Pilu è prosperità! Il caso salentino – parte I

mercoledì, 1 settembre, 2010
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La è ormai da tempo uno dei cuori pulsanti del nostro paese non solo per quanto riguarda le cronache politiche ma anche, e soprattutto, per i successi e l’innovazione introdotta in tantissimi campi della sua vita economica, sociale e ludica.

Nell’operare un’analisi non dettagliata ma comunque ragionata dell’attuale realtà pugliese e salentina in particolare, il parametro del , come ci insegna un gran politico di vecchio corso ma sempre attuale, può essere molto utile.

Nel caso particolare, mi riferirò alla penisola salentina, ovvero l’estremità più a sud della regione Puglia che si estende dai confini della provincia di Brindisi fino all’estrema punta del tacco d’Italia, Santa Maria di Leuca comprendendo tutta la provincia di .

In un’analisi del sud visto da sud (molto più a sud…) non mancherà qualche paragone con la realtà provinciale e cittadina reggina.

U pilu, appunto. Il ne è pieno, pienissimo. Ma vi prego cari lettori non fermatevi a giudicare questa espressione in maniera superficiale, vi chiedo di seguirmi in questo mio breve ragionamento vacanziero.

Per esserci valanghe di pilu, questo ci deve arrivare, in Salento. E allora percorrendo le strade che portano in questo nuovo “paradiso” italiano ci si rende conto che per numerosi pulmini, furgoni e automobili interamente carichi di donne non c’è nessuna difficoltà a raggiungere le mete più importanti come i paesini più sperduti. Indicazioni precise e puntuali indicano ad ogni latitudine e in ogni strada tutti i percorsi possibili. Non c’è bisogno di arrivare fino allo svincolo che ci interessa per leggere il nome del paese nel quale ci si sta dirigendo, tu guidatrice/ore verrai informato molto prima così da poterti preparare ad uscire dalla strada principale o confrontare il percorso se magari preferisci percorrere un’autostrada o una strada litoranea più lunga forse ma anche più “turistica”.

Al contrario, per esempio, della strada di collegamento della SS106 con l’A3 all’altezza di Sibari dove i cartelli con l’indicazione Reggio Calabria sono semi cancellati con del nastro isolante nero e dai quali non si capisce assolutamente quale direzione bisogna prendere. In Salento arrivi dappertutto in una mezz’oretta (max un’ora di viaggio per raggiungere i punti estremi della provincia) senza consultare aggeggi elettronici parlanti o complesse cartine stradali. Basta sapere verso quale direzione andare e l’informazione stradale farà il resto. E u pilu sa dove deve andare. Con lui frotte di veicoli ricolmi di virilità maschile, si muovono e sguazzano in un territorio principalmente pianeggiante facile da percorrere e attraversare in lungo e in largo.

A questo punto le esigenze delle nostre amiche turiste si biforcano. Oltre a poter andare, occorre sapere dove alloggiare ed è altrettanto importante sapere cosa fare per passare il tempo nel modo che più si preferisce.

Ed è così che camionate (letteralmente!) di pilu hanno l’imbarazzo della scelta nel decidere i luoghi in cui poggiare le leggiadre chiappe per il necessario riposo e rifocillamento giornaliero. Uffici turistici in ogni paese o cittadina, materiali informativi presenti un po’ ovunque offrono alle nostre amate viaggiatrici estive l’imbarazzo della scelta sull’alloggio. Campeggi attrezzati ed economici pullulano per tutto il territorio salentino così come B&B, affittacamere o affitta appartamenti. Villaggi e hotel sono in ogni angolo ed è sempre facile trovarli. Addirittura data la numerosa quantità di posti letto è anche possibile confrontarne prezzi e servizi direttamente sul posto, spostandosi da uno all’altro alla ricerca di quello che offre le condizioni migliori e decidere, dunque, di conseguenza. Questo modo di rintracciare il proprio sollazzo inevitabilmente favorisce anche i rapporti sociali con sconosciuti e operatori del luogo visto che spesso non si ha una meta predefinita dall’agenzia di viaggio della città di provenienza. Andare in giro, spostarsi, chiedere, porta a confrontarsi e conoscere posti e persone di cui non si era neanche immaginato e di cui ci si potrebbe invaghire influenzando il proprio “processo vacanziero” in maniera situazionale e totalmente casuale favorendo quel meccanismo della scoperta che tantissimi giovani amano e che in Salento trova effettivamente terreno assai fertile.

In alternativa all’alloggio ufficiale è anche possibile seguire le infinite feste e festival più o meno clandestini che si svolgono in giro per spiagge e pinete nascoste. Come mi ha spiegato un’indigena, molti giovani salentini frequentano queste feste per poi dormire in quel luogo stesso – sia esso una spiaggia, una scogliera o una pineta poco importa – svegliarsi la mattina seguente, sollazzarsi sotto il sole o all’ombra e poi intraprendere nuove avventure festaiole in altri luoghi di questa splendida provincia. E’ chiaro che insieme ai salentini si trovano altrettanti forestieri amici degli autoctoni o turisti per caso o per volontà. Tra questi, inutile dirlo, pilu a valanga.

continua…

Alessio Neri

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2 Commenti »

Mikele dice:

Dirhei!!! a loro ponti di pilu, a noi i piloni del ponte… bene bene, sempre così…

Michele dice:

Pura verità, si emigra anche perchè il pilu emigra e dunque in loco scarseggia

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