La Sinagoga di Bova Marina: il cuore della cultura Mediterranea
Gli ultimi 2000 anni circa della storia calabrese rivelano una innegabile presenza della religione e della cultura ebraica in diverse parti del territorio regionale.
Dopo 25 anni e più dal ritrovamento a San Pasquale di Bova Marina dei resti dell’edificio di una Sinagoga ebraica – riconosciuta tale (prima era stata data per buona l’ipotesi “villa romana”) grazie al ritrovamento di uno straordinario mosaico che ritrae una menorah, il candelabro a sette bracci – è stato finalmente inaugurato il Parco Archeologico “Archeoderi“.
Sarà possibile, dunque, poter visitare finalmente questi resti di un passato che si manifesta sempre più ricco di storia e cultura dato che il parco in questione è nel cuore dell’area ellenofona della provincia reggina, dove gli abitanti di un paese vicino vengono tuttora chiamati “li turchi”, dove insiste una piccola minoranza linguistica grecanica (il greco antico parlato nelle colonie della Magna Grecia calabrese) dove tantissime culture mediterranee hanno trovato terreno fertile nello stabilirsi, sostituirsi e, inevitabilmente, nel mescolarsi.
La zona di Bova Marina sarebbe un paradiso dell’accoglienza e della promiscuità culturale se solo non si situasse ai confini devastati di una regione culturalmente malandata ma incredibilmente fertile di scoperte e di potenzialità. Sicuramente il neonato parco archeologico, con annesso centro studi e documentazione, avrà il compito di partecipare a quel risveglio culturale della zona che solo da pochi anni si sta tentando di mettere in piedi e che, date le premesse, sembra avere delle potenzialità enormi tutte da esplorare.
La scoperta e la conseguente realizzazione di un parco archeologico, letteralmente sotto la colata di cemento armato del nuovo tratto della 106, sono avvenimenti di indiscutibile valore per il rilancio anche turistico e culturale della zona. Se pensate che a Reggio, in quella che era la vecchia via dove abitavano le famiglie ebraiche reggine (via Giudecca) l’ex sindaco ci ha costruito il simbolo dell’innovazione inutile (il tapis roulant), il fatto che in una minuscola contrada di una piccolissima frazione di un piccolo paese a 44 km da Reggio si sia deciso di dare spazio alla cultura, invece che alle lame rotanti (giuro che non è un cartone animato giapponese), valorizzando quella che è una delle sinagoghe più antiche d’Italia (forse la seconda dopo quella di Ostia) e tra “le più antiche del mondo”, è una gran cosa!
Secondo i primi studi pubblicati anche sul sito del parco, i resti della sinagoga risalgono sicuramente a dopo il 70 d.C. in quanto l’edificio era rivolto a Gerusalemme, cosa che gli ebrei iniziarono a fare proprio da quell’anno in seguito alla distruzione della città di Gerusalemme. Molto probabilmente, considerando che nello stesso luogo insiste un insediamento romano (gli scavi sono tutt’altro che finiti per cui aspettiamoci tante nuove scoperte) che raggiunse il suo massimo splendore nei secoli dal II al VI d. C., anche la sinagoga potrebbe considerarsi risalente a quel periodo storico.
A sostenere che la sinagoga di Bova Marina sia una delle più antiche del mondo è Vincenzo Aiello, storico e ricercatore del centro studi ebraici di Serrastretta, in provincia di Cosenza. Il centro culturale, insieme ad una Sinagoga, sono stati creati nel piccolo paese calabrese da Barbara Aiello, una rabina italo americana che ha deciso di riportare alla luce la cultura ebraica latente nel territorio e nella popolazione calabrese.
Nel numero 852 del settimanale Internazionale è stata pubblicata la traduzione di un reportage del quotidiano israeliano Ha’aretz in cui si indaga sulla presenza degli ebrei in tutto il sud italia, da Trani a Siracusa passando, ovviamente, per tutta la penisola calabra. L’articolo è un po’ troppo esaltante ed esagerato, ma d’altronde è comprensibile se si considera il soggetto editoriale che l’ha pubblicato.
Quello che sicuramente rimane, sono le tracce storiche della cultura ebraica in calabria. Oltre alla presenza in periodo romano, la punta dello stivale ha registrato una importante presenza ebraica in varie fasi della sua storia. Secondo alcuni studi citati nel pezzo di Ha’aretz sembrerebbe che nel 1276 sia accertata la presenza di circa 2.500-3.000 ebrei in Calabria mentre verso la fine del XV secolo erano circa 12mila. Poi arrivò l’inquisizione che impose l’obbligo di conversione al cattolicesimo per tutti gli ebrei, anche se alcune famiglie continuarono in segreto a praticare le antiche tradizioni giudaiche. Gli ebrei convertiti vengono chiamati “in gergo” anusim e pare che in Calabria ce ne siano un bel po’.
Un’ulteriore conferma di questa presenza la si trova nel 1492 quando gli Aragona, cattolici, decretarono l’espulsione degli ebrei dalla Spagna. Furono colpiti anche gli ebrei siciliani visto che l’isola faceva parte del regno di Federico di Aragona. Molti di quegli ebrei scapparono in Calabria.
Dopo le persecuzioni che, come sappiamo, si ripeterono violentemente anche durante il ventennio fascista molti “ex ebrei” andaro abbandonando progressivamente le proprie origini per evitare i pregiudizi della gente ma salvaguardando, spesso in maniera inconscia, alcune delle tradizioni più diffuse di quella cultura abbandonata.
Dunque visitare il parco Archeoderi – le telecamere della Rai lo hanno già fatto – è una grande opportunità. Questa estate sarà un’occasione per molti calabresi e turisti per scoprirne di più sulle radici culturali e storiche del proprio territorio e, forse, anche di se stessi..
Alessio Neri







La perla dello jonio!
condivido!
La perla dello Jonio!
Ah che libidine…non vedo l’ora di andarci