La realtà aumentata dell’informazione nel sistema mediatico





Realtà Aumentata – Augmented Reality from soryn on Vimeo.

Wikipidia definisce la “ ” come la sovrapposizione di livelli informativi (elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati etc) ad un flusso video che riprende la realtà di tutti i giorni. Detto così mi rendo conto che può non voler dire niente, forse il video di apertura può schiarire qualche idea.

Ma per capirci ancora meglio vi invito a pensare ad una normalissima automobile. Immaginate di stare al volante su una strada in cui la visibilità è bassa. Riuscite a vedere davanti a voi solo per poche decine di metri. Immaginate che appaiano magicamente delle linee luminose che disegnano sul vostro parabreza le traiettorie da seguire nel percorrere il vostro percorso. Sarebbe come guidare con una specie di video gioco, ma nella realtà. Questa applicazione del concetto di realtà aumentata potrebbe aiutare il conducente nella sua guida migliorandone notevolmente il livello di sicurezza.

Il parabrezza non più come semplice vetro atto, appunto, a riparare dalla brezza generata dal movimento dell’automobile, ma come uno schermo. A questo punto, il confronto con gli altri due più usati dagli esseri umani (Tv e computer) è un passo necessario in questa mia breve e un po’ sconclusionata riflessione.

Il primo grande termine di paragone sta proprio nella “forma fisica” dello schermo. Computer e TV quando sono spenti risultano essere opachi, vuoti, morti. Privi di alcun genere di vitalità, stazionano pazientemente nei luoghi a noi più familiari in attesa di essere accesi. Uno, la TV, per mandarci messaggi studiati, preparati, confezionati da professionisti preposti a questo incarico. L’altro invece mescola molto di più (parificando parecchio) i messaggi prodotti da appassionati, incompetenti, professionisti.

Il parabrezza dell’auto non si spegne e, dunque, continua incessantemente a mediare il mondo al di fuori dell’automobile. E’ un media (inteso nell’accezione più materiale del termine: ovvero un oggetto che si frappone tra due soggetti consentendo un passaggio di informazioni) trasparente, dunque quasi sempre ininfluente nella percezione della realtà da parte di chi osserva attraverso quel vetro. Non si tratta di una verità completa e assoluta quella che traspare limpidamente da un parabrezza. Certamente, però, si tratta di quello che “si vede” da un determinato punto di vista e che consiste in un flusso di immagini continuo, costante e reale.

Questo aspetto è forse basilare per capire il genere di rivoluzione nello scambio di informazioni che può portare la realtà aumentata. Non cambierebbe molto dal vedere Roger Rabbit passeggiare per le vie di una normale città occidentale se non fosse che non sareste seduti su una scomoda poltroncina del cinema ma sullo stesso marciapiedi in cui cammina il famoso coniglio cartoon-cinematografico.

Capite bene che genere di rivoluzione comunicazionale sarebbe.

Questo processo rivoluzionario (sebbene non di recentissimo concepimento) affonda le sue radici proprio nel sistema di schermi già esistente.

Sono ormai decenni che il segnale visualizzato sui nostri televisori diffonde messaggi di realtà aumentata. Negli ultimi 20 anni questa tendenza si è dilatata a dismisura. Il reality show, come format, ne è l’emblema. Un gruppo di soggetti vengono accuratamente scelti sulla base di criteri adattati di volta in volta alle necessità della produzione, vengono calati e costretti in contesti ben definiti da un copione trito e ritrito. Viene così data la possibilità al pubblico di riconoscere il proprio “vicino di casa” nella sua più stretta quotidianietà anche se questa viene montata e smontata ad arte.

In questo caso, la “realtà aumentata” trasmessa dallo schermo televisivo è quella di una visione realistica ma di un contesto preparato ad arte da professionisti.

Nello schermo del computer invece è possibile, chiaramente, ricevere gli stessi contenuti montati ad arte dai professionisti della TV ma, soprattutto da quando la rete si è buttata sui contenuti generati dagli utenti (blog, social network, ecc) il panorama dei messaggi osservabile tramite la rete è molto più variegato e “umano” di quanto nessun media fosse mai stato prima!

La fruizione di questo genere di schermi è diversa da quella televisiva perchè consente di svolgere più azioni contemporaneamente. La rete ti consente di verificare direttamente il messaggio trasmesso dal professionista della “realtà aumentata” non solo valutando le fonti dirette del messaggio ma anche cercando cosa si dice in giro riguardo quel determinato argomento. Il famoso “over load” di informazioni di cui si parla tanto consiste, in realtà, in una quantità incredibile di opinioni, idee e considerazioni (che coprono un arco che va dalla più banale alle più impensabile) riguardo qualunque genere di argomento possibile e immaginabile. E’ chiaro che bisogna “sapersi muovere” in un mare magnum così grande e spesso confuso, ma è indiscutibile il fatto che questa “accozzaglia” di opinioni e pareri sia un prodotto della democrazia di fatto che si instaura in un media nel quale, fondamentalmente, ognuno può dire quello che vuole. In una situazione del genere sarà il lettore ad avere in mano il coltello dalla parte del manico e questo strumento sarà fondamentale per stabilire quale o opinione considerare plausibile e condivisibile e quale no. La responsabilità dell’approccio alla realtà raccontata (dunque mediata) è sempre più nelle mani del ricevente che, più di prima, deve mediare e cifrare la grande quantità di informazioni a cui può attingere su qualunque argomento ed elaborare la sua personale concezione.

La “realtà aumentata” che viene fuori da questo modello è molto più simile a quella del parabrezza di cui ho parlato in apertura di quanto non lo sia il modello televisivo. Andare ad una manifestazione e poi cercare su foto, video, racconti e testimonianze della stessa manifestazione (tanto per fare un esempio) ti consente di andare oltre il tuo punto di vista ma non ricercando la “verità” assoluta e “professionale” ma valutando e considerando gli altri punti di vista è possibile elaborare un’opinione più completa e complessa, dunque più “vicina” alla realtà.

Si tratta, in ultima analisi di vera e propria democrazia dell’informazione. Quella in cui esiste una pluralità sconfinata di punti di vista espressi che possono essere abbastanza facilmente confrontati dal lettore-utente del web e che contribuiranno alla formazione dell’opinione e delle convinzioni personali del suddetto.

Si tratta di una realtà aumentata nel senso che ci consente di accedere al mondo che ci circonda attraverso numerosissimi punti di vista diversi dal nostro e questo non può che arricchire e favorire il formarsi un senso critico e di un’opinione indipendente e individuale rispetto ai più disparati temi considerati.

Adesso lo posso scrivere tranquillamente, il concetto di realtà aumentata con cui ho aperto il pezzo non era fondamentale quando mi è venuta la voglia di scrivere su questo argomento. Esporre molto brevemente questa nuova frontiera tecnologica, però, mi è stato molto utile per categorizzare (anche se in maniera sicuramente incompleta e superficiale, ma il compito dei lettori è anche quello di contribuire alle analisi, no???) secondo alcuni parametri legati al mondo che viviamo, il sistema mediatico caratterizzato dall’utilizzo di schermi essenzialmente domestici e dai messaggi, tramite questi, veicolati.

In un sistema mediatico sempre più complesso gli schermi la fanno da padrona più di prima grazie ad internet e quasi sempre la dieta mediale degli individui non porta ad escludere l’utilizzo di una tipologia di schermo a discapito di un’altra. Il consumo dei media audiovisivi è sempre più complementare anche se la tipologia dei messaggi è profondamente diversa.

Non è mio scopo quello di dare un parere o un’opinione specifica, anche se ne ho una mia ed anche molto ben definita, riguardo la qualità dei messaggi o la necessità di abbandonare un media per un altro ma è anche vero che la radicale diversità dei messaggi spesso può indurre ad una scelta “di schermo”, soprattutto nel campo dell’informazione e dell’intrattenimento.

Chiedo a voi di dirmi qual è  la fruizione mediale degli schermi domestici ideale. E’ possibile intrecciare in maniera proficua e costruttiva i messaggi-prodotti confezionati professionalmente, e tendenti all’alienazione dalla realtà, con quelli prodotti da singoli individui al livello del reale e che, inevitabilmente, sono messaggi di parte (e spesso veramente partigiani) e con scarsa qualità “professionale”?

E’ necessario scegliere da quale parte stare? Abbandonarsi alla costruzione di una realtà aumentata sempre più verosimile e non vera, oppure affidarsi ad una realtà raccontata più democraticamente ma a volte con gravi lacune o con eccessivi sentimentalismi (anche politici e sociali)?

Si tratta di una questione che è destinata ad occupare sempre più i momenti di riflessione di noi umani che viviamo nella società dell’informazione e della conoscenza, per cui ragionarne in maniera collettiva può essere un modo per comprendere collaborativamente la realtà e, forse, anche un po’ per aumentarla nel senso stretto del termine, ovvero dell’andare oltre il nostro “semplice” punto di vista…

Alessio Neri

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