Combattiamo l’involuzione dei modelli femminili – Oriana Fallaci





nasce a il ventinove giugno 1929 da una famiglia non agiata ma di grandi ideali. Il padre fu un convinto ed attivo antifascista tanto da essere catturato e torturato, non da meno fu la piccola Oriana che sin da piccola dimostrò la sua tempra facendo da “staffetta” nei volontari per la Libertà.

Dalla famiglia prese sicuramente il proprio “senso delle priorità”, in famiglia di soldi ce ne erano pochi ,ma i libri si acquistavano a rate. Finiti gli studi presso il liceo classico si iscrisse alla Facoltà di Medicina ma abbandonò presto gli studi per dedicarsi completamente al giornalismo, forse stimolata dalla zio Bruno Fallaci , già giornalista e direttore di riviste che, però, temendo di essere accusato di nepotismo, quando la nipote fu alle sue dipendenze le affidò i compiti “più infami”.

Iniziò la sua carriera come cronista per vari giornali locali, per arrivare poi ben presto a lavorare per “l’Europeo” ed il Corriere della sera. Fu la prima donna italiana inviata di guerra , prolifica scrittrice e, soprattutto formidabile intervistatrice. Morì a 77 anni nella sua casa di Manhattan a causa “dell’alieno”, il cancro che da anni l’aveva colpita.

Oriana Fallaci è spesso citata come esempio di donna forte , fu indipendente ed autonoma, priva di tabù e disincantata, ma non credo la si possa definire femminista, sarebbe riduttivo e semplicistico. Quando il direttore del suo giornale le propone di scrivere un reportage sulle , si sente ridicola, “le non sono una fauna speciale” afferma. Conosce uomini che leggono riviste definite femminili e dedite al Times, non per questo gli uni o gli altri cretini, è questa divisione di generi precostituita a suonarle strana. Deciderà di fare il reportage che sarà alla base del suo libro “ “solo dopo aver visto piangere una sua amica, donna single di successo e bellina,la quale le confida che avrebbe preferito nascere in un Paese dove le donne non contano nulla perché tanto “il loro è un sesso inutile”. Sarà così che Oriana capirà come vi è una grande ed unica differenza tra uomo e donna, che per queste ultime il problema è spesso proprio questo, il fatto d’esser donne, in un senso sociale e non anatomico. Ci sarà poi la protagonista di “Lettera ad un bambino mai nato” che parlando ad un figlio che ancora non sa se sarà un “esistenza o potenziale esistenza” gli dice che se sarà donna avrà da combattere per sostenere che Dio potrebbe essere una bella donna dai capelli lunghi , ma allo stesso tempo se sarà un uomo avrà anche da faticare, perché maggiori saranno i pesi che gli saranno affidati. La Giò di “Penelope alla Guerra” è una donna intelligente e di discreto successo, si crede disinibita e disincantata ma non riesce a “dormire in un letto a tre piazze” , perché infondo “chissà perché amiamo sempre chi non lo merita ,quasi che questo fosse l’unico modo per ristabilire l’equilibrio perduto con il mondo”. Oriana Fallaci avrà un solo grande amore nella vita, Alekos Panagulis, al quale dedicherà, o meglio per il quale scriverà “Un uomo” il libro documentario della vita dell’anarchico e della loro unione. Lei fu la sua compagnia e complice, ma sin dal loro primo incontro lei sapeva che :”… non avevo neanche bisogno di te perché non avevo bisogno del dolore che era in te .Non ero superstiziosa ero una donna evoluta , però d’istinto sapevo che approfondire il mio incontro con te mi avrebbe portato solo dolore”. Lui morirà assassinato mentre Oriana era lontana.

La Fallaci si contraddistinse per un amore viscerale per Firenze, l’Italia e l’Occidente. Uno dei suoi ultimi libri “La rabbia e l Orgoglio”sul tema ha suscitato molte critiche e forse per molti cambiato l’immagine che avevano della donna. E’ stata vista come una guerrafondaia xenofoba, invece, per chi conosce i suoi scritti ed , attraverso questi ha forse un po’ imparato a capirla, è una donna che urla, che ha paura, che difende con le unghie con i denti ciò che le appartiene, le libertà che in Occidente nel bene o nel male sono un qualcosa almeno teoricamente consolidato.

Terzani le rispose concludendo con questa frase: “Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia.” , forse, ma ciò necessita una superiorità agli eventi terreni di cui la Fallaci non era capace , era preda e parte degli eventi umani, avrebbe voluto avere un Dio o una forza superiore in cui credere ed invidiava chi aveva fede ma non ha mai ceduto al bisogno degli altri, “al ”.

Angela Tripodi

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Un Commento »

marco dice:

Oriana Fallaci è morta in una clinica privata a Firenze e nn a New York.!!!!

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