La paura dei boss?





“Se la gente si ribella, noi siamo finiti” è una frase intercettata tra due capibastone ndranghetisti riportata da Claudio Cordova nell’ultimo articolo di “S speciale Calabria”, bella esperienza editoriale siciliana che si affaccia al di qua dello stretto per raccontare e fare il punto della situazione e dell’andamento della lotta alla ‘ (antecedente all’ dinamitardo presso l’abitazione del Procuratore Generale ).

Dopo oltre 110 pagine di informazioni, intercettazioni, nomi, cognomi, rapporti, relazioni, omicidi, amicizie, curiosità, fotografie l’ultima pagina è dedicata alla “paura dei ”: le persone oneste. Tralasciando il fatto che “Cla.Cor” non rende noti i nomi di chi ha pronunciato la frase che apre questo pezzo né quando sia stata pronunciata, né se ci fosse un proposito specifico,  si tratta comunque di una importante testimonianza che se fosse effettivamente riferita ai cittadini confermerebbe, se ancora ce ne fosse bisogno, di come e quanto importante sia una presa di coscienza collettiva e generalizzata che si vada a scontrare apertamente, e civicamente (anche se i suoi frutti non sono immediati), contro i soprusi mafiosi.

Nell’ultimo articolo della bella rivista che consiglio a tutti voi lettori di acquistare, qualora non l’abbiate ancora fatto, si passano in rassegna le esperienze di reggine nei confronti della ndrangheta. A dire la verità si tratta di esperienze molto fresche, nuove e recenti perchè fino ad un paio di anni fa non ci si sarebbe mai sognati di sollevarsi contro il potere ndranghetista. Quei pochi che l’hanno fatto sono quasi sempre finiti male, nel senso che sono morti ammazzati.

Dunque si parla di “Reggio Libera Reggio” nato dalla sinergia di numerose sigle e associazioni locali e nazionali, compresi movimenti politici come Azione Giovani (ma esiste ancora?) e la Federazione dei Giovani Comunisti Italiani: “iniziativa volta a stimolare la voglia di reagire ai taglieggiamenti delle cosche” premiando quegli esercizi commerciali che non si lasciano assoggettare al giogo delle minacce e delle estorsioni.

Di maggiori proporzioni e di indole più popolare e di strada, ma con aspetti anche molto culturali (decisamente fondamentali quando si tratta di sviluppare una presa di coscienza) è il movimento “Reggionontace” di cui altre volte vi abbiamo parlato e raccontato le iniziative, anche quando gli altri operatori dell’ e della comunicazione locale ancora non se ne interessavano, forse perchè aspettavano che Scopelliti andasse via da Reggio per incominciare a parlare apertamente di certe cose in determinati modi, o forse perchè semplicemente si trattava inizialmente di esperienze praticamente “di nicchia” alle quali partecipavano poche persone come, per esempio, al primissimo e spontaneo sit-in fuori dalla procura di Reggio subito dopo l’esplosione dell’ormai tristemente famosa bomba di capodanno. Dopo, con oltre 24 ore di ritardo, arrivarono i sindacati confederali e l’ex sindaco Scopelliti.

Il 3 di ogni mese il movimento Reggionontace si riunisce nelle forme più svariate con manifestazioni di piazza per ribadire che prima di tutto è la memoria di un gesto così assordante a non dover scomparire, dopo vengono anche i dibattiti e le conferenze che sono, anch’essi organizzati con una certa frequenza. Se inizialmente la partecipazione cittadina si attestava intorno al centinaio di unità, sempre gli stessi individui, i soliti onesti, le ultime iniziative hanno visto molta più gente mettersi al fianco di chi mette la faccia per una città più pulita. Ad essere sinceri, ho sempre pensato che la partecipazione saltuaria alla vita pubblica non possa portare a reali cambiamenti, ma certo da qualche parte bisogna pur iniziare e se qualche tradizionalmente disinteressato incomincia ad unirsi ai soliti pochi è tutto di guadagnato.

Il trend dell’anti-ndrangheta reggina è stato fatto partire dai ragazzi di Azione Giovani con l’iniziativa “Caro estortore” grazie alla quale i muri cittadini furono tappezzati di manifesti recanti alcune frasi dell’imprenditore siciliano Libero Grassi ucciso dalla mafia. L’iniziativa fece molto scalpore perchè fu improvvisa e massiccia come dovrebbero essere le azioni di comunicazione che vogliano avere un effetto concreto. Certo il seguito pubblico di quell’iniziativa non è stato molto prolungato anche se sicuramente le persone fisiche che l’hanno realizzato hanno continuato nel loro impegno.

Impegno anche di tipo elettorale, però, che vede come destinatario delle campagne elettorali e di voto l’attuale Presidente della Regione ed ex Sindaco Giuseppe Scopelliti, quello che in un’intervista di un giornalista di raitre legata alla questione dell’acqua corrente, si vantava che la gente che lo incontra per strada gli prende la mano per baciargliela. D’altronde sono indimenticabili i sorrisoni suoi a fianco di Gasparri, Veneziani, Giordano (l’ex direttore de “Il Giornale”, nonché eminente esperto di idiozie del cosmo) quando organizzavano incontri culturali e presentazioni di libri presso l’attualmente dis-sequestrato – e più attivo che mai – lido Calajunco.

E’ vero che ormai Scopelliti si è indirizzato verso una deriva politica totalmente berlusconiana che punta ad esportare in tutta la Calabria il “Modello Reggio” fondato sulle amicizie, sulle attestazioni non meritate e sulla propaganda, strumento di creazione e mantenimento del consenso per eccellenza. Chissà i giovani dell’ex AN se hanno aderito al gruppo fondato dai poco onorevoli e fedeli (non si diceva onore e fedeltà una volta?) uomini del nuovo gruppo politico fininiano che si vantano di non considerare un eroe Mangano pur avendo approvato, fino a qualche tempo fa, un’infinità di leggi che favoriscono i mafiosi in sede processuale (le cosiddette leggi ad personam) oppure se hanno seguito la poetica linea politica di Sandro Bondi. E’ verissimo che magagne politico-affaristico-mafiose ne hanno quasi tutti i partiti politici ma a quanto pare l’area politica della destra sembra averne più degli altri, per lo meno ad oggi.

Esaminato brevemente il quadro politico dell’opposizione alla criminalità organizzata reggina che, senza alcun dubbio di smentita, contribuisce anch’essa a popolare le notti e le casse di alcuni dei più popolari locali notturni reggini coinvolti direttamente nelle ultime importantissime inchieste mi chiedo se non sia il caso, da elettore medio quale sono e quali siamo tutti noi di LiberaReggio (ci tengo a dire che nei miei 10 anni di “elettore avente diritto” non ho mai delegato con crocetta le mie volontà politiche a chicchessia), di chiedere una piccola cosa, una sciocchezza in tempi di crisi economica globale, a chi si appresta a candidarsi all’amministrazione di questa città dal presente enormemente affondato nel sistema ndranghetista.

La richiesta che mi sembra corretto fare a tutti i candidati è di dichiarare pubblicamente (e di farlo come prima azione dell’eventuale ruolo amministrativo) che in caso di vittoria alle elezioni comunali l’istituzione  comunale di tutti i reggini si costituisca parte civile in tutti i per ‘ndrangheta, associazione mafiosa, ecomafia e quant’altro influisca nella vita sociale, economica e quotidiana della città.

Nell’attesa che qualcuno si pronunci in maniera netta e decisa in questi termini io continuerò ad informarmi grazie a due giovanissimi e bravissimi giornalisti come Claudio Cordova ed Antonino Monteleone (che hanno contribuito alla maggior parte dei contenuti di S – Speciale Calabria) e a praticare e promuovere l’astensionismo ragionato. Voi continuerete a spendere i vostri soldi nei locali dei prestanome dei boss e a sostenere il proibizionismo nei confronti delle droghe leggere che favorisce le casse mafiose e che viene usato come clava per punire le rarissime attività degne di nota positiva del territorio reggino.

Alessio Neri

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