Cornetto&Cappuccino – Incontro con Simone Bergantini
Una laurea in Storia dell’Arte Contemporanea e cinque anni di vita milanese dove impara la fotografia facendo l’assistente nel campo della moda e della pubblicità: questi i primi passi di Simone Bergantini. Nato a Velletri, nel 1977, si accosta alla fotografia in maniera graduale, e come lui stesso dichiara “non c’è stato un giorno preciso o un momento scatenante”, si sono conosciuti e hanno imparato a piacersi.
Nei prossimi giorni si concluderà a Venezia, Black eyes explosion, la sua prima personale, curata da Gianluca Marziani e allestita negli spazi della Jarach Gallery. In mostra energici scatti che ritraggono frammenti di quotidianità visibilmente carica di tensione emotiva in cui l’artista fa uso esclusivo di stampe e pigmenti di carbone su carta cotone.
Considerato il nuovo talento del panorama artistico contemporaneo, Bergantini si è classificato primo tra gli oltre 1300 artisti partecipanti al prestigioso Premio Terna 02- categoria Gigawatt- dal tema Energia:Umanità= Futuro:Ambiente. La proporzione per una nuova estetica.
Work n.77 è il titolo dello scatto che lo ha decretato vincitore di una borsa di studio di quattro mesi presso l’International Studio & Curatorial Program (ISCP) di New York, uno dei più prestigiosi istituti americani.
Cosa ti aspetti dall’esperienza newyorkese?
Tutto e niente, sia chiaro che non sottovaluto assolutamente le opportunità di questa incredibile e frenetica città, ma francamente cercherò il più possibile di mantenere i miei ritmi. La mia filosofia di lavoro è stata sempre quella di utilizzare al massimo le mie idee e le mie energie, qui continuerò a fare lo stesso.
L’idea è madre o figlia della foto?
Sorelle, cugine, marito e moglie, dipende ovviamente dai punti di vista, però devo confessare che nel mio lavoro è sempre da una foto sbagliata o inaspettata, che poi sono nate idee più ampie sul come e dove proseguire.
A giorni si concluderà Black Eyes Explosion, la tua prima personale. Ti ritieni soddisfatto?
Mi sembra di percepire che ci sia stato un ottimo riscontro da parte degli addetti ai lavori, ma la cosa che forse più mi ha gratificato è stato l’interesse dei quotidiani e dei settimanali come il Corriere, la Repubblica, Io donna, il Venerdì, Vogue. Tre mesi fa non avrei mai immaginato di poter suscitare tanta curiosità e tanta trasversalità.
Quale potrebbe essere il reale contributo fornito dall’arte nei confronti di problemi contemporanei, come quello dell’ambiente? Non credi che si corra il rischio che ci possano essere delle forzature?
Credo che nel caso dell’ambiente come in tutto ciò che prevede una morale e un etica non sia un discorso di mera arte o non arte, ma ci sia la necessità di un reale impegno degli individui e della loro volontà.
A che posto credi che siano la valorizzazione e la promozione dell’arte tra le priorità della politica italiana?
Non saprei, ma di certo non in vetta ai loro pensieri. Credo che in Italia ci sia un problema di eccesso, c’è troppa arte e dove c’è troppo è come se non ci fosse nulla.
Sei considerato da molti una delle migliori realtà del recente panorama italiano. Questo ti mette paura o rappresenta un ulteriore incentivo?
Ogni paura è un incentivo, questo mi lusinga e mi invoglia a far sempre meglio. Spero anche ovviamente che questo agevoli il mio percorso nella ricerca delle risorse per sviluppare nuove idee. Più si acquista credibilità più si ha la possibilità di ottenere nuova fiducia, eppure più si è esposti, meno ci si può dedicare a delle sperimentazioni spinte. Essere considerato non è sempre solo un vantaggio… diciamo che è un’altra tappa di questo percorso!!
Nei tuoi lavori preferisci indagare il visibile o l’invisibile?
Decisamente l’invisibile!!
Dove vorresti che ti portasse la fotografia?
Ovunque.
Teodora Malavenda











una delle migliori rubriche di arte in italiano…da Reggio Calabria.
Meglio così, le professionalità vanno premiate e pagate, e questi sono esempi di come “si può restare al sud”.