“Nuclear banks, no thanks!”
“Nuclear banks, no thanks!” è lo slogan di un sito internet, http://www.nuclearbanks.org, nato con l’intento di denunciare tutte le manovre economiche operate da un gruppo di banche coalizzatesi per offrire il loro supporto finanziario all’industria nucleare. Chi ha lanciato il sito è BankTrank, una rete globale costituita da organizzazioni civili che si oppongono allo sviluppo dell’energia nucleare considerata una “grande minaccia per la salvaguardia del pianeta”.
Il sito attacca l’ipocrisia delle più grandi banche a livello mondiale. Quelle banche che amano propagandare i loro investimenti in tecnologie “green” ed in energie rinnovabili e, d’altro canto, tendono a nascondere, furbamente, il loro coinvolgimento nel business dell’energia nucleare. Infatti, se ci facciamo due conti, i costi per la costruzione, l’avviamento e il mantenimento delle centrali nucleari sono molto onerosi. Si parla di parecchi milioni di dollari. Chi finanzia questo progetto? Le banche con i nostri soldi.
Il principale obiettivo di BankTrank è tracciare queste operazioni di finanziamento. Nell’arco di tempo trascorso tra il 2000 e il 2009 sono state rilevate 867 transazioni effettuate da 124 banche a favore di 70 compagnie nucleari. Si parla di circa 400 milioni di dollari. E questo è solo un quadro parziale in previsione futura della costruzione di una dozzina di nuovi reattori.
E’ stata stilata una top ten delle “banche nucleari”. Al primo posto della classifica vi è Bnp Paribas, banca francese presente in Italia attraverso Bnl (Banca nazionale del lavoro). A seguire vi sono Barclays (Regno Unito), Citi (Stati Uniti), Société Générale (Francia), Crédit Agricole/Calyon (Francia), RBS (Regno Unito), Deutsche Bank (Germania), HSBC (Regno Unito /HongKong), JPMorgan (Stati Uniti), and the Bank of China. Fuori classifica, al 23esimo e 28esimo posto, troviamo altre due banche italiane, rispettivamente Unicredit e Intesa San Paolo. Per seguire i movimenti di tutte le banche si può visitare il seguente link http://www.nuclearbanks.org/#/nuclear%20banks.
Molti sono gli esponenti delle associazioni contro il nucleare che contestano il modo di agire delle banche. “Troppe sono le banche famose che stanno investendo pesantemente sul nucleare indirizzando il pianeta su una fonte sbagliata di energia…” dice Johan Frijns, coordinatore di BankTrank. “Le banche hanno bisogno di realizzare che l’energia nucleare è estremamente impopolare. Ad esempio, la Commissione Europea di Marzo 2010 ha determinato che il 52 % degli Europei considera l’energia nucleare come un pericolo per loro stessi e le loro famiglie. Solo il 17% è a favore. Questo dimostra che le banche stanno investendo in una forma di energia sporca e pericolosa che verrà rifiutata dalla maggior parte degli utilizzatori” dice Heffa Schuecking della Ong tedesca Urgewald. “Greenpeace è pronta a rendere pubbliche le future decisioni di investimento delle banche nel nucleare in Italia – dice Andrea Lepore, responsabile della campagna Nucleare dell’associazione- è bene che ne siano consapevoli quegli istituti che stanno pensando di investire in questa fonte di energia dannosa per l’ambiente, per l’Italia e per i suoi cittadini”.
BankTrank, inoltre, mette a disposizione una sezione del suo sito per informare sui rischi derivanti dal nucleare come principale fonte di energia per il pianeta. Per esempio, un incidente ad un reattore di 1000 MW potrebbe potenzialmente costringere ad evacuare un’area grande quanto il Belgio causando oltre 10000 vittime. Ogni reattore genera pericolosissime scorie nucleari e non esiste nessuna soluzione sicura e permanente per lo stoccaggio delle esse.
E’ da tempo che i governi stanno cercando di convincere l’opinione pubblica dei vantaggi che deriverebbero dall’utilizzo del nucleare: un’energia pulita, sicura, economica e riutilizzabile. BankTrank ci tiene a sottolineare la falsità dai governi nell’intento di perseguire i loro interessi, ricordando che i materiali e le tecnologie usate per l’energia nucleare possono essere facilmente sfruttati dai essi per scopi militari. Peggio ancora da gruppi di terroristi. Senza contare che il nucleare comporta la forte dipendenza dall’uranio che è in mano solo ad alcune nazioni. In particolare Canada, Australia, Russia, Niger, Namibia, Kazakistan e Uzbekistan producono il 90% dell’uranio nel mondo.
Infine, vi è una sezione del sito chiamata “Nuclear Project” in cui è possibile visualizzare una mappa interattiva per prendere una visione globale dei siti nucleari nel mondo, tra cui anche l’Italia, e conoscere i progetti e le banche che li finanziano.
Corrente Carmelo





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