Liberiamo le donne musulmane dal Burka in nome della modernità

martedì, 18 maggio, 2010
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10 Commenti




Lasciate che dica la mia su tutto il chiacchiericcio di quest’ultimo periodo in materia di veli, burca, libertà della donna e legalità. Fatemi esporre un punto di vista che probabilmente non sarà autorevole come le veline e gli opininionisti ospiti all’arena di Giletti, ma che sicuramente ha pari dignità rispetto a ogni altra opinione.

Non sono un fervente cattolico, non lo sono mai stato, nonostante abbia frequentato la scuola dalle suore e il catechismo. Non ho la fortuna di essere un fedele, non mi interessa la religione, se non da un punto di vista strettamente socio-antropologico e culturale ma posso dire di sentirmi vagamente cristiano, nella misura in cui cristo è considerato uno dei più grandi rivoluzionari.

Da qualche tempo ormai ci si contorce in oziose discussioni sui modi dell’integrazione. E lo si fa alla televisione e alla radio, nei bar e nelle scuole, denunciando in pieno il carattere provinciale di un’Italia che scopre improvvisamente la multiculturalità, i problemi (io direi le opportunità) dell’immigrazione e le dinamiche dell’integrazione.

E nel tentativo di fare chiarezza, come se il problema fosse la ricerca di una verità assoluta da imporre al pubblico, inevitabilmente si finisce per creare un’enorme confusione, soprattutto in anni in cui un’intera categoria di “stranieri”, ossia gli arabi, è diventata il nemico numero uno dell’occidente.

I più audaci e lungimiranti hanno da tempo preso la palla al balzo, generando migliaia di voti per ogni paura che quotidianamente continuano ad alimentare, grazie ad una capillare propaganda e al ricorso sistematico a immagini e suggestioni capaci di far vibrare i più intimo istinti dell’uomo comune. Diffidenza, intolleranza, timore.

I più progressisti invece sono i più acrobatici nell’esporre teorie che, se da una parte tendono la mano al nuovo, al diverso, allo scambio tra esperienze e culture, con l’altra mano sventolano la bandiera del modernismo, dei valori assoluti, indiscutibili, necessariamente condivisibili da tutta l’umanità, senza compromessi.

Diciamoci la verità: in quanto a fede e a religione, noi Italiani abbiamo davvero poco da insegnare. Per la maggior parte di noi, e dicendo questo non credo di esagerare, essere cattolici significa rivendicare un’identità che è molto più culturale che spirituale. Oserei dire anche ideologica.

Siamo i praticanti della domenica, i credenti del natale e del panettone, della pasqua e della colomba, del matrimonio e del divorzio. Qualcuno mi venga a dire che la nostra quaresima è paragonabile al ramadan.

Sappiamo cosa è il Vangelo e sappiamo cosa è la Bibbia, ma amiamo la religione fai da te, il rapporto tu per tu con Dio, la libera interpretazione delle scritture, l’elasticità nel culto, la discrezionalità nell’applicazione dei comandamenti alle nostre azioni quotidiane.

Basti considerare che portiamo la vanità, uno dei valori più negativi per un cattolico, anche e soprattutto nei luoghi di culto. Pensiamo a quante pellicce (di animale vero…) ci sono alla messa del 25 dicembre. E non mi si venga a dire che è solo per un fatto di temperatura.

Diciamo che il nostro modo di praticare è abbastanza approssimativo, forse perché la storia dell’occidente ci ha fatti gradualmente allontanare da quei principi, o forse perché noi siamo più moderni degli altri.

E c’è da dire che i cattolici, non tutti ma sicuramente la maggior parte, sono gli unici a concedersi un rapporto flessibile e part-time con la fede.

Ai buddisti non accade, ai musulmani neppure, o comunque è un fenomeno dalle dimensioni molto ma molto più ridotte.

E in un simile contesto, nella nostra società in cui il ruolo dominante è svolto senza dubbio dall’economia e dalla finanza, capaci di gestire le sorti di intere nazioni, l’integrazione tra differenti culture mostra evidenti problemi di dialogo. E’ uno scontro tra principi, ed è dura proclamarsi dalla parte del giusto.

In nome della modernità, della libertà – un concetto che gli occidentali amano, ma che si sta progressivamente svuotando di ogni contenuto – e della legalità (…), siamo tutti arruolati nella nuova crociata contro il Burka, discusso simbolo di limitazione della libertà della donna ma allo stesso tempo elemento fortemente rivendicato da una parte dei musulmani.

Ho sentito troppe volte dire: “la nostra legge vieta di coprire il volto nei luoghi pubblici, dunque chi sta in Italia non può indossare il Burka”. Ma attenzione, c’è una grossa questione in ballo. E’ più importante la legge dell’uomo o la legge di Dio?

Per un laico, per un non credente, per un ateo o per un semplice strafottente la risposta sarebbe ovvia e immediata. Certamente viene prima la legge dell’uomo.

Ma siamo davvero sicuri che sia per tutti così?

Per me ad esempio non lo è. Io sono fermamente convinto che la spiritualità sia sovraordinata ad ogni altra struttura creata dall’uomo e dalla società. Le leggi, le istituzioni, le regole sociali e le norme civili sono i modi attraverso i quali conviviamo e interagiamo, ma la dimensione dell’anima, del trascendente, dell’intima e viscerale ricerca di un entità superiore ci elevano oltre quelle categorie, e non è un fatto di semplice religione. Nasce molto prima della religione.

E’ uno scontro tra prospettive radicalmente divergenti.

Ai nostri occhi, moderni, certe manifestazioni rappresentano solo una forma di , un approccio radicale ad una religione ben più vasta di quanto non vogliano far credere i sostenitori di questa discutibile tradizione.

E’ inoltre un pratica che lede i diritti della donna, che limita la sua libertà, che la relega in uno stato, così ci piace definirlo, medievale. Ma parliamo del nostro o del loro Medio Evo?

Ai loro occhi invece, come appaiono la società Italiana, e quella occidentale in genere?

Probabilmente come un popolo di pagani, peccatori, le cui si denudano in televisione nel disperato tentativo di arricchirsi, reclamando una libertà ed un difficilmente decifrabili da chi, evidentemente, ha un’altra visione del ruolo della donna.

Ciò che per noi è libertà, per loro è quasi prostituzione.

Ed io non me la sento di dargli pienamente torto.

Il Burka allora, ai loro occhi, può sembrare un importante simbolo di rivendicazione della propria identità. Una specie di gesto di resistenza contro la modernità, se la modernità è quella che vedono qui da noi.

Il loro rapporto con Dio è un rapporto di dedizione e riverenza, mentre il nostro è quasi amichevole, come se dessimo per scontato che il nostro dio, il dio degli europei e dei bianchi, fosse un sostenitore della nostra modernità. In realtà non credo che sia così, e questa è la dimostrazione evidente di come da tempo abbiamo messo la fede in secondo piano. Sicuramente, per noi, viene prima il mercato, ad esempio. Il mercato per noi è uno dei più importanti simboli di libertà…il mercato libero naturalmente.

Nicola Casile

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10 Commenti »

Mikele dice:

Digli tutto questo alle femministe, vedi quello che ti rispondono… Si stava meglio quando si stava peggio, poveri noi… No ma sai, oggi le donne sono libere, che dio e dio… L’unico dio è la libertà… BRAVE!!! Queste che si coprono sono tutte delle poverette, menomale che da noi la donna (o come piace dire a camilleri “la femmina”) è libera, si scopre, ci schiaffa cosce, tette e quant’altro in faccia, poi magari qualunque cretina ti denuncia per molestie sessuali e apriti cielo, se gli arabi ti tagliano la mano, qua un altro poco ci tagliano l’uccello… Ah… ai tempi in cui si doveva essere guerrieri… oggi è più comodo per essere uomo essere un mezzo effeminato. RETROGRADO!!! Grideranno le sapienti, come i sacerdoti nel tempio… Minkia sto scantonando… Niente, un saluto, e w u pilu (coperto o scoperto che sia)

Letizia dice:

Da mediatore culturale ti dico che questa è discussione quotidiana con i ragazzini. E’ facile dire che burqa, veli e quant’altro siano simbolo di repressione e regressione; facile indicare gli altri come ‘colpevoli’ di non saper apprezzare la libertà. Credo che molti di noi abbiano avuto una nonna di quelle che sembrano uscite da un qualche libro sugli usi e costumi della Calabria, quelle che per entrare in chiesa si premuravano a coprirsi il capo. Non discuto sulle norme di sicurezza, sul fatto che sia più o meno giusto permettere alle forze dell’ordine di indentificarci senza difficoltà causate dall’uso di un velo, nè discuto sul valore religioso che molti attribuiscono al burqa; in realtà tutta questa bagarre è una diversa concezione del pudore: alcune correnti estremiste islamiche vedono nel burqa un ‘mezzo’ per proteggere le donne dagli sguardi indiscreti degli uomini. Detto ciò posso solo augurarmi che qualcuno prima o poi faccia un po’ di chiarezza fra ciò che è vero e ciò che ci piacerebbe fosse vero.

Denise dice:

Tralasciamo la lampante stupidità del commento di michele…eh lo so, purtroppo è così…
ahinoi non è facile capire una cosa: le femministe, cosa intendiamo con questa parola? E’ un modo populista, cioè ideologicamente generico, per additare una categoria di persone di cui si conosce soltanto lo stereotipo – così contribuendo volentieri ad alimentarlo. Le femministe, quel “calderone” che si pretende populisticamente monoidentitario, possibilmente rivendicante una libertà banale del tipo faccio quello che mi pare ecc oggi molte eredi del femminismo, certamente diverse non solo perché persone diverse ma anche perché il contesto è diverso, rompono quotidianamente le scatole per sensibilizzare sul sessismo dei media – che le immagini pubblicate esemplificano grottescamente – che trasmettono solo quello che vogliono trasmettere, e usano gli stereotipi di genere per fini commerciali.

Detto schematicamente questo, sono un po’ d’accordo un po’ no. Penso alla Santanché che ha fatto tanto teatrino sulla sua “battaglia” antiburchista. Il contenuto di questa battaglia è, in sintesi: noi siamo libere,qui non c’è piu’ nulla da rivendicare, dunque giochiamo sugli equivoci xenofobi con la scusa di mandare un messaggio umanitario. Niente di piu pacchianamente ideologico e demagogico. Resta che ci sono degli aspetti ambigui per noi occidentali

barbara cotroneo dice:

Oh finalmente vien detto quello che si deve dire!!
Caro Nicola,spesso ho assistito a questi discorsi da “salotto” triti e ritriti e non ho tratto alcuno spunto intellettuale, nè una crescita personale, nè ho intuito se fossi io limitata nel comprendere una questione del genere o se fossero gli altri a confondere, a distrarsi con cose inutili…poi ho pensato che spesso si perde del tempo e si passano ore a parlare di niente. Non ho mai capito perchè la gente si accanisca tanto sulla “questione” Burka è come criticare – a mio parere – un abito talare…L’Italia è un paese cristiano, cristiano e borghese ben diverso dall’essere cattolico!io stessa ho fatto un cammino da pseudocattolica e poi ho scelto di seguire la mia strada proprio per non accontentarmi ed accomodarmi su un credo che avevo ereditato. Oggi non so dire se ho abbracciato una fede specifica ciò che so è che la nostra stessa esistenza è miracolo…
Per quanto riguarda l’emancipazione femminile…io preferisco parlare di emancipazione individuale: donna o uomo che si trova sul proprio percorso di crescita. Con questo saluto e ringrazio altrimenti mi dilungo troppo. Ciao!

Mikele dice:

La lampante stupidità… Che bello!!! Menomale che nn c’è al mondo solo gente stupida come il sottoscritto, sennò andrebbe tutto a rotoli… Sai cara, dovresti imparare a rispettare anche chi nn la pensa come te, anche se nn è politically correct, ma tant’è…

Alessio Neri
lisicere (autore) dice:

mikele hai ragione che bisognerebbe imparare a rispettare chi non la pensa allo stesso modo, ma non si può pretendere che venga rispettato chi non condanna delle molestie (per quanto ironicamente siano state tirate in ballo… suppongo…). o no?

Denise dice:

No,io rispetto chi non la pensa come me! ma solo se la sua idea, sia pure opposta alla mia, ha comunque un senso. Purtroppo la tua “idea”, per citare Vasco Rossi, un senso non ce l’ha… :D

danilù dice:

Interessante l’articolo ma non del tutto condivisibile: io rispetto il “diverso” e tutto cio mi affascina xke mi da modo di confrontarmi e anke di capire, ma cosi come io rispetto cio ke di diverso mi circonda kiederei rispetto anke da parte di coloro ke rappresentano qto “diverso”, e tutto cio esula da cm un uomo pratiki o meno la sua religione… Mostra tutto… ke puo essere piu o meno condivisibile e tollerato. Scrivi ke la modernità delle donne occidentali “moderne” sfiora la prostituzione, bhe…sei il primo a generalizzare, permettimi…io indosso le mini, i jeans a vita bassa e anke gli abiti sexy… Due domande: lo sai ke le donne iraniane sn quelle ke spendono di piu al mondo x make up? E puoi dirmi xke le donne indossano il burka?

nicola dice:

le nostre categorie di valori non sono le stesse di quei musulmani del burka…dunque i concetti di giusto, sbagliato, libero e non libero, emancipato o schiavo non sono universali, e il nostro etnocentrismo sfrenato non ce lo fa capire.
Come quando si fanno confronti tra unità di misura differenti, prima bisogna fare equivalenze e normalizzazioni…un linguaggio comune.
Non puoi proibire ciò che per altri è sacrosanto in nome di principi che invece sono sacrosanti per te.

danilù dice:

Hai risposto in modo totalmente banale e scontato!!!
Oltre al fatto che non hai risposto a nessuna delle mie domande, Non mi sembra di aver detto che indossare il burka sia giusto o sbagliato o che i miei principi siano piu importanti di quelli di altri, nè ho affermato di vedere gli arabi come il nemico numero uno dell’occidente,anzi ho parlato di accettazione del diverso.
Ti volevo solo fare riflettere su ciò che hai scritto nel tuo articolo, soprattutto in riferimento a come “noi” cattolici-cristiani pratichiamo la nostra religione, modo da te definito superficiale/approssimativo, e hai toppato alla grande quando hai confuso la religione musulmana con il simbolo del burka, perchè forse non lo sai ma indossare il burka non è imposto dal corano, anzi è completamente antislamico, ti consiglio di leggere questo Libro Sacro…solo dopo ne possiamo riparlare. Buona lettura!

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