Calabria: l’ipocrisia di una regione “Denuclearizzata”
A qualunque automobilista che si sia trovato a percorrere la ormai celebre autostrada Salerno – Reggio Calabria, sarà sicuramente capitato di avvistare, lungo il tortuoso tragitto disseminato di deviazioni, birilli segnaletici e incidenti stradali, dei particolari cartelli ormai quasi del tutto rovinati dalle intemperie ma comunque indicanti in maniera entusiastica – con tanto di colomba bianca sovrapposta a un enorme sole stilizzato – la Calabria come Regione“denuclearizzata”.
Le reazioni a seguito di una tal visione possono essere molteplici e vanno dalla più totale indifferenza alla più totale e ingenua approvazione. Soltanto per chi conosce discretamente la Calabria o ne segue le vicende, la presenza di questi cartelli riesce a strappare un sorriso amaro.
Negli ultimi mesi infatti, la regione Calabria è stata al centro di una vicenda importante e preoccupante allo stesso tempo che ha spostato l’attenzione su altrettanti fatti più o meno recenti riguardante una serie di depositi di rifiuti tossici e materiali altamente nocivi sparsi lungo tutto il territorio calabro.
Il fattore scatenante è stato il ritrovamento, a seguito di alcune dichiarazioni di un noto pentito di mafia, di una nave affondata a largo di Cetraro la quale avrebbe dovuto contenere fusti pieni di scorie radioattive.
Nel turbinio di voci tra loro discordanti, che è solito udirsi in casi del genere e che il più delle volte tende a infangare la notizia stessa e a celare la verità, legate al fatidico ritrovamento – inizialmente si parlò di taniche contenenti vere e proprie scorie radioattive per poi smentire il tutto affermando che le suddette taniche erano vuote – il dubbio è rimasto. Ciò nonostante si è iniziato a parlare, per un periodo abbastanza lungo, del problema dei rifiuti tossici in Calabria, che non solo ha fatto conoscere all’opinione pubblica il significato di parole come “navi a perdere” e “black mountains” ma ha anche portato a galla (è proprio il caso di dirlo) vicende che per molto tempo sono state volutamente lasciate nel dimenticatoio se non addirittura accuratamente nascoste.
Si è così venuti a conoscenza di numerose località, non solo a largo delle coste Ionica e Tirrenica ma anche riguardanti l’entroterra, diventate ormai da anni vere e proprie discariche di sostanze tossiche quali il Cesio 137, Il Mercurio, il Nichel e il Cadmio e o di vere e proprie tonnellate di scorie radioattive che qualche malavitoso ha minuziosamente nascosto in delle cave.
Tutto questo semplicemente per dire che: “NO la Calabria non è una regione denuclearizzata”!
O per lo meno non se ne ha la certezza anzi la piramide di dubbi si innalza sempre di più e i numerosi casi di Leucemia infantile riscontrati nel crotonese uniti alla riapertura di numerose inchieste magicamente interrotte ne sono forse la prova.
Ma purtroppo la questione non si chiude qui.
Tornando agli sfrontati e sempre meno credibili cartelli autostradali e all’intera campagna pubblicitaria della quale non si trova né una stima del numero totale di insegne piantate ai bordi del tratto calabro della SA-RC né si conoscono i costi di una tale opera, ci si imbatte in un’unica certezza, quella dell’illegalità.
I suddetti pannelli sono difatti illegali anzi, l’intera legge che ha portato all’installazione di essi è da considerarsi viziata di “illegittimità costituzionale” così come dichiarato dalla Corte Costituzionale Italiana nella sentenza n.62 del 13 gennaio 2005.
La legge “incostituzionale” in questione è per l’esattezza la n.26 del 5 dicembre 2003 riguardante la “Dichiarazione della Calabria denuclearizzata, misure di prevenzione dall’inquinamento proveniente da materiale radioattivo, monitoraggio e salvaguardia ambientale della salute dei cittadini”. Ad essa vanno aggiunte e ritenute quindi incostituzionali, anche le leggi regionali della Sardegna (3 luglio 2003, n.8, Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato) e della Basilicata (21 novembre 2003, n. 31, Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 31 agosto 1995, n. 59).
L’incostituzionalità di questa “legge”, approvata all’unanimità dai 26 consiglieri presenti su 43 (i rimanenti 17 erano assenti), ha un duplice grado di ipocrisia.
L’articolo uno afferma difatti che : “La Regione Calabria, sulla base dei principi costituzionali e delle competenze in materia di urbanistica ed ambiente, nonché delle attribuzioni in via concorrente in materia di salute pubblica, protezione civile e governo del territorio di cui al terzo comma dell’art. 117 della Costituzione, dichiara il territorio regionale della Calabria denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale”.
Ma scorrendo il testo della legge e giungendo all’articolo 3 comma 1 si può leggere che: “è nominato, entro dieci giorni dall’entrata in vigore della presente legge, un Collegio Referente avente il compito di verificare e monitorare ogni eventuale presenza nella Regione di materiali radioattivi di provenienza esterna”. Bisognerebbe qui capire come sia possibile definire una Regione con l’appellativo di “denuclearizzata” per poi creare, a legge fatta, un Collegio Referente che controlli se effettivamente vi sia o meno la presenza di scorie nucleari sul territorio.
La seconda nota di ipocrisia è insita già nel sopracitato Articolo 1, in particolar modo nello spezzone che afferma che: “si dichiara il territorio regionale della Calabria denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale”.
Infatti, per quanto riguarda la detenzione e il transito di materiali nucleari esiste una ferrea legge Costituzionale italiana (art. 117) e un ancor più ferreo e fondamentale principio europeo che è quello della “libera circolazione delle merci” il quale tratta ,appunto, l’argomento della problematica circolazione di questi scarti nucleari e sostanze radioattive affini, in maniera molto particolareggiata e con restrizioni inviolabili per tutti gli Stati appartenenti e non all’Unione Europea che intendono immettere merci di questo tipo all’interno dei confini europei.
Ci si trova dunque di fronte all’ipocrisia e all’incompetenza di una Regione, come la quella Calabra, che non solo si vanta immeritatamente di avere un territorio per così dire “denuclearizzato”e che in realtà non lo è per niente, ma allo stesso tempo si permette il lusso di legiferare su un argomento delicato e super controllato come quello del trasporto di sostanze radioattive, bypassando non solo lo Stato italiano ma anche l’Unione Europea e volendo rappresentare un’attenzione per la questione ambientale che purtroppo non è mai rientrata nei piani di coloro che hanno fin qui deciso il destino della Regione.
Destino che di questo passo sarà sempre più colorato di un verde acceso e fosforescente…insomma un verde radioattivo.
Carmelo Spanti
Fonti:
- Regione Calabria
- Gilac blog
- www.terrelibere.org







Esiste una legge del genere in Puglia e non so se sia considerata incostituzionale. Brunetta dovrebbe averla impugnata presso la corte costituzionale, ma se vale in Puglia non vedo perché non possa valere qui in calabria. Non riusciranno ad installarle, o almeno non riusciranno in Puglia, in Calabria non so ma credo e spero di no. Bisogna resistere.
Si esiste. di fatti la legge “calabrese” non è stata l’unica viziata di incostituzionalità. Hanno subito la stessa sentenza due leggi della regione Puglia e della regione Sardegna.
Cmq è vero dobbiamo resistere! Solo resistendo potremmo un giorno produrre degli anticorpi adatti alla salutare convivenza con queste sostanze.
ci tengo a precisare che la seconda fonte è Gilag non gilac.