Il sessismo è istituzionale. Per il sito del comune le donne sono deboli





Sul sito del comune di Reggio Calabria, nell’archivio delle notizie, figura la segnalazione dell’incontro “La rivolta dei passeggini”. Tutto lodevole e interessante, non fosse che l’incipit del comunicato è un tantino strano:

Le città italiane non sono amiche dei bambini. Le città italiane non sono attente ai bisogni delle fasce più deboli della popolazione: , minori, anziani, disabili.

Ho scritto allo staff del sito (senza aver ricevuto risposta):

“la debolezza femminile è un luogo comune patriarcale, e il comune, nella sua promozione reale o apparente delle ‘pari opportunità’ mostra di fare un cattivo servizio alle stesse, annoverando le donne fra le fasce deboli della società. Nella lista dei componenti delle ‘fasce deboli’ l’unico essere escluso sarebbe dunque solo il maschio maggiorenne. Mi sembra che nel 2010 manchino davvero giustificazioni a questo tipo di rappresentazioni, specie se diffuse attraverso un canale mediatico di ampia risonanza a titolo istituzionale”.

Il nel è cosa quotidiana e, purtroppo, invisibile ai più. Si comincia dalla pretesa onnicomprensività del termine “uomo” usato per indicare l’umanità intera, all’uso del maschile in caso di aggettivi riferiti anche a soggetti femminili (es. Francesca e Dario sono belli) passando, fra l’altro, per i nomi di professione. E’ un esondare di: presidente, direttore, dirigente, avvocato, architetto, ecc che le stesse donne si, come dire, “autoappioppano” senza trovare nel linguaggio possibilità espressive alternative, senza trovare, come dire, alleati verbali non sessisti. Qualcuno promuove, subendo lo scherno dei più, riforme linguistiche (es. direttora, avvocata, ecc) sorvolando significativamente la questione se queste vadano precedute da riforme culturali, ben più difficili da controllare. Prendo il tentativo di riforma e lo scherno che suscita come due aspetti importanti del mondo di oggi. Mi preoccupa, però, che il primo sia quantitativamente e moralmente schiacciato dal secondo. Anche l’Unione Europea ci ha provato: aveva invitato cittadini e istituzioni ad abbandonare la distinzione, esistente solo per le donne, tra signora e signorina che ancora si applica correntemente prestando attenzione allo stato civile delle donne, il quale ha evidentemente sempre avuto un’importanza essenziale nella definizione dell’identità delle stesse.

Il linguaggio maschilista riflette un mondo maschilista. Le lingue, Humboldt insegna, sono ‘visioni del mondo’. Le parole sedimentano assunzioni morali, punti di vista. Se vogliamo, ideologie…

Nella linearità e scorrevolezza linguistica dell’annuncio il riferimento alle donne sembra naturale, lo si piazza lì, all’inizio della “lista dei deboli”, come se fosse ovvio, naturale appunto. E’ questa pretesa ovvietà a preoccuparmi. Le donne sono ontologicamente più vicine ai disabili e agli anziani, persino ai bambini, che ai maschi maggiorenni, gli unici dunque a dover, anzi poter, proteggere tutti gli altri.

Sono sicura che una buona percentuale di lettori non lo abbia neanche notato, o, in caso contrario, avrà pensato “sì, le donne, il sesso debole”. Esiste anche un simpatico eufemismo dell’espressione, “il gentil sesso”, parecchio usato nel mondo dell’informazione. In queste espressioni si cela l’ideologia patriarcale, lo stereotipo per cui le donne sarebbero deboli e bisognose di protezione da parte del maschio, le cui caratteristiche rimandano, al contrario, in negativo e per differenza al campo semantico della forza.

L’uomo sta alla donna come la forza sta alla debolezza e come l’aggressività sta alla gentilezza. Queste convinzioni emergono spessissimo nel cosiddetto dibattito pubblico e nelle argomentazioni mediaticamente amplificate di politici e affini, penso ad esempio alle affermazioni di Berlusconi (e non solo) sulla necessità di “proteggere” le donne dagli stupri grazie ai militari…

Tuttavia, qui ci troviamo di fronte a un “refuso” che va ben oltre il sessismo implicito nascosto tra le pieghe delle parole di uso quotidiano. Qui si ripropone esplicitamente il vecchio schema del femminile rappresentato come:

  • alterità, minoranza, rispetto al maschile, che invece rappresenta l’assoluto e che unilateralmente stabilisce la direzione e le caratteristiche di questa alterità;
  • categoria umana dotata in quanto tale, senza distinzioni interne, di una caratteristica ontologica ben precisa: la debolezza.

I meridionali puzzano, gli immigrati rubano, le donne sono deboli. E’ lo stesso identico meccanismo.

Chilometri di inchiostro sono stati versati per confutare queste due rappresentazioni del femminile. E mentre Susanna Tamaro scrive – con poca informazione e profondità e molta voglia di farsi pubblicità coi luoghi comuni (strategia ultimamente molto redditizia) – che il non ha reso davvero libere le donne, non posso che ringraziare le pensatrici femministe che hanno restituito alle donne una visione finalmente non maschile dell’identità femminile, criticando e decostruendo le categorie verbali e morali che millenni di hanno trascinato con sé, e di cui ancora assaporiamo, quotidianamente, il sapore svilente.

Purtroppo, pero’, se c’è stato un fallimento del femminismo, questo è dovuto al fatto che non è arrivato e non arriva ancora a tutti il suo, pur ricco e internamente articolato, messaggio.

A chi dovesse dirmi: “ma se esiste la promozione delle pari opportunità, significa che sono veramente deboli, le donne!” rispondo che le donne sono rese deboli dalle rappresentazioni, di cui questa è un esempio, che se ne veicolano da più parti quotidianamente. (Dove con deboli intendo qui senza potere).

Per riassumere, questi sono gli elementi preoccupanti che emergono dall’incipit dell’annuncio:

  • si tratta di un sito istituzionale, di un comune che peraltro nella stessa homepage ospita il link “Pari Opportunità”, e dovrebbe proprio in onore a questo titolo prestare molta più attenzione di altri al linguaggio e ai riferimenti sessisti;
  • il sito gode di una certa risonanza, datagli dalla sua istituzionalità, dunque si veicola per l’ennesima volta lo stereotipo sessista a un target potenzialmente vasto;
  • manca una reale preparazione culturale in merito ai problemi, non solo linguistici, delle cosiddette pari opportunità (di cui io scorgo da tempo il valore puramente elettorale e dunque autopromozionale) manca cioè un livello di formazione adeguato da parte del personale impiegato, che invece, in quanto gestore del sito di riferimento del comune, dovrebbe possedere;
  • questa mancanza è grave.

Benché il seguito dell’avviso non abbia nulla di eccepibile – anzi, mi sembra un’ottima iniziativa quella di discutere dei problemi logistici, che d’altronde riflettono mancanze culturali, cui vanno incontro genitori con bambini piccoli in una città come Reggio – proprio questo rende ancora più grave quel riferimento.

Anche se, come ho già scritto altrove, vorrei tanto poter cambiare argomento, io credo che sia un dovere rompere le scatole (tutti, donne e uomini) finché di queste robacce non ne leggeremo più.

Denise Celentano

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12 Commenti »

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

posto un commento ricevuto sull’account FB:

“E’ proprio vero, anche nella sanità le donne sono ritenute inferiori agli uomini, ho la mia secondogenita celiaca e l’USL da a mia figlia 99 euro di tiket al mese per i prodotti senza glutine, al contrario dei maschi che danno 150 euro, e una vera discriminazione sessuale e nessun organo d’informazione ne para, una discriminazione ai livelli dei talebani secondo me.”

Michele dice:

con quello che produce il sud e soprattutto la Calabria non lamentiamoci troppo della sanità e della scuola che abbiamo perchè è ciò che ci meritiamo

Denise dice:

Alessio, non ci posso credere…ma quale sarebbe la motivazione di questa differenza? Bisognerebbe approfondire in ogni caso è estremamente grave.

Michele le tue parole sono un esempio di quello che critichi della Calabria…questo piangersi addosso, questo criticare generico e un pò qualunquista sono il modo migliore per rassegnarsi all’inazione…

Michele dice:

si che il mio commento sia stato qualunquista ed estremamente generico non c’è il minimo dubbio, ma comunque la sostanza non cambia, è la pura realtà,punto.
Per quanto mi riguarda, ho fatto di tutto in vita mia tranne che piangermi addosso, visto che sono tra i tantissimi calabresi che bene o male è stato costretto ad emigrare, pur amando tantissimo la propria terra.

gimes dice:

Se devo dirti ciò che penso è che un pò di colpa la do a queste “Pari Opportunità”… Ci lamentiamo che lo Stato interviene, però poi si pretendono le quote rose o i parcheggi rosa o addirittura l’assunzione delle donne nelle aziende in base al computo totale. Non deve essere una legge a stabilire “quante” donne devono ottenere un diritto, ma spero diventi una cosa normale.
Credo inoltre che nella lamentela di michele un minimo di verità però ci sia: vogliamo il cambiamento e una regione migliore, ma sai quante donne sono state elette alle ultime consultazioni?? ZERO!!! Mi fa riflettere molto più questo dato, che le buone/cattive intenzioni del sito… Son d’accordo con te che su molti aspetti si parla solo per luoghi comuni, ma forse questi luoghi comuni sono per prime le donne a pensarli (non tutte chiaramente)!

@ lisicere… Per quanto riguarda la differenza di rimborso, ciò risale a un Decreto dell’8 Giugno 2001 del Pseudo-sinistroso ex Ministro Veronesi,quindi a livello nazionale, che stabilisce una quota di rimborso parificata bambin-a/o fino a 10 anni. Successivamente “ipotizzando” un fabbisogno calorico differente nell’età adulta, stabilisce 140 euro per gli uomini e 99 per le donne !!!

Denise dice:

Chi si lamenta che lo stato interviene? Magari intervenisse! Anzi, magari intervenisse seriamente!
Nell’articolo si denuncia appunto questo, la mancanza di competenza da parte delle istituzioni, la mancanza di formazione nel campo tanto vasto quanto vago delle pari opportunità.
I parcheggi rosa e le quote rosa sono le cose più note perché più pubblicizzate, in realtà non metterei tutto in un unico pentolone. Poi, sembra che critichi le quote rosa (in realtà anch’io lo faccio) e poi lamenti il fatto che al consiglio regionale le donne siano poco rappresentate…mettiti d’accordo con te stesso prima insomma :D ! Poi non capisco la conclusione dell’intervento..sembra che sottenda una presunta “guerra” donneVSuomini: tengo a precisare che in tutti i miei interventi non ragiono pensando che le donne dicono la verità mentre gli uomini sbagliano sempre, per es coi luoghi comuni: i luoghi comuni sono una cosa diffusa e trasversale ai sessi…quando si dice maschilismo si intende un preciso sistema di potere e culturale, non uno schema del tipo “uomini=luoghi comuni/donne=verità”. Spero di essermi spiegata

Laura Cirella dice:

Cara Denise, ho letto attentamente il tuo articolo molto interessante.
Una premessa dovuta: “La rivolta dei passeggini” è una iniziativa lodevolissima, non del Comune di Reggio Calabria bensì di Legambiente e, per questo e per il fatto che ho avuto a lungo il piacere di lavorare a stretto braccio con alcune promotrici dell’evento, posso dire con certezza assoluta che si tratta di un refuso involontario, un errore forse più ortografico che di contenuto, certamente fastidioso ma comunque del tutto lontano dalle intenzioni di chi ha promosso e organizzato l’iniziativa.
Tuttavia il Comune di Reggio Calabria, stavolta davvero lui, non ha lesinato tante volte linguaggi e atteggiamenti sessisti e maschilisti, anche in sedi istituzionali e persino nei confronti di donne che ricoprono anch’esse ruoli politici ed istituzionali; ad esempio in occasione del Consiglio Comunale aperto il 25 novembre, che sarebbe dovuto essere un consiglio “contro la violenza sulle donne” e si è trasformato in un orrendo grottesco teatrino, con tanto di sorrisetti maliziosi tra colleghi consiglieri, barzellette e battute meschine nei confronti delle donne, interruzioni continue, mostruosi ritardi…eccetera eccetera. Tutto questo in un consiglio comunale dove vi sono solo due consigliere comunali su 40!
Altrettante volte sono stati gli interventi del Comune, nell’ordinaria e nella straordinaria amministrazione, ad aver peccato di maschilismo estremo: ad esempio come quando l’Unità Operativa alle Pari Opportunità, nella persona della consigliera Giovanna Cusumano, ha promosso come “rimedio” a possibili tentativi di violenza sulle donne, un corso di autodifesa di arti marziali!!!!! Una risposa maschile a una violenza maschile.
E come non dire che viviamo nel paese più maschilista d’Europa, sono gli stessi fatti del nostro Premier che non ha mai risparmiato espressioni del tutto fuori luogo in tanti contesti istituzionali. Ma io dico tutto ciò che lui è, tutto ciò che lui fa…è mnaschilista. Ti consiglio la lettura “Ma le donne no. Come si vive nel paese più maschilista d’Europa” di Caterina Soffici, lo troverai molto interessante così come la visione de “Il corpo delle donne”, video documentario che trovi su internet gratuitamente.
Circa le pari opportunità invece vorrei chiarire qualcosa che ai più sfugge, comprese le donne: pari opportunità non significa uguaglianza tout court. L’Uguaglianza di genere, sia formale che sostanziale, è l’obiettivo ultimo che le pari opportunità si danno. Pari opportunità significa poter partire tutti dalla stessa posizione colmando eventuali svantaggi che l’individuo ha o per sua natura o perchè è la società che lo pone in una condizione svantaggiosa. E’ la costituzione che riconosce questo principio all’articolo 3. Pari opportunità, parafrasando la costituzione, significa “rimuovere gli ostacoli”. E la strada di noi donne è costellata di ostacoli, prima sociali ed economici e dopo culturali, nel senso che la cultura maschilista non è altro che il frutto di secoli di condizioni economiche e sociali di subalternità, specie in Italia; il linguaggio sessista non è altro che il frutto di mancate scelte politiche, di condizioni economiche mai colmate, di ruoli sociali che ci sono stati attribuiti generalmente dall’alto, sempre da uomini.
Questo è lo spirito delle pari opportunità per tutti, porre nelle stesse condizioni di partenza tutte e tutti tenendo conto degli svantaggi di ognuno e andando a rimuovere chirurgicamente quegli svantaggi, quando è possibile. Proprio per questo sono previste ragionevolemente delle “azioni discriminatorie positive”, che si traducono in una molteplicità di interventi, dalle cosiddette quote rosa alle percentuali di accesso ai pubblici impieghi (non tutti..purtroppo) fino alle leggi che tutelano la lavoratrice madre (che addirittura vorrebbero rimuovere!!!) fino al pensionamento anticipato rispetto agli uomini.
Questi interventi devono agire nel qui ed ora, ovvero nell’immediata esigenza di tutte e tutti per aggredire gli svantaggi economici e sociali. Solo quanto questi svantaggi saranno debellati allora “l’azione discriminatoria positiva” potrà cessare di esistere perchè superflua. Così quando in parlamento avremo un sufficiente numero di donne le quote rosa saranno superflue, quando la società avrà creato tutti i servizi necessari tesi a consentire alla lavoratrice di esser madre potremo pensare all’uguale età di pensionamento, quando le donne saranno occupate, ed emancipate aggiungo io, in egual misura agli uomini allora non ci porremo il problema di porre corsie preferenziali…e via dicendo. Tu la chiami retorica…e me ne dispiaccio ma del resto non ti biasimo…perchè in Italia, ed è un caso solo italiano, le pari opportunità sono state utilizzate per dare il cosiddetto “contentino” a noi donne, riservando margini limitati di governo.
Nel nord Europa parlavano di pari opportunità già un secolo fa e adesso Svezia e Finlandia hanno il tasso di vivibilità più alto al mondo, presidenti del governo donne, la maggior parte dei ruoli ricoperti da donne, il parlamento per il 70% occupato da donne (grazie alle quote rosa!!!) una serie infinita di servizi sicchè fare un figlio diventa davvero una scelta, razionale e fattibile, e c’è chi, ironicamente suggerisce addirittura le quote azzurre. Un traguardo che il nord europa, a mio avviso anche fortunatamente lontano da retaggi religiosi ODIOSI, ha raggiunto cominciando a discernere consapevolmente tra sesso e genere, tra svantaggi e vantaggi, e lo ha fatto concretamente nel corso dei decenni ottenendo, con decenni di pari opportunità e quote rosa che tu tanto odi, un paese vivibile, forse il più vivibile del mondo. Qualcosa di similare è stato fatto in Francia e in Germania, in Spagna il salto enorme è stato compiuto negli ultimi cinque anni grazie a radicali scelte politiche governative…e noi? Noi siamo gli ultimi. Perchè noi le pari opportunità non le abbiamo mai nemmeno assaggiate e la differenza tra sesso e genere è un argomento che appartiene ad elite misuratissime. Anzi, si sono generate situazioni ben più gravi, nel momento in cui si scorgono donne che ci parlano dell’inutilità di politiche femminili, dell’inutilità del femminismo, dell’inutilità di…ma di cosa stiamo parlando? Di Mara Carfagna o di come il resto dell’Europa in 50 anni ha modificato l’essere donna e sta continuando a farlo con buoni risultati?!!!
Io personalmente credo che di Pari Opportunità noi ne abbiamo assoluto ed estremo bisogno, così come di politiche di genere e mi sono stupita di ritrovarmi favorevole a meccanismi elettorali che garantiscano il 50% delle donne in parlamento…perchè io stessa che ho sempre fatto politica da che ho autonomia di giudizio, se non avessi avuto in diversi contesti una regola che garantisse obbligatoriamente la presenza femminile, sarei rimasta sull’uscio a guardare. Invece sono riuscita a stare dentro le cose, a prenderle di petto e a sbaragliare tutti. Il problema è sempre lo stesso: “come e chi”. Come si fanno le cose e chi le fa.
Se a farlo sono donne e uomini che hanno a cuore l’uguaglianza sostanziale di tutte e tutti i risultati non mancano.

Un caro saluto

Laura Cirella

Mikele dice:

Ah… ai tempi dei guerrieri… a saccheggiar le case… alessio credimi compare… pubblicalo ;) ciao, e W u pilu!!!

Denise dice:

Grazie laura !

Mariacaterina Gattuso dice:

Cara Denise,
sono Mariacaterina Gattuso, coordinatrice del Circolo Legambiente di Reggio Calabria.
Ho letto con interesse il tuo articolo “Il sessismo è istituzionale. Per il sito del comune le donne sono deboli” e vorrei rispondere alle tue perplessità al posto della redazione del sito del Comune, che non ha scritto il pezzo, ma che si è limitata a pubblicizzare una iniziativa dell’Associazione Legambiente di Reggio Calabria, dando spazio a un nostro comunicato stampa.
L’inserimento della “categoria donne” tra i “soggetti deboli” non è stato un errore. Bensì una scelta voluta.
Ovviamente provocatoria. Ma non troppo. “Forza e debolezza” sono sempre concetti relativi ad un contesto, ma qui non si parlava di debolezza “istituzionale” bensì di una realtà dalla quale è escluso, come hai giustamente rilevato anche tu, solo il “maschio maggiorenne” ( e io aggiungerei dotato di sana e robusta costituzione, non obeso e senza traumi ortopedici o di altro tipo).
“La rivolta dei passeggini” è un’iniziativa nata sotto lo stimolo di alcune nostre socie (donne e mamme!) stufe di vivere in una città “nemica” in cui l’unica strada percorribile con un passeggino è il Corso Garibaldi, in cui gli automobilisti occupano allegramente tutti i marciapiedi (tra l’altro spesso sconnessi, senza scivoli o con gli scivoli rotti), con pochissimi spazi pubblici verdi e sicuri dove i bambini possano esprimere adeguatamente e in sicurezza la loro esigenza primaria (il gioco) e nella quale il trasporto pubblico offre un servizio degno di un paese del terzo mondo.
L’idea è quella di creare un gruppo di mamme che partendo da un’esigenza evidente (la mobilità loro e quella dei bambini) facciano proposte concrete per sensibilizzare, educare e migliorare la nostra città, abbattendo le barriere architettoniche che rendono la vita difficile a tanti (e qui di esempi possiamo farne tanti; dall’anziano che esce con il suo carrellino della spesa, al disabile impossibilitato a muoversi autonomamente con una carrozzina, al non vedente, ma anche a chi, magari una donna, deve puramente e semplicemente prendere un treno e ha una valigia pesante e non trova una scala mobile funzionante né alla Stazione Centrale né alla Stazione Lido).
Di alcune di queste cose abbiamo iniziato a discutere in occasione dell’incontro di mercoledì 21 aprile al quale hanno partecipato, oltre a molte mamme, l’architetto Francesco Bagnato e l’architetto Daniela Giusto dell’Università Mediterranea (autori di un corso di studi sul tema e di una eccellente mostra ospitata in quell’occasione), e il pediatra dott. Antonio Capomolla.
Mi spiace che tu non ci sia stata. Sarebbe stata un’ottima occasione per un proficuo scambio di idee. Anche il raduno in passeggino che ha aperto la Corrireggio è stata una bella occasione.
Simbolica, certo, ma un po’ sulla scia dei movimenti della “critical mass” e dei “guerriglia gardening”, è necessario che anche le mamme e i bambini si rendano visibili, anche numericamente, in strada, per riappropriarsi del loro diritto ad una mobilità sostenibile e per trasformare le nostre città da “città nemiche” in “città amiche” … di tutti.
Il mio unico rammarico e che, su questo versante, di lavoro da fare ce n’è molto, e lo dimostra il fatto che al convegno non eravamo tantissimi e che la partecipazione delle mamme alla “rivolta” è stata al di sotto delle nostre aspettative.
Internet, Facebook e tutti gli altri strumenti tecnologici possono essere utilissimi mezzi di diffusione delle informazioni (una delle mamme promotrici, giornalista, Angela Bisceglie, collabora con “Qui Mamme” della Rizzoli) ma non devono trasformare le nostre vite in “solitudini”.
Come associazione rivendichiamo l’idea di un ambientalismo che sta sulla strada, che si confronta e che propone soluzioni.
Mi piacerebbe molto che partecipassi ai nostri futuri incontri e a questo gruppo di lavoro, perché hai sicuramente tanto da dire in merito, per cui mi riprometto di tenerti informata. Spero che la mia proposta ti interessi.
Allego anche il link su youtube dello spot che ha lanciato l’iniziativa: http://www.youtube.com/watch?v=yJjzPJBNtpU&feature=channel
Un abbraccio e a presto.

Denise dice:

Ciao Mariacaterina, ti ringrazio molto per la risposta.
Innanzitutto, mi dispiace di aver fatto una cattiva pubblicità a Legambiente – tant’è che,in realtà, come hai potuto leggere la mia buona fede per questa associazione mi ha portata ad attribuire la “malefatta” al sito del comune. Non ho infatti criticato (ANZI) in sé l’iniziativa (anzi, ho specificato che l’iniziativa è lodevole) – io che peraltro sono madre, e sento molto quei temi. Ho criticato quell’espressione, ponendomi “navigatrice” comune del sito del comune di reggio, e non sapendo chi abbia scritto, spontaneamente le ritengo riconducibili allo staff del sito del comune: questo motiva la “svista” nell’attribuzione delle “colpe”!
Ad ogni modo, concordo con quello che dici sull’aspetto contestuale di aggettivi così relativi come “forte e debole”. Però questo non si coglie. Rimane nell’implicito e nell’ambiguo: per il lettore comune non c’è un rimando a contesti o sottigliezza di senso, ma solo un secco e brutale “la donna è debole, come i bambini, gli anziani e i disabili”. Questo si ritorce, secondo me, contro le vostre intenzioni, per quanto siano (e lo so) buone, perché continuare a riprodurre il vecchio stereotipo sessista di sempre serve solo ad inculcarlo meglio. Benché nessuno probabilmente ci abbia fatto caso, e benché possa sembrare una cosa di poco conto, resta che cominciare a rendersi conto delle “insidie sessiste del linguaggio”, foss’anche passando per “pignoli” e rompiscatole, mi sembra un modo insostituibile per sensibilizzare.
Dici che bisogna scendere in piazza, e che le tecnologie possono accentuare le solitudini. Sono d’accordo ma con una riserva: scrivere, per me, è un modo di AGIRE esattamente allo stesso titolo dello “scendere in piazza”. Informare, riflettere, discutere, proporre punti di vista in un contesto che promuove la condivisione (come è il caso di Liberareggio) per me non ha nulla di meno che scendere in piazza. Partecipare attivamente non è solo questo. FOrse la partecipazione richiede anche una preliminare riflessione, che la scrittura condivisa promuove.
Resta che io, francamente, avevo intenzione di partecipare. Purtroppo le 17, secondo me, non è un orario ideale per le madri di cui denunciavi l’assenza! Molte lavorano, prendono i figli all’asilo, fanno la spesa a quell’ora. E’ un orario cruciale e può non conciliarsi con altre attività.

Grazie di nuovo e, sì, tienimi informata (per rispondere: sì, la proposta mi interessa!).
Denise

Denise dice:

(mi scuso per i mille refusi..)

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