Le cinque giornate siciliane: la ri-nascita della giustizia sociale

lunedì, 23 gennaio, 2012
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Questo termine a chi, come me, è nato negli anni 80, rievoca solamente i libri di storia. “Movimenti popolari”, “moti rivoluzionari”, “rivolte dal basso”,  sono tutti termini che non mi sarei mai sognata di poter utilizzare parlando di attualità. Ma come asserì, per primo, Machiavelli: << La storia si ripete!>>. E ancora una volta, a dare l’esempio è la parte più sfregiata del Paese.. il Mezzogiorno.. la Sicilia! La rivolta popolare promossa da l’ormai famosissimo Movimento dei forconi e Forza d’urto, che ha preso piede in tutto il territorio siculo ha ottenuto risultati a dir poco inaspettati. Il movimento ha trovato la piena e totale partecipazione, anche solo solidale, di tutto il popolo siciliano, che nonostante abbia subito gli aspetti negativi della rivolta, quali disagi e problemi di ordine pubblico, ha comunque appoggiato le migliaia di dimostranti che si sono stanziati in tutta l’isola, dimostrando e insegnando ancora una volta il vero significato delle parole orgoglio e dignità.

“Si’ un omu camina calatu torci la schina, se un populu torci la storia!”.. << Se un uomo cammina chino piega la schiena permanentemente, se lo fa un popolo, cambia la storia!>>  Questo è lo slogan della rivolta messa in piedi da agricoltori, allevatori, pescatori, autotrasportatori, commercianti e braccianti, ai quali si sono uniti giovani studenti e disoccupati, che pretendono prima di tutto, di riavere indietro la propria dignità di uomini e lavoratori. Le varie manifestazioni sono iniziate Lunedì scorso su tutta l’isola, protraendosi per ben cinque giorni di fila, con lo stop incondizionato degli autotrasportatori, i quali hanno bloccato tutti i punti strategici di entrata ed uscita dalla regione, paralizzando qualsiasi attività.

Una battaglia culturale e sociale che è partita dal basso, da chi è stanco di essere inascoltato, costretto a chinare il capo per trovare un lavoro, che si ritrova a pagare le conseguenze più dure di una crisi causata dalla spregiudicatezza del mondo capitalistico e finanziario che nulla  ha che vedere con le leggi e le regole della realtà dei contadini, pescatori e allevatori.

Tale movimento è arrivato agli onori della cronaca nazionale a gran fatica e grazie soprattutto ai social network. I coordinatori ringraziano soprattutto la stampa internazionale che si è occupata della vicenda più di quanto abbia fatto la stampa italiana, la quale assieme alla classe politica siciliana e nazionale, sembra siano stati sordi e impassibili nei confronti di un evento che evidenzia una situazione di disperazione sociale che non può e non deve essere più sottovalutata con continue promesse che puntualmente poi vengono disattese.

Una rappresentanza del movimento è riuscita a farsi ricevere dal Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo al quale, oltre a chiedere un chiarimento su che fine abbiano fatto i 2 miliardi di euro, stanziati dall’Unione Europea per il settore agricolo siciliano oramai al tracollo, ha avanzato la pretesa della risoluzione delle tante promesse basate sul rilancio dell’autonomia economica della regione. Nell’incontro si è discusso anche del rimborso delle accise sul carburante, sulla defiscalizzazione delle accise petrolifere ed elettriche, visto che la Sicilia paga già un pesante tributo ambientale per la presenza dei vari insediamenti petrolchimici lungo le proprie coste, dilaniate dai continui scavi (ricordiamoci che la Sicilia produce il 60% del carburante venduto in Italia). A queste si sono aggiunte le richieste per il blocco delle procedure Serit-Equitalia per allevatori, agricoltori, autotrasportatori e pescatori che hanno dichiarato fallimento,  e il rilancio dell’agricoltura,  iniziando dalla protezione sulle produzioni locali il cui prezzo e’ aggredito dalla merce proveniente da Paesi extracomunitari. Infatti, nonostante sia il settore che impiega il numero più alto di persone e sostanzia il PIL regionale, oggi interi ettari di agrumeti vengono lasciati nell’incuria totale e i frutti cadere dagli alberi, poiché i costi di produzione superano di ben dieci volte il prezzo di mercato a cui i produttori devono attenersi.

Ma le trattative sono sfumate, e trascorsi i cinque giorni di blocco (il numero legale massimo consentito agli autotrasportatori),  i coordinatori di forza d’urto e Movimento dei forconi hanno annunciato che la protesta si trasferirà a Roma, per far sentire la loro voce anche e soprattutto al governo nazionale, che in questi giorni ha proprio fatto orecchie da mercante.

Oltre ai tentativi di censura, il movimento ha subito pure tentativi di delegittimazione attraverso dichiarazioni riguardanti la probabilità che a guidare la manifestazione  fossero delle aree estremiste di destra, quali forza nuova, la quale comunque ha dichiarato di essere vicina e appoggiare il movimento (dichiarazione sulla quale non mi sembra ci sia niente di sconvolgente, visto che Destra o Sinistra, Estremisti o Moderati, siamo tutti disoccupati senza alcun futuro)! A ciò si è aggiunta una dichiarazione del Presidente di Confindustria della Sicilia, il quale ha dichiarato che all’interno del movimento vi sarebbero dei personaggi discutibili, legati ad ambienti mafiosi. Uno dei rappresentanti del movimento, Martino Morselli del Movimento dei Forconi, ha risposto continuando a dichiarare a oltranza l’assoluto carattere apolitico e apartitico del movimento, per quanto riguarda personaggi legati ad ambienti mafiosi, afferma, basterebbe che chi sa facesse i nomi alle autorità competenti.

Ciò che è successo in Sicilia è una delle tante spie che si stanno accendendo in tutta Italia e che testimoniano un malessere sociale che si protrae oramai da anni. E’ l’evidente sensazione dei cittadini, non solo siculi, che si sentono abbandonati da chi dovrebbe rappresentare e salvaguardare i loro interessi e invece si preoccupa solo di aumentarne i propri. E’ la richiesta accorata da parte di chi oramai non ha più niente da perdere! Il movimento nato in Sicilia  è la prova evidente che il popolo può e deve prendere in mano le redini della vita politica del paese.

“La politica in senso generale,  riguarda “tutti” i soggetti facenti parte di una società, e non esclusivamente solo chi fa politica attiva. Il suo significato implica anche l’occuparsi, in qualche modo, di come viene gestito lo Stato o le sue substrutture territoriali. In tal senso “fa politica” anche chi, subendone effetti negativi ad opera di coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per protestare”.

Francesca Squillaci

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3 Commenti »

Mikele dice:

Ma scusate, siccome io sono un ignorante, vorrei capire: quando i camionisti mettono in ginocchio il Cile di un governo di sinistra sono dei porci pagati dalla CIA, quando mettono in ginocchio l’Italia di un governo tecnico (governo tecnico? vabbè, neanche questo capisco, ma lasciamo stare) sono il popolo stufo di subire… Non lo so, so solo che i dipendenti pubblici, tipo i miei, non hanno fatto tutto sto casino quando gli hanno detto che devono lavorare 10 anni in più per avere la pensione, come i cornuti hanno accettato, perchè se si deve mandare avanti la baracca, non c’è altro verso… A meno che non siamo disposti a tornare a muoverci con lo scecco, e a comunicare coi segnali di fumo (Ah, che bello il ritorno allo stato di natura, e chi mi conosce sa che non zzannio proprio quando invoco questo ritorno all’età della pietra, anche se poi, paradosso dei paradossi, lo reclamo sul mezzo che più rappresenta la modernità e la globalizzazione)… ciao cari

Mikele dice:

p.s. mi sono risparmiato il “non c’è nenti” perchè ormai è talmente ovvio.. ri-ciao cari

francesca squillaci dice:

michele ognuno ha il proprio pensiero ed io ho espresso il mio!! il problema (x qnt mi riguarda) è che cn lo scecco ritornerà solo la gente onesta, che si fa un mazzo dalla mattina alla sera, come i tuoi, come i miei e come tanta altra gente! Non mi sembra che su questo magazine, io abbia mai letto articoli nei quali si parlasse in quel modo dei camionisti cileni!!! Per il resto sn d’accordo cn te.. ma i sacrifici devono essere equi e proporzionati!!! Io ne faccio un problema di giustizia sociale.. nn certo di ideologie!!!

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