggianti e offerte imperdibili; i primi ad utilizzare tutte le emoticons colorate simultaneamente, trasformando la finestra di dialogo in un albero di Natale e rendendo inutili ed incomprensibili le discussioni; i primi ad essere stati sorteggiati in quanto 999,99esimo visitatore…e i più innovatori hanno persino cliccato su quel banner!

E mentre Messenger era ancora avanguardia, innovatori piazzavano foto lampadate e unte su Badoo, sito che poi inviava decine di e-mail a presunti amici dell’innovatore, invitandoli ad innovare, cercando donne on-line.

Ma la gioia di tutti gli innovatori è stata senza ombra di dubbio .

Perché se con il Mirc potevamo fingere di essere belli, alti, ricchi, donne, uomini, omosessuali, postini, imprenditori ed atleti…e se un certo margine di dubbio era concesso e previsto anche nella casa dei trilli, con l’arrivo del nostro Facebook sembrano essere svanite le speranze dei truffaldini, anche perché, eventualmente, iscriversi con generalità fasulle risulterebbe una mossa abbastanza stupida, dato il modo in cui funziona Facebook.

E allora tutti insieme a farsi un profilo!

E pensare che solo pochi anni fa, ai tempi della socialità di prossimità, tipo feste di compleanni o prime comunioni, il profilo era il terrore dei fotografati. O almeno per me era così…

Come al solito all’esplodere del fenomeno Facebook ho deciso di gestirmi una lunga indecisione, lasciando che fossero gli innovatori ad affollare il luogo e aspettando che questo nuovo strumento, dalle indiscusse potenzialità, si rivelasse non dico indispensabile, ma quantomeno utile per me.

Ed è a metà distanza tra le potenzialità e gli abusi che l’idiozia si fa vasta come il mare. La canapa indiana ha grandi e indiscusse potenzialità come pianta: ci si fa una fibra eccellente, ci si può curare. Ma in giro è pieno di spinellomani.

Quello che ho subito notato sin dai primi giorni di Facebook, quando ancora non avevo neppure idea di come funzionasse e non mi interessava saperlo, è che la gente non vedeva l’ora di scannerizzare tutte le foto della propria vita, dal battesimo al funerale, unirle a quelle della fotocamera digitale e metterle on-line.

Questo tipo di atteggiamento, che definirei alienante, in realtà non è una novità di Facebook, ma con questo nuovo modo di comunicare ha raggiunto la sua sublimazione.

E dunque via con decine e centinaia di scatti, di video, di informazioni personali.

Tutti in linea per connettersi, tutti in per esporsi.

Alcuni più spudoratamente, altri facendo finta di essere riservati, caricando le foto e le info in modalità privata ma aggiungendo in fretta valanghe di amici.

Aggirandosi in rete per almeno due ore al giorno, utilizzando Facebook per i propri scopi, stando sempre ben attenti che lui non utilizzi noi, ci si può fare un’idea di come si possano riconoscere al volo gli utenti che hanno qualche affinità con te.

Quelli che fanno i quiz, che giocano alla fattoria, che pubblicano centinaia di foto e che usano troppe scritte colorate, ad esempio, non hanno nulla in comune con me. Si tratta del mio caso, ma questo ragionamento esteso a scala più vasta potrebbe essere un buon metodo per selezionare gli amici da aggiungere (o da eliminare).

Inoltre mi rendo conto che certi profili possano risultare abbastanza noiosi, soprattutto se privi di una foto accattivante e di una sconfinata serie di gallerie con tutta la famiglia e gli amici in costume da bagno. Che un numero esagerato di persone utilizzi Facebook per scrutare, morbosamente, procedendo a macchia d’olio, gli angoli più nascosti (o esposti) di tutti i suoi contatti, è un fatto inopinabile.

Mi concedo queste considerazioni convinto che non si tratti di un approccio snob, né tantomeno del desiderio di passare per intellettuale, appellativo che in certi casi non si discosta troppo da innovatore.

Ma l’altro giorno ridevo solo, rallegrato da una ragazza che scriveva sul wall (in pubblico…dove leggono tutti) con tono minaccioso una frase simile: “caro mio, è inutile che guardi il mio profilo, che ti guardi tutte le mie foto e tutte le mie info! Cerca di resistere e fatti i fatti tuoi!”. Ho riso parecchio perché ho immaginato di passare davanti alla vetrina di un negozio e di leggere “vietato guardare la merce esposta”.

Evidentemente la mia enfasi è molto giocosa, non sono davvero così disinformato. So benissimo quanto possa essere piacevole ritrovare vecchi amici, mettersi in contatto con parenti lontani o promuovere la propria musica, la propria arte o qualsiasi altra cosa tramite internet.

Il fatto è che la stragrande maggioranza dei fruitori, e non solo giovani, non sono mossi da questo tipo di interessi. Ma non bisogna biasimare chi non condivide con te le stesse intenzioni: basta limitarsi ad evitarli. Come si dice..simili con simili.

Ma a parte le perversioni e le manie che caratterizzano questa nuova frontiera dell’omologazione, devo dire che mi piace un sacco il modo in cui centinaia di persone simultaneamente, i miei amici, possono essere informati sui miei articoli, sulle mie attività musicali e su altre faccende di cui mi piace occuparmi.

Quindi non ho mai detto che si tratti di un’idiozia. Dico invece che è un efficace generatore di idiozia. E l’idiotizzazione potrebbe divenire un moto di massa, arrivando lì dove non riescono più ad arrivare i partiti.

Ed è facile constatare come una buona predisposizione all’idiozia possa essere molto utile a chi sceglie di essere idiota anche on-line. Generalmente infatti, lo è anche lontano dal computer, e lo era anche prima di Facebook.

E’ difficilissimo non scivolare nel viscido della retorica quando si affronta un simile argomento con un atteggiamento come il mio, e ancora peggiore è il rischio di essere giudicato come un saccente, che millanta doti tali da elevarlo oltre il livello del popolino di chiattaioli…tre metri sopra il cielo insomma.

E poi bisogna precisare che molte persone, utilizzatori di Facebook, non possono permettersi di operare una selezione spinta degli amici, né di contorcersi in oziose acrobazie mentali, soprattutto se il loro scopo è coinvolgere più gente possibile, gente di tutti i tipi.

Mi riferisco ad esempio alle associazioni di volontariato che creano un profilo on-line, o agli artisti il cui scopo è avere il maggior numero di fans, o a chi organizza eventi.

Nel loro caso l’utilizzo di Facebook è tutt’altro che demenziale, e non è neppure un semplice passatempo, un ammazza stress della sera.

Ma potrebbe capitare di commettere un piccolissimo errore di digitazione nella ricerca per incappare in un deficiente che invita ad uccidere i bambini disabili, o in un mitomane che inneggia al nazismo.

Internet è la dimensione in cui saggezza e demenza viaggiano su binari che si incrociano, mettendo in contatto e in comunicazione migliaia di persone della tua città, milioni con la tua stessa lingua, decine di milioni da tutto il mondo.

Sembra la cosa più intuitiva e immediata che esista: iscriversi, mettersi in mostra, parlare, aggiungere, spiare. Ma non sono solo io a dire che il pericolo esiste, come in tutte le cose.

Se ne vede tanta di gente che perde il lume della ragione, il controllo della propria dignità, che divorzia in rete, in pubblico, che litiga, che offende, che parla a vanvera, che passa nottate intere a scrutare bacheche, a dilettarsi con stupidissimi giochini; che quando non è on-line, un’ora al giorno, esce di casa e parla di Facebook. Ma c’è di più, come ad esempio chi, vittima di crisi d’astinenza, si porta Facebook sul telefonino, o chi pur di usare Facebook a lavoro rischia come minimo un cazziatone.

Giorni fa in un bar una donna adulta, che poteva essere mia madre, dopo un po’ di esitazione mi fermò e mi disse: “ma tu sei tra i miei amici di Facebook? No perché ti ho riconosciuto…”. Io non ho un’ immagine di profilo, né una galleria fotografica, e quella donna era alienata.

Ma il migliore di tutti è il boss mafioso latitante che non sa resistere alla sua chattata quotidiana e si ritrova la polizia accanto alla scrivania. Formidabile.

Per il resto, al di là di tutte queste parole gettate in fretta, un senso di imbarazzo mi cattura quando mi rendo conto di sapere troppe cose su Facebook e sulle chat, e mi sorge l’inquietante sospetto che nonostante i miei sforzi e i miei artefici, anche io sono solo un utente tra milioni.

E la mente vola indietro nel tempo ed arriva ai giorni del liceo, quando si giocava ad essere anticonformisti, senza peraltro riuscirci.

Quanti di voi hanno abbastanza coraggio per ammettere che la pensano proprio come me?

Comunque sia, ritengo che internet abbia esteso incredibilmente le nostre vie d’accesso all’informazione e alla comunicazione, indipendente dalla presenza degli imbecilli che ci galleggiano dentro. Quelli galleggiavano già da prima, e purtroppo non affonderanno mai!

Nicola Casile

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • FriendFeed
  • Google
  • Google Reader
  • Blogger
  • Google Buzz
  • Digg

2 Commenti »

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

un piccolo appunto lessicale:

quelli di cui parli tu non sono “gli innovatori” ma sono “gli innovati”, ovvero quelli che subiscono passivamente e acriticamente i processi di innovazione sociale e tecnologica.

ps. su FB io metto le foto delle copertine dei libri che leggo, ma chissà come mai nessuno mi ha mai messo un “mi piace” o un commento o rilanciato con un link… mi sa che la pecoronaggine non funziona proprio al massimo su sto social network!!! ;)

Denise dice:

Concordo sulla precisazione lessicale di alessio! :D
Piuttosto, quello che sostenevo in altri modi anch’io (sul mio blog v. “Di facebook e altri demoni”)è che il sito dà proprio l’illusione di essere protagonisti mentre la più alta azione concessa è quella di essere fan di qualcun altro…

Rispondi!

Aggiungi il tuo commento o il trackback dal tuo sito! Puoi anche sottosctivere questi commenti via RSS.

Tag permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong> Puoi usare Gravatar su questo Magazine per essere riconosciuto globalmente registrandoti su Gravatar.com.

Più Visti

Ultimi Commenti