Destino cinico e spietato con New Orleans





Sembra che una maledizione si sia abbattuta contro lo stato della Louisiana. Solo pochi anni fa la sua principale città, New Orleans, patria della musica Jazz, fu messa in ginocchio dal violentissimo uragano Katrina. Adesso, in prima pagina su tutti i giornali, si assiste al countdown di quello che si rivela essere uno dei più grandi disastri ambientali di tutti i tempi. Una “marea nera”, costituita da circa 74 mila chilometri quadri di (corrispondenti ad una superficie più grande del Piemonte, Lombardia ed Emilia messi assieme), si avvicina alla terra ferma con la promessa di annientarne la fauna e la flora marina e di compromettere seriamente la salute e l’economia degli abitanti del luogo per i prossimi 50 anni.

La tragedia è stata innescata da un’ di una della BP (British Petroleum) Deepwater Horizon, sprofondata nel Golfo del Messico il 22 aprile. A seguito di ciò è stata riversata una quantità di greggio pari a 5 mila barili al giorno che si è diramata in mare come dei grossi tentacoli pronti ad avvinghiarsi alle coste della Louisiana.

Le conseguenze di questo incidente potrebbero essere peggiori di quelle registrate a seguito del che colpì la piattaforma Exxon Valdez nel 1989 in Alaska. L’intero ecosistema è in pericolo. In particolare, in questo periodo dell’anno, molte specie acquatiche scelgono proprio questa zona per fare una sosta o riprodursi. E’ il caso del tonno , già a rischio di estinzione, che a metà giugno depone le uova nel golfo del Messico. Altre specie a rischio sono: tartarughe marine, squali, cetacei (balene e delfini), gamberi, ostriche e piccoli pesci. Mentre tra i volatili più colpiti vi sono il pellicano marrone (simbolo della Louisiana), uccelli migratori e uccelli canterini.

Senza contare i danni economici. Si parla di circa 2,5 miliardi di dollari che vanno a colpire il fatturato dell’industria della pesca e circa 3 miliardi di dollari che minacciano il turismo della Paradise coast della Florida. Inoltre vi sono le spese per la bonifica dell’area e per tutti i mezzi d’aiuto che verranno smobilitati. La British Petroleum si dichiara colpevole sia legalmente che finanziariamente per cui è disposta a risarcire tutti i danni economici causati dalla piattaforma inabissata nel Golfo del Messico e di cui è proprietaria.

Il presidente Obama ha annunciato l’impegno di tutte le risorse possibili per affrontare questo stato di emergenza nazionale. Nell’immediato, sono stati appiccati incendi controllati per ridurre la superficie della macchia nera. Inoltre sono stati inviati degli aerei, C-130, adatti per questo tipo di operazioni e carichi di sostanze chimiche pronte per essere riversate sulla superficie del mare nero al fine di limitare gli effetti del petrolio. Da giorni, invece, si sta lavorando alla costruzione di una “cupola di contenimento”, fabbricata dagli esperti della Bp, con l’obiettivo di ingabbiare la fuoriuscita di greggio riversato dalle diverse falle apertesi sottoacqua. Sarà un’operazione molto difficile in quanto verrà condotta con sottomarini telecomandati che agiranno a circa 1500 metri sottacqua in una situazione di buio totale.

Questa catastrofe è arrivata in un momento particolare per la politica degli Stati Uniti. Infatti, solo qualche settimana fa, Obama aveva annunciato, tra le polemiche degli ambientalisti, un piano nuovo per le trivellazioni al largo delle coste atlantiche e del Golfo del Messico con l’obiettivo di ridurre la dipendenza americana dal petrolio straniero, soprattutto da quei Paesi con cui gli Usa non hanno buoni rapporti. Infatti, in attesa che i pannelli solari, turbine eoliche e centrali nucleari comincino a produrre l’energia di cui l’America necessita, Obama ha dato la sua autorizzazione alla realizzazione di piattaforme nell’Atlantico. Ora, a seguito dell’incidente, questo piano ha subito una busca frenata.

Rimane l’amarezza di una catastrofe di cui ancora non si conoscono bene le conseguenze e per cui ci si prepara al peggio. La colpa è sempre dell’uomo, dello stile di vita a cui il progresso ci ha abituato. Una politica di consumo e spreco che ci condiziona e che ci porta all’assuefazione, condotta da coloro hanno in mano il potere dell’oro nero. E la Terra si avvia sempre di più verso una realtà senza colore, né verde né azzurro, ma solo un grigio scuro come il petrolio.

Carmelo Corrente

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