Ci sono libri… – Terra Venduta
Se volessi bene all’estate del reggino medio non potrei mai consigliare la lettura di questo libro.
La spensieratezza e l’indifferenza che caratterizza buona parte delle lunghe giornate estive del reggino, del calabrese e dell’uomo medio cozza terribilmente con quanto si legge nelle circa 180 pagine di questo libro.
E’ per questo che vi invito e vi consiglio vivamente di leggerlo. Magari mentre siete sdraiati con una bella birra fresca in mano sulla spiaggia del lido Calypso di Bocale dove a poche decine di metri da voi insistono alcune decine di bidoni nascosti tra i massi posati a protezione delle abitazioni adiacenti alla spiaggia. Quei bidoni sono stati scoperti dal mare durante le fortissime mareggiate che lo scorso anno hanno devastato molte coste della ionica reggina. L’uomo li ha nascosti e il mare, la natura che quell’uomo sconsiderato cerca di devastare con le sue attività illecite (ma non solo) ha denunciato a modo suo il degrado di chi non ha scrupoli nel danneggiare l’ambiente di cui facciamo parte. Il mare non ha scoperto chi ha messo lì quei bidoni, ma ha scoperto cosa c’era dentro dato che su uno di essi c’è ancora un’etichetta intatta il cui “ritratto fotografico” è ben stampato tra le ultime pagine del libro. Rifiuti pericolosi, da non disperdere assolutamente nell’ambiente. Infatti, erano sotterrati sotto una delle spiaggie più frequentate dei reggini.
Mi vengono i brividi al solo pensiero di quante volte io stesso, così come te che leggi, ci ho potuto mettere i piedi nudi sopra.
Certo, un impatto così forte, penserà l’acuto lettore, lo si ha perchè si parla di metri quadrati che ho calpestato decine, centinaia di volte così come tante altre spiaggie e letti di fiumare che scandiscono la vista del territorio reggino oltre che svariate escursioncine della domenica che molti abitanti amano fare proprio risalendo i letti delle fiumare che, rifiuti e detriti a parte, riescono ancora a regalare degli splendidi scorci naturali. Non so quanto questi scorci oltre ad essere naturali siano anche incontaminati.
Ed è sempre una fiumara che tra le righe di Terra Venduta, edito da Laruffa editore, Claudio Cordova trova il trait d’union tra le storie dei rifiuti probabilmente nascosti dagli uomini della cosca Iamonte nei dintorni di Melito a quelli molto probabilmente nascosti in giro per le fiumare della provincia di Cosenza, vicino Amantea, dai colleghi ‘ndranghetisti dell’alto tirreno. Questa volta lo zampino dello stato è molto più che un miraggio e dio solo sa (insieme a qualche manipolo di criminali) davvero dove è andato a finire il carico pericolossissimo trasportato dalla Jolly Rosso spiaggiata per sbaglio (sarebbe dovuta essere affondata ma qualcosa andò storto) con tutto il suo carico di veleno, misteriosamente occultato.
I nomi si rincorrono e a volte si ripetono tra le cinque storie di ordinaria violenza ambientale che Claudio ci racconta con lucidità e con documenti (intercettazioni comprese!) e interviste alla mano. Alcuni di questi nomi sono di defunti: Natale De Grazia, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin. Per altri invece il sangue circola ancora più o meno bene nelle vene.
Operai della Pertusola Sud di Crotone che amano la loro terra e sono attivi per bonificarla dopo il devasto dell’abbandono industriale di uno stabilimento industriale, una volta virtuoso, che ha dato il pane a mezza Crotone e le cui scorie pericolose ad un certo punto sono state usate addirittura per costruirci delle scuole. Non so se riuscirò a citare tutti coloro che hanno creato comitati e si impegnano quotidianamente perchè la verità venga davvero a galla, verità che non so quanto abbia a che vedere con le ricerche del Ministero dell’Ambiente riguardo il relitto di Cetraro su cui ancora la chiarezza piena non è stata raggiunta e su cui Piero Grasso, capo della Procura nazionale Antimafia, a mio parere ha colpevolmente contribuito a mettere una pietra sopra una faccenda per niente chiarita e di una gravità assoluta.
Sembra che le coordinate della nave affondata controllata dall’ispezione ministeriale non siano proprio quelle giuste, come tanti dubbi sorgono riguardo la veridicità storica degli archivi che segnalano gli affondamenti di alcune navi i quali, però, recentemente sono stati “smentiti” da dichiarazioni ufficiali volte a placare il panico generato dagli allarmi su scorie radioattive e simili.
E intanto i calabresi muoiono di tumore, anche giovanissimi, in percentuali decisamente maggiori rispetto ai cittadini di altri territori italiani. Claudio cita e riporta i documenti ufficiali, non fa illazioni.
Usa anche tanti condizionali Claudio. Lo scrive lui stesso che non può fare altrimenti, come dovrebbe fare ogni bravo giornalista quando non ha una prova provata di un fatto.
Claudio, però, usa la logica nelle sue descrizioni ed oltre ad accurati studi sulle storie e sui personaggi, nella lettura – che risulta scorrevole e a volte anche avvincente pur essendo questo un libro d’inchiesta e non un romanzo – del testo si incrociano numerosississime coincidenze; nomi e fatti che ritornano, si incrociano in diversi punti della loro storia. Se l’autore non può esimersi dall’usare il condizionale per questioni di rispetto della verità e della deontologia professionale, io da lettore recepisco il messaggio e senza alcun limite di tipo “professionale” mi faccio un’idea molto chiara. Troppe coincidenze, troppi crimini e criminali che ritornano.
La Calabria è stata venduta dai suoi stessi abitanti, organizzati clandestinamente in vigliacchi agglomerati di pessima umanità, ad affaristi, faccendieri, uomini dei servizi segreti dello stato e delle grandi aziende (vedi l’Enel di Brindisi nel caso “Leucopetra” tra Lazzaro e Capo d’Armi).
Tutta questa gentaglia ha rovinato buona parte delle terre che amiamo.
Per questo vi consiglio di leggere questo libro proprio questa estate. Mentre state spaparanzati sotto il sole cocente, rendetevi conto che dentro le bellezze che vi circondano (mare o terra non fa molta differenza) ci potrebbero essere rifiuti, detriti e porcherie di ogni genere e aprite bene gli occhi, a mettercele potrebbe essere stato proprio il vostro vicino di ombrellone.
Alessio Neri







Hanno avvelenato persino la terra ( e il mare ) ! Con ciò hanno superato persino quella schiatta maledetta dei baroni, che ci hanno taranneggiato per secoli. A pensare che le prime ‘ndrine erano comparse anche per difendersi dai loro sopprusi…
Chi avvelena la sua terra è anche un traditore, non trascuriamo di tenerglielo in faccia ai malandrini.