Postumi di un convegno: tra censura, sfruttamento e voglia di partecipare
Sabato scorso, 12 giugno 2010, c’è stato il tanto atteso (da noi di LiberaReggio.org quantomeno..) incontro pubblico/convegno sui nuovi percorsi che si aprono al mondo dell’informazione grazie alle diverse e articolate modalità di partecipazione alla produzione di informazioni da parte dei cittadini.
Non sto qui a fare un riassunto della giornata, in fondo a questo post potrete rivedere tutti gli interventi e le domande poste dal pubblico presente.
Vorrei solo fare alcune considerazioni riguardo a quanto visto, sentito e detto sabato mattina nella sala biblioteca della provincia di Reggio.
Per prima cosa direi che possiamo dirci soddisfatti di come è andata.
Il tavolo dei relatori ha esposto una serie di argomenti e argomentazioni davvero interessanti per le persone presenti, tanto è vero che più di un’ora è passata in un incessante botta e risposta tra i diversi relatori e più persone del pubblico. Il numero dei presenti non era elevato, anzi minore di quello che in realtà ci aspettavamo – bisogna però dire che siamo venuti a sapere che molte persone ci hanno seguito via streaming e non solo da sole nella loro stanzetta come l’immagine dei detrattori della rete vorrebbe che passasse, ma in visioni collettive e anche commentate. Quello che ci ha sorpreso è stata la presenza di diversi giornalisti e “information maker” giovani e meno giovani che hanno ritenuto interessante l’argomento dell’incontro e l’hanno dimostrato tramite la loro presenza e la loro partecipazione.
Non essendo un pubblico “generico”, ma direttamente interessato, la linea seguita e creatasi quasi autonomamente in quanto non era preparata alcuna scaletta, si è incentrata soprattutto sui vari aspetti dei ruoli ricoperti da giornalisti professionisti e, troppo spesso, precari e dai produttori di informazioni amatoriali, i cittadini, troppo spesso precari anch’essi.
Evidenziando le specifiche caratteristiche professionali, tecniche e giuridiche delle due diverse e distinte figure si arriva sempre ad un punto in cui cittadini e giornalisti si trovano a svolgere compiti simili e molto spesso complementari. E’ vero, a volte questo porta i direttori delle testate ufficiali e i loro editori a sostituire il lavoro di reporter e fotografi con i prodotti messi in rete dai semplici cittadini che raramente possono sostituire una notizia prodotta in maniera professionale. Su questo punto però mi preme non tralasciare il fatto che non è sempre così, nel senso che ci sono diversi professionisti il cui lavoro è assolutamente peggiore di contenuti creati da cittadini/lettori attivi sul web e, chiaramente, non tutte le notizie e informazioni pubblicate dai cittadini sul web sono degne di nota.
Giornalisti e cittadini insieme per la buona informazione, dunque, per sostenere i giornalisti che fanno bene il loro lavoro; per dargli una possibilità di “fuga” da editori opprimenti attraverso gli strumenti no-profit del crowdfunding – introdotto in italia nel campo dell’informazione dall’associazione Pulitzer con il progetto youcapital.it -; per fornirgli numerosi e più completi punti di vista e testimonianze su fatti, eventi ed opinioni.
Nei manuali che studiano i futuri giornalisti precari (precari comunque, anche se non futuri giornalisti) c’è scritto sempre che il vero capo del giornalista è il lettore. D’altronde un grande giornalista italiano come Indro Montanelli sosteneva che per essere un buon giornalista basta saper dire di no al proprio editore e al proprio direttore. Questa è una di quelle cose che succedono sempre più raramente nel panorama dell’italiaca informazione.
Sfruttamento economico e professionale portano la stampa di ogni genere a diffondere sempre più spesso informazioni di scarsa qualità e di scarso interesse pubblico alle quali si arriva o per la via delle intimidazioni o per quella della manipolazione delle fonti. Chiedetevi quanti articoli leggete in un giornale, quanti servizi vi interessano in un TG e quali e quanti vi sarebbero interessati e di cui non trovate traccia se non sul web.
I cittadini e i giornalisti sono due faccie della stessa mediaglia, quella della libertà d’espressione e del diritto ad essere informati (e dunque ad avere accesso ai dati pubblici come ha sottolineato la dott.ssa Angela Busacca) dunque devono camminare fianco a fianco soprattutto di questi tempi in cui il potere esecutivo e legislativo dirigono la legislazione verso forme di censura inaudite per un paese che ama definirsi democratico.
Il parlamento rischia di approvare definitivamente una legge davvero liberticida che favorirà ogni genere di criminale di questo stato. Verrà impedito a chi di dovere di raccogliere le informazioni necessarie alle indagini anche (o forse soprattutto?) di grandi processi, verrà impedito ai giornali di riportare i pochi dati e le poche informazioni scoperte pena multe salatissime, si vorrebbe impedire ai blogger e ai cittadini, che fino a qualche anno fa erano quasi totalmente proni di fronte ai media, di esercitare il sacrosanto diritto di replica e di partecipazione civile alla vita pubblica. Dicono che il comma 28 della legge in discussione garantisca il diritto di replica di fronte ai post dei blog, ma questi sono già l’esercizio pratico di questo diritto: il diritto che esercita chi fino ad oggi non ha avuto alcuno spazio nel panorama mediatico.
Ovvero, il diritto poter dire la sua e di poter sgomitare nel mondo dell’informazione per rendere la propria opinione e/o conoscenza visibile ad un pubblico che non sia solo quello degli amici del bar.
Bisogna andare avanti insieme, riconoscendo le differenze di capacità e possibilità ma lavorando in maniera collaborativa (professionalmente o in maniera amatoriale) per contribuire al persistere della libertà di informazione che è un bene pubblico e comune da difendere con le unghie, i denti, le penne, le telecamere, le fotocamere, i cellulari, le troupe… con la disobbedienza!
Alessio Neri
foto di Letizia Cuzzola







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