Cornetto&Cappuccino – Le case bonsai di Giovanna Caminiti
Sono sempre pochi e semplici gli elementi utilizzati dalla giovanissima designer reggina per dare vita alle case bonsai, piccolissime sculture dall’inconfondibile sapore esotico, che è possibile visitare fino al 31 agosto nell’incantevole scenario del Castello Ruffo di Scilla.
Incontriamo Giovanna Caminiti in un soleggiato pomeriggio di mezza estate, nei giorni che precedono il vernissage, e la prima impressione, confermata subito dopo dalle risposte alla nostra intervista, è quella di una donna testarda, appassionata al suo lavoro, molto legata alla famiglia e alla terra calabra con tante sorprese in servo e soprattutto tanta voglia di progettare case la cui unica funzione è quella di “fare bene al cuore”.
Laureata in architettura con il massimo dei voti, Giovanna decide di approfondire le conoscenze acquisite durante il suo percorso di studi con un master in Interior Design allo IED di Roma, scelta che si rivela ben presto fondamentale per potersi dotare di ulteriori strumenti e seguire le sue inclinazioni.
Com’è nata l’idea di realizzare delle case bonsai?
Sin da piccola i mie genitori mi hanno trasmesso l’amore per la famiglia e per la casa, intesa come luogo in cui risiedono i sentimenti e alcova da cui l’anima può trarre ispirazione. Mettici poi la passione per il Giappone, per gli haiku, per i bonsai e il resto è venuto quasi naturalmente.
La passione per il Giappone quando nasce?
E’ nata al Liceo. Ricordo di aver comprato una raccolta di haiku e di essere rimasta molto affascinata dalla lettura di queste brevissime poesie. C’è un haiku che ancora ricordo, è di Matsuo Basho e recita così “Della frescura faccio la mia casa e qui riposo”. In mostra ci sarà anche una casa in cui vive la sua anima (sorride…)
Quali sono i materiali che utilizzi?
Sono materiali poveri, per lo più di riciclo: piombo, alluminio, cernit, legno. Utilizzo legni trovati sulla spiaggia e tondini filettati per decorarle. Alcune sono colorate altre sono rivestite di giornale, di stoffa o di carta geografica come per esempio quella del viaggiatore. Le forme sono semplici. Spesso le faccio accompagnare da una frase o da alcune lettere ed è come rafforzare il loro significato.
Quale messaggio nascondono queste deliziose sculture?
Le case bonsai sono materiche poesie. Piccoli haiku, pochi elementi che lasciano immaginare un racconto. Nascono all’improvviso, senza progetto. Sono i materiali stessi a suggerire la forma, le dimensioni, le metafore. Ognuna di esse può racchiudere solo una storia o evocarne altre. Queste case non si possono abitare fisicamente, ma con l’anima si. Le loro piccole dimensioni vogliono narrare tutto ciò che potrebbero contenere. Nascondono un interno “immaginabile”.
I nomi di quali architetti?
Kazunari Sakamoto, Alvar Aalto, Richard Neutra…
I nomi di quali designers?
Penso a Vico Magistretti e alla sua straordinaria affermazione “La semplicità è la cosa più difficile del mondo”. Penso a Bruno Munari e al suo “Da cosa nasce cosa”, uno dei libri più geniali che abbia scritto. Mi viene in mente il padre fondatore del design industriale italiano Marco Zanuso, Achille Castiglioni, il design scandinavo degli anni ’50-60 e poi il design giapponese di Muji, la cui filosofia prevede la realizzazione di prodotti semplici e a prezzi ragionevoli, utilizzando materiali che rispettano l’ambiente.
E in futuro?
Non ho nessuna intenzione di lasciare la mia terra. Le opportunità fuori porta non mancano ma voglio provare a realizzare i miei sogni nel posto in cui sono nata e cresciuta. Qui ci sono gli affetti e soprattutto c’è il mio paese bonsai…Cannitello. In Calabria la qualità della vita è tale da consentire all’artista di avere tanti stimoli. Forse sono pochi ad essere dotati di sensibilità artistica ma sono sicura che il futuro ci darà soddisfazione!!
Teodora Malavenda













che meraviglia!!
Bravi ragazzi di Liberareggio