Un libro ci salverà

giovedì, 15 aprile, 2010
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Cadmo aveva portato alla Grecia doni provvisti di mente: vocali e consonanti aggiogate in segni minuscoli, modello inciso di un silenzio che non tace: l’alfabeto. Con l’alfabeto i Greci si sarebbero educati a vivere gli dei nel silenzio della mente, non più nella presenza piena e normale. … nessuno più avrebbe potuto cancellare quelle piccole lettere, quelle zampe di mosca che Cadmo il fenicio aveva sparpagliato sulla terra greca, dove i venti lo avevano spinto alla ricerca di Europa rapita da un toro emerso dal mare.”

(Le nozze di Cadmo e Armonia- R. Calasso)

E se fosse la a salvarci dalla storia? Cosa succederebbe se ad un tratto non ci curassimo più delle leggi del mercato e iniziassimo a cercare nella la salvezza del nostro tempo, le risposte che non riusciamo a trovare altrimenti? Un Libro ci salverà: è questa la conclusione a cui giunge Antonio con questo sua nuova opera, 140 pagine che scorrono veloci come un fiume in piena, un fiume che travolge un pubblico che non può e non deve più identificarsi con i messaggi suggeriti dai mass media, ma deve ribellarsi ai cliché a cui è stato abituato.

Un ci salverà non appartiene a nessun genere letterario, esce fuori da ogni schema grazie al suo linguaggio scevro da florileggi e barocchismi inutili, immediato come le immagini che suscita nel lettore che è coinvolto in un continuo gioco di citazioni che richiamano la tecnica cinematografica del flashback. Le citazioni letterarie, musicali e cinematografiche sono innumerevoli e rendono il lettore protagonista-agente.

Un Libro ci salverà esce cinque anni dopo l’ultimo successo letterario dell’ , che già nel 2005 ci aveva regalato Johnny Rolling, uno spaccato della società reggina degli Anni Settanta; ma se allora la rivolta era quella fisiologica dei giovani verso la generazione precedente, questo è un invito ad aprire gli occhi e reagire di fronte all’“appiattimento” del pubblico. È lo stesso Calabrò ad usare questo termine nel riferirsi al rapporto media-pubblico: più si appiattisce più si allarga, fino a giungere ad un cumulo informe di idee ed opinioni. Il salto dal primo a questo secondo libro di Antonio Calabrò è evidente soprattutto nel differente uso del linguaggio e della punteggiatura, utilizzata come mezzo per dare un ritmo alla narrazione.

Ma come può la lettura salvarci davvero?

L’autore non dà suggerimenti diretti, rispetta la libertà del lettore (evento straordinario nella giungla dell’informazione sul web!!!) di farsi un’opinione sui fatti, crede ancora fermamente nella possibilità dell’Uomo di riscattarsi dalla schiavitù dei tempi e dei contenuti, riprendendo in mano le proprie scelte ed aspirazioni.

Ma Antonio non è solo nel suo percorso creativo: come detto anche durante la presentazione di Un Libro ci salverà, avvenuta il 23 Marzo di quest’anno presso l’Università per Stranieri di Reggio Calabria, a fare da ‘guida’ allo scrittore c’è Melville, che come un moderno Virgilio sorveglia le decisioni che l’autore è costretto a prendere mentre compie la sua missione; missione da compiere ascoltando rigorosamente Burn dei Deep Purple in sottofondo…

Non appartenendo ad alcun genere letterario preciso, anche il pubblico a cui si rivolge è il più variegato possibile, fattore che rende il libro ancor più interessante!

Letizia Cuzzola

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