Cornetto&Cappuccino – Intervista a Dario Brunori

mercoledì, 9 giugno, 2010
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2 Commenti




E’ sempre un piacere per me intervistare un artista calabrese, soprattutto se si tratta di un musicista i cui brani sono capaci di regalarmi sincere e inedite emozioni ad ogni nuovo ascolto.

Una di Brunori è come una strada che può portarti sempre in un posto nuovo, a seconda del tuo stato d’animo e la direzione la danno le parole, gli accenti, i fiati.

La proposizione di immagini semplici è efficace ed immediata, ed il linguaggio barocco, articolato e ricercato a cui la tradizione cantautorale italiana ci ha spesso abituati, lascia il posto ad un modo più leggero, rapido e intimo che immediatamente cattura l’attenzione.

Cresciuto nel fertile humus artistico di , realtà ormai parecchio operativa, il cui fermento è punto di riferimento da anni per musicisti, cantanti e giovani proposte, ha alle spalle un passato movimentato che, inevitabilmente, ne condiziona anche la produzione artistica.

E come lui stesso ammette, probabilmente avrebbe percorso tutt’altra traiettoria se le cose non fossero andate esattamente come sono andate.

Possono sembrare ovvie considerazioni, ma a volte è interessante capire quale potrebbe essere stata la ragione che ti ha fatto mettere quel disco nello stereo.

Vol. 1 continua ad avere un grande successo e a ricevere numerosi apprezzamenti non solo dalla critica ma anche dal pubblico. Quale ritieni sia stato l’ingrediente “speciale”?
Penso la genuinità e l’urgenza. La necessità che si cela dietro alle canzoni quando dici qualcosa di “vero” e che senti sulla tua pelle, che ti appartiene, allora quel qualcosa arriva a chi ti ascolta. Poi è ovvio che toccare alcuni argomenti crei rapidamente feeling perchè alcune storie rappresentano un patrimonio comune per più generazioni…se vogliamo sono storie di tutti, raccontate con un linguaggio familiare e sincero. Anche se quando le ho scritte non ho pensato proprio a nulla di tutto ciò.

Qual è il tuo rapporto con il passato? E con il futuro?
Sono nostalgico di tutto ciò che penso possieda un senso più profondo e aderente al quotidiano. Le storie che racconto sono quadretti semplici ma così incredibilmente lontani dal mio quotidiano proprio per quel sapore genuino e schietto non legato alla velocità odierna. Oggi è tutto molto rapido, pensa solo alla musica…un tempo ascoltavi un disco solo, fino a consumarlo perchè avevi solo quello lì ed era un momento speciale. Ecco, mi manca questo del passato, ma non per questo vorrei tornar indietro. Mi piace solo non perdere di vista le cose importanti…mi piacerebbe occuparmi del presente. Se ci pensi sia passato che futuro sono cose inesistenti, se non nella nostra mente. La mia dimensione ottimale sarebbe quella di vivere il presente…magari “meglio di così”.

In che senso “meglio di così”?
Nel senso di non esser costantemente proiettato verso un futuro che non esiste e o un passato che non può tornare. Mi piacerebbe godere di ogni istante, nell’esatto momento in cui lo vivo, senza altre implicazioni, o programmi o progetti. Purtroppo non è cosa semplice, ma chi ben comincia è a metà dell’opera.

Come hai vissuto il rientro in dal punto di vista artistico-musicale?
Quando sono tornato, pensavo di aver in parte chiuso con il mio percorso artistico nel senso che ero andato al nord per fare esperienza e seguire un certo percorso, e ritornavo per motivi non felici in un posto che non mi sembrava offrisse grandi prospettive. Invece è proprio da questo ritorno che sono nati i brani e la piccola impresa Brunori S.a.s. . Mi sembra che oggi si viva meglio da queste parti e che il fermento artistico non manchi. Un limite potrebbe essere la carenza organizzativa dovuta in parte alla mancanza di strutture, in parte all’ambiente circostante che certo non favorisce le espressioni culturali soprattutto se “alternative” rispetto ai circuiti grossi. Ma ripeto, non posso che esser felice di trovarmi qui e ora.

Adesso passiamo ad una domanda più privata. Il “Paolo” della canzone sogna di trovare, un giorno, il grande amore della sua vita. Tu l’hai già trovato?
Beh direi proprio di si. La segretaria della ditta, nonchè corista e suonatrice di macchina da scrivere è anche e soprattutto la mia compagna di vita, da pochi anni…solo dodici se non sbaglio.

La canzone alla quale sei più legato e perché
Senza dubbio Come stai, perchè nasce proprio dal profondo, da una parte di me con cui raramente riesco ad entrare in contatto e quando succede, per me è davvero un momento speciale. Anche se il mio verso preferito è: “Palloni arancioni sgonfiati, fare ciao ad un treno che passa e guardare nel cielo la scia di un aereo” da Guardia ’82…mettiamole alla pari.

Il tuo percorso musicale ha seguito dal principio la medesima vena artistica in termini di approccio o hai smussato qualche angolo?
Diciamo che vesto i panni di autore dei testi da poco tempo e i miei primi esperimenti erano sicuramente improntanti ad un linguaggio più ricercato e se vuoi più attento alla forma che alla sostanza. Mi affascinava molto l’idea della canzone un po’ maledetta, di quelle che il mondo non funziona, il gioco è truccato e cose così un po’ tardo adolescenziali, ma oggi non lo farei mai. Più che smussare gli angoli ho cercato di smussare l’ego e il cervello che a volte limitano l’espressione. Magari potrà cambiare la forma ma non credo mi allontanerò da questa consapevolezza e dal desiderio anzitutto di emozionarmi ed emozionare chi mi ascolta.

Ma ti rifacevi a idee ben chiare e definite in mente, o era un classico approccio da “governo ladro”? Perchè sai bene che molti artisti non proprio adolescenti continuano da sempre ad affrontare queste tematiche.
Si, infatti ho detto tardo adolescenziali intendendo proprio tardo, tardo… oggi desidero cantare e ascoltare cose che nascono da un’ispirazione diversa rispetto a quella per cui il mondo fa schifo, io ho capito tutto, ma nessuno mi capisce, siamo in pochi ad avere la verità in tasca etc etc… Questo non vuol dire che non apprezzo chi riesce a farlo con maturità e non con gli slogan da smemoranda.

Sei più per un ricercato e spesso ermetico esistenzialismo lirico o per un messaggio chiaro, forte ed inequivocabile? E’ una domanda retorica perchè conosco la tua musica e so la risposta. Io sono cresciuta in bilico tra l’indecifrabilità degli Afterhours e la schiettezza dei 99 Posse e ho saputo apprezzare entrambi.
Ovviamente se prendi in considerazione i miei brani non avrai dubbi in merito. Ho cercato di semplificare il più possibile, anzi non ho cercato un bel nulla. Semplicemente ho adottato un linguaggio spontaneo e ho scritto le canzoni con una velocità tale e senza ripensamenti che non poteva esser altrimenti…sono per la spontaneità. Se qualcuno scrive spontaneamente testi ermetici, buon per lui!! Sono convinto che non è tanto importante ciò che dici, ma come lo dici. Le parole valgono poco, è molto più importante il non detto che arriva ad un livello diverso. Quando Manuel Agnelli grida “porco ***** offenditi” non è solo ciò che dice ad arrivarti come un pugno nello stomaco, ma un insieme di cose che è anche difficile esprimere a parole. Ritengo che sia meglio così, tanto la razionalità può spiegare ben poco di questi fenomeni.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali e letterari?
A dire il vero non ho riferimenti costanti e immutabili nel tempo. Alcune cose mi sono piaciute tanto in particolari momenti della mia vita per cui posso dirti cosa mi piace ora o cosa mi piaceva negli anni ’90.

Allora dimmi il meglio dell’adolescenza, il meglio dei venti anni e il meglio di adesso.
Negli anni dell’adolescenza sicuramente i Pearl Jam.. mi piace la voce di Eddie Vedder, mi entra proprio dentro e amo gli album Ten e Versus. Come libro invece, il classico Siddartha di Hesse. A 20 anni Neon Golden dei Notwist e le raccolte di poesie di Bukowski. Oggi ascolto Sufjan Stevens e ho da poco finito di leggere Frammenti di un insegnamento sconosciuto di Ouspensky…In questi giorni sto leggendo, con un piccolo ritardo di 20 anni, “Cristo si è fermato ad Eboli” e lo sto già adorando.

Come sarebbe stato il tuo percorso se non fossi tornato a Cosenza?
Probabilmente avrei continuato a fare il parcheggiatore a Siena, cosa che mi riusciva abbastanza bene e che mi dava da campare dignitosamente e senza particolari responsabilità. Sicuramente non avrei scritto questo album.

Ascoltando i tuoi brani è quasi immediato il riferimento ad alcuni grandi cantautori italiani (vedi Ivan Graziani e Rino Gaetano..). Esplicita ispirazione o piacevole coincidenza?
Piacevole coincidenza. Non ho mai ascoltato in maniera ossessiva nessun artista se non Prince quando avevo 12 anni, per cui le influenze sono per lo più involontarie anche se si tratta di artisti che ammiro.

Ti vedremo a Sanremo? Anche se forse sarebbe uno “sgarro” alla tua linea…
Assolutamente io sono un cantante da Sanremo e non ho nessun problema al riguardo. Non ho mai creduto che il contenitore possa inquinare il contenuto, per cui se uno si presenta onestamente e fa quello che vuole, allora non può che essere un beneficio per l’artista che si presenta ad un pubblico più grande, per il pubblico che ascolta qualcosa di diverso, per i discografici che pensano al profitto e per i fan della vecchia guardia che diranno: “era meglio il demo”!!

Si ma…nel demo c’è il fruscio, mentre a Sanremo ti fanno pelo contropelo e mastering.
Ci vado per quello perché proprio non mi riesce di registrare senza fruscio.

Teodora Malavenda

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2 Commenti »

Giovanni Modaffari dice:

Grande album! Guardia ’82 su tutte!

giovanni dice:

finalmente a reggio un pò di cose che non siano rtl e i lidi
grande cornetto e cappuccino

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