Entusiasmo, creatività e voglia di fare le qualità dell’ambientalismo reggino
ARS, Linux User Group – Reggio Calabria, Costruttori rinnovabili, Legambiente – Reggio Calabria, Italia Nostra – Reggio Calabria, Circolo Velico Magna Grecia Wind Club, reteRadici, Bandafalò, Piantagrano i soggetti associativi e i progetti che hanno dato una ventata di sostenibilità a “Più passi meno impronte“, la serata a tema ambientale organizzata dall’ass. LiberaReggio Lab venerdì 22 aprile a Reggio presso il Random.
All’ingresso dell’ospitale circolo ARCI campeggiava una splendida bandiera azzurra color acqua pura con l’ormai famoso logo della campagna referendaria contro la privazione dell’acqua, con lei la rete di realtà che porta avanti questa fondamentale campagna ha distribuito e diffuso materiali di sensibilizzazione sull’argomento, così come era presente un piccolo stand dell’associazione di escursionisti dell’Aspromonte GEA che punta le sue attività sul turismo responsabile e la riscoperta di antici sentieri all’interno dei nostri territori. L’associazione Verdi Idee, invece, ha esposto in un coloratissimo stand i suoi prodotti realizzati con materiali di recupero e riciclati. Non poteva mancare neanche lo stand del Lab di LiberaReggio che ha proposto la nuova pubblicazione autoprodotta “L’insostenibile pesantezza dell’avere”, II volume della collana di raccolte di articoli del magazine dei giovani reggini (se volete averne una copia o volete aiutarci a distribuirlo scrivete a lab@liberareggio.org).
Oltre a queste realtà si sono resi protagonisti dell’incontro anche il progetto di pulizia itinerante delle spiaggie reggine proposto da Valeria e il progetto “Nuovo CEP” di Gabriele che prevede la copertura dei tetti del noto quartiere periferico reggino, Archi Cep, con pannelli solari che lo renderebbero energeticamente autonomo e lo trasformerebbero in un distretto energetico che farebbe da esempio per numerose altre realtà urbane non solo dello Stretto.
Ma la sostenibilità non è solo progetti e azioni, è anche un’insieme di visioni che si amalgamano in maniera creativa in base alle diverse sensibilità di ognuno di noi. In questo ambito rientra l’esposizione di elementi d’arredo realizzati totalmente con carta e cartone riciclato dal titolo Cartocircuito e che hanno riscosso un gran successo nei visitatori dell’evento, così come la performance di teatro-danza preparata per l’occasione da Annalisa Celentano e Alessandra Pavone: L’olio di pietra. A chiudere la serata ci ha pensato il cortometraggio “Primavera a Bova”, di Giovanni Modaffari, che racconta attraverso immagini e suoni in presa diretta la lavorazione delle Persephoni a Bova (Chora tu Vua). L’antichissima tradizione pre-cristiana è una grandiosa dimostrazione di come l’uomo possa godere dei frutti della natura e condividerli senza speculare su di essa e senza distruggerla. Simboleggiano questi concetti la costruzione di statue a forma di corpo di donna che rappresentano la ricchezza e la fertilità della terra e la cui lavorazione genera un forte senso di socialità e aggregazione nella comunità locale.
Quando c’è di mezzo l’entusiasmo della gente e la voglia di fare di persone attive e consapevoli il tempo non basta mai! I pochi minuti a disposizione per ogni soggetto non sono certo bastati per raccontare quanto di buono succede alle nostre latitudini, anche se spesso tutto quanto avviene nell’oblio e nell’indifferente silenzio dei media.
Nicola di LR nella sua presentazione dell’evento (vedete il video in apertura) ha detto bene: non si può più fare a meno di confrontarsi con i rischi che l’agire umano causa nell’ambiente che ci circonda. E’ assolutamente necessario non occultare questa sensibilità e, anzi, occorre farle spazio negli ambiti sociali in cui è possibile che si espanda e trovi terreno fertile perchè tempo a disposizione non ce n’è più.
Più passi meno impronte è stato proprio questo: una carrellata di buone pratiche, di esempi da seguire e da moltiplicare per fare in modo che la corsa al progresso scellerato abbia delle alternative valide. Trovare un insieme di attività e di comportamenti da promuovere e consigliare come reale alternativa al “produci, consuma, crepa” è assolutamente necessario e scoprire le sensibilità di numerosi gruppi attivi e impegnati sul territorio non può che essere il primo passo concreto in questa direzione.
Ed è grazie a tutti coloro che si impegnano instancabilmente che è possibile sognare una Reggio davvero verde e sostenibile, così come è possibile credere in quella decolonizzazione dell’immaginario (che in questi giorni pasquali è totalmente oscurato dalle montagne di spazzatura) di cui parla Nicola nel suo discorso e che è uno dei passi principali nella direzione di un nuovo modello sociale basato sull’essere (e sullo stare bene) e non sull’avere.
Certo è che non bastano le sfilate o le presentazioni. C’è bisogno di costruire spirito critico e di alimentare costantemente con contenuti di qualità una coscienza ecologica che deve diffondersi e non può rimanere chiusa tra le mura di un locale o della sede di un’associazione. Certamente molte delle persone presenti venerdì scorso sono pienamente consapevoli di tutto ciò ed è per questo che auspichiamo una sempre maggiore e continua collaborazione tra le realtà ambientaliste reggine affinche sia possibile sviluppare percorsi di rete, anche non convenzionali, che puntino diritti ad uno stravolgimento radicale del modo di intendere il territorio.
Non si può che partire da qui, ognuno nel suo territorio di riferimento, per puntare diritti ad un mondo e ad una società più umana e sostenibile!
Alessio Neri








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