Draquila: l’Italia che trema… in tutti i sensi
In Italia si sente sempre più spesso parlare di “controinformazione”, termine sempre più inflazionato che tende a indicare la diffusione di informazioni taciute, o riportate in modi significativamente diversi, dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di un certo paese o altro ambito sociale e culturale. Generalmente chi presenta la propria opera come “controinformazione” implica che i media siano, in parte o totalmente, asserviti a interessi politici o economici e quindi non siano in grado di rappresentare oggettivamente la realtà; in questo senso la controinformazione è in genere associata a una denuncia di censure e di limiti alla libertà d’informazione.
Il nuovo film di Sabina Guzzanti,“Draquila: l’Italia che trema”, lo si potrebbe etichettare come un lampante esempio di controinformazione.
Il “docu-film” tratta appunto il tema del tragico terremoto che, alle ore 03:32 del 6 Aprile 2009, ha sconvolto la vita di migliaia di abruzzesi e di italiani impressionando l’intera penisola.
A meno di 10 giorni dall’uscita della pellicola nelle sale, pellicola che andrà anche fuori concorso a Cannes, si è assistito ad un vero e proprio putiferio mediatico con accuse e critiche giunte da ogni parte controbilanciate da plausi e acclamazioni incondizionate.
Le accuse più autorevoli sono giunte principalmente dagli esponenti, del Governo primo fra tutti il ministro Bondi il quale ha dichiarato che il film << offende l’Italia intera>> aggiungendo che per questo boicotterà il Festival di Cannes.
Anche il capo della Protezione Civile italiana Guido Bertolaso (citato parecchie volte nel documentario) ha affermato che <<un film che presto sarà presentato in un festival del cinema che presenta una verità, che però non è tutta la verità e non faremo, credo, temo, come Italia, una gran bella figura».
La replica è arrivata da Jack Lang ex ministro francese alla cultura nonché emissario speciale di Sarkozy per la politica internazionale il quale si è espresso, a seguito della mancata partecipazione del ministro Bondi al Festival, affermando che un atteggiamento del genere rispecchia una <<strana concezione della libertà>>.
Ma a cosa è dovuto tutto questo fermento e tutto questo misto di esecrazioni e apprezzamenti?
Sicuramente la risposta è insita all’interno della pellicola.
Questo documentario, che ha indotto qualcuno a sbilanciarsi in un paragone con i lavori del noto regista Michael Moore, amico della Guzzanti stessa nonché padre del genere “docu-film”, ha sicuramente il merito di riuscire a fare della vera e reale controinformazione distaccandosi a volte dal tema centrale che è quello appunto del terremoto in Abruzzo e della corsa sfrenata alla ricostruzione per colpire ben altri temi poco “chiacchierati”.
All’interno del lavoro infatti si possono apprezzare le mille sfaccettature di una simile tragedia, amalgamate ai disagi che un fenomeno del genere provoca, conditi dal dolore delle persone che lo subiscono e infine svelate dal potente occhio di una telecamera che si è accesa nel momento in cui tutte le altre si sono spente. In questo modo la regista, ideatrice, attrice Sabina Guzzanti è riuscita a mostrare agli occhi dell’opinione pubblica determinate realtà delle quali non si era a conoscenza, facendole raccontare ai protagonisti di questo drammatico avvenimento.
L’intero film infatti, si basa sulle testimonianze dei cittadini abruzzesi, sulle loro idee, sulle loro sensazioni, sui loro dolori e drammi personali e sulle loro opinioni che spesso nessuno ha ascoltato, il tutto egregiamente montato ad arte seguendo un filo logico temporale nitido che parte dalla rievocazione di quei fatidici momenti passando per il racconto del dopo-evento e finendo con il resoconto di una frettolosa (o tempestiva che dir si voglia) ricostruzione, interconnesso con simpatiche animazioni dirette da una voce narrante e coadiuvato da musiche impeccabili in grado di esprimere al meglio l’emotività e il sentimento nascosti dietro ogni fotogramma.
Ma non solo!
La particolarità di questo film (che è anche il motivo che lo rende un mezzo di “controinformazione” nonché la causa di tutta la querelle scatenatasi in seguito) è che fa realmente capire cosa c’è stato dietro il terremoto ovvero, tutta una serie di appetibili situazioni che qualcuno è riuscito a sfruttare anche per un guadagno personale.
È così che lo spettatore, che durante la visione è in grado di passare da una risata (amara) alla quasi commozione, viene a conoscenza di quanto l’invidiata Protezione Civile italiana sia davvero potente, tanto da riuscire ad abbattere qualunque ostacolo legale di qualunque grado nel momento di “crisi”, e di come abbia effettivamente giocato il ruolo di “braccio armato del governo” dettando legge su ogni questione come l’installazione, il controllo e l’organizzazione delle tendopoli.
Ma questo è soltanto uno (forse il più importante) dei sottotemi trattati all’interno del documentario. Ad esso vanno aggiunte varie altre tematiche quasi sempre connesse con la vicenda del sisma d’Abruzzo (vedi la scelta di effettuare il G8 a L’Aquila e i recenti mondiali di nuoto a Roma) o per lo meno legate all’attuale governo e alla classe politica italiana in generale, sia essa di destra o di sinistra, la cui immagine esce fortemente compromessa dalla pellicola, nonostante le numerose ed entusiastiche testimonianze pro Berlusconi pronunciate da una buona parte della cittadinanza aquilana e ingegnosamente inserite qua e la nella pellicola.
Insomma all’interno di questo documentario cinematografico si vede un po’ di tutto ma più di ogni cosa si nota l’immenso lavoro costituito da oltre 700 ore di registrazione sul campo tipico di un “giornalismo d’inchiesta” spesso poco utilizzato ma in grado di scovare la notizia lì dove nessuno ha intenzione di farlo.
Chi vi scrive era tra i pochi fortunati eletti che ha potuto assistere alla prima del film al cinema Lumiere di Bologna giorno 4 Maggio.
Subito dopo la proiezione è seguito un rapido dibattito in sala presieduto da Sabina Guzzanti in persona, che pur essendo abbastanza emozionata, ha gentilmente risposto a una decina di domande in maniera esaustiva e aggiungendo quel pizzico di verve comica che la contraddistingue.
Personalmente le do atto di aver realizzato un interessantissimo progetto cinematografico riuscendo a farsi umilmente da parte (non appare quasi mai nel film tranne nella primissima scena nella quale imita il presidente Berlusconi seduto sulle macerie di un palazzo) per dare spazio ai veri protagonisti del film, ovvero coloro che questo terremoto, questo dramma, questo impatto tremendo con un qualcosa di inaspettato e disarmante…lo hanno vissuto veramente sulla loro pelle e che purtroppo saranno costretti a portarsi dietro nel loro cammino. Un cammino disseminato di macerie.
Carmelo Spanti
link
- Draquila – il film





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