Ciao Ciccio

sabato, 30 luglio, 2011
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Non è facile, perché c’è del retorico persino in un “non è facile”. Se hai un carattere riservato, e tanti pudori nel parlare apertamente di certe cose, perché non ami mettere in mostra te o altri tramite te, allora è ancora più complesso. Ma che fare? Rinunciare a scrivere queste quattro righe a cui hai pensato tutta la notte?

Una vita è una vita, una tra tutte le altre, ma unica. Si intreccia con le altre, certe le sfiora, altre non le incontra mai, ma ci sono persone il cui nome circola, e prima o poi le devi conoscere se stai lì in mezzo.

Quando mi hanno presentato per la prima volta Ciccio Svelo probabilmente era il 2001. Ero un ventenne arrabbiato, ingenuamente aggrappato ad una rivoluzione imminente. Quando ancora non hai neppure la gastrite, e spendi (dedichi? offri?) tutte le tue giornate per un mondo diverso, tra manifestazioni, cortei, slogan sugli striscioni e occupazioni, arriva un momento in cui davvero credi che manchi poco al cambiamento. E Ciccio si inserì nella mia vita in quella fase, maledettamente acerba, ma indispensabile e costruttiva.

Non ricordo chi me lo presentò, fattostà che in poco tempo iniziarono a incuriosirmi il suo atteggiamento, il suo modo di parlare, la sua psichedelica trasmissione su Radio Touring, ma soprattutto la leggenda della sua sconfinata collezione di cd.

E siccome mi aggiravo lì in mezzo, da quel giorno mi capitò di incontrarlo spesso. L’avvocato Ciccio Svelo… Agli occhi di un ventenne iper-idealista, le cose assumono toni accesi, quasi saturi. Ero uno studente, e vedevo in lui l’esempio di come si poteva, da grandi, continuare a resistere all’omologazione, all’inquadramento, alla conformità forzata. Non ho problemi a dire che ai tempi, per me, Ciccio Svelo rappresentava quasi un modello, un esempio di coerenza, perché nonostante la città, il lavoro e tutto il resto, non si era imborghesito. Concetti non del tutto maturi, lo so, ma a vent’anni non me ne sentivo neanche uno in più.

Con il passare del tempo cominciai a conoscerlo un po’ meglio.

Quando nella primavera inoltrata del 2002 iniziava a muovere i primi passi il Centro Sociale Cartella, io e Ciccio ci vedevamo spesso. Ci capitava di incontrarci durante i giorni dell’occupazione, quando assieme ad altre dieci teste matte, potavo cespugli e trasportavo tavoli e sedie. Una sera mi volle fare un’intervista in radio. Lo chiese a me, in quanto rappresentante degli studenti di un comitato di scuole (incarico per la verità molto aleatorio). Non è che fossi quello politicamente più audace, e soprattutto ero il più giovane. Un’intervista per telefono, in diretta, al tramonto, lui in collegamento dalla radio, io a camminare avanti e indietro sul marciapiede del Parco Cartella. La ricordo esattamente, come anche lui la ricorda, e me la racconta ogni tanto. Non era cosa rara sentirgli dire “ti criscia a tia Nicola”. Probabilmente era un po’ carica d’enfasi come frase, ma si sa, quando stai lì in mezzo, un’ora, un giorno o un’esperienza valgono il doppio…forse.

Era appassionato di musica, conosceva un sacco di gruppi, diceva di averne lanciati alcuni locali, e di conoscerne altrettanti. In fretta capii che tutti i sui dischi non erano una leggenda. Io ai tempi ero un rapper, e come tutti i giovani rapper di città, avevo dubbie doti artistiche. Le mie cassettine demo non gli piacevano proprio.

Ci vedevamo alle manifestazioni contro il Ponte sullo Stretto, a quelle Antifasciste, alle iniziative del Centro Sociale Cartella, e lui mi avvicinava, con le sue sciarpe, i suoi foulard e le sue casacche, e parlava, parlava, parlava.

Ci sono voluti anni perché si accorgesse della mia musica. Io non lo so se sia un grande esperto, né mi interessava più l’attenzione dell’esperto, ma a un tratto mi chiese del mio gruppo. E dai, indipendentemente da tutto, mi ero tolto una piccola soddisfazione! E mi parlava sempre di tutti i gruppi di Reggio e del mio mai! Così nell’aprile del 2010 mi invitò a suonare alla festa di inaugurazione di Radio Transizione di Fase.

Da quella volta diventò un fan. Da quella volta ci sentimmo spesso. Io gli promettevo che sarebbe stato il primo ad ascoltare il master del mio nuovo disco, e lui si comportava come chi è in grado di decidere le tue sorti artistiche. Nell’estate del 2010, a Gambarie, lo incontrai al centro della piazza prima che iniziasse il grande concerto, mentre allestiva gli apparecchi della Web radio, e gli comunicai che finalmente il master era pronto.

Intanto mi divertii a registrare una paio di sigle e jingle per Radio Transizione di fase, e lui cominciò a presenziare a tutti i nostri concerti e concertini in zona. Ed ogni volta mi chiedeva un cd: “dai, questo me lo prendo devo farlo sentire a tizio e a caio, a breve sorprese, sono all’opera”. Inutile dire che alcuni dovetti pagarli io, quando li prendeva direttamente dal banchetto in cui li vendevamo. Ma come si fa a dire di no a Ciccio Svelo?

Uno dei concerti più belli dell’ultimo anno è stato senza dubbio quello a Serra San Bruno, prima del Referendum. Organizzazione assistita da Ciccio Svelo, il quale non finì mai di vantarsi per la qualità del service che ci aveva fatto trovare e per il trattamento che ci aveva fatto riservare. Ricordo con emozione quella serata, immersa nell’aria fresca di una montagna che amo da sempre.

 “Nicola, vieni qua, cammina” mi imponeva con snervante lentezza ad un minuto dall’inizio del mio concerto. “Nicola, allora, io, ho ascoltato mille volte il tuo cd, e s’è consumato, allora….voto dei testi, ma non voto qualsiasi, voto di Ciccio Svelo…voto dei testi dieci più.” “Grazie Ciccio, lo sai che è da dieci anni che mi dovevo togliere sta soddisfazione!”. E lui “nooo, aspetta…aspetta”, tutto ciò mentre gli altri del mio gruppo salivano sul palco, “voto delle basi musicali, zero. Vai, vai, spaccate!”.

Che bastardo, quanto l’ho odiato.

L’ultima volta che venne ad un concerto fu i primi di luglio, a Gallico Superiore, in una situazione non proprio rivoluzionaria, ma nonostante il pubblico e le circostanze, lui da sotto il palco mi gridava “dici il fatto del Ponte e della Val Di Susa!”.

Giorni fa ci chiamò per farci suonare davanti al Palazzo della Regione, mentre i precari lo assediavano con le loro rivendicazioni. Poi non si fece in tempo, per fortuna.

Ciccio era in ballo in mille ed una cosa. Da mesi mi chiedeva l’esclusiva per una grande ed ambiziosa (forse troppo…) iniziativa che stava pianificando per ottobre, tra Lamezia Terme e Serra San Bruno. Me ne parlava incessantemente. Fino all’ultimo ironico, estremo, fuori dagli schemi, ma soprattutto indipendente, disinteressato e genuino nella sua visione sincera di un altro mondo possibile. Forse non era mai stato un mio grande amico, ma quando stai lì in mezzo certi rapporti hanno significati particolari. Che poi lì in mezzo è solo un’illusione, un orgoglio, un senso di appartenenza con un tocco di presunzione, una prospettiva, un bisogno. E’ l’aria che tira, è la motivazione di certe persone che, ognuna con la sua storia e le sue contraddizioni, si sentono accomunate da un disagio per lo stato di cose attuali e da una voglia di un cambiamento…che una volta si chiamava rivoluzione.

E lì in mezzo tutti conoscevano Ciccio Svelo, in questa città.

Arrivato a questo punto, non so più cosa dire e cosa pensare, e allora finisco qui e continuo a fare entrambe le cose in riservatezza.

Ciao Ciccio.

Nicola Casile

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2 Commenti »

Pasquale Speranza dice:

Bravo, Nicola. Un buon ricordo vivente di Ciccio, il tuo. Io penso che tante testimonianze possano significare che Ciccio vive ancora tra noi.
E’ stato un cittadino che ha donato qualcosa a tutti noi.

anna barile dice:

Ricordo anch’io che Ciccio “si inserì nella nostra vita in quella fase indispensabile e costruttiva, in cui credi che manchi poco al cambiamento”… solo che noi avevamo 50 anni, e in quei giorni di campeggio contro il ponte abbiamo imparato molto da lui.
Per noi rappresentava il modello ideale di come un giovane possa reagire all’appiattimento sociale e all’imbarbarimento neoliberista. L’avvocato difensore dei più deboli, Il DJ fantasioso dall’emozionante impatto comuunicativo, dirompente, umile e fuori dagli schemi (il jack folla di Reggio, lo chiamavamo, io e Paolo)… Ricordo l’esuberante felicità quando a L’Aquila lo mettemmo a dirigere per 3 giorni la radio MAY DAY, non finiva mai di ringraziarci e ripeteva “voi non sapete quanto mi avete fatto felice, mi avete ridato la vita” ci disse e da lì probabilmente si adoperò per dare nascita alla “Transizione di fase”
… mi piace pensare così…
e il concerto che organizzò in calabria, subito dopo il terremoto dell’Aquila, eravamo ancora nelle tende e lui mi telefonò per farmi sentire in diretta il concerto di musica popolare, che sapeva piacermi tantissimo… e a Lamezia a settembre ci incontrammo e mi fece dono della sua chitarra: “ci ho pensato tantissimo, Anna, e alla fine ho pensato che deve essere tua, trattala bene, falla suonare, è quello che desidero”
… riusciva sempre a commuoverci…
l’imprevedibilità faceva parte della sua vita… ha fatto parte anche della sua morte, improvvisamente non c’è più, e incredibilmente ci sentiamo smarriti…

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