Tema: la mia città





Qualche sera fa, tornando a casa dopo essere stato a Piazza Duomo, mi è venuto in testa il ritornello della sopracitata canzone degli Afterhours che fa: “Chi salverà/ la mia città?”. Ebbene, l’acceso dibattito che ieri s’è venuto a creare ad “” non poteva fotografare meglio l’aria che si respira a Reggio. Le persone oneste sono con l’acqua alla gola, sono stanche non soltanto di subire passivamente il potere della criminalità organizzata che ci tiene (questa sì) “sotto scopa” con l’atavica fame di lavoro che c’è in Calabria, ma sono stanche soprattutto di non essere ascoltate, di vedere che il resto dell’Italia non se ne fotte minimamente di loro. Politici in primis, gli stessi personaggi che periodicamente scendono dalle loro ricche corti per fare promesse su promesse e per chiedere i nostri voti (e qui mi riferisco indiscriminatamente a tutta la classe politica).

L’altra sera , esponente del governo nazionale in qualità di sottosegretario di Stato al Dipartimento per l’attuazione del programma di governo, è caduta dalle nuvole: non sapeva delle recenti vicissitudini di ; non sapeva che aveva da tempo preso le distanze dal PDL; continuava a farfugliare che “questo è il governo che ha fatto di più ecc ecc” ed è riuscita a mandare in bestia anche de Magistris che, come sappiamo, ne ha subite di tutti i colori però sempre mantenendo il suo contegno; non ha detto una parola di solidarietà per quei giornalisti vessati e minacciati di morte; non ha saputo, insomma, dire qualcosa per cercare di aiutare una città che implora aiuto.

Ma noi non possiamo più aspettare. Chi campa di speranza disperato muore, recita un proverbio comune. Se non riusciamo a ribellarci noi per primi ai perversi giochetti a cui, indistintamente politici e ‘ndranghetisti, ci sottopongono c’è poco da fare. Ho accennato a de Magistris. A prescindere dalle sue scelte politiche che, ci mancherebbe altro, ciascuno di noi è libero di non condividere, anche la sua è una storia che avrebbe dovuto insegnarci molto su come funzionano le cose nel nostro Paese. Per questo vi lascio con alcune sue considerazioni tratte da “Assalto al PM. Storia di un cattivo magistrato”.

“Nel corso degli anni mi sono reso conto di come la Calabria assomigli al Sudamerica di una volta: una regione governata da una vera e propria “classe”. E’ una classe di potere. Intrisa anche di mafiosità. E’ composta da una parte importante e assolutamente trasversale della politica, che ha a cuore solo interessi di settore. Gruppi di potere che operano per puro interesse e con logiche biecamente clientelari. Comprende una parte consistente dei principali imprenditori, diventati potenti, ricchi, noti e forti grazie al loro rapporto con la politica. Una situazione che potrebbe apparire simile a quella di altre parti del paese. Ma la vera anomalia, in Calabria, è che in questa classe compaiono, in modo non residuale, pezzi significativi delle istituzioni ed anche parti degli organi preposti ai controlli di legalità: impiegati e funzionari pubblici, forze dell’ordine, servizi di sicurezza. Quando il controllore diventa “organico” in un sistema cui partecipa anche il controllato, le garanzie di legalità e di trasparenza saltano, spazzate via da un conflitto di interessi permanente.

La classe dominante che ho descritto governa la Calabria da decenni tenendo in una situazione di voluta soggezione e sottomissione il resto della popolazione calabrese, che non ha la capacità di riscattarsi perché non ha gli strumenti economici né quelli politici e nemmeno istituzionali, dal momento che attraverso il controllo dell’economia e del lavoro la borghesia mafiosa controlla anche il voto.

Ma soprattutto, almeno fino a un certo momento storico, la Calabria non ha avuto gli strumenti cognitivi per opporsi. Perché?

Perché la conoscenza di certi contesti avviene attraverso due canali: la magistratura e l’informazione. Le indagini giudiziarie consentono al cittadino di sapere se i propri governanti stanno rubando, stanno truffando, sono corrotti o infedeli e così via. Se la magistratura non funziona la gente non sa cosa di illecito accade nella vita pubblica. Poi c’è l’informazione. In questo settore la Calabria, fino a un certo punto, ha molto sofferto un controllo serrato, una “cappa mediatica” che non consentiva ai cittadini, dentro e fuori la regione, di sapere cosa accadeva. Con il tempo questa situazione è migliorata perché sono nati nuovi organi di informazione e alcuni giornalisti seri e coraggiosi, spesso molto giovani, sono riusciti a raccontare i fatti. La consapevolezza e la partecipazione sociale sono mutate proprio quando questi cronisti, facendo bene il proprio mestiere, hanno cominciato a rendere una descrizione veritiera e non condizionata dalle azioni giudiziarie che venivano intraprese. La conoscenza dei fatti stimola il pensiero libero e critico e questo fa paura ai ceti dominanti affaristici e corrotti”.

Chi salverà la mia città?

Raul Catalano

Guarda il collegamento da Reggio Calabria della puntata di Annozero

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2 Commenti »

gimes dice:

Ma sicuramente nn la salveranno i programmi come quello dell’altra sera… Hanno dato un contentino alla città, lo stesso Santoro sembrava cadere dalle nuvole quando parlavano i giornalisti locali !
Fanno un calderone di Fini,attentato a Belpietro,Magistrati contro berlusconi e alle 23:20 un collegamento flash con la vetrina di piazza duomo, dove il 70% del tempo è speso da un altra parlamentare!!!
Perchè non organizzare una puntata speciale sul “Caso Reggio”, mettere questi giovani giornalisti in platea, mettere magistrati, politici di entrambi gli schieramenti e non basare il tutto sul muro contro muro anti scopelliti. L’opposizione in Calabria non può utilizzare solo la politica dell’anti-scopelliti, farebbe le fine di questi 10 anni di opposizione nazionale,che ha basato tutto sull’antiberlusconismo,senza parlare di progammi e progetti. E poi nn dimentichiamo che in Calabria la giunta più indagata è stata la scorsa, di centrosinistra!

Raul dice:

D’accordissimo con te Gimes!Non a caso avantieri c’erano persone dalle otto del pomeriggio che, vedendo l’andazzo generale, si sono molto spazientite per il poco tempo concesso al collegamento.
Come scusante di ciò Santoro ha detto che c’erano stati dei problemi tecnici, per cui ci è dato saperne poco.

La puntata speciale sarebbe sacrosanta, ma forse fa più audience parlare (ahinoi) di Fini/Belpietro/Il Giornale: sappiamo tutti su quali criteri si fanno le trasmissioni a livello nazionale.Comunque, anche se per poco, l’importante è che si sia parlato di Reggio: speriamo soltanto di non finire di nuovo nel dimenticatoio dei media nazionali (ad eccezione delle passerelle dei politici che lasciano il tempo che trovano).

Sull’intervento della Napoli, effettivamente i toni si sono troppo accesi ed è un’altra cosa di cui non avevamo bisogno. La mafia non si può combattere con un Governo lacerato da contrapposizioni.. Sull’opposizione non c’è tanto da dire: si sa che il PD in Calabria è un fantasma o, meglio, che non ha mai attecchito sempre per colpa delle “debolezze” dei politicanti che avrebbero dovuto formarlo. E le recenti elezioni regionali l’hanno dimostrato chiaramente.

Infine, sull’opposizione a Scopelliti anche qui la prospettiva non è rosea perchè di un’opposizione che sappia criticare lucidamente e nell’interesse della comunità calabrese non c’è nemmeno l’ombra. E questa situazione non va certamente a favore dei calabresi, perchè sappiamo tutti che un Governo senza un’opposizione seria (e qui l’esempio nazionale è lampante) inevitabilmente finisce per perseguire gli interessi di pochi, sentendosi intoccabile.

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