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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; Storia</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
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		<title>In ricordo di Peppino Impastato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Gd3bCzwb_Pc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Gd3bCzwb_Pc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/7836001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15469 colorbox-15466" title="783600[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/7836001-246x300.jpg" alt="" width="246" height="300" /></a>Peppino impastato, nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 è stato un politico, un attivista con il gruppo “musica e cultura” ed ideatore e conduttore di radio Aut, una radio libera dove lui e i compagni, che lo hanno seguito nel suo breve viaggio di vita, si sono fregiati di questo canale di comunicazione per denunciare tutto ciò che accadeva in Sicilia e nel paese natio, nel mentre di quegli anni particolari per l’Italia. La particolarità di questo personaggio risiede, non solo nel coraggio della denuncia ma soprattutto in una ferma volontà di ribellione ad un fenomeno mafioso nel quale era sempre vissuto. Aveva respirato l’aria dei boss e dei picciotti,  vicende di parenti mandati al confino dai fascisti perché mafiosi, e capire sin da bambino che lo zio Cesare Manzella  lo fecero saltare in aria con la sua Giulietta non perché fosse esattamente un galantuomo. A tutto questo rispose con libri, manifestazioni e con “Onda Pazza”, un programma radiofonico d’impronta satirica, dove si prendeva gioco di mafiosi e politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella notte tra l’8 e il 9 maggio del ’78 tutto questo finì con un carica di tritolo sui binari della ferrovia del paese. Assassinato dalla mafia democristiana, così recita il suo epitaffio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15470 colorbox-15466" title="peppino[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino1-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>Tutte le parole di cui siamo a conoscenza sarebbero davvero riduttive per ricordare la grandezza di questo personaggio, di questo ragazzo, poco più che trentenne, che ha tentato di estirpare un  cancro dal suo interno. Proprio per questo, in occasione del suo compleanno <a href="http://www.radio100passi.net/radio/"><strong>Radio100 Passi</strong></a>, sulla stessa linea di radio Aut, ha voluto ricordare Peppino con una maratona radiofonica toccando temi come integrazione, mafia, politica ed attivismo sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti i personaggi e gli interventi, ma su tutti vorrei menzionare il fratello,  Giovanni Impastato, che oltre a  denunciare l’attentato di cui è stato vittima nella sua pizzeria nel non lontano dicembre scorso, ha voluto ricordare Peppino con vari aneddoti che almeno per qualche minuto lo hanno fatto rivivere e sentirlo ancora più parte delle nostre esistenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/muscul1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15471 colorbox-15466" title="muscul[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/muscul1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Ma non solo Radio100Passi, anche una web radio della nostra città, Seven Radio, ha voluto ricordare Peppino in modo molto particolare nel loro appuntamento settimanale “Quelli Di Alfredo” in onda ogni giovedì. Trasmissione d’intrattenimento che con lo scherzo, l’ironia e soprattutto l’autoironia riesce ad inserire argomentazioni valide, ma con la leggerezza e la spontaneità di chi fa le cose non tanto per farle. La formula scelta non è stata basata solo sulla mera parola dei conduttori, Emilio Catalano,  Gianfranco Scafidi e Domenico Praticò,  ma soprattutto sulla messa in onda di uno spezzone autentico di un intervento radiofonico di Peppino. Trasmettere la sua voce come bagaglio per il futuro ad imperitura memoria di ciò che è stato e non dovrebbe più essere.</p>

<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino_41/' title='peppino_4[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino_41-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino_4[1]" title="peppino_4[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino1/' title='peppino[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino[1]" title="peppino[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino-impastato1/' title='peppino-impastato[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino-impastato1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino-impastato[1]" title="peppino-impastato[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino%20impastato_280xfree1/' title='peppino%20impastato_280xFree[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino%20impastato_280xFree1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino%20impastato_280xFree[1]" title="peppino%20impastato_280xFree[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/muscul1/' title='muscul[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/muscul1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="muscul[1]" title="muscul[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/modica_423-12-59-38-20781/' title='Modica_423-12-59-38-2078[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/Modica_423-12-59-38-20781-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="Modica_423-12-59-38-2078[1]" title="Modica_423-12-59-38-2078[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/lapide-peppinoimpastato11/' title='lapide-peppinoimpastato1[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/lapide-peppinoimpastato11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="lapide-peppinoimpastato1[1]" title="lapide-peppinoimpastato1[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/impastato_funerali_peppino_impastato_011/' title='impastato_funerali_peppino_impastato_01[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/impastato_funerali_peppino_impastato_011-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="impastato_funerali_peppino_impastato_01[1]" title="impastato_funerali_peppino_impastato_01[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/attachment/7836001/' title='783600[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/7836001-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="783600[1]" title="783600[1]" /></a>
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<p style="text-align: right;"><strong>Claudia Toscano</strong></p>

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		<title>Incontro-spettacolo su “L’altro Risorgimento” nella vallata del S. Agata</title>
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		<comments>http://www.liberareggio.org/2011/12/23/incontro-spettacolo-su-laltro-risorgimento-nella-vallata-del-s-agata/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 12:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[LiberaReggio]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Associazione culturale “Nino Iero” (Mosorrofa – RC), comunica che in data 28 Dicembre 2011 alle ore 17:30, presso la pizzeria “Dal Conte” di Mosorrofa (via Anzario, 1 – Mosorrofa – Reggio Calabria), si svolgerà l’incontro-spettacolo “L’altro Risorgimento” che tratterà i temi del Risorgimento, del brigantaggio e della Questione Meridionale con particolare riferimento a vicende, fatti e studi riguardanti  l’area della vallata del S. Agata.
Sono previsti gli interventi di Orlando Sorgonà su “Liberali, borbonici e briganti nella vallata del S. Agata”, di Nicola Casile del gruppo musicale Kalafro su “Questione meridionale nella musica contemporanea” e dell’Associazione culturale LiberareggioLab su...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/12/altrorisorgimento.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15408 colorbox-15407" title="altrorisorgimento" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/12/altrorisorgimento.jpg" alt="" width="531" height="749" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’Associazione culturale “Nino Iero” (Mosorrofa – RC), comunica che in data 28 Dicembre 2011 alle ore 17:30, presso la pizzeria “Dal Conte” di Mosorrofa (via Anzario, 1 – Mosorrofa – Reggio Calabria), si svolgerà l’incontro-spettacolo “L’altro Risorgimento” che tratterà i temi del Risorgimento, del brigantaggio e della Questione Meridionale con particolare riferimento a vicende, fatti e studi riguardanti  l’area della vallata del S. Agata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono previsti gli interventi di Orlando Sorgonà su “Liberali, borbonici e briganti nella vallata del S. Agata”, di Nicola Casile del gruppo musicale Kalafro su “Questione meridionale nella musica contemporanea” e dell’Associazione culturale LiberareggioLab su “Comunicare e promuovere il Sud dal Sud”. Si cercherà di capire inoltre come la questione meridionale e il brigantaggio vengano interpretati in chiave musicale, sia attraverso la musica tradizionale popolare, sia attraverso la musica contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">A fine serata è previsto un intervento musicale dal titolo “La voce dei briganti” a cura del gruppo di musica popolare “Paleafonì”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale “Nino Iero” di Mosorrofa (RC) e dall’Associazione Culturale “Paleafonì” di San Salvatore (RC) in collaborazione con la Proloco Reggio Calabria – San Salvatore”.</p>

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		<title>Necrologio &#8211; Vittorio De Seta</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2011/11/30/necrologio-vittorio-de-seta/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberareggio.org/?p=15277</guid>
		<description><![CDATA[Ieri, 28/11/2011, nella sua tenuta di Sellia Marina, Catanzaro, è morto il maestro Vittorio De Seta. Era nato a Palermo nel 1923. Autore di un cinema documentaristico ma non solo, scarno, sincero, asettico da morali e  inutili giudizi sul mondo, straordinariamente emotivo nelle immagini. Nei prossimi giorni verrà pubblicato un articolo di approfondimento sull’opera del regista. Oggi ci preme ricordare la scomparsa di un aristocratico che, come tale, non doveva nulla a stili, parole e teorie inventate da altri. Forse per questo se n’è andato nel silenzio delle edizioni online dei principali quotidiani nazionali. Ieri, dunque, è morto un poeta.
Giovanni Modaffari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/deseta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15278 colorbox-15277" title="deseta" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/deseta-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a>Ieri, 28/11/2011, nella sua tenuta di Sellia Marina, Catanzaro, è morto il maestro Vittorio De Seta. Era nato a Palermo nel 1923. Autore di un cinema documentaristico ma non solo, scarno, sincero, asettico da morali e  inutili giudizi sul mondo, straordinariamente emotivo nelle immagini. Nei prossimi giorni verrà pubblicato un articolo di approfondimento sull’opera del regista. Oggi ci preme ricordare la scomparsa di un aristocratico che, come tale, non doveva nulla a stili, parole e teorie inventate da altri. Forse per questo se n’è andato nel silenzio delle edizioni online dei principali quotidiani nazionali. Ieri, dunque, è morto un poeta.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giovanni Modaffari</strong></p>

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		<title>Ci sono libri&#8230; &#8211; Reggio Calabria. I moti del luglio 1970</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2011/11/22/ci-sono-libri-reggio-calabria-i-moti-del-luglio-1970/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 08:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ci sono libri...]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberareggio.org/?p=14260</guid>
		<description><![CDATA[A Reggio Calabria nelle elezioni politiche del &#8217;68, le ultime prima che la città si rivoltasse per l&#8217;assegnazione del capoluogo a Catanzaro, i cittadini avevano dato 25.633 voti all&#8217;on. Mancini, 26.865 all&#8217;onorevole Misasi e 25.587 voti all&#8217;on. Pucci. Gli stessi tre personaggi politici calabresi accusati dai reggine dei moti di aver tradito Reggio per averla estirpata dell&#8217;assegnazione del titolo amministrativo di città principale della regione.
Dopo un esplosione di rabbia generale immediata nella quale ci scappò il morto Labate, ferroviere reggino della CGIL colpito in pieno volto da un candelotto lacrimogeno della polizia, i partiti e i sindacati si unirono e si divisero sulle posizioni da prendere nei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/10/motireggio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14262 colorbox-14260" title="motireggio" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/10/motireggio.jpg" alt="" width="297" height="490" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A Reggio Calabria nelle elezioni politiche del &#8217;68, le ultime prima che la città si rivoltasse per l&#8217;assegnazione del capoluogo a Catanzaro, i cittadini avevano dato 25.633 voti all&#8217;on. Mancini, 26.865 all&#8217;onorevole Misasi e 25.587 voti all&#8217;on. Pucci. Gli stessi tre personaggi politici calabresi accusati dai reggine dei moti di aver tradito Reggio per averla estirpata dell&#8217;assegnazione del titolo amministrativo di città principale della regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un esplosione di rabbia generale immediata nella quale ci scappò il morto Labate, ferroviere reggino della CGIL colpito in pieno volto da un candelotto lacrimogeno della polizia, i partiti e i sindacati si unirono e si divisero sulle posizioni da prendere nei confronti della protesta popolare ormai scoppiata. Tutti i soggetti di aggregazione di massa che negli anni &#8217;70 erano attivi in Italia dovettero anche confrontarsi con la dirompenza politica di una protesta che dopo poco tempo venne presa in mano dal Comitato d&#8217;Azione di Ciccio Franco. Molti si unirono alla protesta, qualcuno se ne dissociò perdendo sicuramente un&#8217;occasione per dare un significato più sociale e nazionale ad un&#8217;esplosione finanziata da alcuni grandi idustriali della città e dagli agrari della Piana di Gioia Tauro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autore del libro uscito nell&#8217;aprile &#8217;72, quindi molto &#8220;a caldo&#8221;, descrive il punto di vista particolare dei sindacati confederali sulle vicende reggine. Ne viene fuori un discorso particolaristico che punta ad analizzare le &#8220;istituzioni&#8221; dei lavoratori in relazione ad un&#8217;esplosione popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche da questa ottica quello che risulta è l&#8217;immobilità delle organizzazioni sindacali di fronte alla protesta e i particolarismi che vennero a crearsi tra i vari settori di lavoratori. A rimanere fuori dalla protesta ci furono buona parte degli operai edili della città mentre i lavoratori pubblici e delle amministrazioni sabotarono costantemente i loro posti di lavoro anche grazie all&#8217;accondiscendenza (talvolta una vera e propria costrizione) dei propri capo-ufficio. In base a quanto riporta D&#8217;Agostini, questi in massa consentivano ai lavoratori del pubblico di Reggio Calabria di firmare la presenza sul posto di lavoro ma di abbandonare gli uffici &#8220;aderendo agli scioperi&#8221; proclamati dai Boia Chi Molla senza dover perdere il giorno di stipendio come succede ai lavoratori del settore privato. Nel raccontare questa situazione l&#8217;autore già evidenzia come molti di questi erano stati piazzati lì per connivenze e cliente politico-elettoralistiche descrivendo una realtà reggina assolutamente in linea con l&#8217;attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La differenza tra i nostri tempi e gli anni settanta la fa sicuramente il linguaggio usato. Le argomentazioni del libro assumono un carattere di carrozzone antico a causa soprattutto del linguaggio e dei termini usati che sembrano raccontare un mondo che non esiste più.</p>
<p style="text-align: justify;">La Rivolta di Reggio è uno di quegli accadimenti storici talmente complessi per cui l&#8217;osservatore interessato per comprenderla il più possibile (ma mai in maniera completa e definitiva) è obbligato a prendere coscienza dei numerosi punti di vista e dei racconti di quei giorni. Questo libro è sicuramente un elemento utile ad arricchire la propria conoscenza sulla realtà dei cosiddetti moti di Reggio.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>

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		<title>Sito archeologico di Bova Marina, e se non fosse quello che sembra?</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2011/11/16/sito-archeologico-di-bova-marina-e-se-non-fosse-quello-che-sembra/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti di voi sapranno che in località Deri di Bova Marina (RC) sorge un importante sito archeologico: &#8220;Archeoderi&#8221; nel quale è stato rinvenuto un mosaico che sembrerebbe indicare come in quell&#8217;insediamento (i cui resti indirizzano le ipotesi sulle sue origini in epoca romana) sia esistita una sinagoga ebraica. La più grande nella penisola dopo quella di Ostia.
Molti studiosi, facenti tutti riferimento al lavoro del professore tedesco Kahrstedt, sostengono che l&#8217;attuale località di Deri corrisponda a quella che sulla Tavola Peutingeriana è indicata col nome di Scyle. Questa teoria ha permesso agli archeologi di identificare l&#8217;insediamento di Deri come una mansio del cursus publicus romanus di tipo urbano: uno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/mosaico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14924 colorbox-14922" title="mosaico" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/mosaico-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Molti di voi sapranno che in località Deri di Bova Marina (RC) sorge un importante sito archeologico: &#8220;Archeoderi&#8221; nel quale è stato rinvenuto un mosaico che sembrerebbe indicare come in quell&#8217;insediamento (i cui resti indirizzano le ipotesi sulle sue origini in epoca romana) sia esistita una sinagoga ebraica. La più grande nella penisola dopo quella di Ostia.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti studiosi, facenti tutti riferimento al lavoro del professore tedesco <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ulrich-kahrstedt/" target="_blank">Kahrstedt</a>, sostengono che l&#8217;attuale località di Deri corrisponda a quella che sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tavola_Peutingeriana" target="_blank">Tavola Peutingeriana</a> è indicata col nome di Scyle. Questa teoria ha permesso agli archeologi di identificare l&#8217;insediamento di Deri come una <em>mansio</em> del cursus publicus romanus di tipo urbano: uno stabile che si trova all&#8217;ingresso di una città o accampamento.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/461px-Part_of_Tabula_Peutingeriana.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14925 colorbox-14922" title="461px-Part_of_Tabula_Peutingeriana" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/461px-Part_of_Tabula_Peutingeriana.jpg" alt="" width="461" height="599" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In 50 anni di dibattito scientifico sulla questione sembra essere questa la teoria dominante che negli ultimi anni si è anche consolidata attraverso la creazione del parco archeologico. Nel 2010, però, la teoria di Kahrstedt è stata messa in discussione di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il medico è archeologo Antonino Modaffari ha pubblicato sul n° 128 (ott.-dic. 2010) della rivista specializzata &#8220;<a href="http://www.calabriasconosciuta.it/" target="_blank">Calabria sconosciuta</a>&#8221; un articolo in cui si sostiene che non esiste corrispondenza tra  la peutingeriana località di Scyle e l&#8217;insediamento di Deri. Secondo lo studioso Scyle corrisponde a capo Zefirio, attuale Capo Bruzzano.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; evidente che se le teorie di Modaffari fossero reali dovrebbe essere rivisto il progetto del parco archeologico, non per l&#8217;eccezionalità dei reperti che ivi si trovano, ma dal punto di vista scientifico in quanto le sicurezze raggiunte fin ora verrebbero messe in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/2.IMG_1140.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-14926 colorbox-14922" title="2.IMG_1140" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/2.IMG_1140-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Nella sua critica alla teoria dominante fino ad oggi Modaffari cita numerosi testi antichi commerciali e di viaggio. Scyle è una parola che deriva dal greco e che può voler dire &#8220;giovane cane da caccia che latra&#8221; oppure &#8220;stracciare, lacerare, tormentarsi&#8221;. Secondo lo studioso questo toponimo potrebbe riferirsi &#8220;al rumore delle onde contro gli scogli che somiglia al latrare del cane da caccia giovane&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia nella <em>Geografia</em> di Strabone che nel <em>Descriptio orbis</em> di Dionisio Di Alessandria nella zona indicata nella mappa si parla di solo due promontori a picco sul mare: Leucopetra e Capo Zefirio. E propio quest&#8217;ultimo sembra corrispondere oltre che alle descrizioni antiche dei luoghi anche ai calcoli sulle distanze in miglia segnalate sia nella carta geografica di Peutinger che in altri documenti simili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/2.IMG_1160.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14927 colorbox-14922" title="2.IMG_1160" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/2.IMG_1160-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>A sostegno della sua ipotesi, il Modaffari analizza la pietra miliare (pietra cilindrica disposta lungo le strade recando il numero delle miglia di distanza dalla caput vie o dal centro più vicino) ritrovata nel 1913 in località Amiddalà di Bova Marina ma lontano da qualunque strada consolare. Molte volte queste colonne venivano usate anche per sostenere delle strutture come altari oppure nell&#8217;agricoltura. Dunque, nè ad Amiddalà nè in prossimità della frazione Deri sono stati ritrovati segni di strade, sebbene è sicuro che esistesse la strada consolare Reggio-Taranto documentata con un ritrovamento in località Capo Spartivento. In base a questo vacillerebbe la teoria per cui a Deri sorgeva una mansio romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è certo, secondo lo studioso, è che a Bova Marina esistono dei resti di una <em>villa</em> di epoca romana. Infatti, dopo la seconda guerra punica la fascia ionica tra Reggio e Locri fu puntellata di <em>villae</em> dedicate soprattutto alla produzione agricola ed artigianale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito scientifico sul sito archeologico (da poco reso fruibile al pubblico) in località Deri di Bova Marina è bel lontano dall&#8217;essere terminato. Non si può nascondere che i suoi esiti possano influire sullo sviluppo degli studi archeologici nella zona. Stanziamento di fondi per i siti archeologici a parte, tutte le teorie confermano comunque la grande ricchezza storica e culturale che caratterizza la storia dei luoghi fin qui citati.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: left;">Fonte:<br />
&#8220;Lenigma di Scyle nella tabula Peutingeriana&#8221;, Antonino Modaffari, Calabria sconosciuta, n° 128, ott. dic. 2010</p>

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		<title>A 10 anni di distanza Fandango ricorda il G8 di Genova con un libro e un documentario</title>
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		<comments>http://www.liberareggio.org/2011/11/02/a-10-anni-di-distanza-fandango-ricorda-il-g8-di-genova-con-un-libro-e-un-documentario/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Processare membri delle forze dell&#8217;ordine, in Italia&#8221;, sostiene Alessandro Mantovani, autore del libro Diaz. Processo alla polizia (Fandango libri) &#8220;è più difficile che processare Berlusconi e le cricche varie&#8221;. La cosa più grave dopo i fatti avvenuti al G8 di Genova del 2001, e soprattutto dopo i pestaggi in stile cileno attuati alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto è che &#8220;chi ha organizzato il G8 ha coperto quei fatti anche dopo&#8221;, a sostenerlo è Carlo A. Bachschmidt, regista del bel documentario &#8220;Black Block&#8221; prodotto da Fandango.
L&#8217;occasione per parlare con i due autori è la terza edizione del Salone dell&#8217;editoria sociale, tenutosi a Roma presso il centro Porta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="476" height="268" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eaQ-A3b7ViA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="476" height="268" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/eaQ-A3b7ViA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/diaz_processo_polizia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14794 colorbox-14790" title="diaz_processo_polizia" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/11/diaz_processo_polizia-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>&#8220;Processare membri delle forze dell&#8217;ordine, in Italia&#8221;, sostiene Alessandro Mantovani, autore del libro <a href="http://www.fandango.it/scheda.php/it/diaz-processo-alla-polizia/570" target="_blank"><strong>Diaz. Processo alla polizia</strong></a> (Fandango libri) &#8220;è più difficile che processare Berlusconi e le cricche varie&#8221;. La cosa più grave dopo i fatti avvenuti al G8 di Genova del 2001, e soprattutto dopo i pestaggi in stile cileno attuati alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto è che &#8220;chi ha organizzato il G8 ha coperto quei fatti anche dopo&#8221;, a sostenerlo è Carlo A. Bachschmidt, regista del bel documentario &#8220;<a href="http://www.fandango.it/scheda.php/it/black-block/580" target="_blank"><strong>Black Block</strong></a>&#8221; prodotto da Fandango.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occasione per parlare con i due autori è la terza edizione del <a href="http://www.editoriasociale.info/" target="_blank">Salone dell&#8217;editoria sociale</a>, tenutosi a Roma presso il centro Porta Futura, durante il quale sono stati presentati il libro e il documentario appena citati in un pomeriggio dedicato al ricordo di quella che Amnesty International ha definito come &#8220;la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati 10 anni e in un periodo in cui sui media tornano di moda i famigerati &#8220;black bloc&#8221; <a href="http://www.fandango.it/" target="_blank">Fandango</a> dedica la sua attenzione all&#8217;altro lato della barricata facendo luce, attraverso due prodotti davvero interessanti, sul processo che coinvolge 29 dirigenti delle forze dell&#8217;ordine attraverso il libro e dando spazio alle testimonianze dirette di alcune persone, parti lese all&#8217;interno del processo, che hanno subito la brutale repressione prima nell&#8217;assalto alla tanto tristemente nota scuola &#8220;Diaz&#8221; e poi alla caserma di Bolzaneto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo 10 anni siamo ancora ben lontani dall&#8217;aver fatto chiarezza su un episodio così oscuro e brutale della storia del nostro paese. Certo è che non bisogna mai dimenticare e la cultura ha il grande pregio di renderci questo compito meno difficile.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="473" height="355" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cYUjglLSvMk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="473" height="355" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/cYUjglLSvMk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: right;">testo e interviste di<strong> Alessio Neri</strong></p>

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		<title>In Aspromonte briganti se more</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2011/09/02/in-aspromonte-briganti-se-more/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 06:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberareggio.org/?p=13690</guid>
		<description><![CDATA[“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell&#8217;Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”
Giuseppe Garibaldi, Lettera ad Adelaide Cairoli, 1868
Il 17 Marzo 1861 nasce il Regno d’Italia, 150 anni dopo ci ritroviamo a festeggiarne il compleanno con più voglia di soffiare sul fuoco che sulle candeline, per riaprire un capitolo di Storia che nell’Italia contemporanea sembra esser stato scritto da una prospettiva univoca. In questo clima di festeggiamenti si inserisce un’iniziativa ‘controcorrente’: mentre ovunque si elogiano i vantaggi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="center"><em>“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell&#8217;Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”</em></p>
<p align="center">Giuseppe Garibaldi, <em>Lettera ad Adelaide Cairoli</em>, 1868</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/08/IMG_4272.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13691 colorbox-13690" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/08/IMG_4272-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a>Il 17 Marzo 1861 nasce il Regno d’Italia, 150 anni dopo ci ritroviamo a festeggiarne il compleanno con più voglia di soffiare sul fuoco che sulle candeline, per riaprire un capitolo di Storia che nell’Italia contemporanea sembra esser stato scritto da una prospettiva univoca. In questo clima di festeggiamenti si inserisce un’iniziativa ‘controcorrente’: mentre ovunque si elogiano i vantaggi dell’esser oggi tutti insieme appassionatamente un Paese unito (Non ridete!), il 19 Agosto al <a href="http://www.oggimedia.it/turismo-mete-turistiche/106-turismo/834-rifugio-marrappa.html">Rifugio Marrappà</a> si è tenuto l’incontro <em>Brigante se more</em>, organizzato dall’Enoc-Lab E20 ed Agorà delle Sensazioni, in collaborazione con alcune associazioni operanti sul territorio. L’evento apre una finestra sul fenomeno del brigantaggio, troppo spesso declassato a mera espressione di banditismo ingiustificato e mai affrontato nella sua reale dimensione ed entità. A far da cornice la mostra “All’ombra dell’Unità”, strettamente legata al fenomeno del brigantaggio ed alcune testimonianze del patrimonio culturale del <a href="http://www.museidellacalabria.it/premuseo.php?id=35&amp;categoria=6">Museo della Seta</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intento fondamentale della conferenza-dibattito su “Briganti: Tutta un’altra Storia!” è, come ci è stato spiegato dall’ideatore Filippo Sorgonà, quello di riappropriarsi delle risorse culturali ed identitarie in diretta sinergia con il territorio; di ritrovare l’autenticità ed origine della nostra Storia oltrepassando gli usi ed i costumi ormai assimilati, nonché quei modelli sociali e culturali importati che rendono la nostra città una città ‘virtuale’, non più capace di vivere di se stessa. L’invito è a prender coscienza che la tutela e lo sviluppo di un territorio passano attraverso noi stessi, da qui la necessità di creare una rete, una strategia comune fra le associazioni operanti per la promozione del territorio stesso. <em>Brigante se more</em> si propone come ‘numero zero’ di una serie di eventi che possano portare alla costituzione di un museo e all’ideazione di un festival sul tema.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i relatori Giuseppe Spinelli del <em>Centro Studi di Educazione Ambientale per l&#8217;Area Mediterranea</em>, che ha aperto il suo intervento commentando l’<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/14/Pontelandolfo_scuse_per_massacro_co_9_110814079.shtml">articolo</a> apparso l’11 Agosto c.a. sul Corriere della Sera in cui lo Stato ha porto le sue scuse per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Pontelandolfo_e_Casalduni">massacro di Pontelandolfo</a> del 14 Agosto 1861, proposto dalla storiografia ufficiale per un secolo e mezzo come esempio di debellazione del brigantaggio. Dopo un breve <em>excursus</em> sull’origine storica del fenomeno, approdato in Italia dalla Francia da cui è stato importato il modello operativo dall’esperienza delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_di_Vandea">Rivolte della Vandea</a> e, in seconda istanza anche il modello repressivo adottato dai commissari della Convenzione Nazionale, passato alla storia come le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noyades_di_Nantes">Noyades de Nantes</a> e trasformato nel 1863 nella <a href="http://www.brigantaggio.net/brigantaggio/Documenti/LeggePica.htm">Legge Pica</a>, la conversazione è proseguita con un dettagliato quadro economico-sociale sullo stato del territorio al momento dell’unificazione. Il dibattito è proseguito con la disamina di Nicola Casile su come i provvedimenti economici attuati nell’appena nato Regno d’Italia abbiano avuto come conseguenza immediata un’emorragia di forza lavoro costretta a cercare altrove nuove fonti di sussistenza, in seguito alla chiusura delle fabbriche al Meridione; non per niente uno dei motti più noti del brigantaggio fu proprio ‘O brigante o emigrante’.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso si tende a considerare erroneamente il brigantaggio come un fenomeno sociale marginale, non solo nella sua valutazione storica, ma anche nelle conseguenze che ancora oggi una buona parte della popolazione italiana continua a pagare. Il motto ‘O brigante o emigrante’ non è morto con l’ultimo brigante, è quella dolorosa scelta ancora attuale con cui molti devono confrontarsi: restare o andar via da questa terra, laddove restare significa scendere a compromessi improponibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando all’auspicio di Sorgonà di riuscire a creare un fronte comune fra le associazioni, perché si punti più sulla qualità degli eventi che sulla quantità, ci auguriamo anche noi di poter assistere in un futuro prossimo ad iniziative atte a ridare dignità ad un territorio già culturalmente precario.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal fine faccio un piccolo appello personale: credo che nessuno di noi abbia realmente il dono dell’ubiquità e dover costringere un’utenza già di per sé limitata (simu sempr’i stessi&#8230;) a dover scegliere quale evento seguire sia un suicidio per chi opera in àmbito culturale; quest’estate come non mai abbiamo assistito a giornate totalmente vuote ed altre in cui le iniziative si sovrapponevano. Mi appello dunque al buon senso delle varie associazioni perché si guardino intorno e riconsiderino originalità e qualità come presupposti di base per la buona riuscita di eventi futuri, lontano da quelle logiche egoistiche e meramente economiche di cui a pagarne le spese è sempre questa stessa nostra terra.</p>

<a href='http://www.liberareggio.org/2011/09/02/in-aspromonte-briganti-se-more/img_4272/' title='IMG_4272'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/08/IMG_4272-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13690" alt="IMG_4272" title="IMG_4272" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2011/09/02/in-aspromonte-briganti-se-more/img_4273/' title='IMG_4273'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/08/IMG_4273-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13690" alt="IMG_4273" title="IMG_4273" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2011/09/02/in-aspromonte-briganti-se-more/img_4274/' title='IMG_4274'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/08/IMG_4274-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13690" alt="IMG_4274" title="IMG_4274" /></a>
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<a href='http://www.liberareggio.org/2011/09/02/in-aspromonte-briganti-se-more/img_4277/' title='IMG_4277'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/08/IMG_4277-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13690" alt="IMG_4277" title="IMG_4277" /></a>
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<p style="text-align: right;"><strong>Letizia Cuzzola</strong></p>

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		<title>Ciao Ciccio</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 09:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è facile, perché c’è del retorico persino in un “non è facile”. Se hai un carattere riservato, e tanti pudori nel parlare apertamente di certe cose, perché non ami mettere in mostra te o altri tramite te, allora è ancora più complesso. Ma che fare? Rinunciare a scrivere queste quattro righe a cui hai pensato tutta la notte?
Una vita è una vita, una tra tutte le altre, ma unica. Si intreccia con le altre, certe le sfiora, altre non le incontra mai, ma ci sono persone il cui nome circola, e prima o poi le devi conoscere se stai lì in mezzo.
Quando mi hanno presentato per la prima volta Ciccio Svelo probabilmente era il 2001. Ero un ventenne arrabbiato, ingenuamente aggrappato ad una rivoluzione imminente. Quando ancora non...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non è facile, perché c’è del retorico persino in un “non è facile”. Se hai un carattere riservato, e tanti pudori nel parlare apertamente di certe cose, perché non ami mettere in mostra te o altri tramite te, allora è ancora più complesso. Ma che fare? Rinunciare a scrivere queste quattro righe a cui hai pensato tutta la notte?</p>
<p style="text-align: justify;">Una vita è una vita, una tra tutte le altre, ma unica. Si intreccia con le altre, certe le sfiora, altre non le incontra mai, ma ci sono persone il cui nome circola, e prima o poi le devi conoscere se stai <em>lì in mezzo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/svelo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13647 colorbox-13646" title="svelo" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/svelo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Quando mi hanno presentato per la prima volta Ciccio Svelo probabilmente era il 2001. Ero un ventenne arrabbiato, ingenuamente aggrappato ad una rivoluzione imminente. Quando ancora non hai neppure la gastrite, e spendi (dedichi? offri?) tutte le tue giornate per un mondo diverso, tra manifestazioni, cortei, slogan sugli striscioni e occupazioni, arriva un momento in cui davvero credi che manchi poco al cambiamento. E Ciccio si inserì nella mia vita in quella fase, maledettamente acerba, ma indispensabile e costruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ricordo chi me lo presentò, fattostà che in poco tempo iniziarono a incuriosirmi il suo atteggiamento, il suo modo di parlare, la sua psichedelica trasmissione su Radio Touring, ma soprattutto la leggenda della sua sconfinata collezione di cd.</p>
<p style="text-align: justify;">E siccome mi aggiravo <em>lì in mezzo</em>, da quel giorno mi capitò di incontrarlo spesso. L’avvocato Ciccio Svelo&#8230; Agli occhi di un ventenne iper-idealista, le cose assumono toni accesi, quasi saturi. Ero uno studente, e vedevo in lui l’esempio di come si poteva, da grandi, continuare a resistere all’omologazione, all’inquadramento, alla conformità forzata. Non ho problemi a dire che ai tempi, per me, Ciccio Svelo rappresentava quasi un modello, un esempio di coerenza, perché nonostante la città, il lavoro e tutto il resto, non si era imborghesito. Concetti non del tutto maturi, lo so, ma a vent’anni non me ne sentivo neanche uno in più.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il passare del tempo cominciai a conoscerlo un po’ meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nella primavera inoltrata del 2002 iniziava a muovere i primi passi il Centro Sociale Cartella, io e Ciccio ci vedevamo spesso. Ci capitava di incontrarci durante i giorni dell’occupazione, quando assieme ad altre dieci teste matte, potavo cespugli e trasportavo tavoli e sedie. Una sera mi volle fare un’intervista in radio. Lo chiese a me, in quanto rappresentante degli studenti di un comitato di scuole (incarico per la verità molto aleatorio). Non è che fossi quello politicamente più audace, e soprattutto ero il più giovane. Un’intervista per telefono, in diretta, al tramonto, lui in collegamento dalla radio, io a camminare avanti e indietro sul marciapiede del Parco Cartella. La ricordo esattamente, come anche lui la ricorda, e me la racconta ogni tanto. Non era cosa rara sentirgli dire “ti criscia a tia Nicola”. Probabilmente era un po’ carica d’enfasi come frase, ma si sa, quando stai <em>lì in mezzo</em>, un’ora, un giorno o un’esperienza valgono il doppio…forse.</p>
<p style="text-align: justify;">Era appassionato di musica, conosceva un sacco di gruppi, diceva di averne lanciati alcuni locali, e di conoscerne altrettanti. In fretta capii che tutti i sui dischi non erano una leggenda. Io ai tempi ero un rapper, e come tutti i giovani rapper di città, avevo dubbie doti artistiche. Le mie cassettine demo non gli piacevano proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vedevamo alle manifestazioni contro il Ponte sullo Stretto, a quelle Antifasciste, alle iniziative del Centro Sociale Cartella, e lui mi avvicinava, con le sue sciarpe, i suoi foulard e le sue casacche, e parlava, parlava, parlava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono voluti anni perché si accorgesse della mia musica. Io non lo so se sia un grande esperto, né mi interessava più l’attenzione dell’esperto, ma a un tratto mi chiese del mio gruppo. E dai, indipendentemente da tutto, mi ero tolto una piccola soddisfazione! E mi parlava sempre di tutti i gruppi di Reggio e del mio mai! Così nell’aprile del 2010 mi invitò a suonare alla festa di inaugurazione di <strong>Radio Transizione di Fase</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quella volta diventò un fan. Da quella volta ci sentimmo spesso. Io gli promettevo che sarebbe stato il primo ad ascoltare il master del mio nuovo disco, e lui si comportava come chi è in grado di decidere le tue sorti artistiche. Nell’estate del 2010, a Gambarie, lo incontrai al centro della piazza prima che iniziasse il grande concerto, mentre allestiva gli apparecchi della Web radio, e gli comunicai che finalmente il master era pronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto mi divertii a registrare una paio di sigle e jingle per Radio Transizione di fase, e lui cominciò a presenziare a tutti i nostri concerti e concertini in zona. Ed ogni volta mi chiedeva un cd: “dai, questo me lo prendo devo farlo sentire a tizio e a caio, a breve sorprese, sono all’opera”. Inutile dire che alcuni dovetti pagarli io, quando li prendeva direttamente dal banchetto in cui li vendevamo. Ma come si fa a dire di no a Ciccio Svelo?</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei concerti più belli dell’ultimo anno è stato senza dubbio quello a Serra San Bruno, prima del Referendum. Organizzazione assistita da Ciccio Svelo, il quale non finì mai di vantarsi per la qualità del service che ci aveva fatto trovare e per il trattamento che ci aveva fatto riservare. Ricordo con emozione quella serata, immersa nell’aria fresca di una montagna che amo da sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Nicola, vieni qua, cammina” mi imponeva con snervante lentezza ad un minuto dall’inizio del mio concerto. “Nicola, allora, io, ho ascoltato mille volte il tuo cd, e s’è consumato, allora….voto dei testi, ma non voto qualsiasi, voto di Ciccio Svelo…voto dei testi dieci più.” “Grazie Ciccio, lo sai che è da dieci anni che mi dovevo togliere sta soddisfazione!”. E lui “nooo, aspetta…aspetta”, tutto ciò mentre gli altri del mio gruppo salivano sul palco, “voto delle basi musicali, zero. Vai, vai, spaccate!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che bastardo, quanto l’ho odiato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima volta che venne ad un concerto fu i primi di luglio, a Gallico Superiore, in una situazione non proprio rivoluzionaria, ma nonostante il pubblico e le circostanze, lui da sotto il palco mi gridava “dici il fatto del Ponte e della Val Di Susa!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Giorni fa ci chiamò per farci suonare davanti al Palazzo della Regione, mentre i precari lo assediavano con le loro rivendicazioni. Poi non si fece in tempo, per fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciccio era in ballo in mille ed una cosa. Da mesi mi chiedeva l’esclusiva per una grande ed ambiziosa (forse troppo…) iniziativa che stava pianificando per ottobre, tra Lamezia Terme e Serra San Bruno. Me ne parlava incessantemente. Fino all’ultimo ironico, estremo, fuori dagli schemi, ma soprattutto indipendente, disinteressato e genuino nella sua visione sincera di un altro mondo possibile. Forse non era mai stato un mio grande amico, ma quando stai <em>lì in mezzo</em> certi rapporti hanno significati particolari. Che poi <em>lì in mezzo</em> è solo un’illusione, un orgoglio, un senso di appartenenza con un tocco di presunzione, una prospettiva, un bisogno. E’ l’aria che tira, è la motivazione di certe persone che, ognuna con la sua storia e le sue contraddizioni, si sentono accomunate da un disagio per lo stato di cose attuali e da una voglia di un cambiamento…che una volta si chiamava rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">E <em>lì in mezzo</em> tutti conoscevano Ciccio Svelo, in questa città.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivato a questo punto, non so più cosa dire e cosa pensare, e allora finisco qui e continuo a fare entrambe le cose in riservatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciao Ciccio.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Nicola Casile</strong></p>

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		<title>Per ricordare Genova 10 anni dopo – III parte</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2011/07/21/per-ricordare-genova-10-anni-dopo-%e2%80%93-iii-parte/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 05:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; II parte &#8230;
Lo stesso Guadagnucci[1] ci ricorda che alcuni mandanti delle “spedizioni punitive” della Diaz risultano, ad oggi, addirittura promossi. Come non associare ciò alle dinamiche descritte dal film illuminante, geniale, Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri: di fronte all’evidenza dell’omicidio, il Commissario interpretato da Gianmaria Volonté viene assurdamente incensato e promosso, grazie a inquietanti meccanismi sociali di potere all’interno della polizia, che sovvertono il normale iter promozionale delle gerarchie, che ricorda vagamente il principio dello shhh, non importa, sei dei nostri.
 A questo punto si potrebbe obiettare: ma perché si insiste tanto sui poliziotti e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>&#8230; II parte &#8230;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-13488 colorbox-13487" title="genova01G" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/genova01G.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Lo stesso Guadagnucci<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> ci ricorda che alcuni mandanti delle “spedizioni punitive” della Diaz risultano, ad oggi, addirittura <em><a href="http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_23/diaz_genova_agnoletto_guadagnucci_b59dc920-9d25-11e0-ad47-baea6e4ae360.shtml">promossi</a></em>. Come non associare ciò alle dinamiche descritte dal film illuminante, geniale, <em>Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto </em>di Elio Petri: di fronte all’evidenza dell’omicidio, il Commissario interpretato da Gianmaria Volonté viene assurdamente incensato e promosso, grazie a inquietanti meccanismi sociali di potere all’interno della polizia, che sovvertono il normale iter promozionale delle gerarchie, che ricorda vagamente il principio dello <em>shhh, non importa, sei dei nostri</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"> A questo punto si potrebbe obiettare: <em>ma perché si insiste tanto sui poliziotti e non sui black bloc, sui manifestanti violenti?</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero: i cosiddetti black bloc, benché secondo qualcuno, per esempio il filosofo Gianni Vattimo, siano un’ “invenzione della polizia”, adottano una strategia di protesta improntata allo scompiglio e alla distruzione -  una strategia che nelle forme è deprecabile, che però sembra quasi richiesta dal sistema mediatico vigente: senza fuochi, fiamme e vetri rotti gli esiti di ogni manifestazione sfiorano appena i margini della venticinquesima pagina del quotidiano locale. Ma è senza dubbio una forma di protesta vigliacca e infantile, laddove alla provocazione fisica segue uno sparpagliamento che disorienta, e che porta a confondere i pacifici con i violenti: la fuga non è, notoriamente, il massimo esempio di coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, è importante insistere sugli errori delle forze dell’ordine, “semplicemente” perché hanno il distintivo e rappresentano lo Stato. Lo Stato che deve essere giusto, per sua natura: un errore della polizia, peraltro deliberato e reiterato, non è paragonabile all’errore di un civile – ferma restando  l’imputabilità di quello. Perché la polizia non può permettersi di arridere ai principi fondamentali della democrazia, di cui dovrebbe essere un’emanazione. Perché il compito della polizia è difendere. Non, segnatamente, l’opposto.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa luce, i calci e le percosse che hanno subito, per citarne solo una minima parte, Marc Covell, il giornalista Guadagnucci, Lena Zulik, Arianna Subri, sono calci e percosse alla Costituzione, alla democrazia, al diritto, all’etica, oltre che alle persone, nonché al concetto stesso di umanità. La banalità di queste affermazioni deve ahinoi scontrarsi con episodi nei quali finanche simili principi che ci sembravano elementari sono stati capovolti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i tentativi riduzionistici rispetto alla portata dei comportamenti da parte della polizia, le testimonianze sono molte e le prove anche. E’ vero che non si possono condannare in blocco le forze dell’ordine come categoria, in un generico attacco che odorerebbe di qualunquismo. La critica si circoscrive perciò a quanto accaduto &#8211; alle persone coinvolte, individualmente responsabili &#8211; rispetto al quale la categoria <em>deve</em> <em>prendere in carico l’imbarazzo</em> di comportamenti di molti suoi esponenti che, certamente, avrebbero potuto essere evitati, ma che hanno comunque avuto luogo, e che pertanto non possono essere minimizzati, elusi, o addirittura considerati degni di oblio. Si tratta di un’assunzione di responsabilità su cui, si spera, faranno luce i processi fra quelli ancora in corso, benché <em>la storia non si scriva nei tribunali</em>, come scrive Mantovani nell’incipit del suo libro<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, una presa di posizione come categoria sarebbe stata quanto meno doverosa, tanto più che dopo 10 anni nessuno ha mai chiesto scusa ai ragazzi e alle ragazze che a Genova hanno subito gli ingiusti pestaggi e le umiliazioni di Bolzaneto. E’ vero, tra manifestanti e forze dell’ordine numerose sono state le condanne come le assoluzioni; ma numerosi i casi archiviati, e alto è ancora il rischio di prescrizione per molti reati<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi le domande su Genova continuano ad alimentare un dibattito che sembra destinato a proseguire all’infinito: benché i media abbiano la memoria corta, 10 anni non cancellano interrogativi e ferite aperte. Il buco nero che quei giorni di violenza hanno lasciato nella storia dell’Italia, per Amnesty “<em>la più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della seconda guerra mondiale</em>”, non può e non deve estinguere il dovere di parlarne ancora. Non a caso in tanti hanno deciso di raccontare e documentare quei giorni infernali, di cui oggi ricorre il triste decennale. Tra i libri, “L’Eclisse della Democrazia”<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> di Guadagnucci e Agnoletto, e il già citato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/decennale-del-g8-di-genova-un-libro-e-un-film-di-fandango-per-ricordare/139593/">“Diaz processo alla polizia” di A. Mantovani</a> ; nonché <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/06/27/news/diaz_film-18288794/,">un film di prossima realizzazione</a> significativamente osteggiato da molti…:le istituzioni non ci fanno una bella figura.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo dimenticare, in ogni caso, ciò da cui era partito tutto: quegli 8 che decidono per 6 miliardi di persone; quelle migliaia manifestanti tenacemente riuniti, senza timori, per affermare pacificamente il loro dissenso su questa lampante <em>sproporzione, </em>accettata come ovvia dai più.</p>
<div style="text-align: right;"><strong>Denise Celentano</strong></div>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Ricordiamo, giornalista picchiato nella notte del 21 luglio alla Diaz.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> A. Mantovani, <em>Diaz processo alla polizia</em>, Fandango, 2011</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> <a href="http://www.processig8.org/">Qui</a> i resoconti sui processi e le sentenze sui fatti del G8.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> V. Agnoletto, L. Guadagnucci, <em>L’eclisse della democrazia</em>, Feltrinelli, 2011</p>
</div>
</div>

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		<title>Per ricordare Genova 10 anni dopo – II parte</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 08:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;I parte&#8230;
Mai se non in situazioni come questa risulta tangibile il fatto, semplice e brutale, che le istituzioni, in fondo, sono fatte da persone. Ogni situazione ha le sue proprie contingenze; tuttavia, quanto accaduto a Genova 10 anni fa non è, al fondo, tanto diverso dai recenti fatti di Chiomonte; dalle umiliazioni aberranti del carcere di Abu Grahib; dal comportamento dei soldati americani in Iraq svelati da Wikileaks (illuminante in questo senso quell’ammazzare a caso delle pedine umane che scappano come topi – ma ai proiettili non si sfugge – sembra un videogioco); dalle morti “inspiegabili” di molti detenuti in Italia e altrove. C’è in  simili fatti una matrice comune: il potere del distintivo, l’uso sadico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/2011/07/19/per-ricordare-genova-10-anni-dopo-i-parte/"><em><strong>&#8230;I parte&#8230;</strong></em></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-13484 colorbox-13483" title="assalto diaz" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/assalto-diaz.jpg" alt="" width="200" height="131" /></a>Mai se non in situazioni come questa risulta tangibile il fatto, semplice e brutale, che le istituzioni, in fondo, sono fatte da persone. Ogni situazione ha le sue proprie contingenze; tuttavia, quanto accaduto a Genova 10 anni fa non è, <em>al fondo</em>, tanto diverso dai recenti fatti di Chiomonte; dalle umiliazioni aberranti del carcere di Abu Grahib; dal comportamento dei soldati americani in Iraq svelati da Wikileaks (illuminante in questo senso <em>quell’ammazzare a caso</em> delle pedine umane che scappano come topi – ma ai proiettili non si sfugge – sembra un videogioco); dalle morti “inspiegabili” di molti <a href="http://www.supportolegale.org/?q=node/623">detenuti</a> in Italia e altrove. C’è in  simili fatti una matrice comune: il potere del distintivo, l’uso sadico del potere, la disumanizzazione perpetrata dallo Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungi da noi operare un generico attacco alla polizia in quanto tale. Sappiamo che molti agenti lavorano onestamente, che la polizia è un modo di tutela dei cittadini. Ma vogliamo riflettere su quanto accaduto 10 anni fa, che purtroppo sconfessa clamorosamente quanto appena detto. Di fronte all’accaduto, non possiamo non chiederci: chi è, in fondo, un poliziotto? Semplicemente, un uomo come gli altri. <em>Che però è legittimato</em>. Una legittimazione che, se incontrollata, se non sorretta da consapevolezza del ruolo e adeguata formazione, può diventare molto pericolosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La violenza, sappiamo, è antica come il mondo; eppure i casi menzionati (Chiomonte, Abu Ghraib, ecc) sono accomunati da una caratteristica speciale: quel tipo di violenza è perpetrato da coloro la cui missione consiste esattamente nell’arginarla. E’ allora che la vittima incappa in un tunnel spaventoso: alla violenza subita non si può sfuggire semplicemente “chiamando la polizia”. Come dice il giornalista Guadagnucci, direttamente coinvolto nei fatti della Diaz, chi dovrebbe difenderti diventa allora il tuo aguzzino.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre scrivo, immagino il sottofondo infernale dei tonfi dei manganelli, picchiati nei corridoi della Diaz da poliziotti in procinto di aggredire <em>indistintamente tutti</em>, sempre per il principio della colpevolezza collettiva – una contraddizione in termini, uno schiaffo al diritto – descritti fra l’altro da Lena Zulik, ragazza che come gli altri in quella scuola<em> pacificamente</em> ci dormiva, e per questo picchiata a sangue: trascinata per i capelli, presa a calci; bilancio: costole rotte, perforamento dei polmoni, perdita di coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto questo, uno degli episodi che mi sono parsi più emblematici è il teatrino del saluto romano imposto ai giovani nel carcere di Bolzaneto, così come la violenza psicologica e fisica, <em>facile e vile </em>perché perpetrata tra sbarre e mura lontane da occhi indiscreti. La responsabilità individuale, già negata a monte alle vittime, si dissolve di nuovo dall’altra parte della “barricata”: insulti, violenza verbale a sfondo sessuale, cattiveria morbosa e compiaciuta, sono realizzati premendo il volto dei malcapitati verso il basso – non sia mai che vedano <em>i responsabili</em>, che, evidentemente, sapevano benissimo quello che stavano facendo. Quel bestiame inerme di comunistelli va <em>sistemato</em> con le armi subdole dell’umiliazione: fascisti di terz’ordine col distintivo <em>possono</em> divertirsi con giochi pesanti, ideologici e violenti, in un’orrida miscela di machismo e sadismo (<em>che equivale a fascismo</em>), contro persone la cui colpa è ancora da provare, ma per le quali la punizione arriva prima di ogni processo – punizione che anche la presenza effettiva della colpa non avrebbe <em>ovviamente</em> giustificato in quelle modalità – in un sovvertimento radicale dei principi fondamentali del diritto di uno stato democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando gli uomini si riuniscono sotto il tetto di un’istituzione che ne legittima l’operato, il rischio di usare questa legittimità e questo potere per esternare le pulsioni più abiette di violenza e rivalsa sull’altro – debole solo in quanto <em>privo di questa legittimità</em>, solo in quanto privo del beneplacito istituzionale – è forte. La dinamica del carcere di Bolzaneto ricorda il noto “Effetto Lucifero” descritto da Philip Zimbardo, come esito del famoso <a href="http://www.prisonexp.org/">esperimento della prigione di Stanford</a>, in cui si simulava la vita all&#8217;interno di una prigione, con partecipanti assegnati casualmente al ruolo di prigionieri o carcerieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Da psicocafe.blogosfere.it: “<em>9 studenti di college, sani, intelligenti, di classe media e psicologicamente normalissimi divennero spietati aguzzini ai danni di altri 9 studenti come loro, in soli 5 giorni. L&#8217;unica cosa che servì a determinare questa imprevedibile trasformazione fu la creazione di un contesto favorente: una prigione simulata</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In gruppo, <em>nella legittimità</em>, sembra che gli individui – anche i più impeccabili, i più “normali” – siano capaci del male più cruento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il tentativo di dare una spiegazione psicologica all’assurdo, benché auspicabile e comprensibile, non deve conferire un’aura di “giustificabilità” alle dinamiche di crudeltà dei violenti. Il rischio c’è ed è importante tenerlo presente: effetto lucifero o meno, dalle responsabilità, non azzerabili o riducibili al gruppo, sempre in prima istanza individuali, non si può astrarre. Lo ha descritto bene Hannah Arendt, nel suo <em>Responsabilità e giudizio<a title="" href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>. </em>Riferendosi al nazismo, riconducibile secondo molti ad una colpa collettiva del popolo tedesco e alla conseguente necessità di una “sospensione del giudizio”, la grande pensatrice smentisce: la responsabilità è sempre e solo personale. L’innegabile grandezza del diritto consiste, secondo Arendt, nel fatto che «esso ci costringe (…) a focalizzare la nostra attenzione sull’individuo, sulla persona, anche nell’epoca delle società di massa, un’ epoca in cui tutti si considerano (…) ingranaggi di una grande macchina…» (<em>Alcune questioni</em>, pag.48). Non ci stancheremo mai di dirlo, perché ci sembra che su questo terreno si giochi, fra l’altro, la comprensione della gravità di quanto accaduto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/04072011-IMG_3678.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-13527 colorbox-13483" title="04072011-IMG_3678" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/04072011-IMG_3678-1024x682.jpg" alt="" width="586" height="390" /></a></p>
<div>
<p style="text-align: center;"><em><strong>&#8230;continua&#8230;</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Denise Celentano<br />
</strong>foto murales<strong> Alessio Neri<br />
</strong></p>
</div>
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<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> H. Arendt, <em>Responsabilità e giudizio</em>, Einaudi, Torino, 2004</p>
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		<title>Per ricordare Genova 10 anni dopo &#8211; I parte</title>
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		<comments>http://www.liberareggio.org/2011/07/19/per-ricordare-genova-10-anni-dopo-i-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 07:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Più di trecento persone arrestate e fermate, quasi seicento feriti, un morto, ingenti danni economici: ecco il bilancio di quei giorni infernali ai quali, a distanza di 10 anni, l’Italia non può tornare a guardare senza provare rabbia e vergogna.
Allora avevo 13 anni e non ci capivo molto. Mi impressionava, dei reportage, il sangue che scivolava a fiotti sulle strade. Ma quel poco che capii mi aiuta oggi a focalizzare meglio le dinamiche mediatico-istituzionali che ne hanno permesso una ricezione distorta: per me, e presumibilmente per molti altri spettatori dei tg nazionali, i cattivi erano i manifestanti. Tout court. Ricordo un Ciampi che li invitava pubblicamente a evitare la violenza – un invito significativamente non esteso agli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-13474 colorbox-13473" title="61" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/61-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a>Più di trecento persone arrestate e fermate, quasi seicento feriti, un morto, ingenti danni economici: ecco il bilancio di quei giorni infernali ai quali, a distanza di 10 anni, l’Italia non può tornare a guardare senza provare rabbia e vergogna.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora avevo 13 anni e non ci capivo molto. Mi impressionava, dei reportage, il sangue che scivolava a fiotti sulle strade. Ma quel poco che capii mi aiuta oggi a focalizzare meglio le dinamiche mediatico-istituzionali che ne hanno permesso una ricezione distorta: per me, e presumibilmente per molti altri spettatori dei tg nazionali, i <em>cattivi </em>erano i manifestanti. <em>Tout court</em>. Ricordo un Ciampi che li invitava pubblicamente a evitare la violenza – un invito significativamente non esteso agli altri, alla polizia. Il messaggio che un comune spettatore poteva trarre dal modello informativo proposto, era: <em>meno male che ci sono i poliziotti</em>! secondo la facile, trita schematizzazione, non ignota alle fiction. Le immagini insistevano a oltranza sui black bloc alle prese con sassi e bastoni &#8211; una minoranza che ha fatto molti danni, benché pur sempre una minoranza le cui colpe si sono come al solito riversate in blocco sulla maggioranza dei manifestanti; insistevano sui negozi devastati; insistevano sulla rabbia dei cittadini proprietari di quelle auto e di quei locali distrutti dai facinorosi.</p>
<p style="text-align: justify;">La tv non mostrava tutto: le due facce della medaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi ero accorta, chissà perché, della pistola puntata <em>ad altezza d’uomo</em> dal carabiniere Placanica in Piazza Alimonda, né della doppia retromarcia della camionetta sul corpo di Carlo dopo essere stato freddato. Il valore simbolico di quella doppia retromarcia è potente. In quel gesto come in altri che accenneremo, emerge, nella sua pura crudeltà, la gratuità della violenza &#8211; compiaciuta e reiterata, che va ben oltre ogni motivazione di ordine pubblico o legittima difesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora non sapevo che la polizia, dovendo fermare i black bloc alle prese con la devastazione del carcere nella zona Marassi, ha inspiegabilmente deviato per via Tolemaide, zona autorizzata dove marciavano pacificamente le cosiddette tute bianche, caricando ciecamente i manifestanti pacifici. Non sapevo del massacro della Diaz – mi era apparso come un generico, naturale blitz contro <em>i cattivi; </em>né immaginavo le atrocità del carcere di Bolzaneto. Non avevo ancora ascoltato le terribili testimonianze di chi c’era, come quella di Arianna Subri:</p>
<p align="center"><object width="425" height="349" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jasavWhPLgU?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="425" height="349" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/jasavWhPLgU?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">La testimonianza – come moltissime altre – mostra che quanto è avvenuto ormai 10 anni fa fuori dal palazzo dei “giganti” (quegli 8 che decidono per 6 miliardi, secondo lo slogan del Genoa Social Forum), ha sconcertanti punti di sovrapposizione con l’universo kafkiano. Nel video sono rievocate le stesse atmosfere cupe, la stessa alienazione surreale segnata dall’esigenza, tragicamente insoddisfatta, di <em>capire il perché </em>dell’oppressione: la claustrofobica mancanza di una via d’uscita. Nel <em>Processo,</em> il signor K. deve espiare una colpa di cui non conosce l’origine, e lotta contro l’insensatezza di un apparato istituzionale e burocratico che lo irretisce nelle sue maglie sino a togliergli il respiro, che vuole ucciderlo <em>legittimamente</em>, pure senza dare ragioni &#8211; che è un ossimoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poliziotto coi piedi sul corpo di Arianna, il signor K. alle prese con tribunali spersonalizzanti, sono la faccia maligna del potere, che reca i tratti dell’incubo spaventoso &#8211; una voragine onirico-reale che trascina il piccolo individuo nel giogo dell’istituzione soverchiante. Si tratta di un incubo particolare: un incubo che reca addosso un distintivo. Il quale significa sempre <em>legittimità</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">K. deve morire, deve pagare, la sua colpa è una condizione originaria inspiegabile. Arianna deve essere punita – benché, in fondo, la sua <em>colpa</em> consistesse semplicemente nel trovarsi nel bagno di quel bar in quel momento. Ricordando le percosse, le violenze verbali e fisiche subite, “<em>non riuscivo a capire la consequenzialità dei fatti che mi aveva portato a quel punto” </em>racconta, stranita, Arianna.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene meno l’individualità, il principio in cui collimano morale e giustizia: la responsabilità, quella per cui si paga, è sempre individuale, necessariamente legata a un nome e un cognome, a un chi sei e cosa hai fatto – <em>non esiste una fedina penale collettiva</em>. Nel <em>Processo</em> come nelle scene descritte dalla testimone, viene a mancare del tutto questo principio fondante del diritto: la violenza perpetrata è generica e così genericamente giustificata. La punizione è collettiva. Ai nomi e cognomi legati a precise responsabilità, subentra la massa informe dei colpevoli a prescindere. Benché neanche la presenza di una colpa tangibile potrebbe giustificare tali punizioni, del tutto arbitrarie e legate a una rabbia compulsiva, feroce, distruttiva, che non trova luogo nel diritto e, certo, non rientra nei compiti istituzionali delle forze dell’ordine – ma, semmai, nella pura e semplice delinquenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò è dimostrato anche, per citare un esempio, dal pestaggio quasi mortale di Marc Covell, che si trovava <em>fuori</em> dalla Diaz, e che oggi ha la <a href="http://www.supportolegale.org/?q=node/623">spina dorsale compromessa</a> (&#8230;non già che il trovarsi <em>dentro</em> la Diaz rendesse il massacro più sensato). Viene meno il diritto, viene meno il senso. La polizia tira a caso, è un maldestro giocare a freccette contro un bersaglio generico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assurdità della punizione immotivata esala dalle pagine kafkiane ad un ritmo ansiogeno ed estraniante. <em>E’ assurdo</em>, pensa il lettore. La stessa reazione di chi ascolta le testimonianze di chi si trovava nella scuola Diaz, a Bolzaneto, in via Tolemaide, in Piazza Alimonda e non solo. L’assurdità è infatti sempre contrassegnata dalla gratuità, che è profonda impossibilità di risalire alle ragioni: l’assurdità è il collasso del nesso causa-effetto, sulle cui macerie si erge, glaciale, la mancanza di senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a tutto questo, a nulla valgono le parole del carabiniere Placanica, che sparò su Carlo Giuliani: questo calabrese spaventato ha gli occhi bagnati e le labbra, sembra, ancora tremule di sgomento. <em>Mi hanno abbandonato</em>, dice fissando il vuoto, e affogando, dopo, nel silenzio<em>. </em>La sua reazione allora fu quella di un comune cittadino impaurito, non quella di un carabiniere. Nessuno lo aveva preparato a quella situazione, è vero che lo avevano abbandonato. E’ evidente che manganelli, pistole e lacrimogeni non costituiscono strategie difensive vincenti. La <em>formazione</em> delle forze di polizia avrebbe dovuto essere la prima. E’ naturale allora che, senza formazione e preparazione adeguate, senza strategie, l’istituzione vada in crisi di fronte a una massa umana non meglio catalogabile che, secondo l’epiteto prescelto da uno dei poliziotti descritti da Arianna Subri, come accozzaglia di <em>comunisti </em>rompiscatole<em> </em>(strana equazione: <em>manifestare e dire la propria = essere comunisti. </em>Mi si perdoni se dirò che mi ricorda qualcuno)<em>. </em>Il sistema non ha previsto questo “inconveniente”. Bisogna, dunque, reprimerlo ciecamente. Al di là del bene e del male, al di là di nomi e cognomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, anziché fare una seria riflessione sull’assoluta mancanza di formazione dell’apparato di polizia per la situazione creatasi a Genova, questione per la quale ha riservato appena un cenno, l’allora ministro dell’interno Scajola ebbe l’ardire di esprimere un concetto imbarazzante. Per giustificare la barbarie perpetrata dalla polizia, disse che “<em>i violenti non recano addosso segni di riconoscimento</em>”. Per l’allora Ministro, ciò varrebbe a giustificare una punizione indifferenziata col beneplacito del Ministero. Che sarebbe come dire: in Calabria c’è la ‘ndrangheta, ma poiché gli ‘ndranghetisti non ce l’hanno scritto in fronte, è giusto massacrare tutti i calabresi. A questo punto, date le recenti vicende degli appartamenti a lui intestati <em>a sua insaputa</em>, pare recidiva la tentazione dell’ex ministro di scaricare le responsabilità su fantasmi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/2011/07/20/per-ricordare-genova-10-anni-dopo-%e2%80%93-ii-parte/"><em><strong>&#8230;continua&#8230;</strong></em></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Denise Celentano</strong></p>

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		<title>14 Luglio 1970: quando Reggio Calabria non era solo un ‘Modello’</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 09:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo agli inizi del 1969 quando il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, a fronte delle polemiche parlamentari sull’istituzione delle Regioni, convoca un’assemblea in cui si vota all’unanimità un ordine del giorno in cui viene ribadito “l’incontestabile diritto di Reggio a capoluogo della regione calabrese, per ragioni storiche, geografiche ed economiche e per la gran mole di servizi di cui la città dispone”. Contemporaneamente però iniziano a trapelare le prime indiscrezioni secondo cui si sarebbe deciso di ubicare a Cosenza l’Università, di riconoscere Catanzaro come capoluogo di regione e di tener buona Reggio con un contentino industriale. Le voci si rincorrono per mesi, fino alle elezioni regionali ed amministrative....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-014.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13416 colorbox-13414" title="Immagine 014" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-014-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Siamo agli inizi del 1969 quando il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, a fronte delle polemiche parlamentari sull’istituzione delle Regioni, convoca un’assemblea in cui si vota all’unanimità un ordine del giorno in cui viene ribadito “l’incontestabile diritto di Reggio a capoluogo della regione calabrese, per ragioni storiche, geografiche ed economiche e per la gran mole di servizi di cui la città dispone”. Contemporaneamente però iniziano a trapelare le prime indiscrezioni secondo cui si sarebbe deciso di ubicare a Cosenza l’Università, di riconoscere Catanzaro come capoluogo di regione e di tener buona Reggio con un contentino industriale. Le voci si rincorrono per mesi, fino alle elezioni regionali ed amministrative. Per il 13 Luglio è prevista la prima convocazione dei consiglieri regionali eletti. A Catanzaro. Ma è il 5 Luglio quando davanti ad una Piazza Duomo gremita, l’allora sindaco Battaglia invita la popolazione a difendere il diritto di Reggio alla guida della Regione, per i successivi 9 giorni si tenterà un approccio diplomatico alla questione. Ma il 14 Luglio, compleanno della città per chi non lo sapesse, sin dalle prime ore del mattino la folla si riunisce a Piazza Italia per ascoltare un ‘aggiornamento’ del sindaco, mentre già in alcuni rioni iniziano ad alzarsi le prime barricate&#8230; un corteo spontaneo parte da Santa Caterina verso la Stazione centrale per occupare i binari. Quello che ai primi sguardi appariva come uno sciopero, una semplice protesta, si trasformerà in rivolta serrata per i successivi sette mesi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-023.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13421 colorbox-13414" title="Immagine 023" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-023-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Che la Rivolta del 70 sia passata alla storia, o almeno alle sue pagine dimenticate, come un evento unico nella storia repubblicana, o come una rivolta identitaria o una guerra vera e propria poco ci importa, ci si è spesso interrogati su quali siano i reali motivi per cui la stampa nazionale ha nicchiato sulla cronaca, o su quale partito tirasse davvero le fila, su quali siano state le conseguenze. Sicuramente gli interrogativi ancora aperti a distanza di quattro decadi sono ancora numerosi, ma la domanda che forse quasi nessuno si è posto è: cosa ha spinto davvero i reggini a ritrovarsi per una volta uniti per la causa comune? L’orgoglio, la rabbia? E se sono stati l’orgoglio e la rabbia, che fine hanno fatto? Perché non riusciamo più ad unirci nell’indignazione e rivoltarci? Alla fine, grazie al Pacchetto Colombo (1 febbraio 1971), poco è cambiato, se non nulla: Catanzaro è capoluogo, Cosenza ha avuto la sua Università e Reggio ha avuto il quinto polo siderurgico <em>costruito</em> (vorrei esser buona&#8230;) mentre era già in crisi il quarto, che poi non sia mai entrato in funzione o che dei quindicimila posti di lavoro promessi non si sia vista neanche l’ombra di un contratto, è solo un ricordo ormai lontano, uno scherzo forse della Fata Morgana. Quarantuno anni. Una generazione se non due. Una città, quella di oggi, che può vantarsi di avere come prodotto modello solo il bergamotto e i cervelli in fuga, nonostante la propaganda politica che si faccia. Come al solito tocca ripetere che la storia a Reggio riesce ad insegnare niente. Ma dii retorica se n’è fatta anche troppa e forse è il momento di fare spazio a nuovi interrogativi e rispolverare la memoria per ricordare chi ha perso la vita in nome di un ideale, di uno sguardo lungimirante o semplicemente perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato: Bruno Labate, Angelo Campanella, Vincenzo Curigliano, Antonio Bellotti, Carmelo Jaconis, Gianni Aricò, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso, Annalisa Borth, Rita Camicia, Rosa Fazzari, Andrea Gangemi, Nicoletta Mazzocchio, Adriana Vassallo.</p>

<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-030-2/' title='Immagine 030'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-030-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 030" title="Immagine 030" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-029-2/' title='Immagine 029'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-029-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 029" title="Immagine 029" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-023/' title='Immagine 023'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-023-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 023" title="Immagine 023" /></a>
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<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-020-2/' title='Immagine 020'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-020-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 020" title="Immagine 020" /></a>
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<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-017/' title='Immagine 017'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-017-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 017" title="Immagine 017" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-014-2/' title='Immagine 014'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-014-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 014" title="Immagine 014" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2011/07/14/14-luglio-1970-quando-reggio-calabria-non-era-solo-un-%e2%80%98modello%e2%80%99/immagine-013-2/' title='Immagine 013'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/Immagine-013-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-13414" alt="Immagine 013" title="Immagine 013" /></a>

<p style="text-align: right;"><strong>Letizia Cuzzola</strong></p>

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